Posizione PD

Liberalizzazioni: dal PD 41 norme ad effetto immediato

Ecco la risposta Pd alla propaganda berlusconiana: 35 proposte, da discutere con gli italiani. Non per modificare l'art.41 ma per aiutare i consumatori e le imprese, abbassare i prezzi, sbloccare gli investimenti, creare lavoro.

pubblicato il 9 febbraio 2011 , 40464 letture
Quarantuno norme ad effetto immediato e nessun altro show di propaganda. Questa è la risposta del Pd alla nuova mossa di Berlusconi che vuole modificare tre articoli della Costituzione per dare “una scossa per l'economia”. Per Bersani “qui non c'è nessuna scossa e nemmeno il solletico. Siamo davanti ad un insieme di norme astratte, calendari, rinvii a nuove norme. Insomma niente di concreto”.

L'azione del Pd è la prima risposta alla nuova campagna mediatica con cui, questa mattina, il Consiglio dei ministri ha dato via libera al disegno di legge costituzionale recante modifiche agli articoli 41, 97 e 118, comma quarto, della Carta sulla libertà di impresa e ha approvato il decreto sugli incentivi.

Il governo pensa di risollevare l'economia con incentivi pari all'1,5 del Pil. “Se arrivano all'1,5% prendo il saio – ha continuato il leader del Pd – e vado ad Arcore a piedi. Con le manovre proposte non smuovono neanche l'0,15% del Pil”. C'è un profondo senso di amarezza perché mentre il governo fa propaganda, la situazione per il Paese si fa critica nella stagnazione economica, nei problemi di occupazione e nelle difficoltà del sistema impresa.

“La modifica dell'Articolo 41 della Costituzione è solo una misura di distrazione. Un po' come buttare la palla in corner. Questo articolo non ha mai impedito misure di semplificazione, di liberalizzazione o manovre di controllo ex post. Molto meglio realizzare 41 norme ad effetto immediato. Oggi ne proponiamo 35 e chiediamo a chiunque abbia un'idea di interloquire con noi in rete per una mega lenzuolata di 41 norme in una sfida reciproca”.

“Gli incentivi? Sono norme ornamentali ovvero concetto che non provocano nulla e non aggiungono nulla alla legge Bassanini o alle liberalizzazioni introdotte dalla legge Bersani. Anche qui nessun rilievo pratico così come gli incentivi per il Sud: un calendario, un timing”.

“Quella di Berlusconi è solo un'operazione di distrazione fallita dove resta inevaso il tema delle politiche economiche. Senza processi di crescita si rinvia il problema della stabilità. Ha protratto propaganda oltre un segno minimo di credibilità”.

*****

Ecco le proposte del Pd

L'Italia ha bisogno di una nuova stagione di liberalizzazioni, intesa in senso ampio e molteplice. Ciò vuol dire: aprire alla concorrenza mercati chiusi o in regime di monopolio; dare più potere e libertà ai consumatori nei mercati caratterizzati dalla presenza di forti operatori; ridurre le barriere di accesso a categorie economiche e professioni; dotarsi di Autorità di regolazione realmente indipendenti dal potere politico, sia nei settori dove già operano, sia in quelli in cui si è sprovvisti; rivedere la regolamentazione di alcuni settori di grande impatto sociale, in cui la liberalizzazione ha funzionato poco e male, prevedendo anche forme di intervento pubblico al fine di assicurare la fruibilità dei servizi ai cittadini a costi accessibili.


GLI OBIETTIVI

 - SERVIZI E PROFESSIONI PIÙ CONCORRENZIALI
 - PIÙ TUTELE E MENO COSTI PER I CONSUMATORI
 - MIGLIORI OPPORTUNITÀ PER I GIOVANI
 - IMPRESA PIÙ LIBERA
 - INVESTIMENTI E OCCUPAZIONE DA SBLOCCARE


AMBITI DI INTERVENTO E PROPOSTE



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IL PACCHETTO COMPLETO:

Professioni
Portare a compimento la riforma organica del sistema delle professioni dopo quindici anni di sterile dibattito parlamentare. 

Proposte:
1. Modernizzare il ruolo e l’assetto degli Ordini professionali
La modernizzazione è necessaria per qualificare l’esercizio delle professioni, assicurare gli obblighi di corretta e trasparente informazione agli utenti, la concorrenza e la credibilità della professione nonché per tutelare l’interesse pubblico risolvendo situazioni di conflitto. Non meno importante è ridurre in maniera incisiva i costi, a carico degli iscritti, per il funzionamento degli organi e delle strutture amministrative degli Ordini.

2. Garantire pari opportunità alle giovani generazioni
Accorciare la distanza tra le fasi di studio e accesso all’esercizio effettivo della professione, eliminare qualunque requisito di età o anzianità di esercizio nell’accesso alle cariche elettive degli organi nazionali e territoriali degli Ordini e infine prevedere sostegni e borse di studio per giovani professionisti in situazioni di disagio economico.

3. Riformare il tirocinio, prevedendo una durata limitata ed un equo compenso

4. Equiparare le professioni intellettuali al settore dei servizi
L’equiparazione è necessaria ai fini del riconoscimento delle misure (comunitarie e nazionali) di sostegno economico per lo sviluppo dell’occupazione e degli investimenti, con particolare riferimento ai giovani.

5. Riconoscere le professioni non regolamentate
Vanno regolate le libere associazioni costituite su base volontaria e senza diritto di esclusiva tra professionisti (sono circa 3 milioni) che svolgono attività non regolamentate in Ordini, attribuendo ad esse anche compiti di qualificazione professionale.

(Su tutte queste proposte il PD ha già presentato ddl in Parlamento)


Farmaci 

Ampliare il processo di liberalizzazione avviato nel 2006 (che ha aperto alla concorrenza la vendita dei medicinali da banco, cioè quelli che non hanno bisogno di prescrizione medica), dando ora la facoltà alle parafarmacie e ai corner della grande distribuzione (in tutto 3.300 punti di vendita che occupano  circa 6.000 farmacisti) di vendere anche i farmaci di fascia C (un segmento che vale circa 3 miliardi di euro in termini di fatturato) e quindi così tutti i medicinali non dispensati dal Servizio Sanitario Nazionale. 
Altre misure dovrebbero essere poi definite per migliorare l’efficienza e la concorrenzialità in tutta la filiera del farmaco (dall’industria fino al consumo, passando per la distribuzione intermedia) allo scopo di abbassare i costi e rendere più accessibile il servizio distributivo ai cittadini, dando ai titolari di esercizio la facoltà di tenere aperto oltre l’orario stabilito dai regolamenti.

