ECONOMIA
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Proposta programmatica

Fisco 20, 20, 20: la road map per liberare i produttori, la progressività, il federalismo

Proposta approvata dall'Assemblea nazionale Varese 2010

pubblicato il 7 ottobre 2010 , 12644 letture
Soldi euro
Premessa
Noi proponiamo la riscrittura del patto fiscale, pilastro di un nuovo patto sociale, per tagliare le tasse su lavoratori, professionisti ed imprese, per l’equità e lo sviluppo sostenibile. La vera exit strategy dalla stagnazione e dall’elevata disoccupazione passa per una stagione di riforme, da avviare subito.

Per disegnare un coerente sistema fiscale, orientato alla crescita sostenibile, alla progressività e al federalismo è utile richiamare quattro punti cardinali. Primo, l’ancoraggio costituzionale. L’art 53 stabilisce che “Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività.” La giungla fiscale italiana è molto lontana dalla progressività. La nostra principale imposta diretta, l’Irpef, progettata come generale, ossia relativa a tutti i redditi personali, è diventata un’imposta di specie: la versano quasi esclusivamente i lavoratori dipendenti, i professionisti assoggettati alla trattenuta alla fonte ed i pensionati. Negli ultimi 30 anni, i redditi da lavoro dipendente sul valore aggiunto sono scesi dal 66 al 53%. Secondo analisi della Banca d’Italia sui bilanci delle famiglie, dal 1993 al 2006, l’incidenza delle persone a basso reddito (60% della mediana) per classe sociale aumenta dal 27 al 31% per gli operai, mentre diminuisce di 11 punti percentuali per i lavoratori indipendenti (autonomi, professionisti, imprenditori). Tuttavia, la quota di Irpef pagata dai lavoratori dipendenti è balzata dal 52 al 56%. La ragione di tale contraddizione non è una sorta di superiorità civile e morale del lavoro dipendente rispetto ad altre fonti di reddito, ma il meccanismo di prelievo, imperniato sulle trattenute alla fonte. In altri termini, la tracciabilità dei pagamenti.

Secondo. L’evasione fiscale, in Italia ha dimensioni patologiche: oltre il 15% del Pil (300 miliardi di euro) è nascosto e la comunità nazionale perde circa 100 miliardi di euro di gettito all’anno, un importo superiore all’intera spesa per la scuola o la sanità. E’ un livello doppio rispetto alla media dell’Unione Europea e degli Stati Uniti.

L’evasione di qualunque natura non può essere tollerata o promossa come avvenuto recentemente con il condono-scudo fiscale introdotto dal Ministro Tremonti. Oltre a colpire l’equità, è fonte di concorrenza sleale. Dobbiamo attuare una “Maastricht” della fedeltà fiscale per portare gradualmente l’evasione italiana a livelli medi europei.

È condizione necessaria per alleggerire il carico sui produttori: non possiamo avere livelli di imposizione europei e livelli di evasione sudamericani, dato il nostro debito pubblico. Gli strumenti per combattere l’evasione devono essere adeguati ed includere non solo la repressione ed i controlli, ma le politiche per la crescita, la riduzione del carico fiscale individuale, la semplificazione degli adempimenti burocratici, la riqualificazione dei servizi pubblici.

Terzo. Il federalismo è una straordinaria opportunità di modernizzazione del Paese.

La ruota dei decreti attuativi ha incominciato a girare. Ma, il decreto sull’autonomia impositiva dei Comuni, varato all’inizi di agosto, è un bluff. Non è un errore accidentale. È frutto di una contraddizione di fondo nell’impostazione del Governo, ossia la politica dei due tempi: prima il federalismo fiscale, poi la riforma complessiva del sistema fiscale. Tale impostazione non può funzionare. Il fisco, per funzionare, deve essere un sistema. Non si può toccare il potere impositivo delle autonomie territoriali senza mettere a punto le linee generali della riforma del fisco.

Quarto ed ultimo. La fase straordinaria in corso. La crisi economica e sociale esplosa nell’autunno 2008 ha reso necessari imponenti salvataggi bancari e consistenti politiche di contrasto alla contrazione delle economie drogate dalle bolle immobiliari e finanziarie. Il risultato è stato l’impennata dei debiti pubblici in rapporto alla dimensione della produzione di ciascun Paese. Una tendenza insostenibile, da correggere. Ma, senza crescita, la riscrittura del Patto di Stabilità proposta dalla Commissione Europea implica stagnazione, elevata disoccupazione e rischi di tenuta per l’unione monetaria. È necessaria una politica economica comune ed una strategia di investimenti finanziata con eurobonds. Inoltre, le politiche di risanamento e le riforme fiscali non possono ignorare la colossale regressione nella distribuzione del reddito e della ricchezza causa primaria della grande recessione prima e della grande stagnazione ora in atto. Negli Stati Uniti, punta estrema di una tendenza condivisa tra i Paesi Ocse, dal 1976 al 2007, per ogni dollaro di crescita reale, 58 centesimi sono andati all’1% più ricco delle famiglie. In Italia, tra i Paesi europei a maggiore disuguaglianza di reddito e ricchezza e minore mobilità sociale, la quota della ricchezza nelle mani del decile più ricco delle famiglie è arrivata al 47%, mentre dal 1993 al 2006 la quota di ricchezza detenuta dall’1% più ricco delle famiglie è aumentata di 3 punti percentuali a svantaggio della variegata platea delle classi medie. Insomma, migliorare le condizioni distributive è condizione decisiva per la crescita.

La sfida delle riforme è estremamente complessa, ma si può, anzi si deve, partire subito. Le riforme devono premiare i produttori, soprattutto nelle aree più in difficoltà, recuperare universalità e progressività e semplificare. Il principio di fondo è semplice: un euro di reddito da lavoro o di impresa non può essere tassato più di un euro tratto dalla rendita. Quindi: “Fisco 20, 20, 20”. L’aliquota del 20% è l’aliquota di riferimento per la tassazione di tutti i redditi.

