AGRICOLTURA
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Proposta programmatica

Coltiviamo il futuro. Proposte per l’agricoltura italiana

Proposta approvata dall'Assemblea nazionale Varese 2010

pubblicato il 7 ottobre 2010 , 5069 letture
Grano  Grano

Il «prezzo» della crisi: i dati macro

Nell’ultimo anno l’agricoltura italiana ha pagato durissimo il prezzo della crisi che ha investito l’economia globale. Dati alla mano, il settore agricolo ha fatto registrare una flessione del valore della produzione, ai prezzi di base, dell’8,3%, assestandosi a 47,5 miliardi di euro correnti, ossia su risultati simili a quelli incassati nel 2005 e 2006, prima degli anni di ”esplosione” dei prezzi. Sul risultato negativo ha inciso la flessione sia delle quantità prodotta (-2,5%) sia dei prezzi dei prodotti agricoli (-6,0%) . Cadute consistenti dei prezzi di vendita dei prodotti agricoli si sono registrate per gran parte dell’anno e per quasi tutte le produzioni. Parallelamente, la spesa per consumi intermedi, nel 2009, è diminuita, a valori correnti, di quasi 5 punti percentuali grazie ad un effetto congiunto di riduzione dei prezzi (-3%) e di quantità impiegate (-1,8%). In ogni caso la riduzione generale dei prezzi degli input produttivi è risultata meno pronunciata rispetto all’aumento dei prezzi dei prodotti venduti: questo si è tradotto in una contrazione della ragione di scambio della fase primaria e, soprattutto, in un calo dei redditi degli agricoltori italiani che è stato del 25%, rispetto ad una media UE del 12,5%. Gli effetti della crisi economica si sono poi mostrati sul mercato del lavoro con la flessione dell’occupazione cominciata nella seconda metà del 2008 e aggravatasi nel corso del 2009. Secondo la Rilevazione sulle forze di lavoro dell’Istat, già a partire dal secondo trimestre del 2008, infatti, l’occupazione ha smesso di crescere per poi diminuire per tutto il 2009, tra il secondo trimestre 2008 e l’ultimo del 2009 si sono persi 823 mila occupati. Come spiega la relazione della Banca d’Italia, e come si evince dai dati di contabilità nazionale, tra il 2008 e il 2009 la riduzione dell’input di lavoro è ancor più rilevante se calcolata in termini di ore lavorate (-3,6%).
L’industria alimentare: la «ripartenza» stentata L’industria alimentare, grazie alle sue ben note caratteristiche anticicliche, è riuscita a contenere gli effetti della crisi, evidenziando una dinamica, anche se non positiva, nettamente migliore di quella media del manifatturiero. Il fatturato dell’industria alimentare italiana nel 2009, secondo le stime di Federalimentare, è rimasto pressoché allo stesso livello del precedente anno, vale a dire su 120 miliardi di euro, mettendo in luce una stasi in termini di valori a prezzi correnti, che presup- 2 AGRICOLTURA pone una diminuzione a valori costanti. In particolare, nell’ultimo anno è venuta meno la spinta propulsiva costituita dalle esportazioni, che negli anni precedenti aveva contribuito in modo determinante alla crescita del fatturato. Infatti, sempre secondo Federalimentare, nel 2009 le esportazioni sono diminuite del 4,9%, fermandosi a 18,9 miliardi di euro. Il dato più preoccupante, sempre nell’ambito dell’industria alimentare (includendo ancora il tabacco), è quello relativo all’occupazione: nel 2009 si rileva una contrazione del 4,1% rispetto al precedente anno, scendendo a 484 mila addetti. Ciò significa che nell’ultimo anno si sono persi circa 20 mila posti di lavoro nel settore. In definitiva, il settore agroalimentare stenta a recuperare quanto perso lo scorso anno. A ciò, purtroppo, si devono aggiungere le nuove emergenze globali su cui l’agricoltura per la sua natura settoriale ha, e avrà in futuro, un ruolo determinante come la scarsità di risorse (acqua e cibo), l’emergenza ambientale e, soprattutto, quella di mercato determinata dall’inedita, per intensità e durata, volatilità dei prezzi agricoli. Una situazione, quest’ultima, destinata ad accompagnare l’evolversi dei mercati agricoli in futuro e che necessita di adeguati strumenti di gestione che vadano verso la minimizzazione del rischi ad essa connessi.
Politiche agricole: tagli, omissioni e “distrazione” In questo preoccupante e drammatico scenario, il governo Italiano è stato pressoché assente negli ultimi due anni. Nessun intervento straordinario, come fatto dai principali partner europei (su tutti il caso della Francia con 2 programmi d’intervento per rilanciare il settore e una legge nazionale di ampie vedute sulla trasparenza dei rapporti contrattuali di filiera) ma neanche il mantenimento dell’ordinarietà necessario a garantire agli agricoltori italiani quantomeno ciò che gli era assicurato fino a due anni fa (agevolazioni contributive in zone svantaggiate, Fondo di solidarietà nazionale solo per citarne alcuni). Solo tagli (piani di settore, imprenditoria giovanile, energie rinnovabili, etc.) e qualche intervento sporadico a favore di pochi amici (emblematico il caso delle quote latte prima con una legge poco trasparente poi, addirittura, con un atto di forza nei confronti dell’Unione Europea). Significativo anche l’ultimo Documento di Programmazione Economica Finanziaria che, in questi giorni, è in discussione nelle commissioni parlamentari. Non una sola parola per l’agricoltura! Assenza, questa, che in ambito europeo diventa particolarmente preoccupante a un mese dalla presentazione della Comunicazione UE sulla riforma della politica agricola comune dopo il 2013 che ridisegnerà il quadro degli interventi in agricoltura per il prossimo futuro.

