Sulle intercettazioni Fini attacca Schifani,che replica, Fini ri-replica e Bondi e Quagliarello lo attaccano. Finalemnte, grazia all'apporto del Pd, il ddl sulle intercettazioni torna in Commissione per ulteriori studi ed emendamenti perché così come è non va bene affatto.
Il rinvio in commissione è stata la logica conseguenza dello scontro nella maggioranza e dopo che il vice capogruppo del Pd Luigi Zanda ha chiesto al presidente Schifani di rinviare il testo in commissione Giustizia perché “ci sono emendamenti importanti della maggioranza con novità consistenti”.
Il senatore Giovanni Legnini ha elencato “le otto domande, facili quanto drammatiche, alle quali maggioranza e governo devono rispondere di fronte ai cittadini”: quali effetti produrranno le norme restrittive del diritto di cronaca sugli atti già resi pubblici o disponibili ai difensori delle parti? Chi garantirà la correttezza del riassunto da pubblicare, la sua lunghezza, la sua idoneità a riferire la completezza dei fatti anche nell’interesse degli indagati? E che cosa ne sarà di questa nuova categoria di atti che in virtù delle disposizioni processuali sarà pubblica ma non sarà pubblicabile sulla stampa? Quali saranno le nuove modalità diffusive di informazioni non pubblicabili ma di enorme interesse per l’opinione pubblica? E che succederà quando tali atti pubblici ma non pubblicabili saranno pubblicati dalla stampa straniera? Dovremo andare all’estero per essere informati sui fatti del nostro Paese o potremo utilizzare i moderni strumenti telematici, internet, per attingere informazioni dall’estero e per rimediare al divieto di pubblicazione in Italia, sanzionato con il carcere? E che ne sarà delle indagini nelle quali si scoprirà, magari a distanza di anni, che il delitto fu consumato il primo o il centesimo giorno successivo alla cessazione della possibilità di proseguire nelle intercettazioni? E quali saranno i prezzi che dovremo pagare in termini di sicurezza e di tutela delle vittime dei reati, quando fra alcuni anni avremo contezza del fatto che imputati di estorsioni o usura in realtà appartenevano alle molte mafie del nostro Paese ma ciò non fu possibile accertarlo?
Per Andrea Orlando, presidente forum Giustizia del Partito Democratico, “l’opposizione ha segnato a proprio favore un punto che è il frutto di una coerente battaglia parlamentare. Il gruppo del Pd al Senato ha saputo indicare con chiarezza gli elementi inaccettabili di questo Ddl a partire dalla restrizione della capacità di indagine dei magistrati, che costituisce un vero e proprio vulnus alla sicurezza degli italiani.
Ci auguriamo che il passaggio in Commissione non sia utilizzato soltanto per risolvere i contrasti interni alla maggioranza ma sia anche un’occasione per ripensare l’impianto della legge, affrontare seriamente i meccanismi che consentano le fughe di notizie, paradossalmente incrementati dalla legge stessa, ed evitare che la tutela della privacy diventi il pretesto per limitare la libertà di informazione, per realizzare nuove impunità e per ridurre le capacità di contrasto al crimine dello Stato, così come la maggioranza ha cercato di fare fino a oggi”.
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Scene di un ordinario pomeriggio della maggioranza che coinvolgono però la seconda e la terza carica dello Stato... L'Aula del Senato affronta l'esame del ddl intercettazioni, il presidente della Camera Gianfranco Fini, attacca il provvedimento: "Ho dubbi sul testo al Senato del ddl sulle intercettazioni, è opportuno che il Parlamento rifletta ancora su questo testo»" Fini cita in particolare la norma transitoria (una modifica che rende applicabile il nuovo giro di vite anche ai procedimenti in corso)in contrasto con il principio di ragionevolezza: "Mi inquieta un po' anche il limite di tempo. Io non so se i 75 giorni sono un numero giusto o sbagliato: ma se si capisce che il giorno successivo al 75esimo accade qualcosa non si può continuare?"». Per il presidente della Camera "nn si può perciò usare la mannaia".
"Il ruolo del presidente del Senato è un ruolo di garanzia dei diritti della maggioranza e dell'opposizione. È un dovere di terzietà. Io non mi sognerei mai di dare giudizi politici o di merito su provvedimenti all'esame dell'altro ramo del Parlamento" è il duro commento del presidente del Senato Schifani, che sceglie di replicare con una dichiarazione ai giornalisti nel transatlantico di Palazzo Madama. "Da quando sono presidente del Senato - spiega scuro in volto - non mi sono mai occupato di dare valutazioni politiche nel merito di argomenti all'esame di questo ramo del Parlamento che pure presiedo". A breve la contro-replica di Fini: "Rispetto totale per l'autonomia del Senato. Il presidente Schifani non può però fingere di non sapere che prima di presiedere la Camera ho contribuito a fondare il Pdl, di cui anch'egli è espressione. Sulle questioni relative alla legalità e all'unità nazionale non ho intenzione di desistere dallo svolgere un ruolo politico".
Per Anna Finocchiaro, Presidente dei senatori del Pd, “il contrasto tra Fini e Schifani si manifesta come uno scontro istituzionale. Al fondo di tutto questo c'è un nodo politico del tutto irrisolto. Questo disegno di legge e' l'ennesima occasione in cui si mostrano differenze politiche di grande rilievo nella maggioranza. Ed e' evidente che Schifani reagisca all'intervento di Fini: e' come se il Presidente della Camera, oltre che osservazioni di merito, affermasse che il Senato non e' riuscito a svolgere il ruolo di rappresentanza vera delle opinioni in campo e non fosse in grado di giungere ad una decisione autonoma e autorevole, raggiungibile invece alla Camera, luogo dove si manifesterebbe appieno il ruolo del Parlamento".
"E siccome questo poggia su un fondo di verità, perché la maggioranza ha condotto su questo testo un balletto indecoroso che ha svilito il ruolo del Senato, e' difficile dare torto a Fini".
"Questo era esattamente uno dei motivi della nostra dura opposizione".
"Da questo punto di vista il ritorno della discussione in Commissione – ha concluso la senatrice del PD - prova a riscattare il ruolo del Senato. Si tratta di una nostra vittoria, figlia di una nostra battaglia parlamentare forte e seria".
Maurizio Migliavacca, coordinatore della segreteria del Pd, attacca: “Sulle intercettazioni siamo ormai nella maggioranza al tutti contro tutti. La confusione è al massimo: un provvedimento sbagliato, che limita le possibilità di indagine sulla criminalità e che mette il bavaglio all’informazione, viene spinto a forza malgrado che anche nella maggioranza le posizioni critiche stiano facendosi sentire. Nella maggioranza al posto di prendere atto delle proteste e delle divisioni e di fare un passo indietro si è imboccata la strada del litigio: e per fortuna che dovevano essere il partito dell’amore".
Sandro Bondi, che da ministro attacca la maggioranza contor i tatgli alla cultura, da cooridnatore del PDL invece attacca ilc ofondatore del suo partito: "
Mi chiedo non se sia corretto ma se sia utile e ragionevole che il presidente della Camera esprima un giudizio politico nel merito di un provvedimento nel mentre lo si sta discutendo nell'Aula del Senato". Per Gaetano Quagliariello, vicepresidente dei senatori Pdl, "Fini ha tutti gli strumenti per superare il conflitto d'interessi che deriva dal suo doppio ruolo di presidente della Camera e capo di una minoranza interna al Pdl".
Intanto i senatori del PD fanno appello alla maggioranza per modificare il testo. Altrimenti, l'ostruzionismo sarà inevitabile.