Posizione PD

LIBERALIZZAZIONI - Commercio, le proposte PD

Il commercio al dettaglio è stato il primo grande settore privato che è stato oggetto di un incisivo intervento di liberalizzazione e sburocratizzazione

pubblicato il 10 febbraio 2011 , 5280 letture
commercio
Il commercio al dettaglio è stato il primo grande settore privato (circa 800.000 imprese coinvolte) che è stato oggetto di un incisivo intervento di liberalizzazione e sburocratizzazione: nel lontano 1998 (riforma Bersani), furono eliminati i vincoli numerici, i requisiti di abilitazione e le licenze per l’apertura dei negozi e successivamente furono trasferite alle Regioni le competenze legislative.

Oggi la regolazione del settore è diventata più complessa: per alcuni versi, occorre disporre, in un mercato globalizzato, di poche e uniformi, sul piano territoriale, regole concorrenziali; per altro verso è indispensabile avere una connotazione locale e integrata dei fattori di sviluppo delle imprese e dei luoghi del commercio, come strumenti di servizio ad alto valore aggiunto per le comunità di riferimento.

Il PD ribadisce l’ esigenza di un rinnovato governo del sistema perché il commercio è elemento genetico e qualificante della stessa costituzione urbana, gli assetti commerciali hanno un impatto generale, non solo imprenditoriale; governo del sistema non per limitare la concorrenza ma per favorire una evoluzione sostanziale non traumatica dei vari ambiti del commercio che tenga conto anche delle funzioni territoriali, sociali e ambientali
Alle attività classiche di vendita di beni ai consumatori, si vanno progressivamente aggiungendo altre tipologie di servizi: si tende, in alcune componenti, ad internalizzare funzioni tipiche della produzione; si svolgono funzioni connesse con il valore d’uso dei prodotti (specie per il risparmio di tempo), con i bisogni informativi ed educativi, con il bisogno di svago, divertimento e socialità.

Occorrono quindi politiche mirate alla promozione di una maggiore integrazione tra attività commerciale e servizi rivolti alla persona e alla famiglia incoraggiando una maggiore creazione di valore a favore del consumatore e a tutto vantaggio anche dell’impresa commerciale.

In questo senso occorre rimuovere i restanti vincoli che ancora oggi impediscono l’innovazione dell’impresa commerciale, e più in particolare la libertà di abbinare la vendita di beni alla fornitura di servizi ai consumatori.
Per quanto riguarda l’apertura domenicale, appare oggi anacronistica e discriminatoria (per la discrasia nei criteri utilizzati dalle Regioni) la distinzione tra comuni turistici e non turistici per quanto riguarda il potere di fissare il calendario delle aperture domenicali degli esercizi commerciali: a tutti i comuni dovrebbe essere quindi essere attribuita la competenza a stabilire in quali giorni dell’anno concedere agli operatori la facoltà di aprire la domenica, nel rispetto delle deroghe e dei limiti stabiliti dalle leggi regionali.

Oltre a rispondere ad esigenze di carattere "sociale" il commercio dei piccoli negozi può contribuire a mantenere "alto" il livello qualitativo delle aree in cui è insediato. La rarefazione delle attività tradizionali nei centri storici (anche a causa delle rendite immobiliari che nei centri storici sono molto alte) e il determinarsi di una selettività solo di determinati operatori può produrre come risultato che i centri storici divengano pressoché uguali perdendo quelle caratteristiche che li identificavano da un punto di vista sociale e culturale.

