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Bersani: lanciamo la sfida per la riscossa italiana

Lettera a Il Messaggero: "Discutiamo di questione sociale e di un patto per la stabilità e la crescita con riforme vere: fisco, lavoro, precarietà, conoscenza, welfare, politica industriale, economia verde, liberalizzazioni, mezzogiorno.

di Pier Luigi Bersani,  pubblicato il 7 gennaio 2011 , 4583 letture
Bersani
La lettera di Bersani a Il Messaggero ha aperto un ampio dibattito. Leggi l'intervista al segretario della CISL Raffaele Bonanni e l'analisi di Claudio Sardo pubblicate sempre sul Messaggero l'8 gennaio.

Caro direttore, 
davanti all’Italia c’è una prospettiva più fragile, più difficile e incerta rispetto a quella di paesi con i quali siamo stati fin qui in compagnia. Da anni ormai ci stiamo allontanando dalle aree più forti d’Europa e stiamo convergendo su quelle più deboli. Senza una forte correzione, il nuovo decennio aggraverà sensibilmente questo arretramento.

Anche altri Paesi sviluppati hanno vissuto il trauma della globalizzazione e della crisi finanziaria ed hanno conosciuto la difficoltà di trovare strumenti efficaci per rispondere. 
Ovunque, davanti ad una novità secolare, le democrazie occidentali hanno misurato le debolezze di meccanismi di consenso che accorciano gli orizzonti al quotidiano. 
Ovunque, nei paesi sviluppati, la democrazia è dubbiosa della sua stessa efficacia, della sua capacità di affrontare le esigenze di cambiamento. 
Ovunque i cicli politici perdono di prospettiva. 
In Europa, in particolare, è sembrato che la globalizzazione non consentisse più un patto sociale costoso e inclusivo. Le forze progressiste hanno per questo pagato un prezzo elettorale. Si sono evidenziati fenomeni di spaesamento, di incertezza, di ripiegamento e sono emerse correnti di opinione difensive o apertamente regressive.

In nessun caso, tuttavia, queste tendenze hanno preso il comando nei grandi Paesi europei. Quasi ovunque le destre hanno vinto dando voce ai problemi e ai timori, senza peraltro dimostrare fin qui di saper aprire la strada a soluzioni vere; e tuttavia in quegli stessi Paesi le correnti populiste e regressive sono state contenute dalle radici saldamente costituzionali delle forze conservatrici, da una statualità più credibile e riconosciuta, da una politica non screditata.
In Italia, in forme peculiari e per certi versi anticipatrici, il campo del Governo è stato occupato nell’ultimo decennio da una salda complementarietà di berlusconismo e leghismo, nati entrambi in una fase di forte discredito della politica e di cronica debolezza delle Istituzioni. Berlusconismo e leghismo hanno, ciascuno per la sua parte, suscitato una “aggressività dei moderati” che ha fatto da traino ad una cultura di delegittimazione dello Stato, di individualismo, di complicità fiscale, di corporativismo sociale e territoriale, di xenofobia. Si è annunciata la libertà in forme tali che ognuno, individuo o gruppo sociale o territorio, potesse interpretarla a modo suo. L’esperienza di governo e il potenziale di comunicazione, sono stati utilizzati per accrescere questa presa di opinione, fino a costruire una solida ideologia capace di resistere ai fatti. Si è così alimentato un consenso per adesione in virtù del quale governare significherebbe interpretare e rappresentare piuttosto che risolvere. I problemi vengono scagliati di volta in volta contro un nemico o vengono semplicemente occultati dalla retorica e dal controllo della comunicazione. 
La fatica e i rischi delle riforme vengono aggirati dalla personalizzazione; una personalizzazione che, quando è necessario, risolve allestendo miracoli e che, se non risolve, denuncia ad alta voce limitazioni, ostacoli e barriere, costituzionali o meno che siano.

Il meccanismo è dunque tale da produrre decisioni minime ma a forte carica simbolica e da drammatizzare tutto ciò che riguardi direttamente il Capo. Gli interventi strutturali sono assolutamente sporadici e consentiti solo se capaci di colpire e scompaginare gli universi sociali e politici dell’altro campo.