Sintesi delle nostre proposte 

A) Recuperare le emergenze dimenticate dal Governo

Stabilizzazione agevolazioni contributive per le aree svantaggiate e di montagna Il 31 luglio sono scadute le proroghe per le agevolazioni contributive per le aziende agricole situate in territori montani e in aree svantaggiate.
La non conferma di queste agevolazioni comporta l’aumento del costo del lavoro per le imprese che oscilla fra il 15 e il 25%, imprese che già vivono in situazione di grande difficoltà, in aree di montagna o in zone che per la loro natura economica sono riconosciute in ambito Europeo come zone svantaggiate.
La nostra proposta è di arrivare ad una sostanziale stabilizzazione delle agevolazioni per evitare un ulteriore aumento dei costi di produzione in un momento già particolarmente difficile.
Riduzione accisa gasolio per coltivazioni in serra Il Governo non ha confermato la riduzione dell’accisa per il gasolio per le imprese agricole impegnate in coltivazioni in serra.
Queste imprese di fatto si sono trovate un aumento consistente del costo del gasolio e quindi un aumento significativo dei costi di produzione che di fatto rischiano di precipitarli fuori dal mercato.
Il provvedimento riguarda i florivivaisti e i produttori ortofrutticoli.
Rifinanziare il fondo Bieticolo Saccarifero Nel 2004 quando in Europa si decise di ridurre la produzione di zucchero, l’Italia si trovò a dover ridurre la propria produzione di circa il 50%.
Vennero chiusi numerosi zuccherifici, in fase di trattativa l’Italia negoziò la possibilita di sostenere con risorse pubbliche gli impianti rimasti in attività che nel frattempo avrebbero dovuto ammodernare i propri impianti per riuscire a competere con i grandi produttori mondiali.
Il Governò si impegnò a finanziare per 5 anni il settore bieticolo saccarifero con un importo di 43 milioni di Euro anno.
Mentre le prime tre annualità sono state puntualmente corrisposte, l’attuale Governo ha sospeso il pagamento delle ultime due annualità.
Mentre gi impianti sono stati ammodernati e l’intera filiera invoca il rispetto degli impegni presi.
Fondo Solidarietà Nazionale Ripristinare interamente il fondo incentivante le assicurazioni contro le calamità naturali in agricoltura.
Questo fondo è stato via via svuotato dalla politica del Governo che anziché incentivare e favorire il passaggio da un sistema di pagamento a piè di lista dei danni subiti da calamità naturale ad un sistema di assicurazione privata rischia complessivamente di far fare dei passi indietro rispetto ad un percorso che l’intera Europa ci ha sempre invidiato.
Fondo per il settore lattiero caseario Dopo la vergognosa vicenda delle quote latte nella quale il Governo e l’allora Ministro Zaia hanno approvato una legge che di fatto premiava ancora una volta i furbi a danno degli onesti,dopo il vergognoso emendamento che ha rinviato di sei mesi il pagamento delle rate accordato con l’UE, che peserà per 5 mln di euro nelle tasche degli italiani, è necessario che vengano reperite immediatamente le risorse a sostegno di coloro che negli anni hanno prodotto latte rispettando le regole, acquistando quote o affittandole per restare nei limiti della loro produzione e nel rispetto della legge.
Questo fondo, previsto nella legge 33 del 2009 è stato totalmente dimenticato, mentre gli allevatori stanno chiudendo il prezzo del latte spesso non remunera neanche i costi.


