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Manifesti

27 gennaio
Giorno della Memoria

Scarica il manifesto PD per ricordare l'Olocausto.
Bersani: Vigilare per non dimenticare l'abisso delle coscienze. (Video Youdem)

pubblicato il 26 gennaio 2011 , 5175 letture
27 gennaio 2011 - Giornata della Memoria  27 gennaio 2011 - Giornata della Memoria
La frase dello scrittore Primo Levi "meditate che questo è stato" e l'immagine del polso di un detenuto in un lager con tatuato il numero identificativo di prigionia sono stati scelti dal Partito Democratico per ricordare l'Olocausto.
Scarica e diffondi il manifesto del Partito Democratico per il giorno della memoria.


YouDem Tv, l'emittente televisiva del Partito Democratico, celebra la Giornata della Memoria delle vittime dei regimi nazifascisti e dell'olocausto con un'edizione speciale del programma "Via della Storia", la trasmissione televisiva dedicata ai 150 anni dell'Unità d'Italia. La puntata speciale, a cura del prof. Bruno Tobia dell'Università di Roma La Sapienza, è intitolata "La razzia del Ghetto di Roma" e ricorda il tragico giorno del 16 ottobre 1943 in cui oltre mille cittadini romani di fede ebraica furono catturati e deportati verso i campi di concentramento nazista. "Via della Storia - La razzia del Ghetto di Roma" è disponibile on-line sul sito www.youdem.tv. Durante la giornata la tv del Partito Democratico seguirà altri eventi istituiti per commemorare la Giornata della Memoria.
 


Pier Luigi Bersani: "Senza il ricordo e lo studio degli orrori di  cui l’umanità si è macchiata rischieremmo tutti di rivivere momenti  terribili della nostra storia. Per questa ragione la memoria della Shoah  dovrà rimanere per sempre come monito per tutti affinché mai più sia  raggiunto quell’abisso.  Il nostro dovere è di tramandare, soprattutto alle nuove generazioni, la  storia tragica della Shoah per non dimenticare e perché ciò che è stato  ancora oggi interroga le nostre coscienze. Non dimenticare l'abisso per non  dimenticare che odio e pregiudizio sono le cause che l'hanno determinato.  Per questa ragione chi è chiamato, nella politica come nella società, ad  assolvere una responsabilità deve sentire su di sé l'impegno morale a non  alimentare mai questi sentimenti; deve sentire l'urgenza morale di unire e  non di dividere, di aiutare la comprensione reciproca.  Le tante iniziative previste oggi, in tutta Italia, per celebrare la  Giornata della Memoria, per ricordare la persecuzione e lo sterminio del  popolo ebraico, i deportati militari, civili e politici nei campi di  sterminio nazisti, siano quindi motivo per riflettere sul valore della  dignità e del rispetto dei diritti umani di ogni singola persona. L’odio e il pregiudizio hanno alimentato la mala pianta del razzismo e  dell’antisemitismo. Il nostro compito oggi è di vigilare perché non si  ricreino le condizioni dell’odio e della paura che hanno portato tanti  uomini a dimenticare la propria umanità e a trasformarsi in tranquilli  carnefici. Il nostro compito è di lavorare perché prevalga sempre e comunque  il diritto di ogni persona al rispetto degli altri".
 


Al binario 21 della stazione di Milano arrivarono in tanti, da tutto il Paese. La storia di migliaia di uomini, donne, anziani e bambini, diretti ad Auschwitz. Questa storia l’avremmo raccontata solo dopo alcuni anni, quando nel lavacro dei vinti ci saremmo ritrovati in tanti obiettori convinti della Shoah.

Ma non fu sempre così. Non fu sempre denominato come sterminio quell’abominio nei confronti dell’umanità. Ci fu un tempo in cui quel massacro, forse ancora non provato, non accertato, troppo terribile persino solo da immaginare figuriamoci da ammettere, fu considerato “campagna denigratoria” contro il regime, contro chi aveva avallato quelle leggi razziali e contro chi pur non avallandole non alitava neanche un minimo di sdegno.