Le riforme proposte dal Pd hanno i seguenti obiettivi di riallocazione del prelievo: i) da chi paga a chi non paga; ii) dai redditi da lavoro alla rendita; iii) da chi ha di più a chi ha di meno, in particolare verso la famiglia con figli e monoreddito; iv) da attività inquinanti ad attività “verdi”; v) dalla dimensione nazionale al territorio.

Al di fuori della propaganda, data la nostra condizione di finanza pubblica e lo scenario accidentato di fronte a noi, il vincolo della riforma è la neutralità in termini di gettito. Le riforme fiscali hanno anche un altro vincolo imprescindibile: ogni euro recuperato dall’innalzamento della fedeltà fiscale va vincolato alla riduzione delle imposte. Pertanto, le proposte implicano una riallocazione di risorse di quasi 3 punti di Pil. In sostanza, il carico fiscale effettivo sul singolo produttore di reddito da lavoro e reddito di impresa viene ridotto contestualmente all’emersione di basi imponibili, al potenziamento del gettito da rendite e patrimonio e alla riduzione e riqualificazione della spesa pubblica.

Quest’ultimo è un capitolo fondamentale, da affrontare con coraggio. Va abbandonata la strada iniqua ed inefficiente dei tagli ciechi praticata dal Ministro Tremonti e riavviata e potenziata la spending review. Va realizzato, per ciascuna amministrazione centrale, un “piano industriale” di riorganizzazione e ridimensionamento e va reso ordinario il benchmarking dei servizi offerti ed efficace la valutazione dei risultati.

Soprattutto, va data attuazione efficiente ed equa del federalismo fiscale nel quadro di un radicale ridisegno delle autonomie territoriali (vedi il documento “Per una profonda riforma dello Stato e delle Autonomie). Sussidiarietà verticale ed orizzontale, ma responsabilità ultima della Repubblica a rimuovere gli ostacoli allo sviluppo integrale della persona.

È evidente, quindi, la necessità di procedere per passi successivi. “Fisco 20, 20, 20” è la road map per la liberazione dei produttori, la crescita sostenibile, la progressività, il federalismo responsabile. La proposta può essere attuata per gradi, senza compromettere la coerenza del disegno generale.

Le famiglie
La proposta prevede la riduzione al 20% dell’aliquota sul primo scaglione, oggi al 23%, la riduzione del numero delle aliquote intermedie e la revisione degli scaglioni a vantaggio dei redditi bassi e medi. Inoltre, la giungla di deduzioni e detrazioni oggi vigenti viene disboscata e ricondotta a razionalità. Si cambia radicalmente la detrazione: oltre che per livello di reddito, si differenzia per età, a vantaggio dei giovani e degli ultra-settantacinquenni, in particolare non-autosufficienti, e delle responsabilità familiari.

Il problema dell’incapienza viene affrontato con l’ “imposta negativa”. In altri termini, si prevede l’erogazione di un trasferimento pari alla detrazione spettante ma non goduta. Per quanti ai margini del mercato del lavoro, si introduce il “reddito di solidarietà attiva” (vedi il Documento sul lavoro approvato dall’Assemblea Nazionale del 22 Maggio 2010) mirato e condizionato a programmi di reinserimento lavorativo.

Nel segno della universalizzazione dei diritti e del riconoscimento dei costi sostenuti dalle famiglie per i figli, ai fini di contribuire alla coesione sociale e allo sviluppo di politiche per la natalità, si introduce il “bonus per i figli”, un istituto unico, generalizzato, fruibile dai capienti come sconto d’imposta e dagli incapienti come trasferimento a loro favore. Il bonus per i figli unifica le detrazioni fiscali e gli Assegni al nucleo familiare. Riguarda tutti coloro che hanno figli minori, dipendenti, parasubordinati, indipendenti (autonomi, professionisti, imprenditori). Il bonus per i figli è di 3000 euro all’anno per ogni figlio. Viene introdotto gradualmente a cominciare dalla fascia 0-3 anni.

Per incentivare il lavoro femminile e sostenere la famiglia, la leva fondamentale sono i servizi: dagli asili nido, all’assistenza alle persone non-autosufficienti. In sinergia con il potenziamento dei servizi, proponiamo di introdurre una consistente agevolazione fiscale (detrazioni ad hoc o riduzione dell’aliquota Irpef) per il reddito da lavoro delle donne in nuclei familiari con figli minori.

Le attività autonome e professionali, le imprese ed i redditi da capitale
La vigente tassazione delle imprese presenta una serie di ostacoli alla crescita.

Primo, sono scoraggiati gli investimenti provenienti dall’estero. Secondo, la tassazione disincentiva l’utilizzo del capitale proprio rispetto al capitale di debito. Terzo, il reddito del capitale investito é tassato in maniera diversa a seconda della forma giuridica dell’impresa La proposta prevede, in primo luogo, di eliminare, gradualmente, l’Irap sul costo del lavoro. Poi, per superare gli ostacoli ricordati sopra, si prevede la distinzione del reddito da lavoro autonomo, professione, impresa in due componenti: il reddito corrispondente la remunerazione ordinaria del capitale investito nell’impresa a qualsiasi titolo; il reddito eccedente tale remunerazione ordinaria.

Per i lavoratori autonomi, gli imprenditori individuali, le società di persone, il reddito ordinario re-investito nella propria attività non viene tassato. Quando prelevato, viene considerato come reddito da capitale e tassato con la relativa imposta sostitutiva. Il reddito eccedente la parte ordinaria è, invece, assimilato a reddito di lavoro e assoggettato ad Irpef. Il regime è opzionale.

