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Intervento

10 domande alla Politica, su Istruzione e Scuola Pubblica

ore 21.00: Il partito democratico risponde in rete ai quesiti dell'Unione degli studenti

pubblicato il 12 marzo 2011 , 824 letture
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Dieci domande sui temi dell’istruzione e della scuola pubblica. Un questionario lanciato in rete dall'Unione degli Studenti, al quale, per il Partito Democratico, hanno risposto: Manuela Ghizzoni, Giovanni Bachelet, Maria Coscia, Letizia De Torre, Rosabruna De Pasquale, Emilia De Biasi, Riccardo Franco Levi, Eugenio Mazzarella, Giovanna Melandri, Caterina Pes, Sabina Rossa, Tonino Russo, Alessandra Siragusa, Francesca Puglisi e Luigi Nicolais.


1 - I nostri istituti cadono a pezzi, il 50% delle scuole non è a norma, solo con un piano di investimenti per 14 miliardi di euro si potrà risolvere il problema dell’edilizia scolastica. Ti impegni a votare in Parlamento l’adeguato finanziamento della legge 23/96 per la messa in sicurezza degli edifici scolastici?


Sí: il piano straordinario per l’edilizia scolastica è una delle “ Dieci proposte per la scuola di domani ” che l’Assemblea nazionale del PD ha approvato all’unanimità a Varese lo scorso ottobre   (http://www.partitodemocratico.it/allegatidef/an_scuola1109007.pdf) In quel documento e attraverso molte nostre iniziative parlamentari e nostre proposte di legge abbiamo reclamato risorse, snellimento delle procedure (inclusa una revisione ad hoc del patto di stabilità) e soluzioni innovative delle strutture scolastiche dal punto di vista architettonico, edilizio ed energetico.


2 - Il diritto allo studio nel nostro paese è inesistente. Da anni chiediamo una legge quadro che stabilisca i livelli essenziali delle prestazioni e adeguati finanziamenti alla Regioni per garantire a tutti gli studenti, come sancito dalla Costituzione, borse di studio, trasporti e servizi. Ti impegni a promuovere in Parlamento questa legge?


Sí, una tale legge è ingrediente irrinunciabile alla piena attuazione dell’autonomia scolastica e del Titolo V della Costituzione per quel che riguarda l’istruzione. La normativa in materia, oltre a trasporti, borse di studio ed altri servizi tradizionali, dovrebbe affrontare globalmente il “diritto alla conoscenza per tutti” al fine di garantire a ciascuno opportunità formative per tutto l’arco della vita.


3 - Molti studenti sono inseriti in percorsi di alternanza scuola-lavoro e stage senza alcun diritto, tutela o garanzia di qualità di questo canale formativo. Ti impegni a votare in Parlamento uno statuto dei diritti degli studenti in stage, per garantire che si tratti di un vero percorso di formazione e non di semplice manodopera gratuita per le imprese?


Sí, accompagnando lo statuto dei diritti ad interventi normativi e finanziari grazie ai quali esso non rimanga lettera morta, oppure ottenga l’effetto involontario di impedire l’alternanza fra scuola e lavoro, che invece è preziosa: sia per consentire a tutti gli studenti l’esperienza e il contatto con il lavoro, sia per incoraggiare il mondo produttivo a sviluppare competenze di formazione e aggiornamento utili per i giovani e per il “long life learning”. Abbiamo invece contrastato, con tutti gli strumenti parlamentari a disposizione, l’apprendistato selvaggio introdotto da questo governo e il relativo abbassamento dell’obbligo scolastico da 16 a 15 anni.


4 - Nel 2000 il centrodestra e il centrosinistra hanno votato insieme la legge di parità che permette alle scuole private di accedere a finanziamenti sottratti alla scuola pubblica. Ti impegni ad abrogare questa legge, riconoscendone la deriva che ha avuto soprattutto negli ultimi anni?