Proposte:
1. Liberalizzazione della vendita di tutti i medicinali a carico dei cittadini 
(Ddl già depositato a Camera e Senato) 
2. Facoltà alle farmacie di stabilire un orario di apertura superiore al minimo
(Testo in corso di elaborazione)


Carburanti ed energia

Creare condizioni di mercato maggiormente concorrenziali in tutta la filiera petrolifera che è oggi dominata da un oligopolio costituito da 8 società integrate verticalmente (cioè che contestualmente producono, commercializzano all’ingrosso e vendono al dettaglio) e che determina un extra prezzo di alcuni centesimi di euro per ogni litro di carburante a carico dei nostri automobilisti rispetto al panorama europeo. 

Mancano nel nostro Paese sia forti operatori commerciali puri in grado di contrattare liberamente con i produttori sul piano nazionale e internazionale le migliori condizioni di acquisto dei carburanti, sia un numero sufficiente di rivenditori al dettaglio (cioè di stazioni di rifornimento) autonomi rispetto ai produttori e indipendenti sul piano dell’offerta commerciale e quindi dei prezzi di vendita. In virtù di una maggiore pressione concorrenziale, con una diminuzione prevista dei prezzi di vendita di 4 centesimi al litro si potrebbe assicurare alla collettività un risparmio complessivo stimabile in circa 2 miliardi di euro nel triennio.

È possibile creare maggiore concorrenza nel mercato e far diminuire il peso della bolletta del gas procedendo immediatamente alla separazione dell’operatore della rete di trasporto del gas naturale e degli stoccaggi dall’operatore dominante (Eni). 

Si può stimare, sulla base di quanto avvenuto anche nel mercato elettrico, che l’impatto a regime della separazione proprietaria potrebbe consentire all’Italia di recuperare il differenziale con la media UE relativamente al prezzo all’ingrosso del gas, con un risparmio pari circa 4 miliardi di euro. 

Inoltre, tale separazione potrà determinare un potenziamento degli investimenti in trasporto e soprattutto in stoccaggio volto a garantire un dimensionamento delle infrastrutture stesse indispensabile sia in termini di sicurezza che di competitività e concorrenzialità del sistema del gas nel nostro Paese.

La questione della separazione proprietaria della rete è stata sollecitata più volte dall’Autorità per l’Energia e il Gas.

Proposte:
1. Libertà di approvvigionamento dei gestori della rete dei carburanti
Concedere ai distributori legati da vincoli di esclusiva alle compagnie petrolifere (che gestiscono direttamente o indirettamente la gran parte dei 22.450 punti di vendita al dettaglio) la facoltà di approvvigionarsi di carburanti presso altri fornitori: l’acquisto in esclusiva non potrà superare il 50% e il singolo esercente al dettaglio potrà acquistare la restante parte da altri rifornitori ai migliori prezzi presenti sul libero mercato.

2. Acquirente unico per il commercio all’ingrosso dei carburanti
Assegnare in via straordinaria e temporanea alla società pubblica “Acquirente unico” (che attualmente svolge funzioni analoghe nel mercato dell’energia elettrica) il compito di esercitare anche attività di commercio all’ingrosso dei carburanti, in modo da rifornire migliaia di punti di vendita al dettaglio a prezzi competitivi e così contribuire al contenimento dei prezzi al consumo, superando le attuali strozzature del mercato.

3. Eliminazione dei vincoli regionali sulla liberalizzazione della distribuzione dei carburanti
Intervenire, rimuovendo vincoli normativi e amministrativi a livello regionale e locale e varando misure di accompagnamento, sia sulla distribuzione all’ingrosso che su quella al dettaglio, allo scopo di dotare il nostro Paese di un numero percentualmente adeguato di stazioni di rifornimento indipendenti e maggiormente dotate di pompe self-service, anche offrendo la possibilità ai gestori degli attuali impianti in comodato di diventare imprenditori autonomi.

4. Separazione proprietaria rete trasporto gas
La questione della separazione proprietaria della rete è stata sollecitata più volte dall’Autorità per l’Energia e il Gas. L’Eni infatti possiede tutt’ora il 50% della società proprietaria delle rete, Snam Rete Gas, la quale controlla dal febbraio 2009 il 100% di Stogit, società che gestisce il sistema dello stoccaggio in una sorta di monopolio tecnico.

(Testi già elaborati e presentati come emendamenti alla manovra di luglio )


Banche 

Nel settore dei servizi bancari molto si può ancora fare per sviluppare la competizione concorrenziale, per migliorare la trasparenza dei prezzi e le condizioni e per contenere i costi per Pmi e consumatori che, secondo un recente studio della Commissione europea, pagano due volte e mezzo la media UE per un conto corrente.

Nel corso del 2010 si è poi registrato un peggioramento delle condizioni per la clientela italiana, con un aggravamento di tutte le voci di costo di gestione di un conto corrente (dalle singole operazioni fino al canone per bancomat e carta di credito, oltre a commissioni e oneri vari). E questo, in un mercato armonizzato e concorrenziale su base comunitaria, non è più giustificato nei diversi luoghi di negoziazione, né la complessità tecnica e l’innovazione tecnologica possono essere un pretesto per il sistema bancario per trascurare continuamente i principi di trasparenza e di rigorosa condotta nei confronti dei clienti. 

Un indicatore per misurare la concorrenza nel settore è la mobilità dei clienti: nel nostro Paese la quota percentuale di coloro che cambiano conto corrente ogni anno è la metà rispetto ai principali paesi europei. Allora, sulla falsa riga delle norme sulla portabilità gratuità dei mutui varate nel 2007 (che andrebbero comunque rafforzate nonostante il fatto che da un po’di tempo le c.d. surroghe e le rinegoziazioni costituiscono oramai circa un quarto delle totale delle pratiche di mutuo immobiliare), occorre far nascere una analoga procedura obbligatoria per la rapida e non onerosa portabilità dei c/c, quale leva concorrenziale per far abbassare i costi per la clientela.

Parallelamente si dovrebbe stabilire per legge la nullità di tutte le clausole, indipendentemente dalla denominazione utilizzata dalle singole banche, che prevedono una commissione per l’affidamento temporale di fondi, cioè per l’utilizzo di somme oltre la disponibilità del conto corrente (scoperto transitorio), sostituendo la norma introdotta dal Governo Berlusconi che limita solo parzialmente l’uso delle cosiddette “commissioni di massimo scoperto” nei conti correnti. Infatti, come ha rilevato l’Antitrust, tale norma ha determinato un innalzamento dei costi a carico dei correntisti rispetto alle strutture di prezzo precedentemente in uso nella prassi bancaria.

La governance delle banche italiane è infine segnata, come sostenuto più volte dal presidente dell'Antitrust, da intensi intrecci azionari e personali tra imprese concorrenti che costituiscono una peculiarità nazionale che frena le spinte concorrenziali, riduce la contendibilità del controllo e attenua il rapporto tra capitale di rischio investito e responsabilità. Occorrere pertanto porre rimedio o freno a tale situazione. 

