LAVORO
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Proposta programmatica

Sviluppo, lavoro, welfare: le proposte del Pd per il "diritto unico" del lavoro

Proposta approvata dall'Assemblea nazionale Roma 2010 - Pd Open

pubblicato il 20 maggio 2010 , 17378 letture
Immigrati al lavoro
Due problemi fondamentali attanagliano il lavoro italiano: la precarietà ed il bassissimo tasso di occupazione delle donne e dei giovani, in modo drammatico nel Mezzogiorno. La profonda crisi in corso ha pesantemente aggravato i nostri mali storici: quasi 700.000 occupati in meno da Aprile 2008 e quasi un milione di lavoratori a reddito tagliato dalla collocazione in cassa integrazione nel 2009. Soffrono, in particolare, i giovani per i quali il tasso di disoccupazione si è impennato di oltre 7 punti percentuali (al 28%) e per i quali sono spesso assenti sostegni al reddito. Il tasso di occupazione è caduto di quasi 3 punti negli ultimi 18 mesi (dal 59% al 56%). Diventa sempre più intensa la rassegnazione di quanti, soprattutto giovani e donne, soprattutto al Sud, non trovano lavoro e smettono di cercarlo. Le previsioni per il 2010 indicano ulteriore aumento della disoccupazione. Alle storiche categorie “escluse” dal mercato del lavoro, si sono aggiunti negli ultimi mesi anche gli ultracinquantenni di tutte le qualifiche.

Oggi, tra i problemi prioritari, oltre alla precarietà e all’assenza di lavoro, si inserisce l’insicurezza di quanti hanno il lavoro a tempo indeterminato, ma hanno perso la prospettiva di stabilità, nonostante le “forti” garanzie giuridiche godute: i 150 tavoli di crisi aperti al Ministero dello Sviluppo per affrontare il futuro di aziende medie e grandi sono esempi chiari dell’insicurezza dei cosiddetti “garantiti”. Inoltre, il mercato del lavoro è partecipato da italiani e “nuovi italiani”. Anche i lavoratori e le lavoratrici migranti e le loro famiglie, oltre 4 milioni di persone, subiscono le conseguenze della crisi, in particolare nell’agricoltura. Ma, la transizione demografica in corso e la crescente domanda di servizi alla persona richiedono la presenza strutturale di immigrati.

Le condizioni del lavoro sono connesse con le situazioni di disagio sociale e di povertà, in particolare estrema e minorile. Nel 2008, il 5% della popolazione residente in Italia era in condizioni di povertà assoluta. Le famiglie in condizione di povertà relativa sono 2.737.000 e rappresentano l’11,3% del totale, mentre gli individui poveri sono oltre 8 milioni, pari al 13,6% della popolazione, con un significativo aumento dei working poors. Sono dati tra i peggiori di Europa. Soffrono soprattutto le famiglie con figli minori ed, in particolare, nel Mezzogiorno.

Nell’ultimo quarto di secolo, il lavoro è cambiato in tutta l’area dei Paesi più sviluppati. Tenere conto delle diversità, spesso subite, qualche volta scelte, delle condizioni del lavoro e riconoscere la molteplicità dei rapporti tra tempi di vita e tempi di lavoro per valorizzarla vuol dire superare i tanti dualismi del mercato del lavoro. Alcuni Paesi additati in questi anni a modello di performance economica (Stati Uniti, Regno Unito, Irlanda, Spagna), caratterizzati dalla liberalizzazione estrema del mercato del lavoro, hanno conosciuto ritmi di crescita intensi grazie, soprattutto, a politiche macroeconomiche espansive, ossia al colossale indebitamento delle famiglie. Il debito privato ha compensato gli effetti negativi sulla crescita derivanti dalla precarietà delle condizioni e dei redditi da lavoro. In fondo, la svalutazione del lavoro è stata la causa primaria della crisi in corso. Per contro, altri paesi (Svezia, Danimarca in prima fila), caratterizzati da efficaci reti di welfare e da politiche per la crescita di qualità (dagli investimenti in R&S ed in infrastrutture, alla regolazione concorrenziale dei mercati, alla qualità delle pubbliche amministrazioni, al sistema fiscale, ecc) hanno registrato un’espansione significativa e stabile nella produzione e nell’occupazione.

In sintesi, la regolazione del mercato del lavoro non è variabile indipendente. I mercati globali, le caratteristiche del paradigma tecnologico diffuso e la “forza” del consumatore richiedono flessibilità nelle unità produttive. Tuttavia, il punto è, in particolare in Italia, l’utilizzo delle forme contrattuali precarie per la riduzione del costo del lavoro. Un utilizzo improprio che ha disincentivato, in tanti casi, l’investimento delle imprese in innovazione e l’innalzamento della produttività.

In Italia, i dati disponibili indicano che i rapporti di lavoro precari sono concentrati nelle imprese con meno di 9 occupati, ossia le unità produttive “libere” dai vincoli dell’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori, mentre diminuiscono al crescere della dimensione occupazionale dell’impresa. Insomma, in Italia la precarietà si è diffusa in quanto i contratti precari costano al datore di lavoro, in termini di contribuzione sociale e di retribuzione o compenso (definiti al di fuori dei contratti nazionali di lavoro ed in assenza di una legge sul salario minimo), molto meno dei contratti di lavoro dipendente a tempo indeterminato. In un Paese abituato a competere drogato dalle svalutazioni della Lira, l’avvento dell’euro, i ritardi nelle riforme strutturali e nella politica industriale e gli scarsi investimenti in R&S da parte delle imprese sono stati in parte compensati dall’abbattimento del costo del lavoro mediante i contratti precari e la stagnazione delle retribuzioni dei lavoratori a tempo indeterminato.