Bisognerebbe perciò incentivare l’apertura di piccoli esercizi di prossimità nei centri più svantaggiati, prevedendo un alleggerimento fiscale per i “negozi alimentari” di vicinato nei centri urbani di piccole dimensioni e nelle frazioni

Proposte:
1. Estensione a tutte le attività commerciali di fornire liberamente ai consumatori anche servizi integrati con la propria attività economica principale

2. Facoltà apertura domenicale dei negozi nei Comuni non turistici

3. Sostegno fiscale, per i primi anni di attività, agli esercizi di prossimità nei centri minori
(Testi in corso di elaborazione)

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servizi
 

commenti

#1 Ivan Andrucci, 10/2/2011

Salve, vorrei proporre una "riforma" per la gestione dei Ticket Restaurant al fine di mettere in condizione consumatori ed esercenti di allargare il flusso commerciale di questa forma di pagamento che tra l'altro dovrebbe essere estesa alla gran parte dei servizi. Già catene come Mcdonald’s, Esselunga, Coop non accettano più i buoni pasto e il colosso francese Carrefour starebbe meditando se continuare ad accettarli o meno perché il ticket si trasforma in una sorta di "bond” che non conviene agli esercizi commerciali, rilevandosi sempre più una fonte di perdita. Il sistema entra in funzione in seguito ad una gara indetta da un’azienda e vinta da una società emettitrice di ticket. Quest’ultima per vincere la gara deve offrire un sconto. Ad esempio se il buono ha un valore di 5 euro potrebbe aggiudicarsi la commessa a quota 4 euro. Per recuperare lo sconto la società applicherà una commissione all’esercizio convenzionato dove lo stesso ticket può essere speso. E’ a questo punto che un sistema valutato 2,5 miliardi di euro all’anno entra in crisi, E’ chiaro, dunque, che l’esercizio commerciale che riceve il ticket magari offre un pasto a 10 euro ma, dovendo pagare la commissione sul buono pasto, alla fine riceve solo 7 euro effettivi. E a fine anno questo sistema genera solo perdite.La commissione è così alta e il rimborso del ticket stesso da parte della società emettitrici avviene con un ritardo tale da trasformarsi in un aggravio del 30% per ristoratori e baristi. Intervenite per adottare una nuova gestione delle commissioni applicate . grazie Saluti Ivan Andrucci Resp. Organizzazione Pd Bareggio (Mi)

#2 Marcos Uffa, 11/2/2011

Attenzione, perchè mentre la liberalizzazione delle professioni, carburanti, banche, assicurazioni etc, aprono la porta a piccole entità che altrimenti sarebbero chiuse dalle lobby. Nell'impresa e nel commercio è molto più complicato. Non credo sia una buona idea che il controllo dei requisiti per la costruzione e la messa in opera degli impianti industriali sia demandato ai Comuni, vista la sempre più evidente collusione tra imprese, amministratori comunali e criminalità Il rischio di avviare aziende non ottemperanti ai requisiti ambientali, sarà molto più ampio, che se tali norme venissero controllate e seguite da enti Statali con norme precise e severe. ------------ Riguardo al commercio: La liberalizzazione delle licenze senza vincoli sul numero di abitanti e di metraggio, oltre che l'abolizione delle chiusure festive. Non ha fatto altro che favorire la grande distribuzione a scapito delle piccole aziende commerciali già avviate, e l'impossibilità di avviarne altre, perchè le superfici commerciali vengono occupate immediatamente dalla grande distribuzione, facendo inoltre lievitare in maniera abnorme il costo degli affitti. Basta osservare le partite iva negli ultimi anni da quando è stata avviata la liberalizzazione, e ci si accorgerà di quante piccole imprese hanno chiuso, in favore della prolificazione dei centri commerciali e degli impianti di grande distribuzione alimentare, di solito quest’ultimi, fuori dall’ambito urbano. Con la conseguenza di spopolare i centri storici, specialmente dei paesi e delle cittadine non turistiche. Inoltre, una volta completata la fagogitarizzazione delle piccole imprese, lo scopo concorrenziale dell’abbattimento dei costi di vendita al pubblico, verrebbe a mancare per la propensione della grande distribuzione a fare cartello, e alla pochissima concorrenza esistente, dovuta al numero esiguo dei grandi Group, in confronto ai numerosi punti vendita individuali che c’erano, e che stanno diminuendo a vista d’occhio. Se lo scopo era quello di assecondare la grande distribuzione è stato raggiunto, ma se era invece quello più nobile di aiutare la piccola impresa, di favorire l’occupazione e di abbassare i costi dei prodotti al minuto…è completamente fallito !