Proposte:
1. Portabilità gratuita dei conti correnti 
(Testo in corso di elaborazione)

2. Abolizione della clausola di massimo scoperto e di altre commissioni analoghe nei c/c bancari
Stabilire la nullità di tutte le clausole, comunque denominate, che prevedono una commissione per l’affidamento temporale di fondi, cioè per l’utilizzo di somme oltre la disponibilità del conto corrente (scoperto transitorio). Poiché l’Autorità ha invitato il legislatore a porvi rimedio, la norma proposta intende mettere uno stop definitivo a queste voci di costo dei conti correnti, che oltre ad essere particolarmente onerose per famiglie e piccole imprese, sono anche poco trasparenti. Si affida, inoltre, alla Banca d’Italia il controllo sul corretto rispetto delle nuove prescrizioni e il potere di stabilire i criteri e le modalità per la corretta informazione ai clienti delle condizioni economiche dei servizi  offerti dalle banche. Lo stesso Governatore della Banca d’Italia, del resto, era intervenuto lo scorso febbraio chiedendo una nuova legge per semplificare e rendere più trasparente la struttura delle commissioni bancarie.
(Testo già  presentato come emendamento alla manovra di luglio)

3. Divieto di ricoprire incarichi incrociati nei CdA delle banche
(Testi in corso di presentazione) 


Autorità di Regolazione, Trasporti e Poste

Trasporti e infrastrutture sono due settori in cui la liberalizzazione dei vari segmenti dell’offerta commerciale e l’affacciarsi di nuovi operatori sul mercato procedono lentamente, secondo principi fissati dalle direttive comunitarie e in base alle decisioni governative. Qualunque intervento in questi ambiti richiede particolare attenzione al fine di conciliare i diritti di accesso dei nuovi operatori entranti con gli obblighi di universalità posti attualmente a carico dei soggetti ex monopolisti per la fornitura di servizi di interesse pubblico.

Per questo motivo, e allo scopo di assicurare una corretta e leale concorrenza tra gli operatori, regole, tempi, modalità e compiti di controllo non possono essere decisi e svolti da istituzioni governative (che oggi sono costituiti dai rispettivi Ministeri di competenza; per i servizi postali il Governo, in uno schema di decreto legislativo attualmente all’esame, intende attribuire la vigilanza a un’Agenzia sempre di emanazione ministeriale), bensì da Autorità realmente indipendenti dalla politica e dal Governo.

Per impedire il passaggio delle stesse persone da un’autorità all’altra, pratica che rischia di minarne l'indipendenza ed autonomia di giudizio e di non garantire la necessaria acquisizione di competenze va stabilito il divieto di assumere un nuovo  incarico in altra Autorità, prima di un certo lasso di tempo, da parte di chi è stato componente di un’Autorità indipendente.

Va poi riformato il meccanismo di adeguamento tariffario, per i pedaggi autostradali,  ancorato all’andamento dell’inflazione legandolo maggiormente alla qualità del servizio offerto e degli investimenti effettuati. 
È infine opportuno sopprimere il PRA (Pubblico registro automobilistico) poiché assolve alle stesse funzioni dell’Archivio nazionale degli autoveicoli che è un registro più completo e perché costituisce un inutile e dispendioso adempimento amministrativo per gli automobilisti. 

Proposte:
1. Istituzione dell’Autorità dei trasporti

2. Regolazione del settore dei trasporti

3. Trasferimento delle funzioni di regolamentazione dei servizi postali all’AGCOM
(Su tutte queste proposte il PD ha già presentato ddl in Parlamento)
4. Divieto di ricoprire più incarichi nelle autorità indipendenti

5. Regolamentazione delle tariffe autostradali

6. Soppressione del pubblico registro automobilistico (PRA)
(Testi in corso di elaborazione)


Assicurazioni

L’abnorme incremento delle tariffe dal 1994 ad oggi, cioè da quando fu avviata (formalmente) la  liberalizzazione dei prezzi, in attuazione di norme comunitarie, e il contesto di difficoltà nel quale si muovono i clienti, con scarse e contrastanti informazioni, sono oramai sintomi accertati che dimostrano come in Italia il mercato della rc-auto non sia affatto concorrenziale. 

Si tratta di un mercato asfittico che, in queste condizioni, non può funzionare come qualsiasi mercato libero di beni o servizi. La domanda è certa e statica in quanto scaturisce dall’obbligatorietà per gli automobilisti di assicurarsi. I clienti che ogni anno cambiano compagnia assicurativa rappresentano una bassissima percentuale, anche a causa delle clausole di tacito rinnovo delle polizze che quindi devono essere vietate.

Le imprese di assicurazione, che sono tenute obbligatoriamente a fornire il servizio, possono di anno in anno modificare unilateralmente le condizioni tariffarie oppure, come sta accadendo in modo diffuso e con gravi ripercussioni di ordine sociale in diverse aree del Sud, possono procedere alla disdetta del contratto con i propri clienti. Il comparto della rc-auto non deve essere trattato come un mercato in cui sono solo i contraenti più deboli a rischiare, pagando (praticamente a pie’ di lista) i costi globali del sistema.

La costituzione di gruppi di acquisto tra automobilisti a livello territoriale va promossa da parte dello Stato, per consentire agli stessi di trattare le condizioni avendo più potere contrattuale con le imprese di assicurazione.

Il sistema del bonus-malus si è rivelato un fallimento per gli assicurati: la stragrande maggioranza di essi oggi si concentra nelle prime tre classi di merito e questo non ha portato, come avrebbe dovuto essere secondo i principi originari del sistema, ad una progressiva diminuzione del premio da pagare in rapporto alla condizione di minor rischio per le imprese assicurative. 

In tutti questi anni, le polizze bonus-malus alla fine hanno quindi penalizzato soprattutto gli automobilisti virtuosi (per loro è sempre malus-malus), oltre a discriminare, oltre misura ed in  modo generalizzato, i giovani e gli automobilisti delle regioni meridionali che si trovano di fronte ad offerte di prezzo insostenibili. 

Alla luce di tutto ciò appare necessario ripensare profondamente il meccanismo della rc-auto che non può non essere considerato alla stregua di un servizio di pubblica utilità e pertanto andrebbe ipotizzato un vigoroso intervento pubblico di regolamentazione, se si ritiene prevalente la finalità di far conciliare il principio di mutualità, posto alla base dell’obbligo di assicurazione, con l’interesse pubblico a garantire ai cittadini l’esercizio di un fruibile ed universale servizio di tutela.

Contestualmente all’esigenza, non più procrastinabile, di procedere ad una riforma della rc-auto, occorrerebbe infine intervenire, anche con misure collaterali, quali quelle per il contrasto alle frodi assicurative, accelerando la nascita dell’apposito Ufficio centrale antifrode, e alla lievitazione anomala del costo dei sinistri, secondo quando segnalato da Isvap.