B) proposte e prospettive Competitività

Interventi tesi a sostenere accorpamenti, crescita dimensionale, ricambio generazionale, imprese di donne, creazione di sistemi ed accordi tra imprese e di filiera, creazione di reti e distretti di imprese agricole avanzate, creazione di accordi (“vetrina Italia”) con ristorazione, commercio, turismo, ricettività, trasformazione.
Semplificazione e modernizzazione.
Occorre il coraggio di varare un grande piano di cablaggio delle imprese agricole, estensione autocertificazione, coordinamento e unificazione tra controlli ambientali, sanitari, urbanistici ecc.. Presentazione di una proposta di legge per l’eliminzione di alcuni adempimenti sotto una certa Sau, sotto un certo fatturato, e le imprese di giovani che avviano l’attività. Produzione di proposte di coordinamento e semplificazione del sistema dei controlli esercitati da soggetti e competenze diverse.
Credito In agricoltura sono poco diffusi e funzionali i consorzi Fidi, ma il tema del sostegno soprattutto alle imprese che investono ed innovano è rilevante. Sarebbe utile il varo di fondi di rotazione a sostegno degli investimenti innovativi, a sostegno delle esposizioni appesantite dalla stagionalità ecc..
Governance Rilettura e sfoltimento degli enti operanti nel settore (creazione di una sola grande agenzia di servizi e di analisi per l’innovazione dell’ agricoltura???) costruzione di un patto tra Stato , regioni, e mondo agricolo per la semplificazione degli enti e delle competenze, che predisponga un dossier ed avvii un negoziato con la UE.
Ricerca Il ruolo della ricerca in agricoltura ha consentito di raggiungere importantissimi risultati che spaziano dalla qualità delle produzioni, la modernizzazione delle tecniche agrarie, il risparmio idrico, sull’impatto dell’attività agricola, la possibilità di tracciare e rintracciare, al recupero di straordinarie colture,semi, razze animali ecc.
Abbiamo bisogno di più ricerca e probabilmente di riformare il sistema semplificando, ottimizzando l’organizzazione del sistema esistente.
Fisco Alleggerimento fiscale legato a qualità e buone pratiche ambientali e sociali. Penalizzazione legata ad uso sostanze chimiche, inquinamento ambientale e genetico… Ogm E’ utile partire da due garanzie fondamentali: a) la tutela del Consumatore e degli agricoltori che hanno investito in biodiversità, biologico e comunque colture ogm free; b) ricerca pubblica e trasparente sulle biotecnologie.
Il Pd ha elaborato in materia di Ogm una posizione seria ed articolata che ad oggi ne esclude l’utilizzo. Con le novità emerse con la proposta della commissione europea del 13 luglio, con cui si lascia libertà agli stati membri di coltivare o meno ogm, le posizioni delle regioni ci obbligheranno ad affrontare meglio il problema della coesistenza. A tal proposito e’ giusto ricordare come il nostro Paese sia l’unico a non aver ancora presentato un position paper sull’argomento.
Filiere Le filiere vanno non solo evocate, ma strutturate rimuovendo i passaggi eccessivi.
Lo si fa sostenendo gli sforzi tesi ad una migliore organizzazione, alla costruzioni di possibili piattaforme per le forniture, per la trasformazione, per la logistica, per la promozione. La filiera corta va sostenuta, così come la vendita diretta, incoraggiando i sistemi locali a rafforzare la valorizzazione dei prodotti locali ed il loro utilizzo. Proponiamo la costruzione di un serio lavoro di approfondimento con la Gdo Italiana  (che commercializza, lo ricordiamo oltre il 90% delle nostre produzioni alimentari).
Biodiversità Il 2010 è l’anno della biodiversità, che rappresenta per l’agricoltura una ricchezza straordinaria. La sua valorizzazione, la sua tutela, a fini di sviluppo locale, di recupero e trasmissione delle conoscenze sono citate con grande chiarezza dal Piano nazionale per la biodiversità, ma niente si è mosso al Ministero. Il Pd ha presentato una sua proposta di legge alla camera in materia di tutela della biodiversità agricola e alimentare.
Export Oltre ad innovare la nostra immagine, servirebbe riordinare la frammentazione esistente oggi tra Buonitalia, Ice, i numerosi enti regionali che si occupano di promozione ed export, a costruire un patto serio con la GDO verso l’estero.
Concertazione Uno dei limiti più grandi di questo Governo è stata la totale assenza di confronto e di concertazione sulle grandi partite aperte nel settore, riteniamo indispensabile, con le opportune innovazioni la istituzione di un adeguato TAVOLO AGROALIMENTARE, che coinvolga il mondo agricolo, ma anche i soggetti che a vario titolo possono essere coinvolti sulla materia, le Regioni che hanno competenze esclusive in materia agricola, e gli altri ministeri che producono effetti sulle politiche agricole (ambiente, economia, sanità ecc..) Stato regioni Troppo spesso in questo paese dimentichiamo che l’agricoltura è tra le materie attribuite alle regioni. Soprattutto lo dimentica il Governo che in più occasioni, anche molto recenti, non ha risparmiato attacchi al sistema regionale. Sappiamo che il grosso delle risorse in agricoltura provengono da Bruxelles, e che alle Regioni sono demandate la maggior parte delle scelte e delle decisioni in materia. Restano comunque allo Stato funzioni importanti e soprattutto il compito di coordinare e delineare uno scenario di sviluppo del sistema Italia. Questo compito in questa fase è tutt’altro che svolto. Sarebbe invece necessario fare il punto sugli Enti pagatori (Agea ed enti regionali), sulle esperienze dei CAA in alcuni casi molto positive, in altri piuttosto negative, sulla semplificazione, sulla promozione e sulla internazionalizzazione.
Un tavolo di lavoro permanente stato regioni che avvii un lavoro di aggiornamento del Sistema e delinei, anche attraverso una conferenza nazionale su Agricoltura, Alimentazione e Sviluppo Rurale, o comunque con una grande occasione di consultazione diretta ed On-line di agricoltori, filiere, distretti rurali, sistemi agroalimentari locali, una idea del sistema agricolo italiano per varare “un patto per l’agrolimentare  italiano”. Un patto capace di guardare al futuro.
Autorità alimentare La necessità di istituire un’Autorità per la sicurezza alimentare discende dal regolamento istitutivo dell’Efsa e approvato nel 2002 da Consiglio e Parlamento europeo.
Il Governo Prodi decise Foggia come sede italiana. La decisione dell’attuale governo di includere nella competenza del Ministero della salute della funzione di valutazione del rischio che invece deve essere affidata ad un organismo indipendente e giuridicamente terzo è sbagliata e va rivista.


