Dopo le contestazioni a Renato Schifani e Raffaele Bonanni, il Partito democratico non ha nessuna intenzione di rinunciare alle feste. A chiarirlo è stato il segretario Pier Luigi Bersani.
"Intendiamo tenere aperte le nostre feste, sono feste popolari e luoghi aperti", ha sottolineato il leader democratico, "l'ordine pubblico lo tutela chi deve tutelarlo. Non vogliamo organizzare katanga", ha aggiunto ricordando i servizi d'ordine del movimento studentesco.
“Ho già espresso a Bonanni rincrescimento e condanna per l'aggressione subita", ha spiegato "ho visto però qualche commentatore che ha messo di mezzo il Pd, ma non ho letto uguali riflessioni nel caso dell'incidente di Alfano quando Tremonti, Calderoli e Maroni subirono l'aggressione di tifosi. Nessuno disse che la Lega non era in condizione di organizzare dibattiti".
Quanto al Pd, ha insistito "sono in corso centinaia di feste che si svolgono regolarmente con interlocutori i più vari e avversari politici. Sono uno dei pochissimi luoghi in cui avviene una discussione politica in Italia e c'è da preoccuparsi che altri stiano rinunciando".
Pier Luigi Bersani è poi tornato ad attaccare la maggioranza. "Sono in una situazione di evidente confusione mentale" ha commentato il segretario del Pd, "non sanno se far battere la palla o buttarla sugli spalti. Alla fine cercheranno disperatamente di prendere tempo e far battere la palla".
C'è però, ha sottolineato il leader del Partito democratico, "un piccolo particolare dei dati Ocse. Siamo quelli che hanno perso di più e in coda a questa tenue ripresa gli unici con il segno meno davanti per il terzo trimestre consecutivo. Se non torniamo a parlare dell'Italia e dei problemi economici e sociali, rischiamo una totale delegittimazione del politica. E' un teatro indecoroso e noi un po' ce ne tireremo fuori - ha assicurato - alla festa di Torino parleremo di economia e lavoro".