Posizione PD

LIBERALIZZAZIONI - Semplificazioni per le imprese, le proposte del PD

Semplificare e accelerare le procedure di avvio delle attività sia nella fase progettuale che nella fase di ultimazione dei lavori e messa in funzione operativa degli impianti

pubblicato il 10 febbraio 2011 , 3115 letture
Impresa
L’obiettivo è semplificare e accelerare le procedure di avvio delle attività sia nella fase progettuale che nella fase di ultimazione dei lavori e messa in funzione operativa degli impianti.

Proposte:
1. Consentire l’avvio immediato di stabilimenti produttivi con autocertificazione e controlli ex-post
Va consentito all’imprenditore, tramite la semplice autocertificazione sulla base della sussistenza dei requisiti attestati da un professionista, di ottenere immediatamente dal Comune una ricevuta che abilita all’avvio dell’attività ovvero dei lavori di realizzazione dell’impianto. Al Comune spetta poi l’onere di provare la sussistenza dei requisiti con attività di verifica e controlli.

Se gli interventi previsti sono in contrasto con gli strumenti urbanistici, l’imprenditore può richiedere l’immediata convocazione della Conferenza dei servizi.

La messa in funzione operativa dell’impianto, a conclusione dei lavori, è consentita immediatamente sulla base di una semplice comunicazione al Comune corredata da una dichiarazione del direttore dei lavori. Comuni e altre amministrazioni sono tenuti a svolgere a posteriori verifiche e controlli e possono interrompere il procedimento in sede di autotutela una sola volta.

2. Dare piena autonomia alle imprese
Le imprese devono poter scegliere le modalità di esercizio e i tempi di svolgimento delle attività economiche con libertà di stabilire gli orari di attività, salvi gli eventuali limiti minimi a tutela dell’accesso dei consumatori e gli eventuali limiti giustificati da specifiche ragioni di pubblica quiete.

3. Facilitare l’accesso a nuove attività economiche
Va data piena attuazione alla “direttiva europea servizi” rivedendo tutte le norme attuative del Governo Berlusconi (decreto legislativo n. 59 del 2010) che escludono l’efficacia della direttiva per particolari attività e che consentono di mantenere vecchie procedure autorizzatorie.

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servizi
 

commenti

#1 COSTANTINO PRIORE, 10/2/2011

Credo che anche le vostre proposte siano insufficienti. Il vero problema è tagliare il costo del lavoro, non servono incentivi o semplificazioni ad imprese che non nascono, serve ossigeno alle imprese che cercano di sopravvivere e danno o possono potenzialmente dare lavoro a tanta gente, sopratutto al sud. Questo è un provvedimento prioritario, sbandierato tante volte ma mai attuato. Non sono un economista, ma credo che le risorse si possono ricreare da sole, perchè sia le imprese che i lavoratori, con più soldi in tasca, creano le condizioni per consumi maggiori ee entrate maggiori per il fisco. Vi prego di mettere al primo posto questo provvedimento, non serve altra demagogia, in questo momento serve solo tanto pragmatismo. Saluti.

