Un permesso di soggiorno a punti come la patente. 30 crediti per poter restare in Italia senza deroghe e senza proroghe. Questo è quanto emerge dall'ultimo Consiglio dei ministri dove, da tempo, la Lega gestisce il bello e cattivo tempo. Il Carroccio, padrone delle decisioni del governo Berlusconi ha voluto creare un percorso ad ostacoli per fermare all'arrivo di stranieri in Italia.
L'Accordo di integrazione prevede che per ottenere il permesso di soggiorno, lo straniero conosca la lingua italiana e la Costituzione; rispetti, aderisca e promuova i valori di libertà, uguaglianza e democrazia; garantisca l’obbligo scolastico dei figli minori.
Letti in sequenza gli obblighi di adempimento non sono poi un gran ché al punto che potrebbero addirittura essere condivisi. Ma non è così e Maroni e Gelmini (i due ministri che hanno messo a punto la “genialata”) lo sanno bene.
Per sbugiardare l'intero complesso delle pregiudiziali al permesso di soggiorno basta ragionare al contrario. Basta quindi porsi la domanda: quanti italiani conoscono l'italiano, la Costituzione, rispettano, aderiscono e promuovono i valori di libertà, uguaglianza e democrazia e garantiscono l’obbligo scolastico dei figli minori?
E volendo andare ancora più nello specifico quanti leghisti conoscono l'italiano e soprattutto la Costituzione italiana? Non sono loro quelli che non tifano Italia ai mondiali di calcio, non conoscono le parole dell'inno di Mameli e vorrebbero fare pulizia intima con il drappo tricolore? Non sono loro quelli del federalismo dei giorni festivi e bagno nel Po nei giorni feriali?
Ma torniamo ai crediti di soggiorno e al regolamento che si applica allo straniero con età fra i 16 e 65 anni: la conoscenza della sola lingua parlata a livello A1 (secondo il quadro europeo) riconosce 10 crediti; la conoscenza a livelli superiori a B1 a ben 30 crediti. La frequenza con profitto di un corso della durata di almeno 80 ore 4 crediti, e la frequenza di un anno scolastico 30. Il maggior numero di crediti si ha con l’acquisizione del titolo di dottore di ricerca, ben 64 crediti. Ed ancora: la sottoscrizione di un contratto di locazione pluriennale vale 6 crediti e corsi di formazione nel Paese di origine 4.
In compenso (e grazie!) lo Stato si impegna a sostenere il processo di integrazione attraverso l’assunzione di ogni idonea iniziativa in raccordo con le Regioni, gli enti locali e il non profit. Quindi assicura la partecipazione gratuita ad una sessione di formazione civica e di informazione sulla vita in Italia della durata di un giorno. E infine lo Stato assicura “il godimento dei diritti fondamentali e la pari dignità sociale delle persone senza distinzione di sesso, razza, di religione, di opinioni politiche e di condizioni personali e sociali, prevenendo ogni manifestazione di razzismo e di discriminazione”. Sarebbe difficile pensare il contrario!!!!
Per Livia Turco, presidente forum Immigrazione del Partito democratico, “con il permesso di soggiorno a punti l’integrazione diventerà una corsa ad ostacoli che penalizzerà tutti: immigrati e italiani”.
“In Canada – ha sottolineato la Turco - dove vige il permesso a punti, ci sono reali politiche di ingresso regolare e di integrazione, mentre qui in Italia le amministrazioni locali sono state abbandonate di fronte alle emergenze. Insomma – ha concluso - se proprio si deve copiare, che almeno si copi bene”.
“Ormai è la Lega a determinare l’agenda del governo e lo dimostra il ‘verdissimo’ consiglio dei ministri di oggi in cui il carroccio, in un solo colpo, ha portato a casa il primo regolamento d’attuazione del federalismo e il regolamento relativo ai crediti del permesso a punti per gli immigrati. Il Pdl è ormai sempre più marginale”. Questo il commento della coordinatrice delle commissione istituzionali del Pd alla camera, Sesa Amici.
A.Dra