Proposte:
1. Abrogazione del tacito rinnovo del contratto RC auto

2. Divieto di modifiche unilaterali del contratto RC auto

3. Promozione dei gruppi di acquisto solidali polizze RC auto

4. Revisione del meccanismo del bonus malus
(Testi in corso di elaborazione) 

5. Istituzione dell’Ufficio centrale antifrode
(In corso di approvazione alla Camera)


Commercio

Il commercio al dettaglio è stato il primo grande settore privato (circa 800.000 imprese coinvolte) che è stato oggetto di un incisivo intervento di liberalizzazione e sburocratizzazione: nel lontano 1998 (riforma Bersani), furono eliminati i vincoli numerici, i requisiti di abilitazione e le licenze per l’apertura dei negozi e successivamente furono trasferite alle Regioni le competenze legislative.

Oggi la regolazione del settore è diventata più complessa: per alcuni versi, occorre disporre, in un mercato globalizzato, di poche e uniformi, sul piano territoriale, regole concorrenziali; per altro verso è indispensabile avere una connotazione locale e integrata dei fattori di sviluppo delle imprese e dei luoghi del commercio, come strumenti di servizio ad alto valore aggiunto per le comunità di riferimento.

Il PD ribadisce l’ esigenza di un rinnovato governo del sistema perché il commercio è elemento genetico e qualificante della stessa costituzione urbana, gli assetti commerciali hanno un impatto generale, non solo imprenditoriale; governo del sistema non per limitare la concorrenza ma per favorire una evoluzione sostanziale non traumatica dei vari ambiti del commercio che tenga conto anche delle funzioni territoriali, sociali e ambientali
Alle attività classiche di vendita di beni ai consumatori, si vanno progressivamente aggiungendo altre tipologie di servizi: si tende, in alcune componenti, ad internalizzare funzioni tipiche della produzione; si svolgono funzioni connesse con il valore d’uso dei prodotti (specie per il risparmio di tempo), con i bisogni informativi ed educativi, con il bisogno di svago, divertimento e socialità. 

Occorrono quindi politiche mirate alla promozione di una maggiore integrazione tra attività commerciale e servizi rivolti alla persona e alla famiglia incoraggiando una maggiore creazione di valore a favore del consumatore e a tutto vantaggio anche dell’impresa commerciale.

In questo senso occorre rimuovere i restanti vincoli che ancora oggi impediscono l’innovazione dell’impresa commerciale, e più in particolare la libertà di abbinare la vendita di beni alla fornitura di servizi ai consumatori.
Per quanto riguarda l’apertura domenicale, appare oggi anacronistica e discriminatoria (per la discrasia nei criteri utilizzati dalle Regioni) la distinzione tra comuni turistici e non turistici per quanto riguarda il potere di fissare il calendario delle aperture domenicali degli esercizi commerciali: a tutti i comuni dovrebbe essere quindi essere attribuita la competenza a stabilire in quali giorni dell’anno concedere agli operatori la facoltà di aprire la domenica, nel rispetto delle deroghe e dei limiti stabiliti dalle leggi regionali.  

Oltre a rispondere ad esigenze di carattere "sociale" il commercio dei piccoli negozi può contribuire a mantenere "alto" il livello qualitativo delle aree in cui è insediato. La rarefazione delle attività tradizionali nei centri storici (anche a causa delle rendite immobiliari che nei centri storici sono molto alte) e il determinarsi di una selettività solo di determinati operatori può produrre come risultato che i centri storici divengano pressoché uguali perdendo quelle caratteristiche che li identificavano da un punto di vista sociale e culturale.

Bisognerebbe perciò incentivare l’apertura di piccoli esercizi di prossimità nei centri più svantaggiati, prevedendo un alleggerimento fiscale per i “negozi alimentari” di vicinato nei centri urbani di piccole dimensioni e nelle frazioni

Proposte:
1. Estensione a tutte le attività commerciali di fornire liberamente ai consumatori anche servizi integrati con la propria attività economica principale

2. Facoltà apertura domenicale dei negozi nei Comuni non turistici

3. Sostegno fiscale, per i primi anni di attività, agli esercizi di prossimità nei centri minori 
(Testi in corso di elaborazione)


Semplificazioni per le imprese

L’obiettivo è semplificare e accelerare le procedure di avvio delle attività sia nella fase progettuale che nella fase di ultimazione dei lavori e messa in funzione operativa degli impianti.

Proposte:
1. Consentire l’avvio immediato di stabilimenti produttivi con autocertificazione e controlli ex-post 
Va consentito all’imprenditore, tramite la semplice autocertificazione sulla base della sussistenza dei requisiti attestati da un professionista, di ottenere immediatamente dal Comune una ricevuta che abilita all’avvio dell’attività ovvero dei lavori di realizzazione dell’impianto. Al Comune spetta poi l’onere di provare la sussistenza dei requisiti con attività di verifica e controlli. 

Se gli interventi previsti sono in contrasto con gli strumenti urbanistici, l’imprenditore può richiedere l’immediata convocazione della Conferenza dei servizi.

La messa in funzione operativa dell’impianto, a conclusione dei lavori, è consentita immediatamente sulla base di una semplice comunicazione al Comune corredata da una dichiarazione del direttore dei lavori. Comuni e altre amministrazioni sono tenuti a svolgere a posteriori verifiche e controlli e possono interrompere il procedimento in sede di autotutela una sola volta.

2. Dare piena autonomia alle imprese
Le imprese devono poter scegliere le modalità di esercizio e i tempi di svolgimento delle attività economiche con libertà di stabilire gli orari di attività, salvi gli eventuali limiti minimi a tutela dell’accesso dei consumatori  e gli eventuali limiti  giustificati da specifiche ragioni di pubblica quiete.

3. Facilitare l’accesso a nuove attività economiche
Va data piena attuazione alla “direttiva europea servizi” rivedendo tutte le norme attuative del Governo Berlusconi (decreto legislativo n. 59 del 2010) che escludono l’efficacia della direttiva per particolari attività e che consentono di mantenere vecchie procedure autorizzatorie.


Tutela dei consumatori

Con l’arrivo del governo Berlusconi gli oppositori della legge sulla class action voluta dal Governo Prodi (faceva parte del pacchetto cittadino-consumatore del giugno 2006) hanno trovato facile ascolto: l’entrata in vigore - originariamente prevista per il 1 luglio 2008 - è stata rinviata di un anno e mezzo. 

Nella nuova versione, entrata in vigore il 1 gennaio 2010, è stata completamente svuotata la potenzialità di questo strumento di tutela collettiva, destinato inizialmente a ridurre le asimmetrie nel mercato e a moralizzare i comportamenti e la pratiche commerciali nei confronti del cittadino-consumatore. 

È evidente, anche dai primi pronunciamenti di inammissibilità, che questo strumento giudiziario di tipo risarcitorio non fa più paura alle grandi imprese di servizi che perpetuano nei confronti di migliaia di clienti, pratiche vessatorie il più delle volte del valore di poche decine di euro. Va quindi reso meno oneroso e rischioso, e quindi più agevole, l’accesso alla giustizia per i consumatori e le loro associazioni. 

