L’abnorme incremento delle tariffe dal 1994 ad oggi, cioè da quando fu avviata (formalmente) la liberalizzazione dei prezzi, in attuazione di norme comunitarie, e il contesto di difficoltà nel quale si muovono i clienti, con scarse e contrastanti informazioni, sono oramai sintomi accertati che dimostrano come in Italia il mercato della rc-auto non sia affatto concorrenziale.
Si tratta di un mercato asfittico che, in queste condizioni, non può funzionare come qualsiasi mercato libero di beni o servizi. La domanda è certa e statica in quanto scaturisce dall’obbligatorietà per gli automobilisti di assicurarsi. I clienti che ogni anno cambiano compagnia assicurativa rappresentano una bassissima percentuale, anche a causa delle clausole di tacito rinnovo delle polizze che quindi devono essere vietate.
Le imprese di assicurazione, che sono tenute obbligatoriamente a fornire il servizio, possono di anno in anno modificare unilateralmente le condizioni tariffarie oppure, come sta accadendo in modo diffuso e con gravi ripercussioni di ordine sociale in diverse aree del Sud, possono procedere alla disdetta del contratto con i propri clienti. Il comparto della rc-auto non deve essere trattato come un mercato in cui sono solo i contraenti più deboli a rischiare, pagando (praticamente a pie’ di lista) i costi globali del sistema.
La costituzione di gruppi di acquisto tra automobilisti a livello territoriale va promossa da parte dello Stato, per consentire agli stessi di trattare le condizioni avendo più potere contrattuale con le imprese di assicurazione.
Il sistema del bonus-malus si è rivelato un fallimento per gli assicurati: la stragrande maggioranza di essi oggi si concentra nelle prime tre classi di merito e questo non ha portato, come avrebbe dovuto essere secondo i principi originari del sistema, ad una progressiva diminuzione del premio da pagare in rapporto alla condizione di minor rischio per le imprese assicurative.
In tutti questi anni, le polizze bonus-malus alla fine hanno quindi penalizzato soprattutto gli automobilisti virtuosi (per loro è sempre malus-malus), oltre a discriminare, oltre misura ed in modo generalizzato, i giovani e gli automobilisti delle regioni meridionali che si trovano di fronte ad offerte di prezzo insostenibili.
Alla luce di tutto ciò appare necessario ripensare profondamente il meccanismo della rc-auto che non può non essere considerato alla stregua di un servizio di pubblica utilità e pertanto andrebbe ipotizzato un vigoroso intervento pubblico di regolamentazione, se si ritiene prevalente la finalità di far conciliare il principio di mutualità, posto alla base dell’obbligo di assicurazione, con l’interesse pubblico a garantire ai cittadini l’esercizio di un fruibile ed universale servizio di tutela.
Contestualmente all’esigenza, non più procrastinabile, di procedere ad una riforma della rc-auto, occorrerebbe infine intervenire, anche con misure collaterali, quali quelle per il contrasto alle frodi assicurative, accelerando la nascita dell’apposito Ufficio centrale antifrode, e alla lievitazione anomala del costo dei sinistri, secondo quando segnalato da Isvap.
Proposte:
1. Abrogazione del tacito rinnovo del contratto RC auto
2. Divieto di modifiche unilaterali del contratto RC auto
3. Promozione dei gruppi di acquisto solidali polizze RC auto
4. Revisione del meccanismo del bonus malus
(Testi in corso di elaborazione)
5. Istituzione dell’Ufficio centrale antifrode
(In corso di approvazione alla Camera)
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