Anche per le società di capitale, l’aliquota Ires è azzerata quando gli utili “ordinari” sono re-investiti in azienda. Gli utili distribuiti vengono tassati in capo al socio, come gli altri redditi da capitale. Gli utili eccedenti la remunerazione ordinaria del capitale sono sottoposti ad aliquota Ires (si prevede una detrazione ad hoc per le start-up e per le imprese “verdi”).

Ai fini della semplificazione, della trasparenza delle norme e di recupero di gettito, le basi imponibili sono ripulite dalla selva di agevolazioni fiscali (detrazioni e deduzioni) oggi vigente.

In tale contesto, si allinea al 20%, livello medio europeo, la tassazione dei redditi da capitale. Si escludono i titoli di Stato e si tutela il risparmio familiare. Insieme alla riforma delle imposte su lavoro autonomo, professione ed impresa, l’intervento implica che il capitale di rischio viene significativamente premiato rispetto alla situazione in vigore, mentre si elimina il vantaggio del capitale di debito. Insomma, si premia chi scommette sul futuro della propria attività, sull’innovazione e la crescita.

Proponiamo, anche una profonda riforma degli Studi di Settore per semplificarli ed evitare che siano una sorta di minimum tax, iniqua nei confronti dei contribuenti di dimensioni minori e, al tempo stesso, inefficace contro l’evasione. La riforma prevede: i) riduzione del numero di Studi; ii) revisione del calcolo dei ricavi attraverso il riferimento al valore aggiunto, un maggiore e migliore utilizzo di dati territoriali; iii) creazione presso il MEF di un Comitato di sorveglianza sugli Studi di Settore, composto da esperti esterni indipendenti, per valutare le tecniche di elaborazione degli Studi, relazionare al Parlamento, curare la divulgazione di dati aggregati sugli esiti degli Studi; iv) piano straordinario di formazione degli operatori dell’Agenzia delle Entrate sul corretto funzionamento degli Studi e modifica dei criteri di attribuzione della retribuzione di risultato.

Per semplificare gli adempimenti dei contribuenti di dimensioni minori ed evitare l’allargamento dell’area di evasione, proponiamo di migliorare il “forfettone”, ossia l’applicazione sul reddito di cassa di un imposta del 20%, in sostituzione di Studi di Settore, Iva, l’Irap e l’Irpef. In particolare, per differenziare i limiti di fatturato ed i limiti dei beni strumentali in relazione alle specificità dei settori produttivi e per introdurre il pre-invio dei dati della dichiarazione all’Agenzia delle Entrate.

Gli incentivi all’innovazione “verde”
La fiscalità rappresenta una delle leve decisive per sviluppare la green economy, orientare l’economia verso la sostenibilità ecologica. È un obiettivo da perseguire sopratutto in ambito europeo e internazionale attraverso il coordinamento delle politiche di intervento fiscale. Tuttavia, in parallelo all’iniziativa comunitaria, si deve procedere anche a livello nazionale.

Negli ultimi anni, grazie ai governi del centrosinistra, si sono fatti importanti passi avanti in termini di fiscalità ambientale. Il Governo Berlusconi ha bloccato il cammino.

Anzi, su tanti ambiti di intervento ha fatto marcia indietro (dallo svuotamento del credito di imposta per la ricerca e l’innovazione, all’interruzione della detrazione del 55% per le ristrutturazioni eco-sostenibili; dalla limitazione all’utilizzo dei certificati verdi, al definanziamento dei programmi di “Industria 2015” dedicati al risparmio energetico, alle fonti rinnovabili e alla mobilità sostenibile).

Vogliamo riprendere con determinazione e sistematicità il cammino iniziato seguendo il principio della “responsabilità condivisa” e del “chi inquina paga”. Per l’innovazione “verde” proponiamo: i) incentivi per la riduzione della produzione di rifiuti, per il riciclo e per una efficace gestione del ciclo integrato dei rifiuti; riduzione delle aliquote Iva per i beni ad elevata efficienza energetica; ii) finanziamento agevolato per sostituire caldaie ed elettrodomestici con apparecchiature ad alto rendimento energetico e realizzare interventi per l’efficienza energetica degli edifici, da restituire a rate “in bolletta” con interesse zero ed eventuale quota a fondo perduto (il risparmio energetico “paga” la rata del finanziamento); iii) re-introduzione a regime della detrazione fiscale del 55% per l’efficienza energetica degli edifici, degli elettrodomestici e dei motori elettrici ed eliminazione del tetto all’utilizzo del credito di imposta per le spese in R&S ed investimenti in tecnologie sostenibili; iv) previo coordinamento europeo, applicazione della carbon tax, imposta sul consumo di combustibili fossili, senza sovrapposizione ad altre forme di disincentivazione vigenti (ad es. il “cap & trade”) e finalizzazione del gettito al potenziamento del trasporto pubblico locale; v) vincolo per i bilanci comunali all’utilizzo degli introiti da oneri di urbanizzazione e da imposte su nuovi immobili per finalità proprie e non per sostituire entrate correnti;

Il federalismo fiscale
L’autonomia impositiva degli enti territoriali può essere definita soltanto all’interno di chiare linee guida per le riforme del sistema fiscale generale. Invece, siamo di fronte ad un processo incoerente, frutto della scelta politica fatta dal Governo e dalla Lega di privilegiare la logica degli annunci e dei decreti-manifesto. In sostanza, si è svuotato il federalismo, tradito l’impostazione della Legge delega 42/09 e buttato al vento un’occasione importante. È il federalismo delle chiacchiere, non dei fatti concreti. Né dello spostamento di poteri e risorse ai territori. Nemmeno al Nord. Anzi: nei fatti siamo in pieno neo-centralismo, con la sistematica invasione di campo da parte dei Ministeri nei confronti delle competenze di Regioni ed Enti locali e con la più pesante riduzione nel trasferimento di risorse mai verificatasi nella storia Repubblicana.