Proposte:
1. Semplificazione dell’accesso alla class action
Attualmente il consumatore deve farsi carico dell’azione giudiziaria di classe, sia come proponente sia come aderente al gruppo, e deve per questo rivolgersi a un avvocato oppure dare mandato all’avvocato dell’associazione proponente per depositare alla Cancelleria del Tribunale l’atto di adesione e la documentazione. Anche la scelta di assegnare la competenza a valutare l’ammissibilità delle class action solo ai tribunali dei capoluoghi di regione crea problemi di accesso. Alla fine ci si dovrà quasi sempre rivolgere ai già intasati tribunali di Roma e Milano

2. Estensione del campo di applicazione della class action
Il campo di applicazione della legge è stato limitato: per presentare una richiesta di risarcimento collettivo è necessario che i diritti dei componenti della classe da tutelare siano identici. 

3. Eliminazione dei disincentivi a intraprendere azioni di tutela
Beffarda e disincentivante è la disposizione che prevede che qualora il proponente, anche il singolo individuo, presenti un’azione manifestamente infondata oppure non sia in grado di curare adeguatamente gli interessi della classe è tenuto a pagare sia le spese di pubblicità della decisione di inammissibilità operata dal giudice, sia gli eventuali danni per responsabilità aggravata, quali quelli di immagine, procurati all’impresa chiamata in giudizio.

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commenti

#219  Silvano, 12/2/2013

Buongiorno a tutti..sono un tassista di Milano ...dopo aver letto i VS commenti e anche quelli del Sig.Bersani sulle liberalizzazioni devo sottolineare come molta gente si permette di giudicare il servizio taxi senza sapere assolutamente nulla del servizio stesso...e cosa oltremodo grave è che anche gli stessi nostri governanti non sappiano nulla o molto poco…Mi permetto di esservi d’aiuto.. La sinistra rappresentata dal Sig.Bersani continua a citare le famose liberalizzazioni non sapendo che ,per quanto riguarda il servizio taxi, il settore è già libero…nel senso che domani se il sindaco di Milano Pisapia, città per la quale io lavoro ,volesse aumentare il numero delle licenze taxi ci metterebbe circa mezza giornata bandendo un concorso e creando per.es.1000 taxi in piu… Questo però non viene fatto perché il numero delle licenze è CONTINGENTATO a Milano come in tutto il mondo a seconda della richiesta dell’utenza…se il numero di taxi è sufficiente è inutile allargarlo… Creare 1000 taxi in piu come da es. non farebbe altro che creare parecchi problemi al settore.. 1..i taxi in piu non saprebbero neanche dove parcheggiare visto che le file di taxi in attesa sono già parecchie..( se non ve ne siete accorti anche il tassista accusa la crisi ) 2..aumentando il numero dei taxi non è detto che aumentino i clienti.. 3.. i clienti aumentano solo se le tariffe diminuiscono e queste vengono GESTITE INTERAMENTE DAL COMUNE ..E’ IL COMUNE CHE DECIDE LE TARIFFE..NON IL TASSISTA. 4..le tariffe vengono decise dal comune in base ai costi di gestione del tassista che ricordiamolo è un piccolo imprenditore con posizione INPS ,partita IVA…e che è si un servizio pubblico ma con i costi di un privato perché la gestione del taxi E’ TUTTO A CARICO DEL TASSISTA lo stato NON DA ASSOLUTAMENTE NULLA AL TASSISTA cosa che non avviene in tutto il resto d’europa..( es.in Portogallo la benzina viene pagata dal tassista 1.10 euro al litro…a Parigi il tassista ha diritto al 40 % di rimborso della benzina ogni trimestre) In Italia i costi di un’azienda taxi sono molto piu alti ..esempio..benzina ..RC auto ( 55% in piu rispetto gli altri paese…tassazione intorno al 52 % …) 5..creando 1000 taxi in piu il tassista guadagnerebbe meno e si vedrebbe quindi costretto ad aumentare le tariffe per portare a casa la pagnotta… Il mercato della compravendita delle licenze non è fatto “ IN NERO “ come alcuni di Voi dicono ma viene fatto davanti ad un rappresentante del comune. Dal momento in cui (2005) l\'Ufficio delle Entrate ha stabilito che l\'importo pagato era da considerarsi un "avviamento dell\'attività", per ogni cessione il venditore paga le tasse (23%)ed il compratore può mettere nel proprio bilancio annuale, in ammortamento, quanto pagato e per un arco di tempo pari a venti anni. L\'Ufficio delle Entrate mi risulta essere andato poi a ritroso di un decennio per regolarizzare tutte le cessioni di attività effettuate in quel periodo, quindi fino al 1995. I trasferimenti a Milano sono circa 300 all'anno. Se facciamo una media di 160 mila euro "a botta" il cedente paga tasse per circa 37 mila euro "a botta". Moltiplicati per 300 significa che lo Stato Italiano, attraverso l'Ufficio delle Entrate, incassa ogni anno circa 11 milioni di euro in tasse, solo sui trasferimenti e solo in una città di Milano . Illegale? La Sinistra italiana vuole le liberalizzazioni ma il termine è improprio …il termine corretto che ovviamente si guarda bene da menzionarlo è DEREGOLAMENTAZIONE … del settore taxi… Fino ad ora il servizio taxi ha due capisaldi. Il tassametro e l’obbligo di prestazione… Con una deregolamentazione del settore questi due obblighi non esistono piu e si avrebbe una situazione di questo genere.. Il tassista fa pagare quanto vuole…il tassista carica il cliente che vuole e quindi il cliente “ migliore”…e quindi l’anziano che fa un tragitto di 6 euro NON PUO’ PRENDERE IL TAXI …che diventerebbe un servizio solo per ricchi..e non per tutti… Ci sarebbero inoltre problemi di ordine pubblico ..perchè si verrebbe a creare un asta al posteggio taxi su chi caricare e su quanto far pagare…e chiaramente il costo della corsa si alzerebbe perché i tassisti farebbero cartello e si metterebbero d’accordo per una cifra alta rispetto alla normalità …cosa vergognosa in uno stato civile come il nostro… Il tassametro invece non fa distinzione tra clienti …è uguale per il ricco..per il povero…per quello bello …per quello brutto…etc.etc.etc.. La DEREGOLAMENTAZIONEè già avvenuta in vari paesi del mondo ( Olanda ,Irlanda ,Svizzera Svezia ed in alcune città degli USA ) dove il servizio è diventato piu costoso e meno qualitativo…non lo dico io ma vi invito a guardare …lo studio Occasional Paper di Bankitalia dove dice “ la deregolamentazione ha portato un aumento delle tariffe e un aumento sensibile dei prezzi..nel complesso la qualità del servizio è peggiorata e non migliorata “ Dott.Iaione e Prof.Rossano Università La Sapienza di Roma.. Vi invito inoltre a guardare i risultati di EUROTEST 2011 ..inchiesta indipendente fatta dalla società europea degli Automobil Club d’Europa Le liberalizzazioni fatte a capocchia del Sig.Bersani hanno provocato solo problemi a lavoratori e dipendenti come ad es..quando vennero tolte le licenze degli esercenti..risultato tutto in mano ai grandi gruppi commerciali che assumono gente sottopagata con contratti precari …completa sparizione dei piccolo esercenti e prezzi non certo diminuiti.. Altro es.le Edicole …i giornali si comprano al Supermercato e le edicole sono sparite…ed il prezzo non è cambiato… Altro esempio: Assicurazioni L’abnorme incremento delle tariffe dal 1994 ad oggi, cioè da quando fu avviata (formalmente) la liberalizzazione dei prezzi, in attuazione di norme comunitarie, e il contesto di difficoltà nel quale si muovono i clienti, con scarse e contrastanti informazioni, sono oramai sintomi accertati che dimostrano come in Italia il mercato della rc-auto non sia affatto concorrenziale. Pensato che questo ultimo esempio è copiato dal VOSTRO programma del VOSTRO partito in questo stesso sito ,,,strano vero ? Vi invito a ragionare con la vostra testa .. Sono sempre pronto ad un qualsiasi confronto con chiunque ( compresi i rappresentanti del VOSTRO partito ..basta però che si parli di dati ( cosa che io ho riportato fino ad ora ) e non di aria fritta

