Proposta programmatica

Modernizzazione e riforma democratica dell’ordinamento costituzionale

Proposta approvata dall'Assemblea nazionale Roma 2010 - Pd Open

pubblicato il 20 maggio 2010 , 7269 letture
Bandiera italiana  bandiera italiana
1. Premesse:

1.1 Le linee che qui si presentano si muovono nel solco del documento dei senatori PD approvato dal Senato il 2 dicembre 2009 e del ddl approvato nella scorsa Legislatura dalla Commissione AACC della Camera. Ma vanno oltre il confine di quei documenti perchè si pongono l’obbiettivo di costruire una completa piattaforma per modernizzare e riformare con contenuti democratici il nostro ordinamento costituzionale. Perciò le linee affrontano anche i temi dell’ etica pubblica, del referendum, delle leggi di iniziativa popolare.

1.2 Le linee non prendono in esame le questioni costituzionali relative all’assetto delle diverse magistrature; al tema (salvaguardare e rafforzare, ove necessario, la indipendenza di tutti i magistrati, ma garantire trasparenza e responsabilità per ciascuno di essi) il PD intende dedicare un apposito approfondimento, sul se innanzitutto, e se sarà superata la prima valutazione, sul come e sul quando. In quella sede si valuterà, tra l’altro, se sia opportuno costituire un organo indipendente, in parte significativa espresso dalle diverse magistrature, che sia giudice disciplinare per tutti i magistrati (ordinari, amministrativi, contabili e militari) e giudice dei ricorsi contro le decisioni degli organi di autogoverno delle diverse magistrature. Si assicurerebbe così lo stesso “trattamento” disciplinare a tutti i magistrati, indipendentemente dal tipo di giurisdizione alla quale appartengono, e si individuerebbe l’organo competente a decidere, in caso di ricorso, al di fuori di una delle giurisdizioni in causa.

1.3 Sui temi della forma di governo e della riforma del bicameralismo paritario il PD ha già presentato da tempo le sue proposte. Il centro destra non l’ha ancora fatto per le sue note difficoltà interne. Noi non stiamo ad aspettare; andiamo avanti nella costruzione di una piattaforma strategica per la modernizzazione e la riforma democratica perché è nostro dovere farlo e perché i cittadini hanno il diritto di conoscere in modo completo le nostre proposte.

1.4 Le riforme devono garantire in modo inequivoco: unità nazionale, coesione civile, trasparenza delle decisioni politiche, separazione dei poteri.

1.5 I modelli di altri Paesi vanno valutati con attenzione. I tentativi di innesto di esperienze altrui falliscono se non si tiene conto delle convenzioni costituzionali che accompagnano il funzionamento dei singoli ordinamenti e delle trasformazioni che stanno verificandosi anche in ordinamenti fortemente consolidati.

1.6 Ad esempio, in Francia e in Germania vige la convenzione del non accordo con i partiti estremi. In omaggio a questa consuetudine Chirac, alcuni anni fa, in occasione delle elezioni regionali, vietò al suo partito un patto di coalizione con il Fronte Nazionale. Schroeder, nel corso della sua ultima campagna elettorale, assicurò che non avrebbe stipulato alcun patto con la Linke. Dopo il voto, se avesse stretto una intesa con l’estrema sinistra, avrebbe governato al posto della Merkel. Ma fedele alla parola data agli elettori e alla convenzione di non accordo con i partiti estremi, il Leader della SPD non stipulò quella intesa, cedette il governo alla CDU e si ritirò dalla vita politica. In Italia, invece, ha prevalso il principio dell’alleanza di tutti contro tutti, con la sola eccezione delle elezioni politiche del 2008. L’eccezione non si è riproposta nelle successive elezioni regionali. In Gran Bretagna, il patto di coalizione tra Cameron e Clegg prevede (par. 6) lo scioglimento della Camera dei Comuni non più per decisione del premier, ma solo se la richiesta è sostenuta almeno dal 55% dei componenti della Camera. Se la clausola verrà confermata attraverso una legge, si tratterrà di un significativo cambiamento del sistema britannico, con un passaggio di poteri dal Governo al Parlamento.

1.7 Le questioni vanno affrontate con distinti e omogenei disegni di legge. La presentazione dei diversi disegni di legge deve essere contestuale. In materia costituzionale è opportuno seguire il criterio del “minimo necessario”, piuttosto che il criterio del “massimo possibile”. Un disegno di legge omnibus presenterebbe il rischio di prestarsi a espansioni improprie, impedirebbe, in caso di referendum confermativo, un giudizio di carattere omogeneo, data l’eterogeneità delle materie trattate e probabilmente violerebbe il principio dell’art. 138 Cost, che prevede “leggi di revisione costituzionale”, non leggi che riscrivono intere parti della Costituzione. Le riforme che il PD propone vanno attuate con la procedura prevista dall’articolo 138; siamo contrari ad ipotesi di assemblee costituenti o di commissioni speciali.

2. Le riforme e la Costituzione

2.1 Nel corso della esperienza repubblicana l’impianto della Costituzione si è rivelato un fondamentale fattore di coesione e di modernizzazione del Paese. Le riforma vanno fatte non “contro” la Costituzione, ma “secondo” la Costituzione.