(Integrazione al testo)

INTRODUZIONE

Costruire il futuro ripartendo da nuovi valori e missioni.
Le profonde trasformazioni economiche e sociali degli ultimi decenni e la rapida evoluzione dei bisogni di cittadini e consumatori hanno arricchito di nuovi contenuti le aspettative della società nei confronti del settore agroalimentare. La tradizionale funzione economico-produttiva dell’agricoltura rimane primaria e per essere svolta, nelle nuove condizioni dell’epoca, deve coniugarsi con una pluralità di valori collettivi legati alla valenza ambientale, sociale e culturale dell’agricoltura e dei territori rurali: l’agricoltore moderno, infatti, non è solo un produttore di beni alimentari, ma un soggetto attivo ed insostituibile nella tutela e valorizzazione del territorio e delle risorse naturali, promotore di coesione e sviluppo, garante della qualità, della tipicità e della sicurezza alimentare, patrimonio vivente di conoscenze e saperi. Tutto questo va anche nella direzione di una nuova PAC, che da qui ai prossimi mesi modificherà l’intero sistema di aiuti che l’Europa trasferisce agli stati membri.


SFIDE GLOBALI E PAC

A livello mondiale, sul piano economico, stiamo vivendo una fase storica in cui si assiste, innanzitutto, ad una crisi dell’approvvigionamento dei prodotti alimentari e ad un diffuso aumento dei prezzi di tutti i prodotti di base, proprio quando si riteneva che l’implementazione a livello mondiale delle politiche commerciali liberiste avrebbe potuto portare al superamento di storiche diseguaglianze, sia economiche che sociali, assicurando sempre più diffusamente l’esercizio di un diritto fondamentale dell’umanità, quale quello del diritto al cibo.
I cambiamenti climatici, e le strategie di attenuazione, di contrasto e di adattamento che il mondo agricolo può adottare, il deficit di risorse (acqua in primo luogo), le 8 agro energie ed i biocarburanti, gli organismi geneticamente modificati la solidarietà con i Paesi a diverso sviluppo, costituiscono alcune delle questioni di riferimento globale entro cui misurare le nuove strategie per lo sviluppo del sistema agro-ittico alimentare italiano.
Obiettivo prioritario del sistema Paese deve essere contribuire da protagonista al dibattito europeo sul futuro della Pac con proposte di Riforma coraggiose e innovative.
Il primo obiettivo è quello di giustificare e integrare la politica agricola comunitariaaccanto alla dimensione economico-settoriale. Come parte organica delle politiche europee della salute e dell’ambiente.
In questo quadro vanno ripensati i termini dell’intervento pubblico per esempio evolvendo da una concezione legata allo status del passato (proprietà, uso della terra etc..) ad una forma più diretta di incentivi legata a comportamenti e a progetti coerenti con le missioni nuove della politica comunitaria.
Scopo dell’intervento pubblico comunitario è il rilancio della competitività attraverso il sostegno al ricambio generazionale come leva fondamentale del cambiamento, ai livelli occupazionali e alla qualità del lavoro, all’ammodernamento strutturale delle imprese, al superamento della struttura atomistica dell’impresa con la concentrazione dell’offerta e l’organizzazione delle filiere organizzate dei produttori e dei consumatori, l’associazionismo e l’interprofessione. Tuttavia per assicurare la stabilità del reddito, occorre mantenere un minimo di rete di protezione dalle crisi di mercato, attraverso strumenti non lesivi della concorrenza quali le assicurazioni contro le avversità meteorologiche e il sostegno allo stoccaggio per fronteggiare la volubilità dei prezzi.
Il dibattito sulla Riforma chiede di tematizzare il superamento della ripartizione dell’intervento fra primo e secondo pilastro.
Di fronte all’imponenza della trasformazione dei sistemi agricoli ed alimentari determinati dai mercati aperti l’Ue è chiamata ad un ruolo sempre più essenziale per la riforma delle istituzioni internazionali a cominciare dal Wto. Pieno deve essere il sostegno dell’Italia ad una politica di contrasto a posizioni di ritorno neoprotezionistico e a favore di mercati internazionali aperti e regolati in cui si affermino strategie di valorizzazione delle produzioni di qualità ma anche controlli efficaci alle frontiere in materia di sicurezza alimentare.