#218  Franco Levi Minzi, 15/1/2012

MA QUESTI COMMENTI VENGONO PRESI IN CONSIDERAZIONE? E DA CHI? ESEMPIO: BERSANI LO SA O NON LO SA CHE PER LA LOTTA CONTRO L'EVASIONE SERVE IL CONTRASTO FISCALE?(Il sistema, che permetta la detrazione, almeno parziale, dei costi e dei compensi che incassano coloro i quali più evadono - dentisti, medici, avvocati, idraulici, muratori ecc. ecc.) SI' CHE LO SA! ALLORA DOVREBBE SPIEGARE PERCHE' NON NE PARLA MAI.

#217  Carlo Nicolò, 13/1/2012

Purtroppo tutti continuano a vantarsi della liberalizzazione delle ferrovie come panacea a tutti i mali italiani (sic!).Credo invece occorra la liberazione delle ferrovie. Dalle incompetenze, dalle ristrettezze finanziarie, dai treni-bestiame, dalle linee obsolete. Io chiederei ai geni che ci governano, e in primis al PD che ne mena vanto, in quale parte d'Italia i sevizi ferroviari e automobilistici privati (ma finanziati comunque dallo Stato) che esistono, svolgono un servizio migliore di quello pubblico. Se per il mio partito portare la gente a lavorare non è un servizio pubblico esca da tutti i consigli di amministrazione e agisca di conseguenza imponendo un costo di mercato a tutti i biglietti senza sconti per anziani, studenti eccetera. I nostri geni dicono che le liberalizzazioni sono sinonimo di libertà. Intanto consentiranno da subito, con il voto del mio partito, di abolire l'articolo 18 e i contratti nazionali. Alla faccia della libertà.

#216  mariapia messina, 12/1/2012

non m'intendo di liberalizzazioni se non nella misura in cui capisco che possano recare dei vantaggi- leggi- risparmi a me utente- consumatore. BRAVO BERSANI,uomo pragmatico di sinistra, in grado di dare vere lezioni di sano liberismo quel GRANDE PIFFERAIO MONOPOLISTA che è Berlusconi.

#215  GIANFRANCO PRACUCCI, 11/1/2012

A dire il vero sono un pò scettico sul fatto che i ns. parlamentari o i loro segretari leggano tutta la corrispondenza dei ns. commenti. Pur tuttavia ci provo con 2 proposte? osservazioni? suggerimenti. Vedete voi. ESPERIENZA PERSONALE. L'altro giorno ho chiamato un manutentore per un elettrodomestico. Non riguardava la caldaia per il riscaldamento. Durata della manutenzione circa 45-50 minuti. Il costo mi è stato riportato per Euro 40 senza ricevuta. Con la fattura il prfezzo sarebbe stato sempre di Euro 40 + Iva. (per un verso è stato anche onesto perchè sono diversi i manutentori che chiedono un prezzo base maggiore in caso di fatturazione). Ho cercato di risparmiarmi l'Iva ed ho pagato 40E 1) PROPOSTA. Perchè per le spese sostenute per i manutentori, meccanici, professionisti non si legifera una totale detrazione dal reddito di quanto pagato in base alle ricevute/fatture presentate in sede di dichiarazione annuale? RISULTATO: si pagherebbe volentieri anche un piccolo importo maggiore, ma non di tanto perchè con le tabelle professionali non possono inventarsi compensi fuori regola. Di fatto quel manutentore che aveva fretta perchè aveva altre chiamate nella giornata e lavoro arretrato perchè aveva trascorso le festività in ferie nel Meridione potrebbe darci una mano e contribuire all'onere/dovere pagamento tasse sui redditi. CONSIDERAZIONE: capisco che i ns. precedenti governanti ci avrebbero detto che sarebbe stata ns. prerogativa chiedere la fattura. Possono dirlo anche gli attuali Governanti. Spero proprio che i ns. non lo dicano (anche se lo pensano) perchè in assenza di regolamentazione il comportamento della massa è il più diverso e variegato, e il vuoto legislativo potrebbe essere anche interpretato come atto di volontà per favorire l'evasione fiscale e di conseguenza allargare al Governo la corresponsabilità dell'evasione con tutti coloro che l'attuano. 2) ARGOMENTO. Ho lavorato in banca per 41 anni con tanti anni come capo filiale a trattare con i clienti per i tassi, spese, commissioni ecc. ma anche a colloquiare con la Direzione per la modifica degli importi delle spese che ci trasmettevano da applicare. Quanta fantasia nel formulare le voci di spesa a carico della clientela. PROPOSTA. E se provassimo a considerare una totale abolizione di tutte le voci di spesa tranne quella sul bollo statale del c/c e far rientrare tutto nella componente del tasso? D'altra parte quando di va dal macellaio esso non ti dice che il costo della carne è 10 + 1 per la carta + 0,8 per la pesata e 0,2 per la consegna. Paghi 10 e basta. E' una proposta provocatoria o può liberare tante risorse di personale e di costo degli uffici centralizzati che pensano, studiano, modificano le varie forme di commissioni da applicare. Nelle Vs. considerazioni alle proposte di liberalizzazione riportate anche la casistica di un basso trasferimento fra banche dei c/c. E' più che naturale che sia così. Con tutte le diversità di voci applicate il cliente si lascia convincere sempre dall'impiegato che lo fa ragionare con il sentimento di affezione allo sportello e non con la ragione di una convenienza monetaria. Grazie per la disponibilità, nella speranza che non rimanga lettera morta nell'elenco dei commenti che nessuno legge.