In questo modo il federalismo non potrà nemmeno nascere. Altro che decollare! Si torna indietro persino rispetto alle Legge Bassanini di fine anni novanta! È grande la colpa della Lega, impegnata in una cinica operazione di pura propaganda e mistificazione. Il partito di Bossi ha di fatto rinunciato a misurarsi con la fatica di costruire il federalismo, di fronte alla complessità ed ai prezzi da pagare per le demagogiche promesse elettorali.

Per un vero federalismo responsabile, noi abbiamo le seguenti proposte (vedi anche il documento “Per una profonda riforma dello Stato e delle Autonomie).

Per l’autonomia impositiva per i Comuni: i) si elimina l’addizionale comunale Irpef; ii) si elimina la Tarsu/Tia sugli immobili ad uso residenziale; iii) si conferma l’esclusione della prima casa dall’Ici e si elimina l’Ici sugli immobili locati a canone concordato.

L’imposta sostituiva del 20% sui canoni da locazione residenziale, prevista dal Decreto sull’autonomia finanziaria dei Comuni, si applica ai contratti sottoscritti successivamente alla sua entrata in vigore, per favorire la riduzione del canone; iv) si introduce l’Imposta comunale sui servizi (Ics) quale principale tributo proprio in mano ai Comuni con ampi gradi di manovrabilità. L’Ics è pagata dai residenti nel territorio comunale e si configura come un prelievo sul consumo dei servizi non strettamente tariffabili forniti dal Comune (strade, illuminazione pubblica, ciclo dei rifiuti, anagrafe, ecc.) ispirato al principio del beneficio; v) si completa il sistema di finanziamento dei comuni con il fondo perequa- tivo e si istituisce una compartecipazione comunale all’Irpef, determinata in via residuale, in modo che sia garantito il finanziamento integrale delle funzioni fondamentali e dei livelli essenziali delle prestazioni come previsto dalla legge 42/09.

Ai Comuni è riconosciuta la possibilità di introdurre tributi propri, in particolare per particolari scopi di interesse generale e per finalità di tutela ambientale.

L’autonomia impositiva delle Province si articola intorno a tributi relativi al trasporto su gomma e ad una compartecipazione all’Irpef. Anche alle Province è riconosciuta la possibilità di introdurre tributi propri, in particolare di scopo. Va attuata la previsione della legge 42/09 relativa alla finanza rafforzata per le Città Metropolitane.

Infine, l’autonomia impositiva delle Regioni viene affidata alle seguenti imposte: l’Irap (a campo di applicazione ridotto dalla graduale eliminazione del costo del lavoro dalla base imponibile prevista al punto 4); una robusta compartecipazione all’Iva (anche a compensare la variazione della base imponibile Irap); e, al fine di garantire spazi di manovra, l’addizionale regionale Irpef ed a tributi propri da istituire mediante legge regionale.

L’evasione fiscale
Per realizzare la Maastricht fiscale necessaria a ridurre le tasse, si dovrebbe procede lungo due strade: i controlli ex post attraverso l’uso efficiente e sinergico delle informazioni già a disposizione delle amministrazioni pubbliche; l’innalzamento ex ante della tax compliance, ossia della fedeltà fiscale dei contribuenti all’atto della auto-dichiarazione. Non funziona la scelta del Governo Berlusconi di puntare esclusivamente o, con le misure ripristinate nella manovra correttiva del Maggio scorso, prevalentemente sui controlli, in un quadro di riavvio dei condoni (“scudo fiscale”) ed eliminazione delle principali misure pro-compliance. Negli ultimi due anni, il rapporto tra recupero di evasione ex-post attraverso i controlli dell’Agenzia delle Entrate e per- dita di gettito dovuto alla riduzione della compliance è stato circa di 1 a 10. In altri termini, per ogni miliardo di euro di maggior recupero da controlli, si è avuto un aumento di evasione da minor compliance di 10 miliardi di euro. Le due strade individuate vanno percorse insieme.

L’Agenzia delle Entrata deve diventare, prima e più di ogni altra amministrazione pubblica, amica del contribuente in buona fede. È una rivoluzione culturale da attuare sia nel funzionamento dell’Agenzia sia nelle aspettative dei contribuenti alla quale possono fornire un contributo decisivo gli intermediari fiscali. Va attuato un piano straordinario per semplificare gli adempimenti, in particolare per i contribuenti di dimensioni minori e per riqualificare gli uffici territoriali della Agenzia delle Entrate e della Guardia di Finanza. Vanno rivisti i meccanismi di premialità retributiva per i risultati per promuovere controlli senza esisti precostituiti e sempre più personalizzati ed aperti alle posizioni dei contribuenti. In tale contesto, va riconosciuto valore costituzionale allo “Statuto del contribuente”. Si deve introdurre, infine, la facoltà per i contribuenti di fare un invio provvisorio dei dati, precedente alla fase della dichiarazione definitiva, al fine di consentire all’Agenzia una valutazione ed, eventualmente, invitare il contribuente a modificare, senza alcuna sanzione, i dati meno plausibili.

Ma non basta, dato il carattere pandemico dell’evasione in Italia. Nel pieno rispetto dei vincoli di privacy, va proseguita e potenziata la capacità di utilizzo da parte della Agenzia delle Entrate di tutte le banche dati delle pubbliche amministrazioni per migliorare l’applicazione del “redditometro”. Al fine esclusivo di migliorare i controlli, va richiesto ad ogni contribuente di dichiarare annualmente la consistenza del proprio patrimonio (oggi, la dichiarazione riguarda soltanto i patrimoni all’estero).

Va estesa la fatturazione elettronica e va incentivato l’uso della moneta elettronica.

Infine, va messa in Costituzione l’impossibilità dei condoni, detonatore della fedeltà fiscale.