LE AGRICOLTURE: MERCATO GLOBALE E CONSUMO LOCALE

Per l’internazionalizzazione delle imprese, occorre impostare una strategia per il nostro export agroalimentare fondata sulla distintività del made in Italy, con un’azione sistemica che preveda, come nel recente passato si era previsto, diversi interventi tra cui il supporto finanziario per la registrazione nei paesi terzi di un segno Dop e Igp, e sostegno finanziario in favore del “marchio” made in Italy.
L’agricoltura del prossimo futuro sarà inevitabilmente “plurale”. Plurale nei contenuti, nelle specificità geografiche, nelle definizioni, nelle modalità e nei soggetti ed occorrerà fare di questa differenza una risorsa.
Esiste una differenziazione geografica, esiste una differenziazione strutturale.
Anche per questo è più corretto parlare di “agricolture” nel nostro Paese, più che di unico modello agricolo italiano. Agricolture che, con le loro specificità, concorrono ad una immagine positiva del Made in Italy, fatta di biodiversità, di qualità e legame con i territori e le tradizioni, di interazione e relazione sempre più forte tanto con il mercato mondiale quanto con il consumo locale che sta vedendo una crescita esponenziale dell’attenzione, a partire dai prodotti a “km. 0”, dalle produzioni biologiche ai farmers market OGM Per quanto riguarda il loro impiego in Italia, in un quadro di incertezza sull’impatto ambientale e per la salute umana, riteniamo che non ci siano le condizioni strutturali per l’ingresso di colture geneticamente modificate, e che quindi la nostra opzione va chiaramente e senza dubbi a condividere il principio di precauzione ed a favore della coltivazione biologica e convenzionale. Peraltro questa scelta corrisponde alle peculiarità del patrimonio produttivo, delle caratteristiche del territorio, e delle potenzialità dell’agroalimentare italiano nella competizione internazionale.
Richiamarsi al principio di precauzione in materia di Ogm non significa per noi chiudere alle biotecnologie in agricoltura (che rappresentano una grande varietà di tecnologie di importanza fondamentale per la produzione e la trasformazione del cibo , e non sono solo gli Ogm).
Non significa quindi negare la necessità della ricerca, per noi parlare di ricerca in questo campo vuol dire ridare un ruolo forte e trasparente alla Ricerca Pubblica, senza che la politica ingerisca nella sua declinazione ed applicazione, ma consentendole , nel rispetto delle prerogative delle regioni e nel quadro di protocolli predefiniti con norme certe, di svolgersi in aree sotto il controllo pubblico

