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"Marchionne innova? Sono solo etichette..."

Intervista a Livia Turco di Sonia Oranges - Il Riformista

di Livia Turco,  pubblicato il 12 gennaio 2011 , 161 letture
 La deputata democratica sfida il suo partito: «Torniamo a rappresentare il mondo del lavoro. Ridiamo peso politico agli operai. Li abbiamo lasciati soli coi messaggi della tv». Mentre ai cancelli di Mirafiori si litiga e si piange, una piemontese doc come l'onorevole pd Livia Turco lancia una sfida al suo partito: rimettere al centro della discussione politica i temi del lavoro alla luce della globalizzazione. 

Le posizioni tra la Cgil e la Fiat non sembrano avvicinarsi. 

Non posso evitare di pensare al dramma degli operai alle prese con il dilemma imposto dal referendum: dire sì a un accordo che rende il lavoro più pesante e riduce i loro diritti, o perdere il lavoro. Politica, sindacato e impresa dovrebbero concentrarsi su questo, ritrovando quei valori comuni che andrebbero salvaguardati. Parlo dell'importanza del lavoro, della Fiat come grande e storica azienda che deve continuare a investire qui, della qualità della vita degli operai. E da qui che dobbiamo ripartire per conciliare le esigenze della Fiat con la dignità del lavoro. Sembrerà banale tirare in ballo i principi, ma mi pare ci si stia perdendo in un dibattito che va avanti per etichette. Ma che significa che Marchionne è un innovatore? lo sono cresciuta davanti ai cancelli di una fabbrica, sono figlia di operai, e quello che so è che stiamo parlando di persone in carne e ossa. 

Il dibattito però è particolarmente ricco proprio nel suo partito. 

Il dibattito è ricco perché la questione ci sta a cuore. E il Pd ha espresso una linea chiara: privilegiamo il lavoro a partire da quelle persone in cane e ossa, e siccome non lo facciamo a cuor leggero, chiediamo che tutti i lavoratori siano rispettati e che si faccia uno sforzo perché quell'accordo non vada a scapito delle condizioni di lavoro. Anzi, al Pd io chiedo di prendere atto di quello che ci dice la vicenda Mirafiori: il carattere dirompente del tema del lavoro deve diventare una questione centrale, perché dobbiamo recuperare il rapporto coni lavoratori, le relazioni e i legami, ridando un peso politico agli operai. Da questa storia emerge lo scarso peso politico del mondo del lavoro, mentre è nella rappresentanza di quell'universo che va individuata l'identità del Pd. Parliamo meno di alleanze allora e concentriamoci su questo. Con tutto quello che ne consegue nell'idea di sviluppo che vogliamo e di democrazia, di cui il lavoro è il fulcro. Piantiamo il chiodo lì, allora. Oggi il tema dei diritti non può prescindere da altre scelte: quale sviluppo? Quale democrazia? Quale rapporto tra lavoratori e impresa? Due attori che hanno interessi comuni, come la salvaguardia del lavoro e di investimenti convenienti in Italia. Noi diciamo di voler valorizzare il capitale umano: le condizioni di lavoro misurano la dignità di quel capitale, da tutelare prima ancora nella sua salute. 

Ma il Governo non ci pensa? 

Guardi, anche grazie all'enfatizzazione di una presunta differenza di vedute nel Pd, è stato offuscato il vero scandalo: la totale assenza del Governo e di un ministro del Lavoro impegnato con furia ideologica a dividere il sindacato e sconfiggere la Cgil. Patologico. E senza alcuna politica industriale. 

Che cosa dovrebbe fare la Fiom dopo il referendum? 

La Camusso lo ha detto chiaramente, esponendo una posizione autorevole e convincente, affinché nessun lavoratori si trovi solo. Come è seria la sua proposta di un tavolo di concertazione sulla rappresentanza con gli altri sindacati e con Confindustria. La Fiom a Torino svolge un ruolo importante, tutt'altro che massimalista, un pezzo di sindacato che ha fatto un lavoro straordinario. Loro più di noi si faranno carico della tutela dei lavoratori. Spero che si schierino coerentemente in difesa degli operai. Perché la Fiom non può non tenere conto dei lavoratori che a malincuore voteranno sì. Però è il mio pensiero, il sindacato sceglie in autonomia. 

E la politica? 

La politica deve tornare a occuparsi di lavoro, a essere vicino ai lavoratori. lo vengo da un partito che aveva un rapporto quotidiano con loro, che gli consentiva di essere classe dirigente. Ecco, questa potrebbe sì essere una bandiera tremendamente moderna. La bellezza del Pd è che ogni cultura di provenienza porta una dote diversa agli altri. La mia porta questa grande modernità: l'idea dei lavoratori come classe dirigente del Paese, un'innovazione tutta da costruire. Ma bisogna essere lì con loro tutti i giorni dell'anno. A noi tocca sollecitare la loro ambizione, la loro voglia di cultura. Gli operai devono tornare ad avere voce in capitolo, a essere coinvolti, invece di essere solamente sollecitati nelle loro paure. Paura degli immigrati, paura di perdere il lavoro. Lasciati soli con i messaggi semplificati della tv. Non mi stupisce che abbiamo votato per il centrodestra.
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