Il coordinamento sovrazionale delle politiche fiscali
Il maggior contributo all’indebolimento della politica economica nell’ultimo quarto di secolo è venuto dalla competizione fiscale sleale. È un processo che va interrotto e va ripristinato un livello decente di pari condizioni di gioco. Proponiamo, quindi, di riprendere prima in sede euro-gruppo poi Ecofin e poi Ocse il capitolo del contrasto alla competizione fiscale dannosa, non solo la lotta ai paradisi fiscali, peraltro mai cominciata davvero (vedi Governo Berlusconi), ma la limitazione del tax dumping, in particolare nei confronti dei Paesi europei beneficiari di fondi strutturali.

L´Italia deve spingere affinché il sistema finanziario internazionale riduca le sue attività meramente speculative. Inoltre, deve promuovere la partecipazione del settore finanziario al consolidamento delle finanze pubbliche. Quindi, deve impegnarsi affinché l’Unione Europea porti al prossimo G20 una proposta di Financial Transaction Tax sia a fini anti-speculativi che per recuperare gettito da destinare ad un fondo in- ternazionale dedicato alla riduzione del debito pubblico accumulato dopo l’esplosione della crisi. L´Italia, inoltre, deve sostenere l’introduzione di un’imposta sulle banche sistemiche (più grandi e con attività in più Paesi) per far fronte al loro eventuale fallimento. Infine, l’Italia, in stretta relazione con gli altri Paesi europei decisi a regolare i mercati globali per evitare la regressione protezionista, dovrebbe mettere in agenda del Consiglio Europeo una prima ipotesi di border tax adjustment, ossia tariffe europee alle importazioni di prodotti e servizi irrispettosi di standard sociali (rispetto dei diritti civili, lavoristici, sindacali) ed ambientali minimali.

Le priorità
Per innalzare il potere d’acquisto delle famiglie e sostenere la domanda, incremento delle detrazioni per la produzione di reddito da lavoro dipendente e per i redditi da pensione; sterilizzazione del fiscal drag; introduzione del “bonus per i figli” e del sostegno al lavoro delle donne (vedi punto 2).

Per sostenere l’occupazione, eliminazione dell’Irap sul costo del lavoro per le neoassunzioni di giovani e donne con contratto a tempo indeterminato.

Per contrastare la precarietà ed innalzare le pensioni delle generazioni più giovani, riduzione e ri-allineamento del costo del lavoro (vedi “Sviluppo, lavoro, welfare: le proposte del Pd per il diritto unico del lavoro”, Assemblea Nazionale 21-22 Maggio 2010).

Per promuovere l’innovazione e lo sviluppo sostenibile attuazione graduale delle “imposte verdi” (punto 6).

Per sostenere gli investimenti innovativi delle imprese, eliminazione del vessatorio click day e ripristino della piena disponibilità del credito di imposta per le spese in ricerca e sviluppo e per gli investimenti nel Mezzogiorno.

Per contrastare la speculazione finanziaria e recuperare risorse per gli investimenti, approvazione, in coordinamento con gli altri Parlamenti europei, della Financial Transaction Tax (punto 9).

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commenti

#1 Roberto Grassi, 20/12/2010

L'articolo è formattato malissimo e manca di sintesi. In definitiva, nessuno, nel 2010 legge un comunicato di questo tipo. Se riesco provo a riformattarlo in formato più decente e ve lo mando.

#2 Roberto Grassi, 20/12/2010

E soprattutto manca dei dati fondamentali. Quanto costano queste riforme? C'è copertura? Da dove si prendono i soldi? Sono riforme che vanno a debito? Se si, quanto è questo debito ed in quanti anni si pensa di riassorbirlo?

#3 alessio vicario, 21/12/2010

PERCHE' MANCA LA LOTTA ALLA CORRUZIONE????????

#4 filippo bonanno, 7/1/2011

Io non capisco perchè dobbiamo essere l'unico paese del mondo a non avere la tassa di successione e la patrimoniale. La mancanza della prima crea indebite rendite di posizione, la mancanza della seconda invece si riversa sulle classi medie e i lavoratori. Tremonti dovrebbe capire che finchè non verranno liberati i redditi medi dalla pressione fiscale rilanciando la domanda aggregata (accompagnata ovviamente da politiche industriali e economiche serie e non da slogan come robin hood tax), questo Paese rimarrà in questo stato di stagnazione economica per altri 10 anni, fino a che il debito non raddoppierà il Pil. Se invece di scrivere quei libri senza senso, nei quali accusa i comunisti e addirittura gli illuministi di avere creato la globalizzazione ( nei suoi saggi "economici" Rischi fatali e La Paura e la speranza tuona contro il libero mercato, l'euro e gli "illuminati), leggesse qualche libro di Paul Krugman forse farebbe bene alla sua cultura economico-politica e all'Italia.....questo dice tutto: il ministro dell'economia ha un uffucio di consulenza per evasori fiscali, il Ministro dello sviluppo economico è l'autore del format Colpo grosso e coli che ha scoperto Maurizia Paradiso. Chissà perchè l'Italia ha avuto una performance economica che a livello mondiale ò stata migliore solo di Haiti e peggiore degli altri 180 paesi del FMI...

#5 anton giulio lotti, 9/2/2011

Mi pare che continiamo a essere il partito delle tasse, non c'e' niente da fare,ormai e' radicato nella vostra testa e non se ne esce.... io votavo a sinistra ma le due ultime elezioni mi sono astenuto,non condivido nulla delle proposte e ora vedo che sono la stessa minestra riscaldata delle proposte di Visco... con questo programma andremo definitivamente a picco,non si esce così dalla crisi, se le tasse non vemgono abbassate drasticamente,si riducono il numero delle tasse,si restera' sempre nel pantano della burocrazia fiscale, gli studi di settore sono una assurdita inventata da Visco,non servolo a nulla ma sono diventati mezzi terroristici della amministrazione fiscale per intimidire il contibuente,e vedo che voi continuate su questa strada nella sostansa. Così no e' possibile avere fiducia che una volta al governo rifacciate le stesse cretinate del governo Prodi il peggiore degli ultimi anni dopo Berlusconi. Se andate avanto così credo che dovro' astenermi di nuovo.