La politica del lavoro del Governo dall’inizio della legislatura ha aumentato la precarietà e penalizzato, in particolare, i giovani e le donne. Ad esempio, nel caso dei call centers, lo smantellamento dei limiti ai contratti a progetto ha determinato, da un lato, lo spiazzamento delle imprese che avevano stabilizzato i lavoratori attraverso gli incentivi introdotti nel 2006 e, dall’altro, la cassa integrazione per migliaia di giovani. Le misure introdotte dal Ministro Sacconi, da ultimo nel “Collegato lavoro” rinviato dal Presidente Napolitano alle Camere, tendono a far regredire il livello minimo universale di tutele, diritti e retribuzione dei lavoratori e delle lavoratrici e puntano a corporativizzare sul piano territoriale e settoriale i nuclei più forti di lavoratori.

La strategia del PD per il “diritto unico” del lavoro. Il PD è “il partito del lavoro”, “fondato sul lavoro”. Per il PD, il nesso tra diritti di cittadinanza e diritti sociali e del lavoro è indissolubile. Il lavoro è fonte di identità della persona umana e, al tempo stesso, come indicato all’art 1 della nostra Costituzione, fonte di cittadinanza democratica. Il PD intende rappresentare il lavoro “in tutte le sue forme”, dal lavoro (relativamente) stabile a tempo indeterminato, al lavoro precario e parasubordinato, dal lavoro di artigiani, commercianti e professionisti, al lavoro dell’imprenditore.

Innalzare il potenziale di crescita dell’economia italiana è condizione necessaria per migliorare le condizioni del lavoro, aumentare il tasso di occupazione e l’inclusione sociale e combattere la povertà. Nella fase in corso, è decisivo rilanciare la domanda effettiva in Europa e nella nostra economia. Infatti, le condizioni del mercato del lavoro dipendono innanzitutto e soprattutto dalle crescita economica.

Il circolo virtuoso della crescita va riavviato, innanzitutto, nell’Unione Europea e nell’area dell’euro, attraverso la costruzione di una governance economica comune adeguata ad aggredire gli squilibri esistenti in termini non solo di disavanzi pubblici, ma anche di avanzi (Germania, Olanda) e disavanzi (Grecia, Spagna, Portogallo) delle bilance correnti, ossia gli squilibri dei potenziali di crescita dei Paesi euro. A tal fine, nell’ambito della Strategia Europa 2020, è decisivo attuare un Piano Europeo per il Lavoro, finanziato con eurobonds, regolare, dare trasparenza e frenare l’attività speculativa di tutti gli investitori istituzionali.

Sul versante “interno”, l’Italia deve qualificare la crescita. Dobbiamo inscrivere le riforme della regolazione dei rapporti di lavoro dentro una più generale strategia "alta" di crescita. Insomma, non è sostenibile una proposta radicalmente alternativa alla strategia del Ministro Sacconi sul mercato del lavoro senza una strategia radicalmente alternativa per il futuro dell’Italia. Quindi, oltre al piano della politica macro-economica europea, sono necessarie riforme del welfare, investimenti pubblici e privati nell'innovazione, nella ricerca, nella scuola e nell'università, nella formazione permanente, investimenti nelle infrastrutture per la green economy e green society, liberalizzazione dei mercati dei servizi alle persone e alle imprese, riorganizzazione del fisco, riforme delle pubbliche amministrazioni, in particolare della giustizia civile, riforme della rappresentanza politica, economica e sociale e dell’efficienza delle istituzioni democratiche e, non ultimo in termini di rilevanza per la crescita economica, innalzamento del capitale sociale, della legalità e del civismo.

Per la ricomposizione del mondo del lavoro, non solo delle sue tutele, ma anche delle sue opportunità, nel riconoscimento delle specificità delle attività lavorative e delle oggettive esigenze di flessibilità e di competitività delle imprese, non vi sono scorciatoie. Un modello unico di contratto di lavoro è un obiettivo da collocare in un quadro di elevata e consolidata dinamica della produttività, condizione necessaria a compensare il connesso aumento di costo per l’impresa. Oggi, data la difficile fase dell’economia europea, considerata l’anemia della produttività italiana e l’aumento strutturale della disoccupazione, proponiamo un ventaglio di interventi per andare verso il superamento del mercato del lavoro duale. Le proposte sono frutto di una lunga, approfondita e largamente condivisa elaborazione dei parlamentari del Pd delle Commissioni Lavoro di Camera e Senato.