Una simile descrizione della nostra ultradecennale vicenda politica potrebbe apparire unilaterale e faziosa se non fosse confermata da un onesto bilancio dei fatti. 
Dieci anni consentono ormai una misura degli effetti reali della curvatura personalistica e populista della nostra democrazia. Veniamo dunque ai fatti, facendoci forza nel selezionare fra la miriade di dati convergenti e univoci, quelli essenziali e riassuntivi. 
Nel 2000 la quota di popolazione italiana relativamente povera, che viveva cioè con un reddito procapite al di sotto del 75% della media dei Paesi UE, era pari al 22%. Mantenendo il confronto con gli stessi Paesi oggi è al 30%
Nello stesso periodo la percentuale degli italiani relativamente ricchi, cioè con redditi al di sopra del 125% della media UE precipita dal 57 al 25%
Non c’è paragone possibile con nessun altro Paese europeo. 
Con una velocità impressionante il Sud si allontana dal Nord e il Nord si allontana dall’Europa. Nella percentuale di crescita cumulata nel decennio, siamo negli ultimissimi posti al mondo. Quanto alle attività produttive, facendo pari a 100 la produzione industriale del 2005 oggi siamo all’86 a fronte di una Germania al 98,3 e ad una media dell’area Euro al 95,4. Cumulando i dati sulla disoccupazione, sugli ammortizzatori e sullo scoraggiamento nella ricerca di lavoro si ha un quadro impressionante. Siamo al fondo delle classifiche dei Paesi OCSE per disoccupazione giovanile. Per quella femminile contendiamo in Europa l’ultimo posto a Malta. Il 50% delle ricchezze si è concentrato sul 10% della popolazione senza rapporto alcuno con la fiscalità. Avviciniamo Norvegia e Danimarca nella pressione fiscale mentre perdiamo 10 miliardi di Euro rispetto al 2007 di incassi IVA pur con un aumento dei consumi in termini nominali. Passiamo in tre anni dal 104% di debito pubblico al 118% senza aver dovuto salvare nessuna banca. Sul fronte sociale scelgo una sola classifica: quella che certifica il nostro primato nell’abbandono scolastico. Quanto al futuro, non c’è previsione che non indichi per noi uno scenario di sostanziale stagnazione con una crescita potenziale inferiore alla metà di quella dei principali Paesi europei.

Non servono cifre ulteriori. E’ ovvio che l’ultimo decennio poggia su problemi antichi e precedenti a Berlusconi. E’ altrettanto ovvio che nell’ultimo decennio i problemi non hanno avuto rimedio ma si sono disastrosamente aggravati. So bene che nella realtà italiana ci sono anche le luci e non solo le ombre, ci sono le energie e le risorse e non solo i problemi. Abbiamo una straordinaria capacità di reagire alle sfide: il ciclo di riforme legate all’euro né è stata nel passato una prova. In Italia c’è una straordinaria cultura del lavoro, c’è una incredibile vitalità di gran parte delle imprese; ci sono risorse di inventiva, di innovazione e di conoscenza comunque invidiabili; c’è una ricchezza maldistribuita e comunque mobilitabile per gli investimenti; c’è un patrimonio di culture e di tradizioni da orientare alla crescita; c’è un bacino di solidarietà e di civismo capaci di prove eccezionali. La cifra italiana, infine, è ancora grandemente attrattiva nel mondo. Tutto questo c’è. Ma adesso la questione è un’altra. Se non ci convinciamo a guardare in faccia i problemi, non ne usciremo bene. La sostanza è questa. Restiamo fra i più ricchi Paesi del mondo, ma perdiamo rapidamente posizioni. Mantenere il nostro ruolo nella divisione internazionale del lavoro, dare una prospettiva di occupazione e di reddito alle nuove generazioni, preservare a standard accettabili un sistema di welfare, rappresentano ormai sfide tali da descrivere una vera e propria emergenza. Per di più, essere il grande Paese che in Europa cresce di meno e che ha il debito più alto ci espone inevitabilmente a pericolose ondate speculative. E’ realistico prevedere che nei prossimi anni il debito e il suo costo ci metteranno di fronte ad una serissima difficoltà.

Torniamo adesso alla politica. Venendo ad oggi, le recenti vicende politiche e parlamentari mostrano il dissolvimento delle ultime risorse di governabilità che la destra poteva garantire. Eccoci dunque al punto. Chi riconosce l’emergenza, chi ne è davvero consapevole deve prendersi le sue responsabilità e suscitare una riscossa che mobiliti le energie e le risorse economiche, morali e civili di cui il Paese dispone. Per parte nostra, adempiamo a questo compito rivolgendoci innanzitutto alle forze dell’opposizione di centrosinistra e di centro. Riconosciamo le loro diversità, perfino nelle prospettive politiche. Ma se queste diversità prevalessero, potrebbe venirne per il Paese un altro decennio di deriva populista e di ulteriore scivolamento. Chi si oppone a Berlusconi sa che oggi bisogna guardare oltre Berlusconi. Questo guardare oltre contiene in modo ineludibile degli aspetti costituenti.