#214  mario p., 20/7/2011

Sono d’accordo con le proposte del Pd sono strutturali e soprattutto possono rilanciare l’economia senza dissanguare le fasce della popolazione più deboli, ma per la liberazione delle professioni mi permetto di consigliare di osare di più per esempio di ridurre la distanza tra le lauree (L) e le lauree magistrali ampliando le mansioni delle prime senza per questo sminuire le seconde. Che senso ha avere un ordine dei commercialisti e degli esperti contabile quando basterebbe riformare la professione dei dottori commercialisti disponendola su due livelli simili non antagonisti, dove le distanze possono essere colmate premiando chi si aggiorna, inoltre chi può esercitare dopo il conseguimento della Laurea (L) può inserirsi nel mondo del lavoro con più facilità determinando anche un abbassamento delle tariffe salatissime richieste da commercialisti, consulenti del lavoro e avvocati,poi in certi casi l’accesso alla professione deve essere diretto con l’obbligatorietà di un tirocinio serio che deve avere degli obbiettivi da raggiungere dimostrabili che devono seguire delle linee ministeriali uguali in tutta Italia. Forse la mia non sarà un idea eccezionale o nuova ma si è sembrato giusto evidenziarla.

#213  MASSIMO NERI, 1/5/2011

Sulle Farmacie il discorso deve essere piu incisivo. Il costo dei farmaci e' troppo elevato e il ricarico del farmacista e' troppo elevato (olre 30%). Il tutto senza nessun rischio di impresa e in regime di quasi monopolio. La distribuzione dei medicinali dovrebbe essere fatta da strutture terze che acquisiscono gli ordini direttamente dal medico di famiglia.Una specie del postino farmacista. Credo che si avrebbe un bel risparmio e un migliore servizio. Nessuna attivita ha avuto quel protezionismo, chi vendava computer , si e' trovato con i computer venduti da tutti , chi aveva un qualsiasi negozio si e' trovato con un negozio accanto che gli faceva concorrenza. Le farmacie sono esenti dalla concorrenza .

#212  elia salis, 23/4/2011

Caro Segretario, come anticipato via twitter. Bisogna riformare il settore liberi professionisti. Bisogna mettere nuovamente il limite al contante, un limite di 70/80 euro, ed obbligare coloro che emettono la prestazione professionale ( dai dentisti, agli oculisti, ma anche agli idraulici, elettricisti ecc ecc)di dotarsi di un Pos per accettare pagamenti tramite Bancomat. Con i Pos moderni non c'è più bisogno di una linea telefonica fissa, ma basta una sim telefonica. Così uno paga con il Pos o con assegno per interventi superiori alla cifra limite e loro sono obbligati ad emettere la ricevuta fiscale, la quale ha il corrispettivo dell'IVA incluso nel prezzo. Nel caso di fattura, scorporeranno dal prezzo totale l'imponibile e l'Iva. Non come fanno la maggiorparte che quando gli chiedi o ricevuta o fattura ti dicono " allora aggiungo il 20% di IVA". Queste categorie evadono a più non posso! Mentre noi dipendenti paghiamo tutto in busta paga. Cordiali Saluti Elia Salis

#211  ANTONIO CONGIU, 16/4/2011

A questo elenco che sicuramente rinnoverebbe non poco il sistema, aggiungerei una riforma che io ritengo ormai ineludibile e veramente capace di rendere più efficiente ed efficace il sistema della sicurezza interna dell'Italia. Siamo l'unica nazione europea con in servizio ben 6 diverse polizie (polizia di stato, carabinieri, finanza, forestale, polizia penitenziaria e polizia municipale), che non dialogano tra loro. Essendo un operatore del settore a fine carriera, vi descrivo quello che spesso capita nel mio comune. In certi momenti, ci ritroviamo, in maniera del tutto casuale, anche tutte e cinque le auto di servizio del nostro territorio. In diverse occasioni, è capitato che ci siamo ritrovati casualmente tutti (carabinieri, finanza, polizia di stato, forestale e polizia municipale), questo perchè ogni comando predispone i servizi, ovviamente all'insaputa l'uno dell'altro. In quel momento nei pochi chilometri della zona turistica c'erano dieci operatori di polizia. Questo ovviamente significava che tutto il resto del territotio comunale era senza alcun controllo, completamente scoperto. Credo che non servano commenti. Se a questo aggiungiamo che ad ogni auto di servizio che presidia il territorio, ovviamente in qualsiasi turno, risponde un operatore in centrale che è in grado di dare disposizioni di servizio o di ricevere comunicazioni dai veicoli impegnati all'esterno, il quadro dell'enorme spreco di risorse e della confusione totale mi sembra che sia abbastanza chiaro. Ora, sicuramente davanti ad un simile quadro dis-organizzativo, penso che ci siano enormi spazi aperti per migliorare la situazione e razionalizzare le risorse umane e di mezzi esistenti. Una simile riforma, tra l'altro verosimilmente permetterebbe anche di migliorare le condizioni di lavoro (basti pensare che in una caserma dove sono in servizio cinque sei carabinieri, vigili o forestai, si fa molta fatica a mantenere in servizio due/tre turni e contemporaneamente a dare ferie e riposi al personale), probabilmente anche il trattamento economico di una categoria di lavoratori che opera in un settore cosi' importante per il sistema paese potrebbe migliorare. Il tutto senza spendere, ma addirittura verosimilmente, nel medio termine realizzando dei notevoli risparmi di scala e realizzando sinergie che probabilmente farebbero fare un salto di qualità al sistema sicurezza.

#210  salvatore saporito, 9/4/2011

Grazie per il documento, va bene la linea, per arginare gli avversari politici sui temi economici, però ricordatevi che la prossima volta che andiamo al governo abbiamo il dovere di fare qualcosa di sinistra come lo sblocco delle assunzioni nel pubblico impiego assumere 100000 persone l'anno nelle fasce che non necessitano di particolari qualifiche specifiche e bandire i concorsi per la qualifiche che necessitano specifiche figure professionali, e stringere banche e finanziarie sui tassi di interesse che applicano sui finanziamenti che riguardano impianti la produzione di piccoli impianti per la produzione di energia elettrica.