La strategia proposta dal Pd per promuovere il “diritto unico” del lavoro, si articola lungo due principi di fondo: la migliore flex-security europea; l’universalità dei diritti fondamentali di cittadinanza, in particolare il welfare orientato a promuovere il benessere di tutto il nucleo famigliare, anche attraverso misure di conciliazione lavoro-famiglia. I capisaldi della strategia del Pd, da portare avanti in modo graduale al fine di evitare ogni onere aggiuntivo per la finanza pubblica, sono i seguenti:

1. incentivazione del contratto a tempo indeterminato, definito dall'UE "forma normale del rapporto di lavoro", attraverso il minor costo della stabilità rispetto alla precarietà, ossia mediante l’allineamento e la riduzione del cuneo contributivo. In particolare:
a. graduale convergenza degli oneri sociali complessivi sul lavoro intorno ad un livello intermedio tra quanto oggi versato per i lavoratori dipendenti a tempo indeterminato e per i lavoratori impigliati in contratti low cost (primo tassello di una complessiva riforma per spostare il carico fiscale dai redditi da lavoro ed impresa ai redditi da capitale);
b. maggiorazione degli oneri contributivi per indennità di disoccupazione e indennità di fine rapporto sui contratti a tempo determinato (ad eccezione dei contratti a contenuto formativo) e sui contratti atipici;
c. introduzione di un salario o compenso minimo, determinato in riferimento agli accordi tra le parti sociali, per i lavoratori e le lavoratrici escluse dai contratti collettivi nazionali di lavoro, per i contratti a progetto, stage;
d. eliminazione dell’associazione in partecipazione con solo apporto di lavoro e dello staff leasing; delimitazione degli spazi di applicazione dei contratti a progetto, dei contratti a chiamata, del voucher;
e. restrizione, come previsto nel “Protocollo sul welfare” del 2007, della durata complessiva e delle causali dei contratti a tempo determinato ed introduzione di “tetti” in ogni azienda per la quota, sul totale degli occupati, di lavoratori e lavoratrici con contratto a tempo determinato;
f. incentivazione fiscale e contributiva alla stabilità legata alla effettiva formazione (vedi punto 8);

2. graduale introduzione di una base di “diritti di cittadinanza” per tutte le forme di lavoro, comprese le imprese individuali (vedi punto 7), in materia di garanzia del reddito, malattia, infortuni, riposo psicofisico, maternità; in particolare, universalizzazione dell'indennità di disoccupazione, anche nei confronti del lavoro autonomo e professionale; introduzione di un'indennità di disoccupazione means tested (a carico della fiscalità generale, in coda all'indennità assicurativa); unificazione e riforma della CIG ordinaria e straordinaria, anche al fine di consentire la ricollocazione dei lavoratori in relazione alla riorganizzazione dell'apparato produttivo; eliminazione dell'indennità di mobilità; potenziamento degli incentivi fiscali per i contratti di solidarietà; politiche attive specifiche per il re-inserimento al lavoro degli over-45;

3. integrazione delle pensioni delle future generazioni di lavoratori e lavoratrici attraverso una quota a carico della fiscalità generale, determinata in relazione alla contribuzione versata; ripristino ed allungamento dell’intervallo per la scelta dell’età di pensionamento e allineamento dei requisiti per uomini e donne;

4. introduzione di un reddito minimo di inserimento sul modello del “Reddito di Solidarietà Attiva” per combattere la povertà e l’esclusione sociale, in particolare la povertà estrema e minorile;

5. trasformazione dell'indennità di maternità in diritto di cittadinanza e relativo finanziamento a carico della fiscalità generale; per incentivare l’occupazione femminile, introduzione di una detrazione fiscale per il reddito da lavoro delle donne in nuclei famigliari con figli minori; superamento degli assegni famigliari e della detrazione per figli a carico ed introduzione di un contributo annuale di 3000 euro all’anno per ogni figlio fino alla maggiore età, a cominciare dalla fascia 0-3 anni, esteso anche ai lavoratori autonomi e professionisti; introduzione del part-time agevolato e volontario, innalzamento dell’indennità per i congedi parentali, incentivazione del rientro al lavoro delle donne ultra-quarantenni; potenziamento, secondo i principi della sussidiarietà, dei servizi alla famiglia (dagli asili nido all’assistenza agli anziani non-autosufficienti); credito di imposta per l’occupazione femminile nelle aree svantaggiate; avvio del “Conto personale di cittadinanza”, forma di risparmio agevolata per favorire l’autonomia ed il lavoro dei giovani;

6. rafforzamento delle misure legislative ed amministrative (incluse le risorse finanziare ed umane per i controlli) per favorire l’emersione del lavoro e per il miglioramento della sicurezza e della salute nei luoghi di lavoro; esclusione dal prezzo degli appalti, in particolare quelli al massimo ribasso, del costo del lavoro e delle misure di sicurezza; recepimento della direttiva europea per il contrasto al lavoro dei migranti senza regolare permesso di soggiorno; revisione della normativa sull’immigrazione per promuovere l’ingresso regolare per lavoro; nell’immediato, prolungamento del permesso di soggiorno per i lavoratori migranti disoccupati entrati in modo regolare;

7. introduzione dello Statuto dei Lavoratori Autonomi e dei Professionisti per definire un denominatore di tutele e di incentivi rispondente alle esigenze comuni di artigiani, commercianti, professionisti;

8. riforma del contratto di apprendistato per incentivare formazione effettiva ed adeguata ai fabbisogni delle imprese; allungamento del “periodo di prova” in rapporto alla natura delle mansioni assegnate; introduzione del diritto alla formazione permanente come diritto soggettivo nella società della conoscenza;