#3 Markus Della Latta, 11/2/2011

Lasciare ai comuni la possibilitá di regolare le chiusure domenicali è un "ma anche"; la scelta spetta agli operatori senza ingerenze o imposizioni

#4 Giorgio Fiora, 12/2/2011

Dove finiscono i ricavi dei monopoli di stato sulla vendita dei tabacchi ? Ne liberalizzerei la vendita e tutto il ricavato sulla tassa governativa ed in aggiunta un corrispettivo dell'uno % di maggiorazione sulla vendita del prodotto da investire nel Settore Sanità nazionale ed in particolare per avviare terapie atte ad aiutare coloro che hanno deciso di cessare con il fumo. In fondo lo Stato avverte a grosse lettere che il "fumo uccide" ma.... mentre incassa i rispettivi diritti non fa nulla per aiutare chi ha deciso di non morire cancro! gios

#5 Francesco PRATO, 14/2/2011

Buongiorno a tutti, vorrei sapere come mai non avete messo la liberalizzazione dei tabacchi nel vostro programma. Sono cinque anni che faccio la domanda per aprire una tabaccheria nella mia città (Crotone) e la Società AAMS non si degna neanche di rispondere alle richieste. Faccio presente di avere i requisiti per l'apertura secondo il regolamento AMMS cioè: 1) Nei comuni con più di 30.000 abitanti la distanza dalle altre rivendite più vicine deve essere non inferiore a mt. 250; 2) PRODUTTIVITA': la potenzialità economica della nuova rivendita, che non ho ben capito di cosa si tratti. pertanto chiedo che finisca questo monopolio e chiedo a voi di provvedere a far liberalizzare tutto ciò.

#6 Cristina Giacobini, 16/2/2011

Buonpomeriggio, ho letto le proposte finora presentate...a parer mio manca una riforma sulla Scuola...ho dei figli e in questi anni ho visto un crollo mostruoso. La Gelmini ha dato un colpo di grazia ad un sistema già per se precario. Volevo esprimere un parere, sulla base di quello che sto vivendo, sulle liberalizzazione e sulla proposta di semplificazione. Da qualche mese, con mio marito abbiamo deciso di aprire un'impresa familiare e di aprire un bar, nel comune di residenza. Mio marito, geometra da 20 anni è precario da 5 anni, attualmente ha un lavoro a tempo determinato di 6 mesi...dopo un anno senza lavoro. Così abbiamo deciso di dare una svolta alla nostra vita. Mi verrebbe voglia di dire "chi ce l'ha fatto fare?". Sono troppi gli ostacoli che si frappongono da quelli burocratici a quelli bancari. Mi spiego: il locale che abbiamo preso in affitto era già un bar ristorante ma il proprietario lo ha chiuso consegnando la licenza al Comune, perciò dovremmo fare una nuova licenza. Premetto che il Comune non ha richieste insormontabili per concedere una nuova licenza, anche perchè non ci sono richieste e i locali commerciali si contano sulle dita, mi hanno garantito che appena consegno tutta la modulistica, nel giro di pochi giorni avrò la licenza, invece dei canonici 30 giorni...e più. Il problema è arrivarci alla consegna della modulistica (circa 2 centimetri di fogli da compilare in triplice copia...). Per evitare problemi con la ASL (Igiene) abbiamo optato per un parere preventivo, di conseguenza abbiamo consegnato (previo pagamento) una relazione di progetto, fatta a tecnico abilitato. Tempistica...30 giorni dalla data di consegna. Siamo riusciti ad ottenere la risposta verbale dopo 64 giorni, quella scritta è arrivata circa 70 giorni dopo. Nel colloquio verbale con il dott. della ASL sono emerse delle richieste normalissime, adeguamenti sulla sicurezza, igienico sanitari ecc. la cosa che ci ha lasciati perplessi è stato l'obbligo, pur non avendo il locale le dimensioni stabilite,di un servizio igienico per handicappati con relative rampe di accesso. Per quanto riguarda l'interno del locale le problematiche sono risolte in quanto verranno eliminati dei gradini e abbattuto un muro, lavoro non da poco in quanto bisogna ripresentare un progetto al Comune...la situazione cambia nell'accessibilità dall'esterno, il locale è posto sulla strada statale e i più ci sono due scalini non c'è un marciapiede...Alla richiesta di un suggerimento al dott. della ASL su come ovviare a questo proplema, la faccia da ebete che ha fatto è stata per noi chiarissima. Ci siamo rivolti al Geometra del Comune...evidentemente è parente del dott. Avremo un bagno handicappati ma purtroppo non potranno entrare nel locale se non presi in braccio... Visto l'aumento dei costi, abbiamo fatto richiesta tramite il Fidicom di un finanziamento (sono fondi stanziati dalla Regione e Camera di Commercio). Finanziamento approvato peccato solo che per accedere al credito l'attività deve essere attiva...allora ci siamo rivolti alle banche. Peggio che andar di notte. Nonostante una lettera della Regione dove nero su bianco ci vengono garantiti i soldi, nessuno è disposto a dare credito ad una nuova impresa, non sarebbero neppure soldi persi perchè tempisticamente tra un mese potremmo aprire, ci basterebbe finire due lavori e arredare il bar. Invece siamo fermi. Rischiamo di chiudere per fallimento ancora prima di aprire... Volete incentivare l'imprenditoria...fate in modo che le Banche aiutino chi ha voglia di mettersi in gioco con una nuova attività e che non uccidano chi in gioco c'è da anni e che giorno dopo giorno combatte per non vedere svanire le fatiche di una vita. Grazie.