2.2 Il dibattito sulla riforma della Costituzione risale alla seconda metà degli anni Settanta, quando si lamentava il peso eccessivo delle Assemblee, la fragilità dei governi, le difficoltà della decisione politica. In tutti questi anni si è continuato a parlare di riforme, ma i termini del dibattito sono cambiati nel tempo e sono cambiate anche le esigenze.

2.3 Oggi le principali esigenze sono:
a) assicurare il rispetto dei principi fondamentali dell’etica pubblica;
b) rendere il sistema decisionale più rapido, più efficiente e più controllabile;
c) potenziare gli strumenti di partecipazione dei cittadini (nuova legge elettorale, referendum e leggi di iniziativa popolare);
d) riqualificare il Parlamento come luogo della rappresentanza politica della nazione ( Camera) e dei territori (Senato);
e) completare e razionalizzare, alla luce dell’esperienza, la riforma attuata con il nuovo Titolo V ;
f) garantire i diritti fondamentali in modo omogeneo su tutto il territorio nazionale;
g) ridurre le improprie concentrazioni di potere nelle istituzioni e nei partiti.

3. Conferme e riforme

3.1 Le finalità indicate possono essere conseguite attraverso alcune conferme e alcune riforme.

3.2 Conferme: a) confermare il carattere parlamentare della Repubblica; b) confermare il ruolo di garanzia costituzionale e di equilibrio tra i poteri della Repubblica proprio del Presidente della Repubblica; c) confermare il pluralismo come carattere fondamentale del nostro ordinamento costituzionale.