9. potenziamento delle politiche attive per il lavoro, quindi integrazione delle politiche sociali e del lavoro con le politiche della formazione per favorire l’inserimento lavorativo dei soggetti in difficoltà; valorizzazione e potenziamento dei Servizi per l’impiego in ottica di complementarietà tra pubblico e privato in un quadro regolativo di controllo pubblico;

10. approvazione, in relazione all'accordo interconfederale tra le parti sociali, di una legge quadro per la democrazia sindacale per disciplinare rappresentanza, rappresentatività e validazione dei contratti, condizione necessaria, tra l’altro, per ridefinire, nel pieno rispetto dei principi costituzionali, la regolazione del diritto di sciopero nei trasporti, impossibile per delega legislativa.
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commenti

#1 Agente Nat, 13/12/2010

Ottima analisi. Tutto giusto. C’è un solo piccolo particolare: in Italia si muore di un male che si chiama TASSE. Tanti bellissimi discorsi, ma se non vengono ridotte PRIMA le tasse non ci saranno mai investimenti; ci sarà sempre l’evasione fiscale; non si creeranno mai nuovi posti di lavoro. oltre il 55% della vita di un italiano è spesa per lavorare (la pensione, se arriva, arriva a 70 anni), e oltre il 60% di questo lavoro sparisce in tasse. Dite cosa rimane, oltre alle chiacchiere. Buon lavoro

#2 marco albani, 15/12/2010

Si.. non hai torto nemmeno tu, il problema e' il livello di imposte complessivo o meglio, il livello di pressione fiscale complessiva..io direi : 1) GRADUALEM SPOSTAMENTO DELL'ONERE A CARICO DELLE IMPOSTE DIRETTE , PIU' EQUE RISPETTO A QUELLE INDIRETTE 2) INTRODUZIONE DI UNA PATRIMONIALE SUI REDDITI E PROPRIETA' CHE SUPERANO CERTE SOGLIE 3) LOTTA SPIETATA ALL'EVASIONE , CON I CONDONI CONTINUI NON SI FA CERTO LA LOTTA ALL'EVASIONE 4) AUMENTO DELLE IMPOSTE SULLE RENDITE FINANZIARIE NON DESTINATE ALLA PRODUZIONE 5) STOP AI CONDONI E RECUPERO CREDITI

#3 Saverio Pensabene, 23/12/2010

finalmente si parla dei disoccupati over 40 anni. Siamo una infinità , abbiamo famiglia da mantenere (..come?? ) e nessuno si è mai interessato a noi !! Questo programma parla anche di noi e spero che possano definrsi e attuarsi quelle politiche mirate al nostro reinserimento nel mondo del lavoro, in maniera da ridarci una speranza di vita "normale" , a noi e alle nostre famiglie.

#4 daniele spagnolatti, 30/12/2010

ma la lotta al lavoro in nero non è un crimine?

#5 daniele spagnolatti, 30/12/2010

IL LAVORO IN NERO è UN CRIMINE COME RIDUZIONE IN SCHIAVITù!

#6 andrea vitale, 21/1/2011

come proposta alternativa anche se solo accennata credo che appaia come un poco esigua e soprattutto troppo generica la materia del lavoro e del diritto del lavoro rappresenta un ambito troppo complesso e pieno di variabili trasversali perchè si possa parlarne tenendo conto solo delle buone intenzioni (per quanto condivisibili, sotto certi aspetti) innanzi tutto particolare oggetto di tutte queste proposte è il lavoro subordinato: poco spazio si lascia (proporzionalmente) a proposte di riforma che dipanino i propri effetti nel campo del lavoro autonomo privo di tutte le tutele che si riscontrano nel lavoro subordinato e, soprattutto in tempi di ristrettezze economiche, area attraversata da un grande disagio mi è sembrato di osservare poca attenzione poi anche nei confronti del lavoro sommerso fattore che a mio avviso incide enormemente nell'accrescere le statistiche sulla disoccupazione, soprattutto al meridione infine i recenti sviluppi stanno dimostrando l'inadeguatezza del sistema delle fonti del diritto del lavoro italiano, soprattutto nella contrattazione collettiva: un governo ed una proposta di governo dovrebbe avere ad oggetto tra le prime proposte quella di superare le incertezze date dal sistema attuale (dare un senso a concetti come "sindacati comparativamente più rappresentativi" belli a sentirsi ma privi di significato concreto nel momento in cui si voglia individuare tali sindacati) è solo un'opinione (anche superficiale) eppure credo che sotto questi profili ci sia una certa distanza tra la proposta politica e le esigenze di molti cittadini (così come altre esigenze trovano riscontro nella stessa proposta)