LA POLITICA DELLA PESCA

L’economia ittica versa in una situazione pesante. Alle numerose criticità strutturali si sommano gli effetti della grave e pesante crisi economica in atto. Molti sono i fattori che nell’ultimo decennio hanno determinato tale situazione, a partire dai rialzi record dei costi petroliferi, alla estrema frammentazione della struttura produttiva, ad una rete distributiva irrazionale, alla incapacità dei produttori di incidere sui meccanismi di produzione del prezzo e soprattutto alla debolezza del sistema delle imprese.
Altra grande criticità riguarda senza dubbio il sovra-sfruttamento delle risorse biologiche. Da tutti oramai riconosciuto come principale ostacolo per uno sviluppo di una pesca sostenibile.
La crisi del settore ittico, pur nello scenario della più generale crisi che investe il Paese invoca un’attenzione di carattere straordinario e l’avvio di una organica politica di rilancio che sappia coniugare sostenibilità ambientale ed economica Il PD intende perseguire questo obiettivo attraverso una agenda di priorità, che, tenendo conto delle importanti partite in atto a livello comunitario, rilanci nel medio termine l’obiettivo strategico di rinnovare le politiche di sostegno all’impresa come principale strumento di modernizzazione del settore, senza nel contempo abbassare la guardia per portare a soluzione le numerose emergenze, ed i problemi aperti che minacciano la sopravvivenza di molte imprese. Altro punto che il PD vuole mettere al centro della propria iniziativa è la riforma della politica comune della pesca, perché sarà necessario sviluppare politiche internazionali a livello Mediterraneo, altrimenti sarà difficile gestire una Regione Unica con regole diverse tra nord e sud, sarà impossibile far comprendere ai pescatori comunitari che le loro regole sono più rigide di quelle dei pescatori non comunitari.
Per rilanciare la filiera è indispensabile incidere su quei limiti strutturali, come le ridotte dimensioni aziendali, la frammentazione dell’offerta, l’assenza di forme commerciali e di vendita, che ostacolano l’avvio di urgenti forme di integrazione, cui sono legati anche il decollo delle piattaforme distributive e le politiche di promozione e adeguata valorizzazione del prodotto ittico nazionale. L’obiettivo strategico di rafforzamento delle imprese deve essere sostenuto dalla programmazione mediante l’introduzione di nuove forme di supporto finanziario che agevolino in particolare i processi di concentrazione e fusione. Il rilancio dell’imprenditoria giovanile nel settore ittico, insieme al potenziamento della ricerca scientifica costituiscono capisaldi imprescindibili per un nuovo sviluppo della economia ittica.

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commenti

#1 Vincenzo Lodovisi, 10/2/2011

condivido molti punti delle proposte anche se, vivendo in un territorio interno di collina, tocco con mano tutto quello che mette le catene ai piedi del settore agricolo. Vado per titoli: le terre incolte, gli usi civici non più utilizzati, il costo dell'energia per chi vive in montagna, un'indennità compensativa per chi abbandona le metropoli, i costi intermedi ed impropri per pagare la burocrazia dei fondi comunitari. solo per iniziare