Troppe sono state le deformazioni, le distorsioni; troppo prepotenti (e impotenti) le scorciatoie personalistiche; troppo lungo il sonno delle riforme. Qui non si parla semplicemente di una alternanza in un sistema che funziona. Qui si parla di una riorganizzazione della democrazia parlamentare. Qui non si parla di un semplice programma economico. Qui si parla di un nuovo patto fondamentale in campo economico e sociale su terreni fondativi come quelli della fiscalità e delle relazioni sociali. E’ questa la ragione profonda di un appello che vuole coinvolgere forze progressiste e moderate. Nessuno dovrebbe prendersi la responsabilità di negare il suo contributo ad una transizione costituente in nome di prospettive più limitate, personali o di partito. Ci sono forse altre strade? 
Davvero si può pensare di condizionare Berlusconi e la Lega? 
Davvero si può immaginare un appuntamento politico o elettorale che non proponga un bivio dirimente su fondamentali temi costituzionali? 
E non ci sarebbero forse poca logica e troppo rischio nel restringere o dividere in partenza il campo di forze che oggi si oppone alla destra? 
Discutiamo dunque di una piattaforma essenziale. 
Discutiamo di una riforma repubblicana che parli di Istituzioni, di federalismo, di legge elettorale, di informazione, di conflitti di interesse, di giustizia per i cittadini, di costi della politica, di legalità e che sia saldamente ancorata ai principi costituzionali. 
Discutiamo di questione sociale e di un grande patto per la stabilità e la crescita fatto di vere riforme: fisco, lavoro e precarietà, conoscenza, welfare, politica industriale, economia verde, liberalizzazioni, questione meridionale
Tutto questo impegnando l’Italia nel rilancio del grande sogno europeo.
E’ su una simile piattaforma che il PD sta lavorando, ed è questa la proposta che avanzerà nelle prossime settimane. A chi ci obietta che la nostra proposta politica è difficile e forse utopica nelle condizioni date, noi rispondiamo semplicemente che la politica non si fa con il calcolo delle probabilità; la politica deve avere una idea di che cosa sia meglio per il Paese e sostenerla. In ogni caso quindi, a prescindere dalle risposte che avremo, e dagli esiti che proporrà la contingenza politica, questa sarà la nostra ispirazione: una ispirazione aperta e inclusiva, perché consapevole della profondità della crisi italiana. 
Ed è proprio questa consapevolezza che ci porta a sollecitare il contributo autonomo, attivo e responsabile dei protagonisti sociali, della cultura, dell’informazione libera e di ogni autorità civica e morale. A tutti ci rivolgeremo con le nostre proposte. L’Italia non può più accettare di essere narcotizzata dal chiacchiericcio politicista e da un divario fra politica e società che accumula sfiducia e passività. 
Dobbiamo cambiare l’agenda. 
Dobbiamo parlare finalmente dell’Italia e degli Italiani. 
Dobbiamo progettare un cambiamento. 
Dobbiamo organizzare uno sforzo collettivo in cui chi ha di più dà di più. 
La nuova generazione ha bisogno di un orizzonte. Nessuno venga meno a questa responsabilità, all’impegno per una riscossa italiana.
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commenti

#1 Ennio Gobbo, 7/1/2011

Benissimo, la sfida è stata lanciata. Addesso, non si deve farsi fuorviare dai commenti di tuttologi dei media, anche autorevoli, che non entrano a condividere o non condividere la proposta ma la leggono solo come una risposta a qualche bega interna, o dai diversi "responsabili" (!?!) del governo che, solo perchè hanno qualche incarico si ritengono economisti. Suggerirei a tutti i componenti autorevoli del PD di sviluppare in tutte le occasioni possibili i temi proposti dal Segretario. Senza interpretazioni personali o differenziazioni ma con una voce unica: è questo che gli iscritti al PD si aspettano, finalmente!