No. Anzitutto va precisato che la legge 62/2000 (parità scolastica) non fu affatto approvata insieme da centrosinistra e centrodestra: nel 2000 il centrodestra votò compatto contro. La legge passò con i soli voti del centrosinistra, che la riteneva essenziale per mettere ordine nei finanziamenti alla scuola privata, prima erogati a pioggia e senza controlli, e per finanziare le scuole materne comunali. Infatti, anche se molti lo ignorano, le “scuole paritarie” o “scuole non statali” che la legge 62 integra nel sistema nazionale della pubblica istruzione non sono solo le “parificate”. Sono paritarie e ricevono finanziamenti da questa legge anche le scuole comunali e provinciali, che contribuiscono in modo decisivo al diritto dei bambini a frequentare scuola pubblica dell’infanzia. Per questi motivi, nel 2000, votò a favore con piena convinzione la totalità dei parlamentari che sosteneva l’allora Governo di centrosinistra (oggi distribuiti fra PD, Idv, SeL e Comunisti Italiani), con l’eccezione di 2 soli voti contrari e 4 astenuti. Attualmente alle scuole paritarie sono stanziati ogni anno un po’ meno di 500 milioni, cioè circa un centesimo dei fondi destinati dal ministero alle scuole statali: una cifra che evidentemente non compensa i miliardi tagliati dalla Gelmini alla scuola statale. Non è la scuola paritaria che impoverisce quella statale, è il Governo che impoverisce tutta la scuola pubblica (statale, paritaria e degli enti locali) destinandone le risorse ad altri scopi. La contrapposizione fra paritarie e statali serve alla propaganda di Berlusconi, che poi taglia i fondi a tutte e due, danneggiando scuole statali e comunali. E’ comunque vero che dopo più di dieci anni, per mettere a punto correttivi e miglioramenti, occorre un monitoraggio dell’applicazione della legge 62 soprattutto su due fronti: l’accreditamento e la valutazione delle scuole paritarie, e la garanzia di una scuola laica e pluralista di qualità su tutto il territorio nazionale, perché la libertà di scelta delle famiglie è anche questo. Siamo invece contrari, senza se e senza ma, al voucher alle scuole private (come accade in Lombardia), che peraltro con la legge 62/2000 non c’entra.


5 - L’autonomia scolastica, invece di produrre protagonismo, partecipazione e qualità della didattica, ha prodotto dirigismo e autoritarismo. Sei dispoto a votare in Parlamento una Carta dell’autonomia per garantire reale partecipazione alla vita scolastica da parte degli studenti e delle studentesse?


Una carta dell’autonomia non ci pare sufficiente a risolvere i problemi di una autonomia colpevolmente lasciata a metà e colpita da un diluvio di norme centralistiche dalla Gelmini; i problemi si risolvono completando normativamente l’autonomia (quindi riformando la governance, la formazione e il reclutamento anche dei dirigenti, il ruolo del ministero) ma soprattutto dotandola di risorse e valutazione di rango europeo – il contrario di quanto fa questo governo. Su questi temi Il PD sta promuovendo un ciclo di seminari nazionali aperti a tutte le forze di opposizione (vedi http://www.politicheistruzione.forumpd.it , l’ultimo è proprio sul rilancio delle autonomie scolastiche).


6 - Nel 2008 sono stati tagliati 8 miliardi di euro alla scuola pubblica, circa il 6% del suo bilancio. Gli effetti di questi tagli sono devastanti: scuole chiuse il pomeriggio, mancanza di strumenti didattici, carenza anche degli accessori più banali come gessetti e carta igienica: saresti disposto a tagliare le spese militari per finanziare una didattica di qualità?


Sì, senza venire meno al ruolo internazionale che compete al nostro Paese, come peraltro richiesto in una nostra mozione presentata alla Camera. Ma non dimentichiamo che la soluzione definitiva verrà da nuovi governanti capaci, quali sono stati Ciampi, Prodi e Padoa Schioppa, di far quadrare i conti anche in tempi difficili senza danneggiare la scuola. Il governo attuale ha massacrato la scuola e ha pure peggiorato i conti. I tagli alla scuola non hanno giovato al risanamento, hanno invece finanziato operazioni sbagliate come il taglio dell’ICI ai ricchi, il salvataggio dell’Alitalia e le spese pazze di Bertolaso e della cricca. NB: I tagli alla scuola, sul triennio 2009-2011, sono di 8 miliardi; questo, a regime, implica che ogni anno il governo centrale versi alla scuola 3 miliardi in meno rispetto all’anno 2008, ultimo del centrosinistra; il che equivale a un taglio non del 6, ma addirittura del 7%.


7 - Sono circa 700 mila gli studenti migranti nelle scuole pubbliche italiane. Saresti disposto a votare un piano straordinario per garantire l’integrazione di questi studenti con programmi di scolarizzazione ad hoc?


Sí. Il tema della varietà delle lingue, delle culture e delle fedi è sempre più importante per la scuola italiana. Il PD ha promosso un’indagine conoscitiva presso la VII Commissione della Camera che sarà pubblicata a breve. E’ stata depositata una proposta di legge che istituisce un fondo per l’insegnamento della lingua italiana, per la formazione di docenti e dirigenti e per altre iniziative legate all’interculturalità nella scuola. “Integrazione” è un termine limitativo: una delle “ Dieci proposte per la scuola di domani ” parla di promozione della cittadinanza attiva in una società e in una scuola sempre più interculturale. Vogliamo dare qualità alla convivenza nella comunità scolastica, migliorare gli apprendimenti e gli esiti: secondo noi la scuola può e deve dare un contributo decisivo alle grandi sfide culturali e globali del mondo di oggi.