#2 Francesco Spinelli, 26/11/2011

Caro Vincenzo Ludovisi, le terre incolte non interessano più nessuno. Ma non da ora, sono circa 40 anni . Riporto la prefazione che Umberto Terracini fece già nel 1977 al bellissimo libro di Paolo Cinanni:" Lotte per la terra e Comunisti in Calabria 1943/1953": Paolo Cinanni Lotte per la terra e comunisti in Calabria (1943-1953) “ Terre pubbliche” e Mezzogiorno Prefazione di Umberto Terracini Considerazioni tecnico- giuridiche di Guido Cervati Feltrinelli Editore - Prima edizione Maggio 1977 Prefazione Di UMBERTO TERRACINI Nel 1976 il passivo della nostra bilancia alimentare è stato di circa 4 mila miliardi di lire, ma gli esperti prevedono che nel 1977 essa raggiungerà i 5 mila miliardi. Ciò è da addebitarsi prevalentemente alla nefasta politica dell’emigrazione promossa da De Gasperi e perseguita instancabilmente dai governi della Democrazia Cristiana in questo secondo dopoguerra con il rifiuto della riforma agraria pur storicamente matura e la conseguente riduzione alla fame delle popolazioni meridionali. Di qui infatti la fiumana immensa e precipitosa verso tutti i paesi del mondo di oltre 6 milioni e mezzo di lavoratori italiani e il ritorno aggravato nella nostra penisola del fenomeno delle terre incolte che oggi sono valutate circa 5 milioni di ettari. L’odierna paurosa crisi dell’economia italiana, della quale in deficit della bilancia alimentare è insieme indice e causa primaria, è dunque un frutto attossicato delle scelte che sono state fatte dai governanti negli anni Cinquanta per servire interessi di una classe sfruttatrice e parassitaria, qual è la grande borghesia agraria, e per puntellarne e restaurarne l’arcaico odioso sistema di potere contro la salente impetuosa ondata rinnovatrice. E’ proprio questa realtà che da carattere di attualità al libro nel quale Paolo Cinanni espone, sulla base della più rigorosa documentazione , le varie vicende di quel grande movimento che, nel primo decennio dopo la fine della guerra, ebbe a protagoniste le popolazioni contadine del Mezzogiorno le quali, con slancio generoso , avevano intrapreso la trasformazione delle campagne attorno ai loro borghi miserandi occupandole e rendendole produttive a forza di braccia e con il sussidio di pochi rozzi primitivi strumenti - cominciando dalle “ terre comuni “ usurpate in un lungo passato grazie all’omertà e alla protezione dei poteri costituiti, Nessuno meglio di Paolo Cinanni avrebbe potuto rappresentarci queste vicende, egli che ne fu partecipe e ben spesso animatore e dirigente nella sua regione, la Calabria, che di esse fu all’epoca teatro preminente. Talchè si può dire si può dire che, narrandole, egli ha anche tracciato nelle grandi linee la propria biografia. Militante rivoluzionario sotto specie cospirativa ai tempi della dittatura e poi combattente nelle formazioni partigiane, fin dai primi giorni della Liberazione Paolo Cinanni aveva infatti prescelto come proprio campo preferito l’attività nella ricostruzione del paese il mondo contadino in funzione della riforma agraria, che egli avvertiva insieme come riscatto mano di immense masse lavoratrici umiliate e calpestate e come esaltazione della potenza generatrice di quegli sterminati spazi che da secoli erano stati sottratti all’opera fecondatrice del lavoro. E prodigando di volta in votale sue energie ora nell’azione politica, in incarichi anche eminenti di Partito, ora nell’attività sindacale, come organizzatore di leghe e dirigente di Camere del Lavoro, sfuggendo così ad orizzonti limitati che caratterizzano ogni specializzazione di campo, egli riuscì a comprendere nel suo intero il grandioso capitolo della storia nazionale in atto che si intitolava alla trasformazione dei rapporti di proprietà della erra e del lavoro nell’agricoltura. Fu questa globalità d’impostazione che portò Paolo Cinanni alla discoperta del valore nodale che, per la realizzazione di una seria e completa riforma agraria aveva nel nostro paese la questione delle “ terre comuni “, altrimenti dette da regione a regione “ terre aperte “ o “ demani comunali” o usi civici, denominazioni che tutte indicano le terre che al tempo delle leggi eversive della fedualità erano state riconosciute come pertinenti indivisibilmente alle popolazioni, ma che poi, con i regimi della restaurazione, erano state riprivatizzate e appropriate alla spuria progenie nata dal congiungimento della superstite nobiltà del blasone con la nuova nobiltà del denaro. Paolo Cinanni si persuase infatti che, per assicurare alla riforma agraria un fondamento ineccepibile di diritto sollevando nel contempo l’Erario pubblico del peso schiacciante di ogni indennità di esproprio, bisognava innanzitutto e subito , grazie alla congiuntura politico sociale conseguita alla guerra, al rovesciamento della dittatura e alla incombente auspicata radicale trasformazione istituzionale, rievocare alla collettività contadine, l’immenso patrimonio fondiario che con la violenza e con l’imbroglio, erra stato loro sottratto. Ma la sua concezione, valida in punto di diritto e suffragata dalle ricerche storiche da lui sempre più approfondite, non trovò recepimento non dico nelle cerchie del potere ufficiale e costituito ma neanche presso le Direzioni dei partiti asserentesi democratici e progressisti – il suo stesso compreso – e nei centri maggiori dell’organizzazione sindacale. E dire che poi, a congiuntura politica ormai intermente mutata, fu la corte Costituzionale in certe sentenze a fare propria la concezione di Paolo Cinanni, ma solo per decidere, secondo la sua competenza, di casi particolari e circoscritti, senza che l’efficacia del suo dettato potesse estendersi fino ad abbracciare il problema nel suo intero. Poi, aiutandolo spopolamento terrificante della campagne del Meridione, specie nelle regioni più assillate dal problema della riforma agraria, ed insieme il pauroso estendersi dele fenomeno delle terre incolte e abbandonate, le componenti primarie della riforma agraria vennero vanificandosi fino quasi a sparire, distruggendono così ogni