3.3 Riforme
ETICA PUBBLICA
a. Affrontare, prevalentemente con leggi ordinarie, il tema della disciplina dei partiti politici e dei costi della politica distinguendo costi della democrazia, costi del funzionamento delle istituzioni politiche, costi dell’amministrazione pubblica. Secondo alcune valutazioni il costo globale di tutto il personale politico si aggirerebbe attorno ai 4 miliardi di euro; è corretto individuare un parametro generale di riferimento per le retribuzioni di tutte le funzioni politiche (ad esempio, con riferimento ai parlamentari, considerare la media delle retribuzioni nei Paesi europei, e, come avviene nel Parlamento europeo, legare le risorse per assistenti e servizi alle prestazioni effettivamente rese). Rivedere il meccanismo dei rimborsi elettorali. Vanno inoltre individuate e colpite le fonti di spreco, che comporterebbero, secondo alcune valutazioni un costo improprio per le finanze pubbliche attorno agli 80 mld di euro. Spesso questi sprechi sono indicati con precisione nei documenti della Corte dei Conti: quanto sono costate, ad esempio, le ordinanze emanate con i poteri della protezione civile per questioni che non avevano e non hanno nulla a che vedere con la protezione civile?. Prevedere casi di incandidabilità e di decadenza in conseguenza di condanne definitive per delitti infamanti.
DIRITTI DEI CITTADINI
b. Rafforzare l’istituto del referendum, aumentando il numero delle sottoscrizioni necessarie per l’iniziativa, anticipando il giudizio della Corte Costituzionale sull’ammissibilità dei quesiti, abbassando il quorum richiesto per la validità della consultazione, riferendolo alla partecipazione al voto registrata nelle precedenti elezioni per la Camera dei deputati.
c. Rafforzare le proposte di legge di iniziativa popolare, assicurando entro termini ragionevoli l’esame parlamentare della proposta e il voto finale.
LEGGE ELETTORALE
d. Riformare la legge elettorale; restituire ai cittadini il diritto di scegliere i propri rappresentanti in Parlamento; proporre una netta differenziazione tra il sistema elettorale della Camera, che deve favorire la costruzione nelle urne di una maggioranza di governo, e il sistema elettorale del Senato, che deve favorire la rappresentanza dei territori. Per la Camera un buon sistema elettorale sarebbe quello di impianto maggioritario fondato sui collegi uninominali. Per il Senato, sarebbe positiva l’elezione diretta in collegi regionali, insieme alla elezione del Consiglio Regionale, con sistema proporzionale e clausola di sbarramento. In entrambi i casi le leggi elettorali devono garantire l’attuazione dell’art. 51 della Costituzione.
e. Divieto di doppio mandato. Costituzionalizzare il divieto di conflitto di interessi per tutte le cariche di governo nazionale, regionale e locale. Rendere più rigorosi i casi di incandidabilità, incompatibilità, ineleggibilità; attribuire alla Corte Costituzionale la competenza a decidere sui ricorsi avverso le decisioni delle Camere in queste materie.
RIFORMA DEL BICAMERALISMO PARITARIO
f. Particolarmente impegnativa è la riforma del bicameralismo paritario. Il federalismo esige un centro forte per evitare che si avviino processi di dissoluzione dell’unità nazionale; è opportuno diffidare di soluzioni “deboli” che sarebbero destinate all’insuccesso e favorirebbero processi istituzionali centrifughi. Il Senato non può essere una camera dimezzata perchè verrebbe meno tanto il principio, per noi fondamentale, del recupero della dignità delle istituzioni parlamentari quanto la necessità di una istituzione autorevole che ricolleghi l’impianto federale all’unità nazionale. Sinora la materia delle funzioni del Senato Federale è stata trattata per “sottrazione” dal bicameralismo paritario. E’ un metodo sbagliato, che non tiene conto delle specifiche funzioni di un Senato federale. Sarebbe utile, invece, ridislocare le funzioni delle due Camere in modo totalmente nuovo.
g. La Camera dei deputati, rappresentante della nazione, sarebbe titolare del rapporto fiduciario; rientrerebbe perciò nelle sue competenze conferire e ritirare la fiducia, approvare in via definitiva le leggi, con maggioranza qualificata quando intende superare le proposte correttive del Senato. Il Senato, rappresentante delle Regioni e degli Enti Locali, avrebbe il potere di richiamare tutte le pdl approvate dalla Camera entro i limiti e alle condizioni fissate dalla Costituzione; dovrebbe inoltre “governare” il rapporto tra Stato, Regioni, Autonomie Locali. Studiare il rapporto tra Il nuovo Senato e le Conferenze: le Conferenze devono restare, ma occorre ridefinirne i compiti, in relazione alle nuove competenze del Senato. Le leggi costituzionali e quelle che regolano i rapporti tra Stato, Regioni e Autonomie locali sono bicamerali, ad eccezione delle leggi che implicano una responsabilità politica del governo ( es. legge finanziaria) o la responsabilità esclusiva dello Stato (es. leggi di principio nelle materie concorrenti).
PARLAMENTO
h. Ridare autorevolezza e rappresentatività al Parlamento, oltre che con nuove leggi elettorali, attraverso la riduzione del numero dei parlamentari (da 400 a 500 deputati, da 200 a 250 senatori), il potenziamento delle funzioni di controllo, il superamento del bicameralismo paritario.
i. Prevedere principi che valorizzino, come richiesto dal Trattato di Lisbona, il ruolo dell’intero Parlamento e dei Consigli regionali nei processi di decisione comunitaria.
j. Prestare cura particolare per un procedimento legislativo snello.
k. Allo scopo di consentire al Parlamento la determinazione delle risorse necessarie per ogni legge che comporti nuove o maggiori spese, occorre costituire un Comitato di controllo della spesa pubblica, composto in modo da garantire la rappresentanza paritaria della maggioranza e delle opposizioni, supportata da un’agenzia tecnica indipendente costituita in base alla legge;
l. Rendere possibili i decreti legge solo per la materia fiscale e per le emergenze improvvise e imprevedibili; omogeneità dei d.legge e loro inemendabilità se non per la copertura finanziaria;
m. rivedere la materia delle leggi delega, estendendo i poteri di controllo del Parlamento;
GOVERNO
n. Sviluppare le indicazioni contenute nella Costituzione secondo le quali il presidente del Consiglio dirige la politica generale del Governo e ne è responsabile. Proponiamo di discutere attorno ai seguenti punti: il PdCM riceve direttamente la fiducia; nomina e revoca i ministri; può chiedere al presidente della Repubblica, dopo la deliberazione del CdM, lo scioglimento della Camera; sui ddl del governo può chiedere il voto a data fissa, compatibile con la complessità del provvedimento, nei limiti e secondo le modalità stabilite dai regolamenti parlamentari;
FEDERALISMO
o. Completare e razionalizzare la riforma del Titolo V della Costituzione attraverso la riduzione della materia della competenza concorrente, l’introduzione della clausola di sovranità, la realizzazione di una cornice unitaria di comune responsabilità (Stato, Regioni, AALL) nell’attuazione delle politiche nazionali. Occorre in particolare il coordinamento della finanza pubblica e del federalismo fiscale per la garanzia dei livelli essenziali e per il migliore funzionamento dei servizi rivolti ai cittadini.
MESSA IN SICUREZZA DELLA COSTITUZIONE
p. La Costituzione dev’essere messa in sicurezza attraverso un rafforzamento delle procedure previste dall’art. 138 Cost.; in particolare la Prima Parte della Costituzione deve essere revisionabile solo con la maggioranza dei due terzi dei parlamentari.


Questo testo è stato preparato insieme ai parlamentari PD delle Commissioni Affari Costituzionali della Camera e del Senato.
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commenti