#6 maurizio cazzaniga, 10/2/2011

Per avviare il processo di riduzione di imposizione IRPEF come preconizzato nella "road map 20,20,20" è chiaro che prima bisogna consolidare delle riduzioni vere e durature di spesa. Perchè non cominciare da una riforma delle erogazioni dell' 8 per mille e del 5 per mille? non si tratta di cifre stratosferiche ma almeno l'approccio si scosta da quello odioso dei tagli orrizzontali di Tremonti sulla spesa pubblica. Per evitare di suscitare un'impressione sbagliata mi spiego subito meglio. Non si tratta di abolire interamente il trasferimento di tali fondi agli attuali percettori ma solo di riorganizzarlo, avendo come risultato una più coerente distribuzione ed un minor prelievo dall' apporto IRPEF globale. La mia proposta è di abolire integralmente dai moduli di dichiarazione IRPEF la voce di cessione del 5 per mille CONGLOBANDOLA, con un nuovo spazio di scelta, in qualla dell' 8 per mille. In tal modo, oltre ai quattro percettori attuali di 8 per mille si aggiunge anche la categoria di operatori ONLUS scelti con l'indivazione di Partita IVA come avviene attualmente (che così passerebbero a percepire l' 8 per mille e non il cinque , E SENZA TETTI di erogazione. Ci sono due ulteriori miglioramenti possibili: non distribuire proquota la parte di 8 per mille non indicata dai contribuenti che non intendono avvalersi della facoltà o, eventualmente, derubricare anche da 8 per mille a 5 per mille l'unica forma di devolvimento o eventualmente di prevedere entrambi le opzione per conseguire un maggiore risparmio di erogazione. In aggiunta a questo (contro il mio personale interesse) credo che non sia più differibile una riforma dell' imposizione sulle rendite che attualmente costituisce uno scandalo per sè al confronto di quanto fatto in tutte le altre nazioni avanzate con cui ci dovremmo confrontare. Si tratta di ricchezze/introiti per le quali non può essere motivata alcuna decurtazione di imposizione, fra l' altro spesso sono frutto di attività di speculazione dai profili di assai dubbia legalità (quantomeno, sicuramente, moralità).

#7 giuseppe del zotto, 10/2/2011

Quando parlo con amici tutti ci lamentiamo perchè in un anno paghiamo un sacco di soldi senza ricevere fattura;(artigiani "veri", artigiani "pensionati",per lavori in casa,per riparazioni auto, giardiniere, medico, dentista, ecc. ecc.) Quando richiedono fattura ti dicono che se li richiami non vengono piu'. Ed allora ? Dobbiamo sentirci in colpa perchè conniventi ? Fottuti e mazziati ? Si potrebbe continuare a lungo.

#8 Franco Ronconi, 12/2/2011

Sono un piccolissimo imprenditore e devo occuparmi degli aspetti fiscali della mia attività. Qualche cosa di fisco sono pertanto costretto a conoscere. Devo dire con molta serenità che la grande capacità di essere sempre non comprensibili sta continuando ad essere una costante, fiumi di parole e non una sintesi comparativa, non un esempio che possa evidenziare il grande vantaggio (se c'è) di questa proposta... Franco Ronconi

#9 Marcello Villecco, 15/2/2011

Vorrei che vi impegnaste seriamente su un problema cruciale della nostra economia: la certezza del pagamento negli scambi commerciali. Se non si pone rimedio a questo problema tutto il nostro sistema economico crolla. Io imporrei il pagamento immediato dopo l'emissione della fattura. Non è più tollerabile ricorrere al Giudice per non pagare un servizio od un bene. Esiste il contratto c'è la prova del servizio o del bene ceduto, c'è la fattura, bisogna pagare punto e basta. Poi si può ammettere il ricorso per il rimborso nella eventualità ci sia un difetto del bene o servizio. Se non si impone un freno a tale situazione visto tra l'altro lo sfascio in cui versa la giustizia possiamo direttamente dire addio alla nostra Repubblica !!!!!!!!!!!!

#10 michele pennella, 8/3/2011

Salve a Tutti!!Per il programma niente da dire,eccellente ma c'è una cosa primaria una volta vinta le elezioni,il conflitto di interesse!!Poi dopo il resto del programma...se lo avessimo fatto quando eravamo al governo non ci saremmo tenuti Berlusconi e tutte le sue complicazioni che ci a creato..siamo stanchi di questa situazione e non arriviamo alla fine della seconda settimana!!Sono dipendente nel privato e ho detto tutto!! 1100euro al mese e mia moglie e precaria...forza c'è la possiamo fare ma pensiamo prima a queste cose e facciamo di tutto per difendere la corte costituzionale e la magistratura...Grazie per la collaborazione.

#11 pasquale mazzardi, 6/6/2011

Egr. Segretario, se è vero che i pensionati e i lavoratori dipendenti sono quelli che hanno perduto il maggiore potere di acquisto e che occorre rilanciare i consumi, la riforma fiscale non può che iniziare da questi contribuenti. Occorre, allora, aumentarne le detrazioni di imposta, per le fasce di reddito fino a 28.000 euro e solo per essi, di almeno 1.200 euro all'anno. La proposta alternativa del PdL di ridurre le prime due aliquote di uno o due punti agevolerebbe tutti con un costo pari a 6 o 7 miliardi. Le agevolazioni fiscali vanno date aii meno abbienti. Nel contempo occorre aumentare le aliquote del 41% e del 43%, rispettivamente, al 43% e al 45%. Il PD presenti codesta riforma fiscale facendola propria! Questo potrebbe essere un buon inizio per gli elettori del centrosinistra.

