“Le carte che arrivano ancora in Parlamento certificano di una situazione ormai insostenibile; una situazione che ammutolisce la voce dell’Italia nel mondo e che lascia completamente senza presidio i problemi che si accumulano nella vita degli italiani. Chi, anche nel centro destra, ha a cuore gli interessi fondamentali della nostra casa comune, deve finalmente indurre Berlusconi a fare un passo indietro e a liberare il Paese da un disagio non più sopportabile”. Questo è il commento di Pier Luigi Bersani allo scandalo quotidiano che investe le voglie sessuali di Berlusconi, che ammutolisce la voce italiana nel mondo e che costringe il Parlamento a lavorare solo sui problemi di Silvio.
Arrivano nuove carte sul caso Rubygate e a prescindere dalle contromosse degli avvocati del premier, la storia tocca livelli di squallore inauditi. E mentre il mondo ci sta a guardare senza fiducia, nessuno dal governo si accorge della polveriera mediterranea che sta per saltare in aria.
Sono 277 pagine nuove quelle che stanno allargando la crisi di credibilità personale di Silvio Berlusconi. Non bastavano escort, ballerine, minorenni e soubrette nell'harem presidenziale. Ora a essere intercettata è anche la sua preferita, Nicole Minetti, la donna laureata, esperta, brava, capace, che conosce bene l'inglese a definirlo un “vecchio” dal “culo flaccido”. Nelle nuove carte spuntano ingenti somme di danaro, ricatti, droga e un'altra minorenne. Il sistema rimane sempre lo stesso: a fine cena, nella Villa San Martino, si scende nella stanza bunga bunga e lì si comincia a ballare nudi attorno al “drago”. Il ballo è solo l'inizio.
Le ragazze sono tante e tutte ben retribuite. Una parla troppo e scatta lo scandalo: il Rubygate. I dettagli sono davvero squallidi come squallido è il lavoro degli avvocati di Berlusconi di creare giustificazioni o trovare discrepanze nelle deposizioni per screditare i racconti delle ragazze. La stessa cosa viene organizzata anche dai media berlusconiani: il Tg1 omette le notizie, il Giornale e Libero (quando non litigano tra di loro) gettano fango sulla vita privata delle persone e pongono sul banco degli imputati il Presidente della Camera. “È lui il mandante”, provano ad insinuare.
Ma non finisce qui perché le voglie sessuali del settantacinquenne Berlusconi non restano nelle carte dei tribunali ma arrivano in Parlamento. La situazione economica e sociale italiana, la ripresa, i problemi dell'occupazione sono solo un lontano ricordo per deputati e senatori. Perché trovare soluzioni ai problemi del Paese se prima ci sono da risolvere quelli del premier? La maggioranza fa quadrato attorno al premier e in barba a tutte le richieste di interpellanza urgente (pendenti da anni senza risposta), fa in modo che il Rubygate arrivi in Parlamento per trovare il modo di immunizzare Berlusconi.
La pazienza è satura e non se ne può più. L'immagine dell'Italia nel mondo è ai minimi termini offuscata dalla barzelletta meno divertente di sempre.
Per Andrea Orlando, presidente forum Giustizia del Partito democratico “è vergognoso che chi è chiamato a rispondere di responsabilità penali ben precise anziché discolparsi nelle sedi opportune consenta che i propri giornali cerchino di delegittimare chi fa il proprio lavoro. L’aggressione ai magistrati che indagano sul caso Ruby non solo si realizza nei confronti di coloro che con il loro lavoro hanno inferto colpi durissimi alla corruzione e alla criminalità organizzata. E’ anche grazie a loro che il governo, presidente del Consiglio compreso, ha potuto vantarsi dei risultati realizzati nella lotta alla mafia e sbandierare con cadenza settimanale la cattura di pericolosi latitanti o il sequestro di ingenti fortune. Al premier chiediamo di fermare la macchina del fango prima che si determinino ulteriori danni alle istituzioni garanti della legalità e della sicurezza dei cittadini”.
Andrea Draghetti