Il segno di una giornata come quella del 27 gennaio serve a ricordare tutto ciò: le vittime, lo sterminio, il massacro degli ebrei, degli zingari, dei gay, dei testimoni di Geova, delle persone d’animo che invece allo sdegno diedero alito, parola e gesti. Ma serve anche a ricordare il virus peggiore di quell’eccidio, quello che ancora oggi serpeggia a volte nelle nostre comunità, il più difficile da debellare: quel negazioniso dell’orrore che nega le camere a gas, gli esperimenti di Josef Mengele, la deportazione o le donne “volontarie” del sesso destinate ai gerarchi che in cambio di sopravvivenza e una branda fuori dalla baracca costituivano un esercito di postulanti nei campi di Ravensbrueck, Auschwitz o Buchenwald.

Quel virus negazionista è ancora oggi il male endemico della nostra civiltà. Per questo il 27 gennaio serve oggi più che mai!” Queste le toccanti parole del deputato del Pd Ludovico Vico, che ha voluto dare un contributo per sostenere il triste ricordo di questa giornata. 

L`ordinanza n. 6 nella Roma occupata. Guglielmo Gatti da archeologo a cronista di guerra. (Dario Ricci) Nel retro di un manifesto con un’ordinanza nazifascista che vietava di ascoltare le radio degli alleati, Guglielmo Gatti, appuntava, giorno per giorno, gli eventi della guerra appresi proprio da radio “straniere”.
Tra le sue carte il figlio Gianlorenzo ha oggi ritrovato questo prezioso documento
“Pensi, per tre volte almeno mi era capitato di avere in mano quel foglio. Solo la terza volta l’ho aperto, e ho scoperto questo piccolo grande tesoro…”. La voce di Gianlorenzo Gatti arriva limpida, stentorea, eppure tradisce l’emozione per aver avuto “quel foglio” tra le dita, di averlo rigirato e scoprire così, d’improvviso, una sorta di Stele di Rosetta della Libertà, così lontana nel tempo, così vicina ai suoi affetti. Perché quel manifesto ritrovato tra gli appunti paterni da un lato riportava il simbolo dell’oppressione nazifascista nella Roma occupata, dall’altro testimoniava l’insopprimibile anelito di libertà che quel giogo non riuscì a soffocare.
La storia
Quello ritrovato da Gianlorenzo Gatti, oggi 61enne, tra le carte del padre Guglielmo, archeologo, impiegato del Governatorato di Roma, poi sopraintendente ai monumenti, è un manifesto di grandi dimensioni (100 x 140 cm). è una di quelle stampe che, durante l’occupazione nazifascista, venivano affisse per le strade e nei luoghi pubblici per comunicare le nuove direttive alla cittadinanza. E anche in questo caso un lato del manifesto assolve a questo compito: vi è infatti stampata sopra l’Ordinanza numero 6, emanata il 2 ottobre 1943 dal comandante supremo delle truppe tedesche in Italia, Albert Von Kesserling, per imporre il divieto di ascolto delle radio alleate nell’Italia occupata. L’incipit del testo non lascia dubbi: “Paragrafo numero 1: chi ascolta emissioni radiofoniche di altre stazioni che non quelle germaniche, fasciste e dei paesi occupati dalle truppe germaniche – si legge – o chi procura la possibilità di quanto sopra, viene punito con la reclusione, in casi più leggeri con la prigione e la multa o con una di queste punizioni”.
La testimonianza
Proprio su uno di questi manifesti Gatti, contravvenendo al divieto imposto dall’ordinanza, iniziò minuziosamente a trascrivere di proprio pugno le notizie che, clandestinamente, riusciva ad ascoltare ogni sera proprio da quelle radio libere di cui i nazifascisti volevano impedire l’ascolto. Una vera cronaca degli avvenimenti bellici, tra il settembre 1943 e la liberazione di Roma, avvenuta il 4 giugno 1944. “Ho iniziato questi appunti per caso – scrive come premessa Guglielmo Gatti – una sera mentre ascoltavo le stazioni radio italiane (Bari, Napoli) e inglesi: per annotare alcune notizie presi il primo pezzo di carta che mi capitò tra le mani. Era questo: l’avevo avuto in ufficio, fra altri che mi pervengono per motivi di lavoro, e l’avevo portato in casa per ricordo e per affiggerlo presso il mio apparecchio! Segnato il primo appunto del 24 novembre, ho continuato tutte le sere ad annotare le notizie più importanti. Segno questi appunti normalmente fra le 22 e le 24, mentre sotto la finestra della stanza passano continuamente autocarri per via Merulana che si dirigono verso il Sud… Ogni tanto sorge una speranza, poi si ripiomba in ansietà e timori!”.