prospettiva di attuazione. No per nulla la rivendicazione da lustri e lustri è scomparsa dai programmi scritti e dalla agitazione dei partiti della sinistra operaia e contadina, sostituita dalle più inconsistenti frasi sulla necessità di dedicare all’agricoltura, genericamente menzionata, attenzione e impegno nella ricerca delle vie d’uscita dalla crisi in atto. Ma Paolo Cinanni aveva il doppio torto della sua estrazione contadina – che per oscure e inconsapevoli vie chissà non avesse distorto egoisticamente la sua ricerca, i suoi studi le sue conclusioni – e la sua modestia che lo ha sempre portato a sdegnare ogni orpello di demagogia alle sue pur valide iniziative e impostazioni dottrinarie e d’azione politica. E per non alienarsi dal maggior movimento , col quale ha stretto sempre legami inscindibili, accetto di fare opera per il raggiungimento anche di obbiettivi che tuttavia avvertiva inidonei per attuare o anche solo avvicinare quel decisivo mutamento che resta per lui o dovrebbe essere per tutti i rivoluzionari irrinunciabile in questo periodo storico del nostro paese: la riforma agraria nelle campagne della Repubblica. Nell’ultima parte del suo lavoro Paolo Cinanni parla delle caratteristiche che dovrebbero essere del militante comunista, è in modo tale da offrire un prezioso contributo ad un altro irrinunciabile scopo dell’azione alla quale si è votato : il rinnovamento dell’uomo come operatore del rinnovamento dei rapporti che intercedono fra l’uomo e la natura e fra gli uomini stessi all’interno delle collettività nelle quali essi si raccolgono per affrontare la natura . Paolo Cinanni infatti è stato in ogni momento della sua vita combattiva anche un educatore specialmente nei confronti dei giovani, ai quali ha dato un esempio mirabile di rigore morale, di severità intellettuale e di coerenza politica. Del che questo libro ci reca un’ennesima luminosa testimonianza Roma 7 marzo 1977 Tra qualche giorno, il 29 ottobre ricorre il 60° anniversario dei tragici fatti di Melissa, allora: “ I reparti specializzati della “ celere”, vengono inviati nei centri dove il movimento è più forte: i paesi vengono posti in stato d’assedio, le popolazioni terrorizzate con mille prepotenze ed angherie. I palazzi dei vecchi baroni si trasformano spesso in caserme, da dove i reparti della polizia partono al mattino per dar la caccia ai contadini che arano e seminano questa o quella terra. Ed è stato precisamente uno di questi reparti , arrivato da Taranto e ospitato prima nel palazzo del barone , che il 29 ottobre si porta sul demanio di Fragalà, a Melissa, e spara con il mitra che stanno arando la terra di proprietà comune. Due di essi muoiono sul campo: Giovanni Zito di quindici anni e Francesco Nigro di 29; Angelina Mauro, ferita gravemente, morra pochi giorni dopo nell’ospedale di Crotone, dove sono ricoverati in gravi condizioni altri 15 tra i feriti che non erano in grado di scappare: Sei contadini vengono arrestati. Dopo la sparatoria, senza neppure portar soccorso ai feriti, i poliziotti scappano, rifugiandosi nel palazzotto del barone. Ma l’indignazione popolare è incontenibile: la commozione scuote tutta l’Italia: lo sciopero generale indetto dalla CGIL il 31 ottobre trova l’adesione di ogni ceto e categoria “ . “Da questa solidarietà, viene al movimento contadino viene un nuovo vigore: dalla Calabria esso si allarga alle altre regioni meridionali, al Lazio, alle Isole; e a fianco dei contadini esso vede spesso impegnati gli operai, vede schierarsi dalla loro parte il mondo della cultura, ch riprende la denuncia delle insopportabili condizioni del Mezzogiorno. Il dibattito sulla questione meridionale si riaccende più vivace che mai e conquista alla causa del Mezzogiorno lo schieramento più vasto: il Governo è isolato e battuto; il consiglio dei Ministri riunito il 15 novembre , prende finalmente la decisione di presentare al Parlamento la prima legge di riforma agraria. Erano state necessarie tante lotte , e lo stesso sacrificio dei Caduti per portare il Governo a riconoscere la realtà calabrese e la necessità della riforma agraria. . Da Camigliatello Silano Alcide De Gasperi, che adesso vorrebbero fare santo, lancia la famigerata e scellerata parola d’ordine, che egli andrà poi ripetendo alle masse disoccupate , in tutte le regioni del M: “ Imparate una lingua e andate all’estero”: svuotare così, facendo il deserto, la prospettiva costituzionale stessa di dare alla “proprietà una funzione sociale” e alla Calabria un autonomo avvenire di sviluppo. ”. Paolo Cinanni Lotte per la terra e comunisti in Calabria. Di qui infatti la fiumana immensa e precipitosa verso tutti i paesi del mondo di oltre 6 milioni e mezzo di lavoratori italiani e il ritorno aggravato nella nostra penisola del problema delle terre incolte che oggi ( 1977) sono valutate circa 5 milioni di ettari . La odierna crisi della economia italiana, della quale il deficit della bilancia alimentare è insieme indice e causa primaria, è dunque un frutto attossicato delle scelte che sono state fatte consapevolmente dai governanti negli anni Cinquanta per servire gli interessi di una classe sfruttatrice e parassitaria, qual è la borghesia agraria e per puntellare e restaurarne l’ arcaico odioso sistema di potere contro la salente impetuosa ondata rinnovatrice…… “Poi, aiutando lo spopolamento terrificante della campagne del Meridione, specie nelle regioni più assillate dal problema della riforma agraria, ed insieme il pauroso estendersi del fenomeno delle terre incolte e abbandonate, le componenti primarie della riforma agraria vennero vanificandosi fino quasi a sparire, distruggendo così ogni prospettiva di attuazione. Non per nulla la rivendicazione da lustri e lustri è scomparsa dai programmi scritti e dalla agitazione dei partiti della sinistra operaia e contadina, sostituita dalle più inconsistenti frasi sulla necessità di dare all’agricoltura, genericamente menzionata , attenzione e impegno nella ricerca delle vie d’uscita dalla crisi in atto.

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