#1 Antonio D'Agostino, 21/12/2010

Proposta di riforma della legge elettorale. Salve a tutti. Vorrei sottoporvi una mia proposta per la riforma della legge elettorale, che dia il via al VERO RICAMBIO GENERAZIONELAE, e che permetta di avere governi e coalizioni stabili. La proposta si chiama PROPOSTA DI RIFORMA DELLA LEGGE ELETTORALE “ELEGGIAMO IL SINDACO D’ITALIA” 1. Motivazioni fondanti e principi ispiratori della proposta 1) Dal 1993 in poi, si eleggono i Sindaci in tutta Italia con una legge elettorale chiara, semplice e funzionante (oltre il 90% delle consiliature vengono portate a termine). 2) Da oltre 10 anni anche Provincie e Regioni vengono elette con sistemi elettorali molto simili, compresi ed apprezzati. I presidenti vengono eletti direttamente dal popolo. 3) L’unica legge elettorale diversa dalle altre, ed ogni volta diversa da se stessa, e’ quella per l’elezione di camera e senato, variata tre volte negli ultimi 15 anni e definita, nella sua ultima versione “Porcellum” 4) La legge elettorale attuale non garantisce la governabilità alla coalizione che vince le elezioni. Sarebbe opportuno che, come nel caso dei Sindaci, chi vince abbia una chiara e stabile maggioranza sia alla Camera che al Senato. 5) I deputati e senatori attualmente in parlamento sono troppi (poco meno di 1.000) e non sono eletti direttamente dal popolo ma indicati dalle segreterie dei partiti, mentre sarebbe opportuno ridurre il numero dei parlamentari e poter scegliere a chi dare la nostra preferenza (cosa però possibile solo con una riforma costituzionale) 6) Spesso è accaduto che parlamentari eletti con una coalizione poi passano all’altra coalizione, rimanendo in carica piuttosto che, come coerenza vorrebbe, si dimettessero. 7) Il Presidente del Consiglio sarebbe meglio se fosse eletto direttamente dal popolo e non indicato dai partiti, così come accade per i Sindaci e per i Presidenti di Provincia e Regione. Lo stesso Presidente del Consiglio è giusto che non possa essere rieletto per più di due volte, per garantire il giusto ricambio (cosa però possibile solo con una riforma costituzionale, ed eventualmente “indicabile” con una riforma di legge) 8) Non è giusto che chi ha delle condanne penali passate in giudicato possa sedere in Parlamento a rappresentare lo stato italiano ed i cittadini italiani. 9) All’età pensionabile di un cittadino deve corrispondere l’età pensionabile di un parlamentare. Sarebbe opportuno che dopo i 65 anni non si possa più essere eletti alla Camera dei Deputati ed al Senato della Repubblica, al fine di garantire il giusto ricambio istituzionale. Non è possibile che il ruolo di parlamentare sia ricoperto per più di tre legislature consecutive. 10) I Referendum sulla Legge Elettorale vanno nella direzione giusta, ma sarebbe più opportuno che il Parlamento vari una legge chiara e semplice a larga maggioranza, perché le riforme istituzionali non si debbono fare con i soli voti di una maggioranza, nè, possibilmente, a colpi di referendum. 2. Principali punti della proposta di legge elettorale per l’elezione del ”Sindaco d’Italia” (che non richiedono modifiche costituzionali) 2.1 – Scheda elettorale unica e metodologie di voto- ogni elettrice ed elettore riceveranno una sola scheda elettorale. Per i maggiori di anni 21, la scheda conterrà un numero di riquadri pari al numero di coalizioni, ognuno dei quali composto dal nome indicato quale Candidato Primo Ministro e due colonne sottostanti, l’una raffigurante i partiti politici della coalizione che si presentano alla Camera, l’altra raffigurante i partiti politici della stessa coalizione che si presentano al Senato. Per i minori di anni 21 la scheda conterrà un numero di riquadri pari al numero di coalizioni, ognuno dei quali composto dal nome indicato quale Candidato Primo Ministro e una sola colonna sottostanti, in quanto possono votare solo per la Camera dei Deputati.