#2 sergio ronco, 10/2/2011

OGGETTO: Crisi economica nell’ edilizia, lavori pubblici al massimo ribasso assoluto, riciclaggio. Perchè non evitare che gli enti pubblici UCCIDANO le imprese (edili in particolare) già esistenti prima di preoccuparsi di come farne nascere altre ? Possibile che nessuno si scandalizzi di questa situazione nell' edilizia? Se avete voglia di capire di più leggete sotto la spiegazione che speravo interessasse a qualche giornale. "Egregi direttori, mi rivolgo a Voi per provare a dare pubblicità ad una situazione che, soprattutto oggi, nasconde comportamenti assurdi da parte di quasi tutto il sistema della committenza pubblica di lavori nell’ ambito costruzioni e con effetti devastanti. Si tratta di un aspetto un po’ tecnico ma proverò a spiegarlo. In un momento di crisi economica come questo, i lavori pubblici, se necessari o almeno utili, potrebbero essere un aiuto importante per superare il momento, a beneficio delle imprese aggiudicatarie. Questi lavori già sono pochi per problemi di bilancio degli Enti ma comunque, di fatto, generano l’ effetto opposto e producono crisi !! Il motivo è la forma di aggiudicazione che viene abitualmente scelta: il massimo ribasso anche se prevede la giustificazione dei prezzi per gli aggiudicatari. Basta analizzare i bollettini delle assegnazioni per gli appalti per rendersi conto di come siano impazzite le percentuali di ribasso sui prezzi di gara, tanto che i lavori vengono acquisiti in perdita. Da fornitore di imprese e quindi spettatore interessato del fenomeno ho definito tre tipologie di aggiudicatari: 1) Imprese “serie” che, nella disperazione di non avere lavori per alimentare un flusso economico per pagare gli stipendi o decidere di continuare ad esistere, inseguono al ribasso le percentuali di aggiudicazione. Frequentemente, nell’ ambito edile, queste imprese non hanno un sistema di analisi preventivo dei costi di produzione. Risultando i lavori in perdita, la conseguenza è che si stanno moltiplicando insoluti nei pagamenti o peggio situazioni definitive di insolvenza che poi si espandono a macchia d’ olio al sistema dei fornitori distribuendo ed amplificando esponenzialmente i problemi nel sistema economico. 2) Imprese “non serie” (perdonate l’ eufemismo), che programmano le insolvenze: qualche volta nascono specificatamente per questo scopo, magari acquisendo o affittando le SOA (attestazione di capacità tecnica e economica ad eseguire lavori pubblici) da aziende in fallimento o in concordato!!. Fanno incetta di lavori, molti lavori tutti insieme (basta fare un prezzo più basso), li iniziano, percepiscono i primi acconti e poi spariscono all’ improvviso lasciando i fornitori non pagati ed i lavori interrotti. Di nuovo il sistema sta generando e diffondendo l’ infezione dell’ insolvenza all’ interno del sistema economico. 3) Imprese che non hanno scopo di eseguire lavori in attivo: se esistono (se esistono ?) imprese edili che si occupano di riciclare denaro sporco, per queste imprese il gioco è diventato facilissimo. Aggiudicarsi lavori è ormai di una facilità straordinaria: basta fare prezzi irragionevolmente bassi, (anzi, dopo un po’ non sarà neanche più necessario perché non esisteranno più le imprese di tipo 1). I lavori possono venir pagati in parte in contanti “sporchi”( a dispetto del fatto che si emanino norme per monitorare i flussi bancari ma che evidentemente non impegnano più di tanto chi le leggi le viola per mestiere). La somma algebrica continua a non tornare ovviamente ma i soldi saranno stati a quel punto “cambiati” con soldi puliti di origine pubblica !!! Interrompere questo meccanismo perverso, sarebbe estremamente facile perché questa forma di aggiudicazione non è l’ unica prevista nella legislazione: basterebbe, per esempio, ritornare all’ obbligo di utilizzo delle procedure, ancora utilizzabili e piene di buon senso, della prima Merloni che prevedevano l’ esclusione automatica delle offerte anomale con un sistema matematico e meccanico di esclusione e aggiudicazione. Perché è una ipocrisia affermare che i funzionari pubblici hanno competenze sufficienti ed il coraggio di assumersi la responsabilità di annullare una aggiudicazione stabilita dalla classifica di gara: si nascondono chiedendo alle imprese aggiudicatarie giustificativi che sono semplicemente cartaccia scritta ad hoc. Non si risolverebbero tutti i problemi, ma per le imprese dei casi 2 e 3 per lo meno la porta, che adesso è spalancata, verrebbe socchiusa e alle imprese “serie” del caso 1 si darebbe la possibilità di provare a continuare ad operare. Sono queste ultime le imprese che dobbiamo aiutare tutti in questo paese, invece il sistema dei lavori pubblici sta aiutando le altre. Posso sperare che il sistema mediatico trovi spazio per provare a stimolare l’ opinione pubblica su un argomento così noioso ma che per molte persone determina se avere o non avere una busta paga alla fine del mese ? Per una volta sarebbe un aiuto concreto e non di polemica politica, non di parte. Sarebbe una delle tante possibili singole iniziative dal basso che ci aiuterebbero tutti. Sergio Ronco A.D. Fratelli Ronco SpA"

#3 Markus Della Latta, 11/2/2011

Caro Sergio Ronco, concordo con molta parte della sua lettera però purtroppo il ritorno alla Merloni avrebbe alcuni pregi che lei indica ma anche un difetto. Tra i pregi è senza dubbio un livello di prezzo di aggiudicazione superiore a quello attuale (intendo più equo, fair all'inglese). Il difetto è che il metodo dell'esclusione automatica si presta ad accordi illegali tra competitor, come lei sicuramente avrà avuto modo di provare sulla sua pelle. Purtroppo soluzioni non ne ho; saluti solidali Markus