La voce di Roma occupata
Il coraggioso archeologo (che conta al suo attivo il recupero della navi di Nemi e quello dell’Ara Pacis, ma anche l’individuazione della Cripta Balbi) diventa consapevole cronista bellico, raccontando in brevi minute le emozioni e l’atmosfera della città occupata – ma che continua a sognare la liberazione – e le notizie che arrivavano quotidianamente dal fronte di guerra, sempre più vicino. Ad esempio, il 24 novembre, scrive: «Tunisi, ore 21,45: Vita sconvolta a Berlino. Case di Hitler, Goebbels e Ribbentrop devastate… Bombardate Alfedena e Sant’Angelo. Affondata petroliera a Livorno…». Il 2 dicembre: «Combattimenti a Lanciano, Casoli e Castelfrentano». Il giorno dopo: «Avanzata dell’VIII Armata verso San Vito. Lanciano è da prendere; oggi preso soltanto Castelfrentano». Il 20 febbraio: «Ho nascosto questo foglio in un quadro per timore di perquisizioni, il terrorismo fascista è in aumento». Non mancano annotazioni come questa del 6 marzo: «Botti in zona Ostiense. Terzo allarme alle 16,27. Sempre senza acqua e senza gas. Cucinato minestra in terrazza con la legna». Fino alle notizie rosee di giugno. Il 3: «Tornata la luce, così ho saputo che la linea Kesserling è stata sfondata». E il 4: «Alle 21.15 vedo passare sotto casa mia una camionetta americana… Roma si sveglia, tutti esultano, si accendono le luci, si canta e ci si sveglia da un incubo insopportabile».
La memoria
“Mai mio padre, che è morto nel 1981 a 76 anni, mi aveva parlato di questo testo”, dice Gianlorenzo Gatti, “né amava parlare con noi figli della guerra, di quel periodo pieno di ricordi luttuosi e di sofferenze”. Perciò il manifesto con i suoi preziosi appunti è venuto solo ora alla luce. Non sfugge la dissacrante ironia del suo autore, che scrive parole di libertà intercettate clandestinamente nell’etere, proprio sul retro di quell’ordinanza che quelle voci avrebbe voluto soffocare. “Mio padre era un uomo autenticamente liberale – spiega Gianlorenzo – che aveva istintivamente in odio qualsiasi forma di dittatura. Chiaro quindi quale poteva essere il suo atteggiamento nei confronti del nazifascismo, e quale lo scopo dissacratorio di questi appunti”. Oggi Gianlorenzo ha ricavato, intorno alle annotazioni dell’ordinanza, un piccolo volume (realizzato insieme a Giannetto Valli), per preservare la memoria di questo testo e del gesto coraggioso del padre. La versione originale dell’ordinanza è stata donata al Museo della Liberazione di via Tasso, dove è ora esposta. “Credo che mio padre ne sarebbe stato felice, perché il suo scopo era proprio questo: lasciare una testimonianza di amore per la libertà, per l’Italia, alle giovani generazioni. Quello stesso amore che in lui era alimentato da quelle voci lontane, che gli arrivavano dalla radio in quelle notti romane così tristi, ma anche così piene di speranza”.

Rispetto a testimonianze come questa non possiamo che ribadire che "Il negazionismo è una vergogna e un orrore da combattere ogni minuto facendo tutti gli sforzi possibili per far vivere e per trasmettere la memoria della Shoah”, ha aggiunto il senatore del Pd Roberto Della Seta, membro della Commissione straordinaria per i diritti umani. “Naturalmente – ha specificato Della Seta - è doveroso che la scuola e l’Università non diano la più piccola cittadinanza alle tesi negazioniste e a chi le propugna”.

