Orlando

Andrea Orlando, ministro della Giustizia, candidato alla segreteria del Pd, in Puglia per la campagna elettorale per le primarie: come valuta il suo risultato in questa regione?

 

«Positivo, al di là delle aspettative perché qui si registra l’effetto-Emiliano e perché Renzi si era affermato nettamente alle ultime primarie».

 

Emiliano le chiede di rompere in maniera definitiva con Renzi. Come replica?

 

«Io non devo di fare abiure peraltro alle ultime primarie avevo votato Cuperlo. Ho messo in campo una piattaforma che è diversa da quelle di Renzi e di Emiliano».

 

Qual è la differenza più netta rispetto alla proposta di Emiliano?

 

«Rispetto ad Emiliano, non condivido l’idea che i voti del M5S si possano prendere inseguendo i 5S. Invece, penso che quei voti si possano riprendere mettendo in campo una proposta che guardi al malessere su cui quel Movimento ha costruito il proprio successo».

 

Quindi recupero dei voti transitati a quel partito o ipotesi d’intesa?

 

«Noi abbiamo il problema del rapporto con l’elettorato popolare che si può riconquistare solo se si mette al centro della proposta politica il tema dell’uguaglianza sociale. Con proposte che diano il segno del cambio di passo rispetto al racconto di questi anni».

 

Emiliano dice che tra Berlusconi e Grillo lui sta con il secondo. Lei che dice?

 

«È un’alternativa da evitare. Tra Grillo e Berlusconi preferisco Pisapia. Il centrosinistra può essere maggioritario, ma per bisogna cambiare l’impostazione su alcuni temi e la legge elettorale».

 

Quali?

«A partire dal lavoro, dalla lotta alla povertà e alla disuguaglianza sociale, dal Mezzogiorno».

 

Nel Pd c’è chi sostiene che lo scontro non sia più tra destra e sinistra, ma tra responsabili e irresponsabili, europeisti e sovranisti. Che ne pensa di questo teorema?

 

«È una trappola. Chi sono gli irresponsabili? Mettere insieme Forza Italia e il Pd significherebbe costruire una proposta che sarebbe letta come espressione dell’establishment. Invece l’obiettivo è costruire un centrosinistra che sia in grado di prendere voti anche nell’elettorato populista, ma che sappia dare a questi settori uno sbocco di governo, saldamente europeista, di profonda cultura democratica e di rispetto istituzionale».

 

Si stanno azzerando le riforme, dai voucher ai congedi parentali per i padri, del governo Renzi?

 

«I voucher c’erano prima di Renzi. Abbiamo sbagliato a non aprire un tavolo per rimodularli, piuttosto che eliminarli completamente. Perché adesso in alcuni settori si rischia di tornare al nero. Sul congedo parentale ai padri, credo sia una errore ridurlo. Non vedo una restaurazione, semmai parlerei di correzioni nel metodo».

 

Si è impantanata anche la riforma della Pubblica amministrazione?

 

«No, ma occorre sbloccare il turn over. Abbiamo un settore con dipendenti che hanno un’età media di oltre 50 anni, con solo un-quarto di laureati. Rischiamo di avere un crollo della struttura dello Stato se non immettiamo nuove energie. Credo che nei prossimi cinque anni si possa fare un piano straordinario di assunzioni, anche attingendo alle liste di chi ha fatto concorsi, risultando idoneo, per immettere 400mila giovani. E in questa logica penso soprattutto al Sud».

 

Se vince Renzi c’è il rischio di un’accelerazione del voto?

«Non mi affascina il dibattito sulla data delle elezioni. Invece mi appassiona il tema della legge elettorale. Se si va con questa legge per il Pd è un disastro, perché rischia di arrivare terzo e perché, in tal caso, sarebbe inevitabile costruire un’alleanza con Berlusconi».

 

Come cambierebbe la legge elettorale?

 

«Già ora, siamo tutti d’accordo, almeno a parole che vanno superati i capolista bloccati e che va introdotto un premio di governabilità».

 

Emiliano chiede ai grillini di votare per lui alla primarie del Pd. Lei si rivolge ai bersaniani scissionisti?

 

«Io chiedo il voto a coloro che vogliono bene al Pd, ma che vogliono cambiarlo».

 

Con chi si schiererebbe all’assemblea nazionale se nessuno arriva al 50% alla primarie?

«Penso di avere chance di essere il primo». Pd, secondo i sondaggi è il secondo partito. Sorpreso? «Non era imprevedibile perché l’idea fuorviante è stata quella di riuscire ad annettere il centrodestra. Non è avvenuto, perché quel mondo per cultura ed interessi non è riconducibile a un Partito democratico per quanto spostato verso il centro. Noi dobbiamo essere saldamente una forza di centrosinistra».

 

Qual è la soglia per ritenere un successo le primarie?

 

«Sotto i due milioni sarebbe un insuccesso. Che rischia di rendere più difficile il cammino del Pd in vista dei prossimi appuntamenti elettorali».