#209  Lucia Ferrone, 25/2/2011

Liberare i cittadini da gabelle e oneri incomprensibili e onerosi come l'onnipresente marca da bollo (14,62 euro non sono pochi!), e simili. Per esempio: perché per registrare un contratto ci vuole una marca da bollo ogni 100 righe? Perché, nonostante ci siano 30 giorni di tempo per registrare l'atto, se le marche da bollo hanno data successiva, si deve pagare il 10% di "sanzione" per ogni marca? Tutto questo quando già viene pagata una somma piuttosto consistente per la registrazione stessa! So che queste cose possono sembrare sciocchezze di fronte ad altri problemi, ma penso che il PD possa e sopratutto DEBBA dare ai cittadini la sensazione di essere dalla loro parte, anche in queste piccole cose, di cui tutti abbiamo esperienza pesonale e che sono le cose che più danno la sensazione di uno stato vessatorio e opprimente. La sensazione di ansia di non aver fatto mai tutto il possibile, quando si ha a che fare con la burocrazia, la sensazione che essere onesti debba essere un calvario. Tutto questo secondo me contribuisce sensibilmente a spingere le persone verso un partito che -pur non facendo in realtà niente- sembra esprimere una generica rabbia contro lo Stato. Ecco, se il PD vuole essere credibile come partito di governo, deve occuparsi anche di queste piccole cose, deve dire ai cittadini che una burocrazia semplice, organizzata, non vessatoria è un loro diritto.

#208  Salvatore D'Urso, 24/2/2011

Commento al messaggio di Franco #207: Mettiamoci un po’ d'accordo…! se il PD fa campagna per far cadere Berlusconi, raccoglie firme, chiama i cittadini in piazza, interviene sui media, lo si critica dicendo che non serve a niente..., se non interviene abbastanza si dice che perde voti a favore dei partiti più aggressivi (IDV, SEL, Cinquestelle)… se fa proposte concrete, seguendo un suo percorso di possibili riforme su ciò che interessa alla gente comune, addirittura chiedendo a noi singoli elettori e sostenitori di partecipare, lo si critica pure…! Ma insomma, che deve fare il nostro partito! Cerchiamo invece di lavorare seriamente su tutti questi fronti, con il nostro contributo anche personale, ove possibile!

#207  Franco Levi Minzi, 24/2/2011

NON CAPISCO PERCHE' CONTINUI A ELENCARE 10 100 1000 COSE DA FARE. SARANNO ANCHE TUTTE GIUSTE MA PER ME L'UNICA COSA DA FARE E' BUTTAR GIU' BERLUSCONI!!!! A CHE GIOCO GIOCHIAMO BERSANI? I SONDAGGI DICONO CHE IL 55,20% E' CONTRO BERLUSCONI. MANDIAMOLO A CASA, FACCIAMO UNA NUOVA LEGGE ELETTORALE E RIFORMIAMO LE CAMERE COME AVEVATE SEMPRE DETTO. FACCIAMOLA FINITA CON BERLUSCONI RIBALTIAMOLO ANCHE CON L'ASSENZA IN MASSA DALL'AULA! FAI QUALCOSA DI DECISIVO BERSANI!

#206  Paola Rita Gargano, 23/2/2011

il fatto di voler essere ancora ancorati come nel passato e favorire privilegi di una casta che tiene tropppo al proprio monopolio... e la dispenazione del farmaco è subordinata al farmacista, e allora qual'è il problema?

#205  Paola Rita Gargano, 23/2/2011

Salve,sono Paola Rita Gargano, leggevo ..in alcuni articoli..che l'otacolo che molti senatori hanno nel condividere la liberalizzazion della fascia c consiste nell'appartenenza in questa categoria degli stupefacenti.....io mi permetto,in qualità di farmacista, di sottolinare che nella fascia c sono compresi farmaci vendibili con ricetta ripetibile(RR) e quelli vendibili con ricetta non ripetibile(RNR).La prima categoria(R.R) comprende farmaci i cui effetti collaterali sono meno pericolosi per la salute del paziente rispetto a quelli appartenenti alla dispensazione con ricetta non ripetibile(RNR).Oltre il fatto che è ormai di dominio pubblico che farmaci di fascia c con ricetta ripetibile vengono continuamente elargiti dalle farmacie convenzionate senza la presenza della ricetta medica,si può pensare a promuovere almeno una liberalizzazione di quei farmaci di fascia c vendibili per legge con ricetta ripetibile,sempre sotto la responsabilità del farmacista e del medico prescrittore. Resta il fatto che il farmaco o di fascia c o otc o sop, è farmaco, pertanto non ci sarebbe nessun motivo valido e intelligente da parte dei senatori e ministri per non promuoverne la liberalizzazione se non

#204  Anna Maria Campanale, 23/2/2011

Le sue proposte per diversi settori promuoveranno crescita economica ma per il settore carburanti ed energia propone ottime idee come la possibilità per i proprietari di distributori legati da contratto di esclusiva alle compagnie petrolifere di approvvigionarsi da altri fornitori, ma credo che la separazione proprietaria dell'operatore della rete di trasporto gas non servirà a diminuire le tariffe, la manovra è consigliata dall'Autorità per l'Energia e il Gas certamente composta da persone molto professionalmente preparate, ma l'aumento dei passaggi da un operatore all'altro e delle fatture aumenta il costo del servizio, invece se un azienda provvede lei stessa al trasporto può migliorare il servizio e contenere i costi. Sono contraria ai monopoli, anche nel settore gas ci vorrebbe un effettiva concorrenza. Nel settore trasporti si può effettivamente per i treni migliorare il servizio e liberalizzare? Le Autorità sono organismi necessari ma lei che è una persona saggia sa che ogni consigliere e consulente di un Autorità percepisce indennità di importo variabile a seconda dell'Autorità e comunque tutti percepiscono somme superiori all'indennità percepite dagli amministratori comunali, non è scandaloso che tutti siano preoccupati per la ns. economia ma si chiedano sacrifici agli enti locali alle Regioni invece che individuare gli sprechi. Mesi fa la trasmissione Report ha parlato di queste Autorità alcune hanno diversi dipendenti altre uno o due dipendenti, ciò è ingiusto come le indennità di questi consulenti.

#203  Concetta Milia, 19/2/2011

commento proposta: proporrei di prendere nota in TAB trimestrale o semestrale degli aumenti importanti su beni e servizi (es.: caffè, cinema, benzina, alimenti, trasporti ecc.....)

#202  angelagiulia zanata, 19/2/2011

Suggerisco di mettere in programma gli ASILI NIDO che mancano e, quelli che ci sono, sono troppo cari. Anche se attualmente per le giovani donne c'è poco lavoro, queste si devono poter organizzare e preparare e dedicarsi anche a trovarlo un lavoro!

#201  Roberto Romano, 18/2/2011

Buongiorno, dite per cortesia a Bersani di spiegare a mio cognato proprietario del ristorante La Scalinata (dove Bersani si reca quotidianamente a pranzo) il progetto di liberalizzazione e di supporto al commercio che il PD vuole portare avanti. Grazie, cordiali saluti. Roberto Romano.

#200  Vittorio Toscano, 18/2/2011

Perfetto! Queste sono le cose da fare per favorire il ceto medio e la tanta propagandata crescita, manca solo come stanare gli evasori.

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