#7 Valentina Strada, 5/2/2011

Se i dati disponibili (vedi paragrafo 6) indicano che i rapporti di lavoro precari sono concentrati nelle imprese con meno di 9 occupati, mentre diminuiscono al crescere della dimensione occupazionale dell’impresa, vuol dire che bisogna tener conto anche dei dati indisponibili. Come? Procurandoseli. Provate a fare un’indagine tra chi lavora nelle grandi aziende, nei grandi gruppi, e avrete molte sgradevoli sorprese: in quelle sedi si fa invece ampio ricorso ai contratti “a progetto” e, in assenza di alcun controllo, si verificano ABUSI che vengono reiterati all’infinito. Non c’è limite di alcun genere per i contratti “a progetto”, né di tempo né di altro. In effetti, perché un’azienda dovrebbe assumere a tempo indeterminato se può avere a basso costo, anche per la sua attività ordinaria, quotidiana (altro che “progetto”) le prestazioni che le occorrono? A giudicare dall’ampio ricorso a questa tipologia contrattuale viene da pensare che il nostro sistema produttivo stia attraversando un periodo di grande creatività e/o espansione. Non c’è azienda che non metta in cantiere qualche “progetto” che, con un po’ di esagerazione, verrà chiamato “posto di lavoro”. Ma la legge ha predisposto oppure no dei controlli?

#8 Francesco Cali', 13/2/2011

Mi permetto di aggiungere e suggerire - almeno ora che Bersani e' il nostro Segretario - che e' indispensabile e indifferibile porre al centro del nostro interesse e di ogni proposta sul lavoro "l'impresa" quale unico motore di sviluppo in una economia globale di mercato quale quella contemporanea. Ovvero creare le condizioni per lo sviluppo ed il mantenimento di imprese sane e competitive nel nostro paese. Dovremmo avere il coraggio di attaccare i nostri avversari sul piano e sui contenuti che sinora ci hanno visto piu' deboli e meno credibili. E' l'imprenditore la figura mancante del sistema Italia, l'imprenditore onesto, serio, lungimirante, rispettoso delle regole e delle proprie risorse ma conscio della propria forza, intuizione e competenza. Esistono queste persone ... ne conosco diverse ... ma la politica le tiene lontano e le teme ... Grazie dello spazio, FC

#9 Bongha Bongha, 23/4/2011

Io so solo che ho 36 anni e sono tra i pochi fortunati ad avere un contratto a tempo indeterminato, la mia ragazza invece ha 35 annied è "precaria" e non ci possiamo permettere un bambino perchè non ha alcun diritto, se volete il mio voto vi dovete impegnare MOLTO DI PIU' per eliminare questa VERGOGNA alla quale avete contribuito anche voi con il sign. Prodi, altrimenti invece di votare me ne vado al mare ed è giusto che rimanda Berlusconi al governo, BASTA CHIACCHERE!!

#10 silvio colacione, 5/5/2011

ma quando arriverà il giorno in cui qualcuno avrà il coraggio di ammettere ke la legge Biagi è stata la + grande mostruosità ke mente umana abbia mai potuto partorire? da allora abbiamo creato un esercito di invisibili, ke non hanno nessun diritto, no hanno accesso al credito, non hanno diritto a nulla_ questa maledetta legge ha bloccato l'economia italiana in modo irreversibile, lavori ma non esisti..... rivoglio una sinistra ke parli di operai , di lavoratori, di fabbrica, non so ke farmene di un partito ke rincorre il bunga bunga_ voglio tornare a sperare ke votare PD SIA INVESTIRE NEL FUTURO E NELLA GIUSTIZIA SOLIDALE: BERSANI SPIEGATI....NON HO CAPITO ANCORA COSA VUOI FARE,,,,!!!!

#11 Bongha Bongha, 10/5/2011

A proposito...proprio oggi la mia ragazza è stata licenziata, era Architetto in uno studio, e pensare che tra 7 giorni andiamo a convivere..... grazie Biagi, e io dovrei votarvi? ma fatemi il piacere!! accidenti a chi ha inventato il precariato!!!

