Foto di Imagoeconomica
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Primarie che non decollano, «perché c’è interesse a non farle decollare». Un partito da ricostruire con nuove parole d’ordine, «partendo dall’equità». E un richiamo, forte, a chi il Pd lo ha già lasciato, «non agli stati maggiori, ma al popolo largo di centrosinistra», perché il 30 aprile si facciano avanti ai gazebo. La fine della battaglia congressuale si avvicina e Andrea Orlando incrocia la spada con Matteo Renzi.

Una lettera a Renzi per chiedergli di confrontarsi con lei. Siete a questo punto?

“Il clima intorno alle primarie non sta crescendo, bisogna aumentare la partecipazione. Non esiste alcun regolamento che ci impedisca di fare più confronti: se ci mettiamo d’accordo possiamo fare tutti quelli che vogliano e questo aiuterebbe ad aumentare la partecipazione nell’interesse di tutto il Pd. Se la partecipazione alle primarie sarà molto inferiore alle precedenti  sarà un pessimo segnale per le sfide successive che aspettano il Pd, a cominciare dalle amministrative”.

Sta dicendo che c’è un interesse a tenere basso il clima?

“Mi sembra evidente. Non c’è ancora una campagna del partito per pubblicizzare le primarie. In un Paese in cui il distacco dalla politica è crescente, questo non fa che aumentarlo”.

Martina dice che le condizioni del Pd sono anche colpa sua.

“L’argomento potrebbe valere per il Governo di cui sono ministro, ma non certo perii partito e questo in Liguria, ad esempio, lo sanno molto bene. Non è solo colpa di Renzi, ma imputo alla sua gestione di  l’attenzione è molto bassa, bisogna aumentare la partecipazione.. non aver affrontato i problemi del Pd, ma anzi di averli aggravati. Martina condivideva questa analisi fino a poche ore prima di entrare nel ticket. Io ho sempre denunciato le difficoltà di funzionamento: il giorno dopo le Europee, quando Renzi era al culmine, feci un’intervista dicendo che il partito non era all’altezza di quella domanda perché era diviso da guerre intestine, in correnti e sempre più autoreferenziale”.

Chi rappresenta oggi questo Pd?

“Rischia di rappresentare solo quelli che ce l’hanno fatta. E rischia di essere minoritario tra i poveri e le giovani generazioni. E’ un partito che va ripensato attraverso l’organizzazione, ma anche cambiando le sue parole d’ordine”.

Quali dovrebbero essere le nuove parole d’ordine?

“La prima, la più importante è equità. Oggi il 25% della ricchezza è nelle mani dell’ 1% della popolazione. O cambiamo questo o la gente non ci segue. Il Pd deve ricostruire un rapporto con pezzi di società che si sono allontanati: gli ultimi, le persone in difficoltà, i giovani, le grandi periferie”.

Ma anche la classe media si sta allontanando dal Pd.

“Quando pensiamo a chi rischia di non farcela, non pensiamo solo agli ultimi, ma anche ad un pezzo di classe media sempre più preoccupata di perdere quello che ha guadagnato con fatica”.

Da sinistra la accusano di essere la foglia di fico di Renzi.

“Io propongo una strategia politica completamente differente e la perseguirò con determinazione per rompere l’isolamento del Pd e ricostruire legami sociali e politici. La mia è una candidatura vera e lo dicono i numeri: nelle consultazioni dei circoli un quarto del partito, e in alcuni posti anche di più, è con me avendo contro quasi tutti i governatori e gli esponenti nazionali. Il mio obiettivo è ricostruire il centrosinistra con alleanze politiche e sociali”.

In Liguria è arrivato vicino al 40% nei circoli. Poteva fare di più?

“Una parte importante del Pd se ne è già andata, ma bisogna che tornino. Io mi rivolgo a loro, che nei circoli non ci sono più”.

Una chiamata alle armi per Mdp alle primarie del 30 aprile?

“Non mi rivolgo agli stati maggiori,  è con popolo largo del centrosinistra che ha fatto vivere l’Ulivo, che riempito il Circo Massimo dieci anni fa, al milione e più persone che hanno aderito al Pd quando è nato”.

A giugno si vota per il Comune di Genova e quello di La Spezia. Il centrosinistra può dire la sua?

“Il centrosinistra deve dire la sua, ma dobbiamo batterci per allargare il più possibile le alleanze. Certo, pesa l’isolamento politico che si è determinato a livello nazionale e locale, ma ciò non toglie che ci dobbiamo provare”.