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I diritti sono di tutti, di Shirin come di Sakineh
Pietro Marcenaro ed Ettore Martinelli hanno accolto a Torino Shirin Ebadi, Premio Nobel per la pace 2003. Al centro del dibattito la vicenda di Sakineh (guarda il video e il manifesto PD: SALVIAMO SAKINEH)
pubblicato il
6 settembre 2010
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Dal palco della Festa Democratica Nazionale, il tema dei diritti è al centro dei dibattiti, in quanto rappresenta il fulcro della politica economica e sociale del Partito Democratico. Ospite d’onore della domenica sera è stata Shirin Ebadi, avvocato e pacifista, Premio Nobel per la pace nel 2003, prima donna musulmana e iraniana ad ottenere questo riconoscimento.
“Parlare di diritti con una presenza così autorevole è un onore”, ha esordito Ettore Martinelli, Consigliere comunale Pd di Milano e repsonsabile Diritti nella segreteria nazionale. “Il Partito Democratico si caratterizza come il Partito dei diritti: unioni civili, testamento biologico, immigrazione, devono essere caratterizzare il nostro agire politico –ha detto Marinelli - e se i diritti umani non sono negoziabili, l’unica persona da cacciare dal Mediterraneo è il dittatore libico Gheddafi, che giornalmente nega i diritti umani nei carceri che ha fatto costruire”.
“Dobbiamo sentirci figli delle grandi tradizioni europee, che siano la rivoluzione francese, il socialismo o i movimenti cattolici “, ha concluso Martinelli, lasciando la parola Pietro Marcenaro.
Il Senatore Pd, Pietro Marcenaro, Presidente della Commissione diritti Umani, ha subito esternato l’onore da parte del Pd, nell’avere come ospite Shirin Ebadi , che non è più rientrata a Teheran dopo la rivoluzione islamica: “Oggi la discussione avviene in un momento drammatico quando si sta cercando di impedire le barbarie contro una giovane donna iraniana, Sakineh Mohammadi Ashtiani, condannata a lapidazione per presunto adulterio. Quanto serve la mobilitazione internazionale per salvarla? – ha chiesto Marcenaro a Shirin Ebadi - E cosa si può fare per dire basta alla repressione democratica in Iran e aiutare lei e coloro che si battono nel suo Paese?".
Queste le parole del Nobel della pace 2003: “Dopo la rivoluzione islamica sono state approvate delle leggi ingiuste nel Paese come: la fustigazione, il taglio delle mani, la lapidazione, la crocifissione. Queste leggi non vanno d’accordo con la cultura iraniana, è per questo che il popolo non le accetta. Come sapete, se una donna sposata commette adulterio deve essere uccisa con la lapidazione. Sono 30 anni che protestiamo contro questa legge, ma ci hanno risposto che sono le regole islamiche. Un miliardo e 500 milioni di musulmani vivono sulla terra e queste punizioni sono state abolite nella maggior parte dei paesi musulmani nel mondo: in Malesia, Indonesia, Marocco, Tunisia, Egitto, ed altri. Solo in Iran ed Arabia esaudita esistono queste forme di punizione. Noi pacifisti dunque chiediamo al regime: solo voi siete musulmani?, anche alcuni esponenti del clero non sono d’accordo ma il regime insiste con il rispetto di queste leggi".
“Oltre a Sakineh – ha proseguito Shirin Ebadi -che è stata condannata definitivamente e attende la morte fra qualche giorno, ci sono in carcere tante altre persone che aspettano una punizione di questo genere. Io vi ringrazio della solidarietà che dimostrate verso questa donna ma io vi chiedo di chiedere che queste leggi siano abolite, cambiate. L’età della punibilità si è abbassata per le bimbe a 9 anni, per i maschi a 15 che sono puniti come gli adulti. Inoltre, vi informo che l’Iran ha il primato mondiale delle esecuzioni di minori nel mondo”.
“Il non rispetto dei diritti umani in Iran è legge -ha spiegato la pacifista iraniana -. Per cambiare le cose, prima di tutto è nostro dovere informare il mondo su quello che sta accadendo. Il sostegno dei cittadini del mondo per noi è molto importante e voi italiani avete mostrato molta solidarietà verso il popolo iraniano. La vostra protesta è molto importante, quanto aumenteranno, il regime sarà costretto a fare ciò che gli chiede il mondo, anche in passato ha fatto un passo indietro, come il rilascio di Roxana, una giornalista condannata perché è stata accusata di essere una spia e condannata. Vi prego continuate le vostre proteste, molto utili per noi”.
Marcenaro ha ricordato da ultimo il libro ‘La gabbia d’oro’ scritto da Shirin Ebadi che racconta una storia esemplare di violenza distruttiva, addirittura dentro gli stessi rapporti familiari, ed ha invitato la pacifista iraniara a raccontarci, avvenuti a seguito delle elezioni del regime nel giugno 2009.
“Dopo le elezioni del giugno 2009 – ha chiarito Shirin Ebadi - molte persone hanno manifestato pacificamente contro il risultato elettorale, annunciato dalle elezioni. Alla fine della manifestazione dal tetto di un palazzo governativo è stato sparato sulla folla, ci sono stati molti feriti e molti morti, e questo è stato l’inizio delle violenze contro il popolo. Il giorno dopo la polizia ha ucciso 5 studenti nel dormitorio dell’università e molte persone sono state arrestate, giornalisti, studenti, professori, avvocati e alcuni sono morti torturati in carcere. Le proteste contro le torture furono così forti che il governo ha dovuto condannare anche alcuni torturatori.”
“A noi pacifisti interessava sapere come avvengono i processi a porte chiuse –ha detto con commozione - e perché avvengono delle torture che il regime poi nega. Noi pacifisti abbiamo ribadito: se voi non applicate la giustizia noi la chiederemo nei tribunali internazionali”.
Marcenaro ha poi chiesto a Shirin Ebadi se non ci sia una debolezza di fondo del Regime iraniano e l’opposizione iraniana a che punto è?
“Il movimento verde è un movimento democratico, non ideologico, in cui confluiscono vari orientamenti diversi: alcuni credono che lo stato e la religione debbano separarsi, altri che rispettando la costituzione esistente, si può fare il primo passo. Quale prevarrà, si vedrà in futuro, tutte sono per la democrazia e la libertà e contro il regime. È un gruppo senza una gerarchia, si distende in forma orizzontale. Non c’è un capo”.
“Ogni giorno si allarga la divisione tra il regime e il popolo – ha concluso Shirin Ebadi -. Le madri dei figli in carcere si vestono di nero e stanno fuori le carceri in silenzio e il comitato di madri in lutto ha avuto adesioni in tanti parti del mondo. La gente continua a lottare e sono certa che la democrazia avverrà presto in Iran”.
Anto. Pro.