- Accanto ad ogni partito sarà apposta una riga per poter scrivere il nome del candidato preferito. Ogni elettrice ed elettore potranno:- barrare il simbolo della coalizione preferita;- barrare il simbolo del partito preferito per la Camera dei Deputati, scrivendo accanto il nome del candidato preferito;- sarà ammesso il voto disgiunto, ovvero si potrà votare per una coalizione e per un partito di una diversa coalizione, ed anche per un partito alla Camera dei Deputati e per un altro partito al Senato della Repubblica; 2.2 Divisione del territorio in collegi. Il territorio italiano verrà diviso in 618 collegi per la Camera dei Deputati ed in 309 collegi per il Senato della Repubblica, ovvero uno per ogni parlamentare che andrà eletto. Ogni collegio del Senato corrisponderà esattamente a 2 collegi della Camera. In tutti i collegi italiani le coalizioni saranno le medesime. Per ogni collegio, ogni partito potrà presentare una lista di minimo 2 e massimo 4 candidati, di cui obbligatoriamente almeno 1 di sesso diverso dagli altri. Non sarà possibile presentare, per nessun cittadino, la propria candidatura in più di un collegio elettorale. La coalizione che prenderà al primo turno almeno il 50% + 1 dei voti validi vince le elezioni. In caso nessuna delle coalizioni riesca ad ottenere la maggioranza assoluta dei voti, 15 giorni dopo si terrà il turno di ballottaggio, con una scheda semplice in cui vi saranno unicamente i simboli delle due coalizioni che hanno ottenuto il maggior numero dei voti al primo turno, con accanto i simboli della coalizione che li sostiene. Al ballottaggio votano tutti gli aventi diritto al voto alla Camera dei Deputati. La coalizione che al ballottaggio otterrà più voti dell’altra, vincerà le elezioni. Ai partiti della coalizione che ha vinto verranno assegnati il 60% del numero dei deputati (370) ed il 60% del numero dei Senatori (185) a garanzia di una maggioranza di governo stabile. Ai partiti delle coalizioni perdenti, verranno assegnati il 40% del numero dei deputati (248) ed il 40% del numero dei senatori (124).Per ogni partito verranno eletti un deputato ed un senatore per i migliori collegi, proporzionalmente al numero di deputati da eleggere per ogni regione, nelle sole regioni dove il partito ha superato la soglia di sbarramento del 5%I restanti 12 deputati e 9 senatori verranno eletti nei collegi esteri con il sistema uninominale maggioritario a doppio turno. 2.3 Individuazione dei 618 deputati e 309 senatori eletti. Non appena sarà ufficiale quale sia la coalizione che ha vinto le elezioni, la distribuzione dei seggi avverrà automaticamente applicando quanto indicato nel punto 2.1.Facciamo un esempio: nella regione Lazio, la coalizione che ha vinto le elezioni in tutta Italia eleggerà X deputati. Il numero X verrà diviso proporzionalmente per il risultato nel Lazio di tutti ipartiti che compongono la coalizione (e che abbiano avuto un consenso di almeno il 5%).Ipotizziamo che il partito principale ottenga Y di quei X deputati, verranno eletti i candidati con il maggior numero di preferenze singole dei Y collegi del Lazio dove quel partito avrà ottenuto la percentuale più alta, e così via per tutti gli altri partiti. Norme aggiuntive 3. Sono altresì auspicabili alcune norme aggiuntive, quali: - Attuare il più possibile il voto elettronico, con il rilascio di schede elettorali digitali per almeno il 30% della popolazione italiana; - Istituire l’obbligo di almeno tre confronti pubblici (due televisivi ed uno via web) tra tutti i candidati indicati per la carica di Primo Ministro dalle coalizioni, con la Par Condicio negli ultimi 30 giorni di campagna elettorale per tutti i mezzi di informazione radiotelevisiva. -Sancire l’incompatibilità tra la carica di parlamentare e quelle di ministro e/o sottosegretario che, una volta nominati, dovranno dimettersi e lasciare il posto al secondo della lista di 4 del collegio dove sono stati eletti; - Stabilire in 12 il numero massimo di ministri ed il 36 il numero massimo di sottosegretari nominabili dal Primo Ministro, con una necessaria riorganizzazione delle deleghe ministeriali; - Istituire il divieto di costituzione di gruppi parlamentari di partiti e/o movimenti che non si siano presentati con il proprio simbolo alle ultime elezioni politiche, se non tramite l’adesione di tutti i parlamentari di un gruppo esistente in un nuovo soggetto politico; - Stabilire il numero minimo di deputati e di senatori, corrispondenti al 5% del numero dei componenti dell’assemblea, per la formazione di un gruppo parlamentare; - istituire il divieto di candidatura per chi è stato eletto deputato nelle tre volte precedenti consecutive.? APRIAMO UN CONFRONTO PER PROPORRE QUESTA LEGGE IN PARLAMENTO. OGNUNO DI VOI PRESENTI EMENDAMENTI, PROPOSTE MIGLIORATIVE E SUGGERIMENTI, ED IMPEGNAMOCI A PRESENTARLA A TUTTI I PARLAMENTARI CHE CONOSCIAMO.