#12 Gianni Lombardi, 19/7/2011

Occorre anche SEMPLIFICARE, SEMPLIFICARE, SEMPLIFICARE. Io lavoratore autonomo con un reddito minimo e in una situazione di crisi di settore da 10 anni, nel 2010 ho dovuto compilare oltre venti modelli F24 (quasi due al mese). E quando faccio un errore formale o ritardo un pagamento, sono sanzioni draconiane!

#13 VINCENZO MADDALUNO, 20/7/2011

Nel corso del dibattito nazionale sulla svolta della Bolognina di Occhetto, ebbi l'occasione di chiedere a Bruno Trentin perchè mai il PCI non si era mai veramente impegnato a fondo in una lotta contro l'EVASIONE FISCALE. Trentin mi rispose che anche nel PCI c'erano INTERESSI CORPORATIVI. Poi distolse lo sguardo come a dire " amico mio bello un problema alla volta, adesso dobbiamo pensare, finalmente, a cambiare il PCI e l'Itlia. Molta acqua da allora è stata "turbinata" nel centro-sinistra: PdS, DS, Pd, tuttavia, la questione non è minimamente cambiata. Anzi si è ingigantita sino a diventare la VERA QUESTIONE, la barriera contro cui è destinato ineluttabilmente a frantumarsi ogni tentativo di vero e definitivo risanamento finanziario. Senza dare l'aassalto alla fortezza gigantesca e mostruosa, scandalosa e antidemocratica, dell'evasione fiscale saranno (saremo) sempre i soliti a pagare: lavoratori dipendenti e pensionati, con l'aggiunta di quei (pochi in verità) professionisti, artigiani, commercianti e imprenditori, che pagano rispettando le leggi e le regole e a cui faccio tanto di cappello. Mi risulta PERSONALMENTE che sia nel 2010 sia nel 2011 l'AGENZIA delle ENTRATE si è data da fare (giustamente) per scovare quele liquidazioni (TFR) dei lavoratori non tassate correttamente IN PRIMA APPROSSIMAZIONE. Ebbene mi piacerebbe sapere quanto è stato ricavato dal lavoro dipendente e quanto dal lavoro autonomo nel 2010 come nel 2011. C'è un TESORO nel patrimonio degli evasori FISCALI, che rappresenta la chiave per aprire all'Italia un futuro diverso, un FUTURO di SPERANZA, un FUTURO MIGLIORE. Per il resto ha ragione, Gianni Lombardi che chiede di SEMPLIFICARE, SEMPLIFICARE, SEMPLIFICARE e non solo nel processi fiscali: la vita è troppo breve per consumarla scioccamente dietro le complicazioni e le incompetenze conseguenti della burocrazia e nell'erogazione dei SERVIZI al cittadino

#14 leonardo la torre, 20/7/2011

ripetere quanto detto da tantissimi interventi mi sembra superfluo, anche se condivido tutte le preoccupazioni riportate. io mi limito a sottolineare alcune cose essenziali: al di là di tanti "bla,bla,bla" precisi dialetticamente, ma incomprensibili alle orecchie della povera gente, io vorrei sapere: se è vero, come è vero, tutto quanto riportate nelle relazioni e nelle proposte, NON DITE QUALI STRATEGIE "RIVOLUZIONARIE" INTENDETE ADOTTARE PER RENDERE PARTECIPE "IL POPOLO" "LA GENTE" CHE NON USA INTERNET O CHE SEGUE POCO LA STAMPA E SI LIMITA AD ASCOLTARE LE SOLITE MANFRINE, COMPRESE LE VOSTRE, NEI DIBATTITI TELEVISIVI. QUANDO VI DECIDETE A PORTARE ALLA DISCUSSIONE IN PARLAMENTO I PROBLEMI VERI E, SE NECESSARIO, "OCCUPARE LE CAMERE" PER COSTRINGERE I "POLTRONARI" A PRENDERE DELLE DECISIONI????? A VOLTE LE ARGOMENTAZIONI POSSONO ESSERE LE PIU' VALIDI, MA SE NON CI SONO ORECCHIE CHE ASCOLTANO SONO VUOTE. E' TEMPO DI CHIAMARE NOI DISEREDATI ALLA "LOTTA" DEMOCRATICA E FARLA FARE SOTTO AI PROFESSIONISTI DELLA POLITICA ED, OGTNI TANTO, E' NECESSARIO FARE IL "MEA CULPA" PER GLI ENORMI ERRORI DI TATTICA E DI STRATEGIA FATTI NEI PERIODI IN CUI ABBIAMO GOVERNATO (TANTE COLPE LE HA D'ALEMA E VELTRONI CHE, NONOSTANTE TUTTO, CONTINUANO A FARE LE PRIME DONNE......). SPERO CORDIALMENTE E, COME SI DICEVA UNA VOLTA" FRATERNAMENTE CHE VI DIATE UNA MOSSA PER MOSTRARE SEGNALI POSITIVI CHE GHLI ELETTORI ED I MILITANTI ASPETTANO.

#15 Paolo Tommasin, 14/8/2011

Si parla ormai di fisco da decenni. Per quale motivo non applicare il modello USA in Italia!Ognumo paga alla fonte. Ogni cosa che si compra è compreso il versamento che va allo stato. Si risolverebbero molti problemi. E chi evate il fisco norme come negli USA.

#16 Gioacchino Romeo, 22/8/2011

Ho letto da qualche parte che, tra le idee partorite nel quadro di questo disegno generale, ci sarebbe anche quella di una imposizione sui trasferimenti immobiliari legata non al valore catastale rivalutato, ma al valore reale di mercato del bene. Ferme rimanendo le aliquote, mi pare una pura follia che, se non fosse smentita, determinerebbe un crollo di consensi epocale in un Paese nel quale 2/3 della popolazione ha la casa di proprietà. Si tratta di una bufala o è una notizia fondata?