#4 Gabriele Mazza, 11/2/2011

Non è solo dall'inizio di questa crisi che ho potuto riscontrare come aziende apparentemente sane decidano di chiudere; rendiamoci conto che spesso le aziende sono gestite da dei perfetti imbecilli, magari con la laurea comprata alla Bocconi o alla Cattolica! Spesso le donne e gli uomini che prestano le loro capacità lavorative nelle fabbriche e negli uffici( il fattore umano non viene mai considerato come valore aggiunto di un'azienda), hanno potenzialità che i loro dirigenti son sono in grado (o non vogliono) sfruttare. Negli ultimi anni le aziende hanno preferito investire sui vari mercati, piuttosto che investire in innovazione, formazione e ricerca. In certi casi i dipendenti dovrebbe poter prendere in mano la situazione; lo Stato dovrebbe garantire ed appoggiare queste "cooperative". Sono stanco di sentire imprenditori che piangono per le difficoltà che i loro prodotti riscontrano sui mercati, mentre nelle loro aziende si utilizzano impianti obsoleti, operai stranieri ed italiani sottopagati e mai formati... Mi pare di ricordare che la nostra Costituzione preveda la possibilità del "sequestro" di imprese private mal gestite, si dovrebbe implementare la normativa per facilitare il passaggio(non dico totalmente gratuito) delle aziende in crisi dalle mani di imprenditori demotivati a quelle dei lavoratori che abbiano la voglia e le capacità di farle funzionare!

#5 Donato Carbone, 11/2/2011

Le Imprese tutte sono oberate oltre che da pesi normativi anche dalle leggi di prevenzione e protezione della salute e sicurezza dei lavoratori e della protezione ambientale che se in maniera macroscopica risultano necessarie nel particolare risultano antieeconomiche per l'impresa e di impaccio nell' opera del lavoratore; una revisione equilibrata della materia porterebbe ad un risparmio dell' impresa senza intralciare il lavoro e senza sensibile calo della sicurezza

#6 ELENA C., 11/2/2011

D'accordo per la semplificazione, ma diamo anche uno sguardo ai "furbi". Non crediamo che le richieste di eliminazione di certe normative (tipo prevenzione e protezione della salute, sicurezza sul lavoro ecc..)siano fatte solo per sveltire o alleggerire i processi d'impresa; spesso sotto queste richieste si cela un "tornaconto" personale: tutte queste norme "COSTANO" se abolite ci sarebbe più margine di profitto!!!Non svendiamo la salute e la sicurezza... Agiamo invece sulla "celerità" e la "responsabilità" degli enti pubblici preposti. Facciamo in modo che un ufficio pubblico dia risposte celeri e soprattutto "certe"; non ci si può rimpallare il problema da un ufficio all' altro, da un ente all' altro. Questo succede regolarmente quando devi avere dei permessi, quando devi progettare e/o iniziare dei lavori; interpretazione di norme, oggi varia da un dirigente al' altro! Ci vogliono gli uomini giusti al posto giusto! Persone competenti per l' incarico che ricoprono e soprattutto pronte a prendersi le proprie responsabilità. Se un "medico" commette un errore in sala operatoria, viene citato e paga; Se un impiegato, dirigente di un Ente pubblico commette un errore (per es. errata interpretazione di una norma) perchè non deve pagare?

#7 Daniele Morelli, 11/2/2011

Scusate se volo basso, ma credo che il "fenomeno" insoluti sia una vera piaga per le piccole e medie imprese. Il fatto che un istituto di credito arrivi a consigliare il proprio cliente, a fronte di insoluti, di non pagare i fornitori la dice lunga sul circolo vizioso che padroneggia, e soffoca le picoole aziende. Vorrei inoltre che si riflettese sulla differenza abissale che c'è tra produrre e comercializzare, e vorrei che tale differenza venisse evidenziata quando si parla di PIL. Ritengo che valorizzare, spronare, agevolare le aziende che producono anzichè le aziende che rivendono sia giusto e di aiuto al mondo del lavoro ed al futuro dei nostri figli e della nostra economia, viceversa diventeremmo un megastore di prodotti importati. Grazie