#12 Paolo Mele, 22/6/2011

Come risparmiare. 1)Modifica del l’art.57 della Costituzione “ Collegi Senatoriali da min. 7 a massimo 4 più 1 Valle D’Aosta e 1 Molise. Totale 87 Senatori 2) Abolizione Province: da 110 a 27 una per regione. 3) Accorpamento dei Comuni con meno di 6.000 abitanti effettivamente residenti. da 8.094 a 4) Riduzione drastica delle auto blu da 629.120 a max 125.000 Prendere in considerazione proposta Corte dei Conti “ uso del noleggio a lungo termine max 5 anni ove il noleggiatore gestisce anche l’uso del carburante in ragione dei Km percorsi e per i fini dell’uso(finisce cosi l’uso improprio delle auto ) estendere un capitolato molto dettagliato ( le multe e i guasti sono a carico del noleggiatore nonché le revisioni ecc) 5) Concorso per assumere 140.000 giovani diplomati/laureati da distribuire in ragione della popolazione su tutto il territorio ,per un vero controllo degli evasori. Stipendio calcolato in € 1.800 con incentivi calcolati al 1,50% sulle effettive scoperte di evasori . Qualificandoli previo corso di formazione di circa due mesi , precedenze vano sostenuti i lavoratori in esubero provenienti da enti pubblici soppressi o declassati . importante è nella domanda di partecipazione, la disponibilità al trasferimento di ufficio nell’area di km 50 ogni 5 anni di attività . 6) Concorso per n° 3.000 agenti della Guardia di Finanza 7) Concorso per n° 1.500 impiegati nei tribunali ( cancellieri ecc) 8) Diminuzione delle pensioni privilegiate già acquisite con tetto massimo di € 68.000 annui distribuite in 14 mensilità . Per i signori Parlamentari (qui è una nota dolente) nessuna eccezione per quanto riguarda l’andata in pensione ,ci sarà il conteggio degli affettivi contributi versati sia nel ricoprire funzioni pubbliche che attività professionali e la pensione sarà erogata al compimento del 65 anno.Finisce così l’incollaggio alle poltrone in attesa dei cinque anni .Così è per si è smazzato per una vita percependo come pensione “ ora arrangiati” 9) Blocco per 5 anni di tutti gli stipendi dei parlamentari ,in alternativa nessun rimborso spese (questo potrebbe essere un incentivo per evitare abusi e c’è ne sono). 10) abbattimento di tutte le agevolazioni per i familiari dei parlamentari,sono uguali a tutti i membri delle famiglie dei lavoratori anzi loro possono permettersi di pagare palestre e quant’altro. 11) Aumento degli stipendi delle forze dell’ordine ( PS, CC , GDF ) in ragione del 10% dell’attuale retribuzione netta. E tutti in strada per controlli . potrei continuare ancora ma tutto quanto sopra porterebbe ,l’evasione a meno 30/40% circa 60 miliardi di € senza contare i circa 10/15 miliardi risparmiati per la auto blu , una drastica diminuzione degli incidenti , atti illeciti ,rapine e quant’altro. aumenterebbero i consumi e perché no il livello demografico . Il costo di tutta la manovra ? un bilancio positivo ,nessuna manovra per il 2014 , e tanti mal di pancia per i signori parlamentari .

#13 luigi zoppoli, 23/6/2011

nel documento scarcabile si sostiene che causa della crisi è la svaltazione del lavoro. Potete dimostrarlo per cortesia? Nell'articolo si legge mille volt fiscalità generale. Potete precisare l'impatto di queste proposte e presentare un prospetto quantitatico che comprenda anche le fonti di questi eventuali maggiori oneri? Si prega di evitare i recuperi di evasione fiscale. Grazia

#14 m i, 13/7/2011

Concordo con molti dei pareri lasciati a commento ... vedo come già percepisco da anni che la gente continua a porre/si domande cui non ottiene quasi mai risposte se non vaghe e retoriche senza evidenze puntuali e concrete. Da parte mia vorrei segnalare che non risponde a verità che ci sia difficoltà di occupazione per i giovani, o meglio va chiarito il range entro il quale si deve essere ritenuti giovani almeno propedeuticamente. Infatti, è verificabile, sul mercato vengono richiesti e ricercati solo giovanissimi in età di apprendistato (per le ovvie agevolazioni contributive fiscali connesse), o per i "tirocini" formativi (?? altra formula abusata e strumentalizzata dalle imprese...)oppure ancora giovani entro i 29 anni (per le ulteriori note agevolazioni contributive concesse alle imprese). L'età giovanile va dai 20 ai 30 anni ... allora di che stiamo parlando tutti quando enunciamo statistiche di disoccupazione improbabili? la fascia d'età dai 30 ai 45 non è quella dei giovani ma neanche quella dei candidati prossimi pensionati (anzi! quella è la fascia,in cui ultimata la formazione- che lasciatecelo dire non è tale in azienda spessissimo- il lavoratore rappresente l'unita veramente e concretamente produttiva. Basta chiacchiere davvero Bersani e approssimazioni dialettiche. Oggi lavorare è come "prostituirsi", ci sono effettivamente un pò troppe agevolazioni concesse alle imprese .. le assunzioni non sono dei favori che loro fanno e non è più il caso di inchinarsi alle loro esigenze.Basta con questi incentivi di mobilità che taglian fuori tutti gli altri comunque caduti in difficoltà, basta promuovere la questione "giovani" qui stiamo parlando di un paese che sfrutta appunto grazie agli incentivi concessi i "giovani" appunto fino ai 30 anni con dei "rimorsi spese" con la ridicola scusa della "formazione" ma di che'? Di un italietta imprenditoriale che vuole eliminare la vera classe lavoratrice maschile (ma soprattutto femminile) della fascia d'età con più competenze maturate ed esperienza perchè scomodi!!!? e non vuole pagarli perchè presuntuosamente crede che fare impresa sia in grado chiunque e che farlo dia già diritto al potere di vita e di morte su tutto !!! Ma scherziamo!? Lho lavorato 20 anni prima di vedere tutto questo e garantisco che la cultura d'impresa e il recirpoco apporto tra risorse e imorese è defunto dal 2004-2005. No, non per la crisi per la volontà di livellamento delle classi sociali. La disoccupazione è almeno per il 30 % in Italia una questione di volontà e cultura del mondo del lavoro che si è voluto svalutare, impoverire e inaridire. Vada Bersani nei Centri per l'impiego delle Province ... verifichi la trasparenza criteri di segnalazione dei candidati lavoratori ... Ah! e a proposito qual'è la ragione per cui di fronte all aproposta di ridurre le province il pd si è astenuto ?? E kla riduzione dei parlamentari e dei loro stipendi?? la smettiamo di mettere sempre il tema all'ordine del giorno senza mai renderlo operativo? Grazie a tutti per l'attenzione, auspico reazioni vere, azioni e concrete risposte dimostrabili.