#17 Paolo Gabbi, 30/8/2011

faccio una PROPOSTA ARTICOLATA PER STANARE L'EVASIONE FISCALE. (1) OCCORRE FARE LA DICHIARAZIONE DEI REDDITI OBBLIGATORIA PER TUTTI I POSSESSORI DI CODICE FISCALE con almeno 18 anni di età, MA PROPRIO TUTTI, presso un CAF, insieme all'ISE che EVIDENZIA LA SITUAZIONE PATRIMONIALE (case, titoli, partecipazioni, c/c, ...) e quella familiare. Queste dichiarazioni dovrebbe essere inserite in archivi delle agenzie entrate. A questo punto chi non dichiara reddito, con davanti la situazione patrimoniale se realmente non ha la coscienza sporca è tranquillo, in caso contrario qualcuno ci penserebbe attentamente: è più difficoltoso raccontare una bugia guardando negli occhi uno che ti chiede quali sono i mezzi di sostentamento piuttosto che non dichiarare nulla o poco se nessuno te lo chiede. L'anno successivo pensi che andrà bene ancora. Se poi qualcuno ha la faccia tosta sufficiente per continuare a raccontare che vive d'aria si accomodi. Le dichiarazioni con con reddito insufficiente al sostentamento (ci sono abbastanza indicatori per definire reddito 'sufficiente') alimenteranno l'elenco delle persone oggetto di accertamento del fisco e di questo verrebbo avvisato immediatamente il dichiarante. Sarà cura dell'agenzia delle entrate, attraverso queste dichiarazioni, incrociare i dati del contribuente con quelli dei familiari e conviventi e con il catasto, il registro automobilistico, camera di commercio, altri beni mobili registrati e le utenze. Se uno non risulta da nessuna parte è concluso l'accertamento, altrimenti il fisco può continuare ad approfondire. Per evitare poi favoritismi e collusioni l'anno successivo andrebbe effettuata la nuova dichiarazione in un'altro CAF. (2) Per concludere un'AZIONE AFFIANCATA SUI LIBERI PROFESSIONISTI può portare ad essere più 'onesti': come i medici devono mandare il certificato di malattia on-line, così anche i L.P. DOVREBBERO SEGNALARE ON LINE IL CODICE FISCALE DEI CLIENTI ogni volta che termina una prestazione/cura e l'indicazione dell'importo . Una volta che un contribuente va a fare la dichiarazione al CAF questo può vedere tutte le prestazioni di cui ha usufruito e chiedere conferma del lavoro/importo. I L.P. potranno poi essere controllati come congruenza di ore lavoro/importo attraverso studi di settore per spingerli a fare le comunicazioni dei lavori effettuati e dall'altra stare attenti a non dichiarare importi falsi perchè quali L.P. si fiderebbero di un cliente a cui viene chiesto in fase di dichiarazione dei redditi qual'è stato il lavoro o la spesa ? (3) elevare a 2 ANNI DI RECLUSIONE per evasione fiscale sopra i 1000 euro, NON CONDONABILI, NON PRESCRIVIBILI, NON AMMENDABILI E CON LA MASSIMA PRIORITÀ DI GIUDIZIO anche presso preture. SOLO RECLUSIONE SENZA SE E MA. (4) partire con un programma di REVISIONE TASSAZIONE, con avvio 2/3 anni dopo l'inizio del piano lotta all'evasione fissando un tetto max di tassazione ALL-INCLUSIVE e ci pensi lo stato a suddiversi le tasse tra i vari soggetti (stato, regioni, comuni). OCCORRE ESSERE CHIARI CHE LE TASSE VANNO PAGATE, TUTTE MA NON VESSATORIA, IN UNA MISURA DA NON LEGITTIMARE EVASIONI. IL FISCO DEVE DIVENTARE NON UNO SPAURACCHIO MA UNA FUNZIONE NECESSARIA AL BENE COMUNE. Non è questione di stato di polizia, ma di onestà e trasparenza che tutti i cittadini dovrebbero sentire. E sapere che lo stato si fa pagare il dovuto sarebbe un grande iniezione di fiducia per tutti.

#18 Francesco C., 9/9/2011

Perdonatemi, pensavo di essere una persona mediamente colta ma ... "Il reddito ordinario percepito dal lavoratore autonomo, dall’imprenditore individuale, dalla società di persone viene tassato al 20%. Soltanto la parte eccedente va in Irpef." Posso sapere cos'e' il reddito ordinario e come calcolare la parte "eccedente" ?? Grazie infinite. FC

#19 Lucio Tamagno, 10/5/2012

Non mi è chiaro se l'IMU si comporterà come l'ICI (che avendo un immobile A1 ho continuato a pagare pur essendo prima e unica casa) ovvero non sarà posibile defalcarla dall'imponibile. Se così fosse perchè? Si pagano le tasse su somme già tassate e versate a stato/comune. LT

#20 Lucio Tamagno, 10/5/2012

Due domande a Luigi Bersani: 1) i risultati elettorali non mi hanno stupito, in un momento di sofferenza e radicalizzazione della società era prevedibile che i voti "lasciassero" le aree moderate. La tenuta del PD credo sia giustificata dal fatto che può essere considerato un partito di transizione, verso destra, IDV o sinistra SEL. Situazione che ora ha giocato a favore, ma è quanto mai delicata, spiegando comunque il dissolvimento del PDL e le sofferenze di Casini+Fini. Faremo attenzione a gestire la situazione e a non ritrovarci S.B. di nuovo fra i piedi andando così definivamente a fondo? 2) ho scommesso una cena con un amico "grillino" (vorace) che il PD non ritirerà in tutto, o in parte considerevole la quota di rimborso elettorale di Luglio. Devo cominciare a risparmiare?

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