#2 GIAN BERDINI, 7/1/2011

scusa segratario , ma quale sono le nostre proposte in merito? la tua è una lenzuolata entra nel dettaglio. Ad esempio accordo FIAT noi siamo per tollerare il divieto di sciopero e la negazione per alcuni della rappresentanza sindacale? La nostra idea di società è la società di mercato in cui il capitalismo finanziario globale fa e di sfa come vuole senza controllo degli stati? L'ACQUA è UN BENE PUbBLICO gestito dagli enti locali? siamo per il nucleare? siamo per lo scempio dei rigassificatori? e siamo per la guerra in FAGANISTAN?

#3  rino foschi, 7/1/2011

DEVO AMMETTERE lesposizione dei fatti è molto esauriente ma a mio avviso non basta perchè non c'è nel partito una comunione di intenti sulle cose importanti ognuno fa la sua dichiarazione in ordine sparso e i cittadini sono disorientati .Caro compagno Bersani è ora che diciate con chi volete governare non in una fase di emergenza ma anche nella normalità e spero che i nostri interlocutori non siano fini e casini auguri.

#4 Giovanni Scano, 7/1/2011

Bravo Bersani! Il Partito Democratico deve presentare la sua proposta di governo alternativa al sistema berlusconiano e proporla al confronto democratico con TUTTI gli altri partiti ora all'opposizione. Sulla base del risultato che potrà dare tale confronto, si formerà una coalizione alternativa e si deciderà, magari con le cosidette "primarie", chi sarà il candidato alla presidenza del consiglio dei ministri.

#5 francesco rocchi, 7/1/2011

Lettera illegibile. Non ne posso più di sentirla elencare le miserie dell'Italia (tutte verissime e documentato, questo sì) senza uno straccio di speranza, di idea, di prospettiva. E non ne posso più di pensosi comunicati in cui si parla di Berlusconi e della destra come di un alieno capitato per caso. La gente lo ha votato, ha creduto veramente che avrebbe portato felicità a tutti. I desideri di chi lo votava, ed anche i nostri, erano abbastanza semplici: maggiore ricchezza, maggiori certezze, serenità (in senso pre-politico, certo). Quello mentiva...ma sua verbosità invece, si può sperare alluda a qualcosa di concreto oppure no? C'è qualcosa nella sua politica che può saziare la delusione di chi sperava in un'Italia benestante e contenta? Io non ho mai mai mai votato Berlusconi, condivido quasi tutta l’analisi che mi sono costretto a leggere nella sua lettera, non mi sono mai fidato di quel parolaio protervo e narcisista...ma anche a me sarebbe piaciuto vedere un milione di posti di lavoro, un nuovo miracolo italiano, ricchezza per tutti. Io voglio sapere questo, e ho bisogno di saperlo adesso: lei può promettere qualcosa di più realistico? Una promessa che sappia scaldare il cuore, ma che sia seria? Può dirmi qualcosa che ricorderò ancora domani, quando andro a fare il mio solito lavoro, amato e precario?

#6 Alberto Diaspro, 8/1/2011

Si puo' partire da questa traccia di elaborazione, eviterei di perdermi in primarie... ora serve un partito che decida e vada avanti, di primarie ne abbiamo fatte abbastanza ed e' giusto che, nel bene o nel male, il pallino resti fermo per un tempo abbastanza lungo per poter capire se riusciamo a fare qualcosa o meno... io credo che questo sia realistico... questa partenza sia realistica e possa anche, ma non necessariamente, scaldare il cuore

#7 marco sinigaglia, 8/1/2011

Giusta l'analisi, caro Pierluigi, ma dobbiamo tutti (e il Segretario per primo) concludere i nostri interventi, dopo i dovuti "discutiamo" e "dobbiamo" anche con "le nostre intenzioni sono queste: (due punti)" e giù un elenco sintetico di tre cose concrete e all'altezza dei problemi. Tre proposte per rivoluzionare l'Italia.