#2 Paolo Catucci, 23/2/2011

Mi sono iscritto solo stasera, e ancora non conosco il sito approfonditamente. Qual'è la proposta del PD sul conflitto di interessi relativo all'eleggibilità o meno in parlamento e alla copertura di cariche pubbliche e istituzionali? Non è che per non dare l'impressione di avercela con Berlusconi, anche a questo giro la questione passa in cavalleria, consentendo a questa persona, e ad altre come lui, di sedere in parlamento condizionando pesantemente la politica italiana con il loro peso economico, mediatico, e altro? Queste persone devono stare fuori dal parlamento, perché impediscono un sereno svolgimento delle funzioni vitali per la democrazia.

#3 Domenico Puleio, 2/4/2011

Più che riformare la Costituzione, bisognerebbe rispettare le riserve di legge ivi contenute. Ad esempio sarebbe necessario attuare l'art. 39 in materia di sindacati. PARTIRE DALLA RIFORMA DEI SINDACATI PER OBBLIGARLI A FARE IL LORO MESTIERE ORIGINARIO. DA Lì PARTE LA SOLUZIONE DEI PROBLEMI. da facebook Art. 39 L’esigenza di effettiva democrazia e trasparenza all’interno del mondo sindacale, ampiamente ignorata in passato, comincia lentamente ad emergere con l’apertura di un dibattito nelle sfere alte del sindacalismo non solo confederale ed oggi non può più ...certamente essere sottovalutata né dalla massa dei lavoratori (i quali debbono finalmente prendere coscienza dei propri diritti di associati), né dai rappresentanti delle Istituzioni abilitati a porre i necessari correttivi nel sistema. Il sindacato, infatti, anche in situazione di “staticità politica” cede di sovente al fascino di limitare il dibattito interno, mirando, invece, a tutelare le leadership consolidate in nome di una presunta continuità storica; ancor peggio, nei casi concreti, nonostante le previsioni statutarie che tenderebbero ad agevolare il confronto mediante la riunione periodica di organi interni – qualora si versi in situazioni che mettono a rischio la leadership in carica - si assiste alla violazione delle normative relative all’organizzazione interna, con l’elusione, ad esempio, dei termini per la convocazione di organi, oppure con l’omissione delle indispensabili verbalizzazioni delle riunioni effettuate o addirittura, con l’accelerazione di talune procedure di rinnovo degli organi che vengono effettuate col fine di estromettere esponenti emergenti non graditi, a costo anche di sacrificare la potenziale crescita dell’organizzazione e dunque annichilendo i diritti dei lavoratori rappresentati. In taluni casi si assiste alla “dittatura” dei segretari o di una parte delle segreterie (ai vari livelli territoriali) che deprime il ruolo potenzialmente innovatore della minoranza, non per arginare i contrasti che si maturano sul terreno del dibattito squisitamente sindacale, bensì per garantire posizioni di potere e di privilegio all’interno delle stesse organizzazioni e all’interno delle Amministrazioni pubbliche o private in cui si opera. Gli eventuali conflitti che si aprono all’interno delle OO.SS. (talvolta anche con lo scopo di verificare l’effettivo legittimo utilizzo delle risorse economiche del sindacato) si risolvono quasi sempre in “espulsioni” delle minoranze operate sotto lo slogan – buono per tutte le ideologie – “dell’attività contraria agli interessi del sindacato”. In tali condizioni, chi viene espulso rinuncia a priori a fare valere le proprie buone ragioni dinanzi alla Magistratura stante l’onerosità dell’impegno giudiziario con il rischio di notevoli esborsi per le spese legali. Inoltre, specie nel mondo sindacale autonomo, gli accordi che si stringono per soddisfare le esigenze di raggiungimento della rappresentatività sindacale, si rescindono con disinvoltura non appena non vi sia più coincidenza di interessi tra le varie leadership, incuranti del rischio di defatiganti contenziosi giudiziari e dell’inevitabile balletto dei provvedimenti che a mano a mano vengono emessi dai Giudici e che rare volte raggiungono l’effettiva esecutività definitiva; tale situazione di conflitto, generalmente, pone in situazione di stallo l’attività politico-sindacale delle associazioni interessate che sono tutte votate, così, solo a difendere la posizione delle leadership - ponendo in secondo piano le esigenze del complesso degli associati che versano i contributi del tesseramento. Il problema della pubblicità dei bilanci dei sindacati è anche una delle note dolenti nel panorama odierno, visto che gli Associati, che contribuiscono con una parte del loro stipendio mensile alla loro sopravvivenza, normalmente, tranne rare eccezioni, non vengono mai messi in condizione di conoscere le modalità di spesa delle risorse, senza contare che taluni sindacati hanno in uso il malcostume di disfarsi della documentazione contabile non appena ricevuta in qualche modo l’approvazione dei bilanci degli organi di controllo interno. Non bisogna dimenticare, oltre a ciò, che con l’attribuzione di permessi sindacali, distacchi ed aspettative, è tutta la società civile che contribuisce (giustamente) a tenere in vita i sindacati; tali strumenti consentono al sindacato di potere espletare liberamente la necessaria attività tramite i propri rappresentanti sindacali che in tal modo sospendono di diritto il proprio lavoro di dipendenti (talvolta anche per tutto il corso della vita) continuando, invece, a percepire gli emolumenti che sono connessi al lavoro putativo. La pubblicità dei bilanci dei sindacati, che a vario titolo usufruiscono anche di contributi statali, in vista anche del coinvolgimento di tali associazioni nella gestione dei fondi pensione, rappresenta un dovere giuridico verso i propri iscritti ed è un dovere morale verso l’intera collettività ormai non più procrastinabile. In tale ultimo senso il progetto di legge n. 4116 presentato dall’On. Pagliarini nella XIII Legislatura alla Camera dei Deputati con la costituzione di un Comitato ristretto, e ancor di più la proposta di legge n. 5899 presentata dall’On. Meroi nella XIV Legislatura, tendono a rendere trasparente l’operato di tali associazioni, che, il più delle volte, trasparente non è, dando finalmente attuazione alla riserva di legge contenuta nell’art. 39 della Costituzione italiana che impone la registrazione dei sindacati e la verifica dell’effettivo ordinamento democratico interno. L’esigenza di verificare l’effettiva democraticità degli statuti e dei provvedimenti attuativi adottati dai sindacati – conditio sine qua non, per la registrazione - non necessariamente deve passare attraverso i contenziosi giudiziari, che come detto penalizzano ingiustamente le minoranze estromesse (che per fare valere i propri diritti pongono a rischio il proprio patrimonio personale), ma ben può essere soddisfatta, così come previsto nel progetto di legge sopra menzionato, da una commissione super partes (o meglio, paritetica) di esperti insediata presso le Direzioni provinciali del lavoro, la quale, peraltro, in taluni casi, opera in guisa dei collegi di conciliazione – ex art. 410 del c.p.c.- istituiti per dirimere preventivamente i conflitti tra datori di lavoro e lavoratori stessi; Il coinvolgimento della Commissione indicata nel progetto di legge comporta costi contenuti per gli interessati e rende celere l’eventuale successivo giudizio mediante l’ammissione - al pari delle decisioni rese secondo equità dai Giudici di pace - del solo ricorso per Cassazione le cui sentenze hanno effetto conclusivo delle vertenze con indubbi benefici sull’attività delle Organizzazioni sindacali che, come detto, vedono in tal modo cessare le contestazioni giudiziali con relativa celerità ed hanno assoluta certezza della situazione di diritto, altrimenti definita anche dopo la sparizione dei soggetti giuridici interessati (mediante trasformazioni o fusioni in altri soggetti) con danni irreparabili per la giustizia sostanziale. Sarebbe, dunque auspicabile, anche per l’imminente trasformazione dei Sindacati in gestori di risorse finanziarie ingenti (fondi pensione) una pronta regolamentazione per legge della attività di tali associazioni, con la ripresentazione del progetto 5899 anche nel corso dell’attuale Legislatura che renda chiari e trasparenti tutti i propri atti a tutela dei lavoratori rappresentati, dei propri quadri minoritari e della società intera. Mostra tutto Di: RIFORMA SINDACATI ARTICOLO 39

