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Solidarietà a Pietro Ichino

Terrorismo: condannate in appello le nuove br, a lettura sentenza in aula, slogan minatori contro il senatore Pd e giuslavorista, Pietro Ichino, e per la guerra di classe. Solidarietà al senatore, da parte di tutto il Partito democratico. Finocchiaro: "Parole su Ichino segno disperazione intellettuale. Orlando: “Episodio da non sottovalutare”

pubblicato il 27 giugno 2010 , 575 letture
Si è concluso a Milano, presso la Corte D’Assise il processo d’ Appello dei 14 imputati, accusati, a vario titolo, di associazione a delinquere, con finalità di terrorismo, banda armata e detenzione di armi, arrestati nel 2007 con l'operazione “Tramonto” della Dda di Milano.

Il verdetto finale ha inflitto 13 condanne ai sovversivi. In particolare, la Corte ha condannato a 14 anni e 7 mesi Davide Bortolato e Claudio Latino, rispettivamente leader delle cellule padovana e milanese, riducendo parzialmente la condanna in primo grado. E' stato assolto, invece, perché il fatto non costituisce reato, Federico Salotto.

Diminuite di qualche mese le pene per Vincenzo Sisi, ritenuto leader della cellula torinese, condannato a 13 anni e 5 mesi, per Bruno Ghirardi, 10 anni e 10 mesi, per Massimiliano Toschi 10 anni e 11 mesi a e per Massimiliano Gaeta, condannato a 8 anni di detenzione.

La rabbia del pubblico è esplosa dopo la lettura del verdetto del processo alle cosiddette Nuove Brigate Rosse del partito comunista politico-militare, dentro e fuori dall'aula della Corte d'Assise. Una quarantina di persone tra parenti e amici degli imputati, hanno intonato slogan contro il giuslavorista e senatore del Pd, Piero Ichino, urlando più volte: "Ichino assassino!" e in favore della "guerra di classe" e della "rivoluzione", insieme ad alcuni degli imputati stessi, presenti nelle celle in aula.

Secondo l'accusa, il gruppo che si rifaceva alla “Seconda posizione” delle brigate rosse, l'ala “movimentista”, quella che cercava il consenso del proletariato da affiancare alla lotta armata, aveva in programma attentati contro diversi obiettivi, tra cui il giuslavorista e senatore del Pd, Pietro Ichino. "Ci armiamo per ammazzare Ichino", si sentiva dire da uno degli imputati in un'intercettazione. Intercettazioni che gli imputati e i loro difensori hanno più volte contestato nel corso del processo perché, a loro dire, sono state "stravolte", costruendo "dei fatti sul nulla".

A seguito delle pesanti minacce rivolte ad Ichino, il Pd si è stretto con solidarietà attorno al senatore. La Presidente dei democratici al Senato, Anna Finocchiaro, ha espresso solidarietà a nome di tutto il gruppo del Pd. “Le parole usate da delinquenti in un tribunale che li stava giudicando per accuse di terrorismo e associazione a delinquere, sono il segno di una disperazione intellettuale e di una viltà umana che non ha eguali”, ha dichiarato Finocchiaro. “Pietro Ichino è una persona retta, un grande studioso che mette ogni giorno le sue idee al servizio della nostra democrazia. Non smetteremo mai di combattere ogni forma di violenza politica e di intimidazione".

Parole simili, quelle del vice-capogruppo Luigi Zanda, che ha definito "vile e squadrista chi insulta Ichino per le sue idee". Secondo Zanda quella pronunciata dal tribunale contro i terroristi è stata "una sentenza giusta di un tribunale giusto, macchiata da una manifestazione di viltà nei confronti di una persona perbene e mite come è Pietro Ichino, minacciato e insultato per le sue idee da chi rifiuta la democrazia in nome di una violenza squadrista".
Anche il responsabile economia del partito Stefano Fassina ha espresso solidarietà e stima a Pietro Ichino. “Da tanti anni – ha dichiarato Fassina -Ichino con passione e competenza, contribuisce a un dibattito importante per il miglioramento delle condizioni dei lavoratori e delle lavoratrici. E certamente continuerà ad essere protagonista".

Secondo il Responsabile giustizia Andrea Orlando gli slogan urlati in un aula del tribunale di Milano contro Pietro Ichino, hanno rappresentato un episodio gravissimo. E come tale, esso non deve essere in nessun modo sottovalutato. Ha ammonito Orlando: “Queste minacce, stanno a significare che Ichino, già in passato dichiarato nemico dalle Nuove Brigate Rosse, continua a subire le minacce da certo estremismo filo- terrorista. Ci appelliamo per questo alle forze dell`ordine e alla magistratura perché non abbassino mai la guardia nel proteggere Ichino".

Questa triste vicenda dimostra che è necessario mantenere alto il livello dell'attenzione verso il brigatismo che, seppure duramente contrastato in questi anni, riesce evidentemente ancora a raccogliere incomprensibili simpatie.

Anto P.
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