#8 Simone Martelli, 12/2/2011

Forse io non comprendo tutto il valore dell'avvio immediato di un'impresa e probabilmente sono semplicemente troppo preoccupato dell'avvio affrettato di un'attività con ricadute negative sul territorio. Ma se c'è chi parla di imbecilli con lauree compate alla Bocconi, penso di poter esprimere anche il mio pensiero. Mi chiedo se non sia molto più cruciale per un'impresa la certezza della norma piuttosto che la velocità dell'apertura. Con questo intendo che probabilmente la chiarezza del quadro normativo in cui un'impresa si troverebbe a lavorare e la sintesi sequenzale dei passi da seguire per l'apertura sarebbe molto più importante della possibilità di avviare immediatamente l'attività, ma con il rischio di perdere gli investimenti fatti per un comma sconosciuto all'imprenditore. Aggiungendo inoltre a questo i costi attesi che un'impresa deve mettere in conto per eventuali processi giudiziari dai tempi talmente lunghi da non garantire, di fatto, la tutela del diritto che l'impresa avrebbe potuto vantare (ipotizzando qui che l'impresa scelga, date queste premesse, di operare sempre nella legalità). Perchè nell'ambito della semplificazione e a tutela della concorrenza (e della crescita) non si concentra lo sforzo su questi punti?

#9 Danilo Lacroce, 12/2/2011

Facilitare l'avvio dell'attività è sicuramente una gran cosa. Penso tuttavia che le maggiori difficoltà siano poterla gestire e "mandare avanti", qualcuno direbbe sopravvivere. Credo si dovrebbe ridurre al minimo la buracrazia. Creare un sistema di regole chiare e certe che tutti possano facilmente rispettare senza incappare in controlli a distanza di anni spesso accompagnati da multe in grado di mortificare il già basso reddito di una piccola impresa. Tra l'altro vorrei che qualcuno mi spiegasse perchè mai le istituzioni applicano interessi pesantissimi anche solo per pochi giorni di ritardato pagamento mentre l'incasso delle nostre fatture avviene, con grande fatica, dopo 6/12 mesi e con pagamento anticipato delle tasse. Questo anche e sopratutto se il debitore è un ente dello stato.

#10 Markus Della Latta, 13/2/2011

Semplificare adempimenti per gare e contratti con la pubblica amministrazione: Perché si richiede continuamente documentazione reperibile in rete o che potrebbe essere messa in rete? ( ad esempio Soa, durc, iso9000, cciaa). Perché si richiedono continuamente dichiarazioni che potrebbero essere fatte una volta sola ad un ente centrale? Facciamo un albo fornitori PA unico nazionale, almeno per la parte amministrativa (inclusi tutti gli enti appaltanti tenuti a sottostare al codice degli appalti) e poi tutte le PA attingano da lí. Poi se vuoi un durc al mese te lo do pure -anche se tu PA potresti verificare da sola- ma almeno li faccio tutti una volta sola!

#11 Eduardo Leto, 15/2/2011

Proposte ve ne potrebbero essere moltissime , dagli inutili certificati antimafia , di vigenza,ecc. da richiedere a un ente quasi inutile come le camere di commercio . Sul lavoro poi si dovrebbe iniziare una discussione molto approfondita superando i molti tabù della sinistra,. Qui voglio limitarmi a 2 proposte semplici: alzare i limiti di capitale e fatturato per l'obbligatorietà dei revisori contabili nelle srl (limiti fermi da 20 anni in omaggio alla lobby dei commercialisti e che frenano l'aumento dei capitali sociali per i notevoli costi connessi)e possibilità di ricorrere ai comuni e non solo ai notai per il trasferimento delle quote delle srl. (questa per non dispiacere alla lobby notarile )

#12 gian berdini, 20/7/2011

La relazione sulla semplificazione per le imprese é vaga, qui voi parlate solo per le nuove imprese, il che potrei condividere, ma il vero problema per le imprese é la buorocrazia di tutti i giorni,il cui costo è altissimo solo il minimo necessario per una piccola impresa è di oltre 6000.00€ anno.Più i costi per certificati, DURC(€ A RICHIESTA) eogni altro certificato che occorra, Le camere di commercio (almeno la mia( non ricevono più l'impresa solo per via telematica, ma l'accesso telematico è difficoltoso complicato e ti obbliga a ricorrere ai professionisti o alle associazioni di categorie che sono sempre più degli studi commerciali che forniscono servizi, e meno associazioni di categoria e rappresentanza politica,al vita dell'associazione è preclusa agli imprenditori ed è sempre più governata da funzionari. Bisogna semplificare la tenuta della contabilitò della denuncia dei redditi, del deposito del bilancio(€300 per un passacarte telematico del mio vampiro commercialista)La semplificazione della gestione paghe, altro scolgio , paghiamo molto per un servizio che spesso è di basso livello professionale. Io parlavo di € 6000.00 e di queste la maggior parte è del mio comemrcialista, io mi tengo al contabilità da solo; ma la spesa alla fine dell'anno è doppia,

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