#4 bastaiscrizioni stiamoesagerando, 8/9/2011

Tanto per cambiare, non si perde occasione per fare brutta figura. La proposta di riduzione del numero dei parlamentari è la più generosa (per la Casta) seguendo l'esempio della Regione Toscana, che a forza di annunciare riduzioni nel numero di consiglieri ne ha più di prima. Se l'esigenza primaria rimane il poltronificio, non ci si stupisca se calano i consensi.

#5 ANTONIO ROMANO, 7/10/2011

Desidero anche io sottoporvi la mia proposta di riforma elettorale. Ho letto attentamente quella del Pd e mi sembra piuttosto macchinosa. Ritengo inoltre che non garantisca governabilità né autentica rappresentanza. Credo che i sistemi elettorali tedesco, inglese, francese e statunitense vanno bene nei loro rispettivi paesi In Italia non sono applicabili neanche mischiandoli tra loro. L’Italia è una realtà politicamente articolata, per cui si esprime inevitabilmente attraverso molti partiti, che non si possono eliminare per legge. È stato, dunque, un grande errore tenerne alcuni fuori dal parlamento e altri dentro con alleanze anomale e incomprensibili agli elettori (vedi radicali nel P D). Si rende invece necessario elaborare un sistema elettorale che rappresenti quasi tutte le forze politiche, garantisca la governabilità, la scelta democratica dei propri rappresentanti politici da parte dei cittadini e duri nel tempo. Nella storia della nostra repubblica si sono succeduti tre sistemi elettorali e ora siamo alla ricerca disperata di un quarto. Sarebbe opportuno che lo trovassimo e che di questo argomento non se ne parlasse più per qualche secolo. Una possibile soluzione potrebbe essere un sistema elettorale originale italiano adatto alle esigenze del Paese e non delle singole forze politiche o delle singole coalizioni. Sarebbe utile coniugare le diverse posizioni presenti oggi nel dibattito politico su questo tema, soprattutto quella di chi vuole un sistema proporzionale con sbarramento al 5% e chi il maggioritario all’inglese. La sola legge che può conciliare le due posizioni estreme è una legge maggioritaria proporzionale “corretta”. E’, infatti, necessaria una legge elettorale che garantisca la governabilità sia in linea teorica sia nella pratica, senza premio di maggioranza e senza coalizioni “COATTE”; una legge elettorale che rappresenti tutte le liste elettorali che abbiano ottenuto almeno l’1% di consensi a livello nazionale e garantisca la libera scelta dei candidati. ESEMPIO DEL TUTTO TEORICO ELEZIONE DI 630 DEPUTATI CON SISTEMA PROPORZIONALE MAGGIORITARIO E SBARRAMENTO ALL’1% CALCOLATI SU COLLEGIO UNICO NAZIONALE E SUCCESSIVAMENTE RIPARTITI A LIVELLO REGIONALE. Si presentano le LISTE con i relativi candidati ed è possibile esprimere una sola preferenza. I risultati ipotetici sono i seguenti: LISTA 1 (125653 voti 0,40%) – LISTA 2 (456782 voti 1,45%) – LISTA 3 (8316574 voti 26,37%) – LISTA 4 (2464583 voti 7,82%) – LISTA 5 (2657428 voti 8,43%) – LISTA 6 (2786945 voti 8,84%) – LISTA 7 (8648327 voti 27,43%) – LISTA 8 (308526 voti 0,97%) – LISTA 9 (5768423 voti 18,29%) – TOTALE VOTI VALIDI : 31.533.241 Siccome nessuna lista ha ottenuto il 50% dei voti più 1, vanno al ballottaggio la LISTA 3 e la LISTA 7 , cioè quelle che hanno ottenuto il maggior numero di voti. Al 2° turno ( SOLO LISTE SENZA CANDIDATI) il risultato sempre ipotetico è il seguente: LISTA 3 (13756425 voti 60,12%) – LISTA 7 (9126345 voti 39,88% ) – TOTALE VOTI VALIDI 22.882.770 RISULTATI DEFINITIVI dopo il ballottaggio e la riproporzione delle singole liste “CORRETTE” tramite il coefficiente K LISTA 3 ASSEGNATI IL 60,12% DEI SEGGI PARI A 378 DEPUTATI E 0,756 RESTO + 1 deputato LISTA 3 TOT. 379 LA LISTA 1 E LA LISTA 8 VENGONO ELIMINATE PER NON AVER RAGGIUNTO LO SBARRAMENTO DELL’1% TUTTE LE ALTRE LISTE VANNO RIPROPOZIONATE CON LA SEGUENTE EQUAZIONE MATEMATICA : LISTA 2 + LISTA 4 + LISTA 5 + LISTA 6 + LISTA 7 + LISTA 9 =39,88 (K E’ IL COEFFICIENTE CORRETTIVO) 1,45%K + 7,82%K + 8,43K + 8,84%K + 27,43%K + 18,29K = 39,88 72,26K = 39,88 ; K = 39,88/72,26 ; K = 0,5519 LISTA 2 aveva ottenuto l’1,45% viene corretto con 1,45 x 0,5519 = 0,80% pari a 5 deputati e 0,0,04 resto LISTA 2 TOT. 5 LISTA 4 aveva ottenuto il 7,82% viene corretto con 7,82 x 0,5519 = 4,31% pari a 27 deputati e 0,153 resto LISTA 4 TOT. 27 LISTA 5 aveva ottenuto l’8,43% viene corretto con 8,43 x 0,5519 = 4,65% pari a 29 deputati e 0,295 resto LISTA 5 TOT. 29 LISTA 6 aveva ottenuto l’8.84% viene corretto con 8,84 x 0,5519 = 4,88% pari a 30 deputati e 0,744 resto + 1 deputato LISTA 6 TOT. 31 LISTA 7 aveva ottenuto il 27,43% viene corretto con 27,43 x 0,5519 = 15,14% pari a 95 deputati e 0,382 resto LISTA 7 TOT. 95 LISTA 9 aveva ottenuto il18,29% viene corretto con 18,29 x 0,5519 = 10,09% pari a 63 deputati e 0,567 resto + 1 deputato LISTA 9 TOT. 64 Questo schema può essere applicato anche a ogni singolo collegio regionale, ma ovviamente in questo caso a livello teorico qualche rischio di ingovernabilità può esserci. Recapito : Antonio Romano corso Siracusa 181 – 10137 Torino email : romanofamiglia@libero.it