#15 CATERINA LOMBARDO, 19/8/2011

Egregio On. BERSANI, mi riferisco ai Lavoratori e Contribuenti di lunga data, 40 anni di lavoro in qualità di diepndenti da giovanissima età. Dipendenti quali ad esempio: operai, manovali, carpentieri, metalmeccanici, allevatori, agricoltori, spazzini, contadini, muratori e simili (la lista sarebbe lunghissima) che, invece di criticare in ogni circostanza, hanno abbassato la testa e si sono fatti i calli nelle mani, bruciati il volto dal sole e curvati la schiena. Se l’Italia è una potenza economica mondiale è, anche, grazie a Loro. Essi esistono ancora, sono vivi, sono tantissimi, e sono Coloro che pagano quanto gli è imposto! Tanti di questi lavoratori a mezzogiorno mangiano seduti per terra e il cibo contenuto nei loro “portapane”, che le Loro mogli da tantissimi anni gli riempiono al mattino presto. Adesso qualcuno che, secondo me non sa neppure minimamente quante sofferenze comportino tali mestieri, tenta con tutta la propria forza politica ed economica, ricordo a me stessa: i Signori CASINI, MARTINO, CROSETTO, STRACQUADANIO e la MARCIAGAGLIA, di penalizzarli ulteriormente mandandoLi in pensione dopo un ulteriore allungamento dell’età lavorativa. Suggerisco a Coloro che decideranno per il futuro dei dianzi citati Lavoratori di svolgere insieme a Questi una settimana di tali mestieri. Inoltre vorrei che i carcerati di nazionalità straniera vengano estradati nei loro paesi e gli venga impedito di ritornare in Italia per il resto della loro vita. Infine, propongo di obbligare coloro che sono condannati con sentenza definitiva a svolgere, in carcere, lavori simili agli altri Italiani che non hanno commesso crimini. I delinquenti non devono essere anche un peso economico per la nostra società. Come vede ci sarebbero tantissime cose possibili da realizzare ed altre oltre a quelle ma me testé elencate, prima dell’innalzamento dell’età per la pensione di anzianità. Per quanto precede chiedo alla S.V. qualora a partire dalla prossima settima in Parlamento in particolar modo i “frondisti” del PDL dovessero insistere a far penalizzare ulteriormente i Lavoratori di cui sopra, quale sarà, ovviamente se lo può dire, l’atteggiamento Suo e del partito di cui Ella è Segretario ? Contribuirà a impedire l’allungamento dell’età lavorativa di tali lavoratori o saranno solo gli Onorevoli BOSSI e CALDEROLI a difenderli? La invito a far conoscere, ove nulla osti, la Sua posizione in merito prima dell’esame al Parlamento. Con profonda stima, Caterina LOMBARDO.

#16 gianpiero Soglio, 19/9/2011

Qualcuno degli estensori di questa proposta mi potrebbe spiegare bene cosa significa; "ripristino ed allungamento dell’intervallo per la scelta dell’età di pensionamento e allineamento dei requisiti per uomini e donne; ". 65 anni, come nel pubblico, anche per le donne da subito? Allungamento degli anni di lavoro? perché non lo dite in modo chiaro?

#17 corrado guerreschi, 27/11/2011

Cremona 26.11.011 Spett. Ministero del Lavoro e delle politiche sociali c.se att. Sistema integrato relazioni con il pubblico LPS p.c. Segreteria comunicazione Egregia Professoressa e Ministra Signora Elsa Fornero, ho ascoltato con attenzione,interesse e partecipazione il Suo discorso in teleconferenza dall’Assemblea Nazionale CNA di Torino. Le assicuro che i principi di equità e rigore sono ben illustrati,comprensibili ed auspicabili in un sistema che rispecchi in ogni attuazione la misura di buon senso civico e civile a cui le aspettative culturali,sociali, economiche, costituzionali della Nostra Repubblica possa corrispondere per pari dignità del passato,presente,futuro per il rispetto del singolo cittadino ed al diritto al lavoro previsto da specifica citazione costituzionale. In tale contestualizzazione rientrano i progetti di studio,di attività, di risparmio, di contribuzione, di integrazione e di solidarietà che posso dire di avere assecondato e soddisfatto in modo continuativo ed onesto ,ora, poiché nato nel 1952 e dopo oltre 38 anni di lavoro, quale dipendente dovrei sperare di rientrare in un calcolo statistico di potenziale aspettativa di vita,più o meno sana, e vedermi escluso da un collocamento a pensione di anzianità come da quote ad oggi in vigore ed in funzione del quale ho assunto impegni e progetti legati a me stesso ed al mio nucleo familiare quale unico sostentamento? La generazione a cui appartengo ha visto e pagato ogni giorno per dare sviluppo ed istruzione ,ha creduto per l’ Europa quale valore unitario,ora viene imposta l’Europa come essere Moneta,non solidale,non integrante,non equa,non unita. L’ambizione ad un giusto termine di vita dignitoso Le pare equiparabile alla perdita di dignità che la cancellazione della serenità di un vitalizio pensionistico ampiamente contrattato e definito per intervento tecnico-statistico causerà? E’ forse impossibile garantire quel libero arbitrio di diritto-dovere che potrebbe soddisfare chi già tanto ed onestamente ha garantito e dato per dare e garantire sviluppo a generazioni in stand-by forzata o precariamente posta ai margini della occupazione? Dal suo discorso non solo di numeri si tratta,ma di situazioni,di uomini, di cittadini ed istituzioni sociali,del resto Lei ora ne è la amministratrice delegata in emergenzialità, ma la questione di cui Le ho espresso timoroso terrore è forse meno emergenza per chi Le sta scrivendo? Non legga ciò per soli interrogativi e punti esistenziali,ma quali criteri fondamentali per la sopravvivenza fisica e morale , cordialmente auguro saggezza e coraggio, non solo inderogabile decisionalità, grazie. Corrado Guerreschi.