Anna Finocchiaro, Presidente del Gruppo del Pd al Senato ha ricordato come “la mostruosità dell’Olocausto abbia avuto origine, come ha ribadito oggi il Capo dello Stato, dall'intolleranza per le diversità, dal populismo e dal nazionalismo, fenomeni non estranei alla società contemporanea. Infatti anche i sondaggi confermano che l'antisemitismo continua ad essere un male radicato, insieme all'intolleranza e al razzismo”. 

E nel ricordo di questo terribile eccidio Walter Veltroni, a nome del Partito democratico ha rammentato la figura di Tullia Zevi, scomparsa di recente, una protagonista della nostra storia, una donna straordinaria, insieme forte, coraggiosa e mite. Una giornalista e scrittrice, a lungo Presidente dell'Unione delle comunità ebraiche italiane e paladina dei diritti e della cultura ebraica. A lei l’Italia deve molto. E’ stata impegnata a tenere viva la memoria della Shoah anche in anni in cui la voglia di oblio sembrava prevalente. Ha tenuto aperto il dialogo tra le religioni e le culture con tenacia e forza sfidando i luoghi comuni. La sua voce continuerà e lungo a ricordarci il dovere della memoria.

Ma come si apprende tristemente dalla cronaca, gli episodi di intolleranza religiosa, spesso rivolti contro le comunità ebraiche si verificano ancora, come atti vergognosi, compiuti da chi vuole deliberatamente ignorare la storia. Uno degli ultimi tristi esempi arriva dalla Capitale, troppo spesso teatro di atti di razzismo e violenza inaccettabili. Proprio alla vigilia delle celebrazioni del 'Giorno della memoria', sono comparse delle scritte contro gli ebrei nel rione Monti. Simbolo di un'offesa profonda alla memoria di tutti coloro che hanno sofferto e continuano a portare le cicatrici di quegli anni terribili.
Alla Comunità ebraica romana e al suo Presidente Riccardo Pacifici và la più completa solidarietà del Partito democratico, espressa dal Vice presidente del Senato e Commissario del Pd Lazio Vannino Chiti. Il Partito democratico attraverso le sue strutture territoriali ha organizzato in numerose città iniziative di commemorazione delle vittime del nazionalsocialismo e del fascismo, dell'Olocausto e in onore di coloro che a rischio della propria vita hanno protetto i perseguitati.

Ma il Giorno della Memoria non è soltanto la rievocazione di un periodo drammatico della storia recente, deve essere una chiave di lettura del mondo contemporaneo. Ha spiegato Paolo Patanè, Presidente di Arcigay, che “il rifiuto per qualunque dimensione della differenza purtroppo è ancora la quotidianità per molti omosessuali lesbiche e transessuali italiani e non. Il riaffermarsi di forme di razzismo, sessismo discriminazione e sopraffazione nel nostro Paese e nel mondo è sotto gli occhi di tutti, e la Shoa continua ad attraversare quotidianamente le nostre vite. Ed è una deriva che può portare a far germogliare le radici dello stesso odio che portò l’Europa alla barbarie”.

Si auspica che il Giorno della Memoria debba essere il riferimento celebrativo di una tematica da consolidare nella memoria collettiva anche negli altri 364 giorni dell’anno e non un unico momento rituale ed effimero di una cerimonia, che una volta conclusa, perde spessore. La memoria che celebriamo è anche la storia dell’omofobia di ieri, dell’uomo contro l’uomo, che ci permette di capire meglio l’omofobia dell’oggi, in tutte le sue forme. La senatrice del PD Mariapia Garavaglia ha ribadito questo concetto, “esortando tutti, a partire dalla politica, a tenere alta questa tensione morale ogni giorno, per inventare un futuro pacifico e positivo”.

E' necessaria una cultura della pace e della tolleranza. Le istituzioni hanno il dovere di impegnarsi per questo, coinvolgendo soprattutto le giovani generazioni, perché il negazionismo non si diffonda nelle scuole e nelle università e perché sia compresa a fondo la tragedia della Shoah. I giovani devono conoscere quell’oscuro periodo della storia europea, affinché simili terribili eventi non possano mai più accadere.

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