#7 Giuseppe Cogno, 16/2/2011

Buonasera, sono un commerciante di 53 anni iscritto dai tempi della FGC; do nel mio piccolo un contributo al PD con le campagne elettorali che vanno dai municipi, al comune, alle regionali, dalla raccolta firme, ad una collaborazione con il municipio. Premesso questo vorrei dire che il mio negozio (a conduzione familiare) è situato in un piccolo paese, Voltri, e che tutte le mattine mi alzo alle 6 e finisco di lavorare alle 19 e 30. Mi riuscirebbe difficile lavorare anche la domenica. Per quanto riguarda la liberalizzazione delle licenze, vorrei far notare che molte persone che hanno perso il lavoro o che sono state prepensionate, hanno investito i loro risparmi in piccole attività commerciali, anche per i figli disoccupati. Purtroppo, la quasi totalità di tali attività ha dovuto chiudere dopo poco tempo, vuoi per la crisi ma in modo particolare per la mancanza di esperienza nella professione. Abbiamo così creato dei nuovi poveri o almeno messo in difficoltà molte famiglie. Non basta un corso di alcuni mesi e avere l'iscrizione al REC per imparare un mestiere; ritengo che il Pd dovrebbe cercare di salvaguardare un po' di più le persone e in tal senso garantire una formazione migliore per tutti coloro che vogliono intraprendere un'attività. Ps: per quanto riguarda la lega, i miei valori sono molto diversi, mi sento fuori posto a pensare di dover condividere un governo con loro, anche se capisco le esigenze del momento. Grazie

#8 Giuseppe callea, 8/3/2011

Do una risposta a Francesco Prato. Le licenze di tabacchi lo Stato, nella figura delle AAMS, LE HA VENDUTE A FIOR DI QUATTRINI cosa che ha solo una motivazione, garantire a chi le ha comprate un certo guadagno sicuro quindi un numero chiuso!!! Se per ipotesi domani decidesse di liberalizzare le licenze dovrebbe ovviamente risarcire tutti coloro che la licenza l'hanno pagata e nn parliamo di 2-3 mila euro parliamo di 180 mila euro circa per una licenza ed anche di più!!! Spero che di esserti stato utile. P.S. se è vero che hai mandato richiesta al AAMS avrai anche letto che non sono obbligati a rispondere alle varie richieste di nuove aperture( penso che ne ricevano decine e decine al giorno in ogni ufficio regionale delle AAMS da tutti i vari Comuni).

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