#6 Francesco B., 18/2/2012

Ma davvero il PD pensa che possa bastare una riduzione di 195 parlamentari (65 senatori e 130 deputati) ? E’ una vergogna! Mi sembra una riduzione ridicola e una proposta formulata sull’onda della protesta popolare così tanto per far vedere che si fa qualcosa. Se questa proposta va avanti avremmo chiara percezione di quanto anche il nostro partito sia diventato casta e quanto questa casta sia determinata nel difendere il proprio scranno e i propri privilegi. Caro Bersani questa non è una proposta seria. Se davvero vogliamo essere credibili dobbiamo dare un’occhiata al resto del mondo, a paesi ben più grandi del nostro. Ma lo sapete quanti parlamentari ha la più grande potenza economica mondiale, gli USA ? 435 deputati e 100 senatori su oltre 250 milioni di abitanti. Facendo un calcolo proporzionale, l’Italia dovrebbe avere un massimo di 100 deputati e 25 senatori, invece il PD si “accontenta” di una riduzione che porterebbe il numero di parlamentari a 750 (500 deputati e 250 senatori). Ma davvero il PD pensa che gli elettori siano stupidi o che, per dirla alla Bersani, “abbiano le fette di salame sugli occhi” e “il cervello arrugginito” ?. Vogliamo farci ridere dietro da tutto il mondo ? Mi auguro che su questo tema il partito si dia una regolata, senza aspettare a correggere il tiro quando monterà la protesta popolare ? E non si dia tutta la colpa agli altri partiti, perché se si va ad una trattativa deve essere chiara la nostra proposta e non mi pare che il PD abbia insistito tanto per arrivare ad una riduzione di almeno il 50% degli attuali parlamentari. Quindi, suvvia segretario siamo seri ! Dimostriamo veramente che il nostro primo interesse è “l’Italia” e non diamo spago al qualunquismo di chi pensa che i partiti siano tutti uguali.

#7 Alfiero Severini, 5/3/2012

Sono un italiano residente all'estero da molti anni e vorrei esprimere la mia contrarietà nei riguardi della presente (e a quanto pare, futura) legge elettorale che riserva rispettivamente 8 (camera) e 4 (senato) seggi nelle cosiddette circoscrizioni estere. Esistono gli italiani all'estero, ma non possono e non devono esistere dei collegi elettorali esteri. L'Italia per fortuna non ha colonie o DOM/TOM come la Francia. Molti italiani che come me seguono le vicende politiche quotidiane sono molto infastiditi da questa modalità di espressione del voto. Se si vuole consentire agli italiani all'estero di votare, benissimo. Ma allora che si voti per corrispondenza come si fa nella maggior parte dei paesi. Perché gli italiani all'estero dovrebbero votare per candidati residenti in altri stati, che vivono realtà diverse e che comunque non hanno niente a che vedere con la realtà italiana? Ripeto non mi sento rappresentato e non voglio essere rappresentato dal signor RAZZI o da chiunque altro. Sono convinto che agli italiani in Italia non importa nulla del voto degli italiani all'estero, la prova è che vengono collocati in una riserva, in modo da evitare interferenze. A noi italiani all'estero, non interessa affatto inviare dei "nostri" rappresentanti. Quelli che ci sono in Italia, bastano ed avanzano. Meglio 500 che 508, meglio 250 che 254. Spero che ne teniate conto. Grazie

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