IL PARTITO
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Articolo

Sfruttare rinnovabili e razionalizzazioni del sistema energetico

Documento conclusivo votato in Assemblea

pubblicato il 22 maggio 2010 , 2011 letture
Commissione green economy

Sintesi della discussione

Parlare di economia verde vuol dire parlare di un modello alternativo di società e economia, vuol dire rimettere in discussione il modello di sviluppo economico e sociale fin qui conosciuto, nei fatti alla base delle due drammatiche crisi che stiamo vivendo, la crisi climatica e quella economica, entrambe prodotte da una pressione sulle risorse naturali, dalla attenzione al solo aspetto quantitativo dello sviluppo e al crescere dei consumi finanziati a debito, dalla mancata considerazione del vincolo ambientale e della necessità di costruire un nuovo equilibrio.

Ambiente ed economia non sono in contraddizione: alcuni grandi paesi hanno avviato politiche industriali di ampio respiro basate sulla sostenibilità ambientale come accaduto in Francia, Germania, Gran Bretagna e come sta accadendo con i piani di investimento promossi dalla amministrazione Obama; alcune imprese stanno scegliendo volontariamente di adeguare la propria attività a criteri di sostenibilità ambientale perché vedono in questa prospettiva una solida possibilità di crescita; alcuni settori stanno orientando la loro produzione verso processi e prodotti a basso impatto ambientale con segmenti che possono crescere ulteriormente: nella chimica, ad esempio, o nel settore automobilistico. Allo stesso modo si può pensare ad un nuovo sviluppo del settore agroalimentare, per rispondere al meglio all’esigenza di produrre in futuro quantità sempre maggiori di cibo ma riducendo l’impatto sull’ambiente.

L’economia verde deve essere al centro della politica industriale, di una politica nazionale di sviluppo, è una chiave per uscire dalla crisi economica, per costruire crescita sostenibile, per creare nuovi posti di lavoro.

Scegliere la prospettiva dell’economia verde vuol dire rimettere l’uomo al centro del modello di sviluppo, farlo con maggior forza e coerenza per ragionare di un nuovo umanesimo possibile proprio a partire dalla sostenibilità ambientale e sociale dei modelli di produzione e di consumo, della organizzazione delle città e dei tempi di vita e lavoro, dello sviluppo di una mobilità sostenibile e del rapporto da rinsaldare tra aree urbane e territorio circostante con le aree rurali che possono diventare esse stesse laboratori di nuovo sviluppo.

L’economia verde è una prospettiva concreta fondata sulla qualità del made in Italy e sulla ricerca, alla possibilità concrete offerte dall’efficienza energetiche e dalle rinnovabili che possono essere sfruttate meglio con la realizzazione di reti ad alta efficienza energetica.

Le amministrazioni locali possono avere un ruolo guida nel rendere concreta la prospettiva dell’economia verde, di un nuovo modello di sviluppo economico e sociale. Va riaffermata con forza la proposta di allentare i vincoli del patto di stabilità interno per consentire il finanziamento di spese per investimento e in particolare quelle relative a investimenti che migliorino l’efficienza energetica e la sostenibilità ambientale. Va rafforzata la rete degli amministratori locali; le nostre esperienze di governo a livello locale possono mostrare concretamente i vantaggi di questo nuovo modello di sviluppo, possono attuarlo con una serie di provvedimenti e misure puntuali che possono essere al centro anche di premialità da introdurre. I comuni, gli enti locali, possono dimostrare con la loro azione che la scelta dell’efficienza energetica, ad esempio, conviene anche a prescindere da motivazioni di carattere ambientale. Ci vuole però certezza nei tempi, semplicità nelle procedure, capacità di diffondere le buone pratiche.

L’economia verde non può prescindere dal territorio. È prioritario un piano nazionale di messa in sicurezza del territorio, un piano complessivo di riassetto idrogeologico che abbia finanziamenti adeguati. La nostra è una idea diametralmente opposta a quella del governo Berlusconi, che pensa ancora una volta di affidarsi ad un condono edilizio per recuperare risorse e l’entità così consistente del gettito aumenta la nostra preoccupazione. Noi diciamo un no chiaro ad ogni ipotesi di condono edilizio, a misure pensate per sanare abusi che pregiudicano la sicurezza del territorio e l’incolumità delle persone, che danno la possibilità di continuare attività ad alta infiltrazione della criminalità organizzata. Il rispetto delle regole, del territorio, della sicurezza delle persone deve essere la nostra prima preoccupazione. Piuttosto che l’ennesimo condono va invece avviato un piano sistematico di messa in sicurezza del territorio anche contrastando lo spopolamento delle aree montane, un piano nazionale di riassetto idrogeologico, superando la frammentazione attuale delle competenze e ripristinando i fondi tagliati dal governo Berlusconi.

In generale va ripensato il rapporto tra città e territorio circostante e rivisto il meccanismo degli oneri concessori che, in assenza pressoché totale di altre risorse certe, spinge i comuni a favorire un uso eccessivo del territorio. La leva fiscale può essere usata in modo virtuoso con incentivi chiari come il ripristino dello sgravio del 55% per le riqualificazioni energetiche che deve essere rifinanziato e reso stabile e con l’introduzione di una carbon tax che consenta di spostare l’onere della tassazione dalle persone e dal lavoro alle cose e in particolare al consumo di energia ad alto impatto ambientale.

La discussione ha confermato la validità dell’impostazione del documento presentato che può quindi essere la base per l’avvio della discussione nei circoli e gli approfondimenti successivi.
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