#8 Fernanda Marotti, 8/1/2011

Caro Segretario nazionale, adoro progettare cambiamenti e sono pronta all’impegno e alla sfida per la riscossa italiana?. Ma alla sua domanda se “non ci sarebbero forse poca logica e troppo rischio nel restringere o dividere in partenza il campo di forze che oggi si oppone alla destra” vorrei rispondere che la principale forza di opposizione alla destra al momento è il PD. E quindi è il PD che non dobbiamo restringere e dividere con alleanze poco logiche e troppo rischiose. Quanto poco logiche? Basterebbe una sua lettera ai circoli che indice un referendum interno e potremmo scoprirlo in un paio di settimane. Sono sicura che anche noi risponderemmo “semplicemente che la politica non si fa con il calcolo delle probabilità”. Lei si domanda se ci sono forse altre strade: in effetti una proposta politica altrettanto “difficile e forse utopica nelle condizioni date” ci sarebbe. Ed è l’alleanza con il grande partito degli astensionisti: chiediamolo anche a loro l’impegno per una riscossa italiana! Certo per convincerli ci vorrà davvero tanto coraggio, e coerenza, ma si potrebbe tentare cambiando la legge elettorale e risolvendo il conflitto d’interesse in Parlamento: queste sono le prime, vere emergenze democratiche. Perché l'appello alla responsabilità non potrebbe partire dal Parlamento? Magari si scopre anche se le ampie alleanze funzionano davvero.

#9 Guglielmo Uno, 8/1/2011

Sono d'accordo che questi sono i temi, ma anche che ognuno di questi titoli va riempito di proposte concrete, magari non popolari fra i militanti e i già convinti ma che potrebbero recuperare astensionisti. Un esempio in tema di riforme istituzionali; diminuzione dei costi della politica: monocameralismo (400 deputati, con uno stipendio commisurabile al potere d'acquisto medio di un deputato negli altri paesi europei), abolizione delle province (le competenze sono facilmente assorbibili da altri enti), accorpamento dei comuni fino ad un minimo di 8/10.000 abitanti etc..Tutto questo libererebbe anche lavoratori della pubblica ammininstrazione (almeno quelli che devono fare funzionare le assemblee legislative, i consigli, gli assessorati etc). Sento già i commenti: si risparmia poco (mi piacerebbe però che qualcuno facesse i conti per bene), i Comuni e le province sono la nostra storia etc.. Sono proposte populiste.. forse, sono soluzioni solo simboliche... può darsi. Sicuramente sarebbe un segnale che non tutti i politici pensano al loro futuro personale e che qualcuno è disposto a proporre e votare una riduzione di poltrone (anche la propria). D'altra parte provate a leggervi "Poveri noi" di Marco Revelli e cercate una sola ragione per cui un "povero" dovrebbe votare a sinistra se anche a sinistra si proteggono i propri privilegi

#10 Carlo Malvaso, 8/1/2011

I problemi esposti dal nostro segretario sono reali e temo che la lista sia ancora lunga, tutti siamo consapevoli che le soluzioni non saranno semplici, rapide e indolore ma tutti chiedono che siano eque. Il Paese è in grave difficoltà e il nostro Partito sarà capace d’invertire la tendenza negativa solo se riuscirà a trovare il giusto equilibrio interno. Per ritrovare il consenso della base servono risposte concrete e meno politicismo. Se le angosce del Popolo sono davvero al primo posto nei pensieri di tutti i politici della sinistra, è arrivato il momento di lottare insieme per sconfiggere il vero nemico: la crisi economica.

#11 giuliana marchi, 11/1/2011

Condivido la presa di posizioni di Bersani su temi cruciali come quelli economici.L'Italia naviga in acque tempestose e solo chi ama la propria nazione si preoccupa del suo futuro. Detto questo io e la gran parte dei componenti del mio circolo (del novarese) è contrario ad allearsi con UDC e SEL lasciando fuori IDV E Vendola. Lo dico con angoscia: se i dirigenti di questo partito si ostinano a portare avanti queste alleanze non so chi rifarà la tessera. Alleandosi con terzo polo soltanto non si vince comunque, ma almeno non buttiamo al macero i nostri valori e le vere riforme da fare! Grazie

#12 silvano corsale, 12/1/2011

Vista la situazione di crisi economica internazionale e nazionale, visto che il Governo non è in grado di dare risposte al paese, io credo che la proposta del segretario Bersani sia la più ottimale, per affrontare la situazione. Non so come si possa arrivare ad attuarla visto che il PDL e la lega continuano ad avere la maggioranza.Io credo che oltre a chiedere l'adesione alla proposta, a tutta l'opposizione, si dovrebbe fare un appello di responsabilità Nazionale a tutti quei parlamentari della maggioranza che vogliono bene al paese ricordando che sono stati eletti per questo e non per fare gli interessi personali di Berlusconi e delle cricche affaristiche.In sostanza quello che voglio dire è: o si spacca il PDL, o si riesce a convincere la Lega a supportare tale proposta.

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