#18 corrado guerreschi, 27/11/2011

Cr 27.11.011 Caro Bersani e con Te tutto il P.D. e la potenzialità di coalizione centro sinistra senza esclusione del vero spirito espresso a Vasto , penso e credo alla Sinistra come essenza di solidarietà e fecondità per il Nostro Paese rivolto alle progettualità future, siano esse micro che macro economiche,Ti invito a non permettere a nessuna convenienza di compromissione di sradicare queste certezze facendo proseguire riforme di previdenzialità così blindate quali quelle espresse nella "tesina" del ministro Fornero . Il professare soluzioni come finalità ideali ,seppure in situazione emergenziale, non può e non deve distrarre dalle priorità del vivere reale e quotidiano ,magari alimentato da scelte,impegni,obblighi,coinvolgimenti morali,volontà civile che come cittadini/genitori/figli condizionano o costringono chi lavora a tollerare oltre la fatica l'amarezza del diritto negato a fronte di sprechi,privilegi,evasioni,condoni. come vedi penso e continuo a credere esista un potenziale di equità percorribile e non solo subibile,non facciamo degenerare queste certezze ,perchè da equità si apprderebbe alla equinità del somaro stanco,affamato,sfruttato che con la sua caparbietà non spreca calci e ragliando può sovrastare ogni sirena . grazie,se leggerai questa nota. Corrado.

#19 Agostino Bruzzone, 4/12/2011

Avrei alcune domande da fare al Presidente del Consiglio dei Ministri e alla ministro Fornero circa gli interventi che, si legge, è da loro ritenuto indispensabile adottare in ambito delle pensioni. Tralasciamo la situazione di chi è stato "convinto" a lasciare il lavoro prima del tempo, colpevolizzato se resisteva dal fatto che bloccava l'assunzione di giovani, fascia di persone a cui, mi pare, sia preparata la risposta "e mo' so' c.... tua" per chiedere: 1) Mantenere n-anni in servizio l'utrasessantenne come può contribuire a creare nuovi posti di lavoro per i giovani (sono ignorante ma mi pare che il mercato e l'organizzazione del lavoro non preveda una espansione di posti di lavoro); 2) i soldi che OBBLIGATORIAMENTE il dipendente ultrasessantenne ha versato sono SUOI o dello stato? 3) perchè, come avviene con le previdenze integrative, il dipendente NON PUO' richiedere la restituzione del capitale, rivalutato, versato e/o l'erogazione di un vitalizio in qualsiasi momento della propria vita proporzionato con il montante del versato e modulato secondo le regole A SUO TEMPO CONTRATTUALMENTE STIPULATE? 4) non pensate che questi interventi sui NOSTRI soldi possano essere oggetto di una class action? Come possibile pensionando NON chiedo di ricevere piùdi quello che mi darebbe una qualsiasi assicurazione privata, ma RITENGO SIA MIO DIRITTO disporre dei MIEI SOLDI secondo regole certe e ritengo che questo approccio del Governo sia ben lontano dai concetti di equità tanto citati dal Presidente e delle regole a fondamento di uno Stato liberale!!!!!!

#20 Alberto Boero, 7/12/2011

Sono del parere di introdurre il reddito di cittadinanza per tutti gli inoccupati e i disoccupati, che si impegnano ad accettare un lavoro pena la sospensione del diritto, inoltre è doveroso tagliare i costi della politica ed eliminare i privilegi dei parlamentari.

#21 Stefano Gioli, 12/1/2012

Una soluzione forse sarebbe quella, dopo una certa anzianita’, di poter andare in pensione part-time e lavorare part-time (24 ore la settimana) mettendo in condizione i datori di lavoro di assumere giovani full time e a tempo indeterminato allo stesso tempo, cosi’ forse il raggiungimento dei 66 o 70 anni sarebbe meno traumatico, ed inoltre a far guadagnare ai giovani uno stipendio piu' congruo per poter mettere su familia ecc. Senza contare il fatto che parte della pensione part-time sarebbe reitegrata dai propri versamenti. stefanogioli

#22 lucio, 17/5/2012

cosi dicendo il problema sembra non porsi quando in verità esiste già da parecchio l'unica alternativa ad essa e abbassare le tasse per i titolari d'impresa,esercizi commerciali,e sopratutto dipendenti.e poi e necessario controllare le buste paghe dei dipendenti perchè spesso sono buste paghe false dove in busta si dichiara una somma ma in realta ne percepisce meno e questo danneggia le famiglie

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