8 - L’Italia è il fanalino di coda in Europa per il tasso di dispersione scolastica: ha una media del 20% con picchi del 30% in regioni come Veneto e Calabria. Cosa faresti per limitare questo fenomeno?


Sul versante dei percorsi scolastici occorre una riforma capace di aggredire l’età critica della dispersione (medie e biennio superiori). Si dovranno rivedere, se necessario, durata e modalità didattiche. Si dovrà curare l’orientamento (con unitarietà del biennio e passerelle per chi non indovina subito il percorso), prevedere per tutti l’alternanza scuola-lavoro, sottrarre istruzione e formazione professionale al destino di Cenerentola riportandole a livelli europei. Occorre però anche ricordare che la dispersione scolastica fotografa il contesto (è massima nei quartieri, nelle aree, nei bacini di utenza dove è massima la povertà economica e culturale) e che ad essa segue quasi sempre l’esclusione sociale, il degrado e, in alcune zone, il reclutamento nella malavita organizzata. Per questo, ben prima delle scuole medie, risultano essenziali al contrasto alla dispersione sia la scolarizzazione precoce, sia il potenziamento della scuola dell’infanzia, quasi ovunque inferiore alla domanda malgrado il calo demografico, e del tempo pieno nella scuola primaria, presente in percentuale irrisoria nel Sud: il contrario di quanto fatto negli ultimi anni dall’attuale governo nazionale.


9 - A scuola l’unica religione che si insegna è la religione cattolica. Saresti disposto a votare un provvedimento, nel rispetto della laicità dello stato, finalizzato a una scuola che insegni storia delle religioni?


All'epoca della revisione del Concordato, Scoppola ed altri proposero di sostituire l’insegnamento della religione cattolica con la storia delle religioni. La proposta non fu raccolta dalle parti e oggi richiederebbe una nuova revisione degli accordi con la Chiesa Cattolica, oppure una legge costituzionale: entrambe strade lunghe, perché implicano la verifica di un'ampia convergenza nel Paese e nei partiti. Senza modificare gli accordi concordatari è invece possibile aggiungere un insegnamento di questo tipo, attento alle tradizioni religiose oggi presenti in Italia; è una proposta di legge che, dopo ampia consultazione tra tutte le confessioni religiose presenti in Italia, è stata promossa da alcuni deputati del PD. Tutto il PD ha poi piú volte reclamato, a gran voce, il finanziamento dell’ora alternativa alla religione, la cui assenza dalla stragrande maggioranza delle scuole italiane è un’offesa alle libertà religiose e calpesta il diritto di non avvalersi dell’insegnamento della religione cattolica.


10 - In questi mesi abbiamo riempito le piazze e le strade con manifestazione e cortei, siamo saliti sui monumenti, abbiamo occupato scuole e università, rivendicato un futuro di dignità, libero dalla schiavitù della precarietà e dall’obbligo dell’emigrazione. Che soluzioni proponi come alternativa alla fuga?


Un governo capace di rimettere in piedi l’economia del Paese e farlo risorgere dalle macerie morali, civili, sociali e culturali del berlusconismo al tramonto; di far ripartire l’economia scommettendo sul superamento delle disparità sociali e territoriali, sulla crescita e la migliore distribuzione della ricchezza non a spese dei saperi (cultura, istruzione, ricerca, innovazione tecnologica), ma grazie al loro rilancio. Il nostro governo di domani.

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commenti

#1 Roberto Arnaldo, 27/4/2011

sul punto 6 continuate a dire falsità:il taglio netto (visto che del taglio lordo di 3188 milioni,la norma prevede che il 30% sia reinvestito sempre nella scuola)a regime del governo Berlusconi è di 2232 milioni di euro all'anno dal 2012...e vi dimenticate di ricordare che anche il governo Prodi con la finanziaria 2008 (legge 244 del 2007,art 2 commi 411 e 412) ha tagliato a regime dal 2011 1 miliardo 432 milioni di euro...ergo,il minor finanziamento totale tagliato dai due governi è stato a regime dal 2012 in avanti di 3 miliardi 664 milioni di euro...di cui il 61% dovuto ai tagli del governo Berlusconi e il 39% da quelli del governo Prodi

#2 Giovanni Bachelet, 17/5/2011

Mi accorgo soltanto adesso del commento e solo ora rispondo; mi scuso. Il commento sui tagli è forse in buona fede, ma tecnicamente errato. La legge 133/2008 prevedeva, è vero, che il 30% dei tagli fosse reinvestito nella scuola; se cosí fosse stato il taglio netto a regime sarebbe stato "solo" di 2.23 miliardi di euro in meno all'anno rispetto al 2008. Ma nella primavera-estate 2010 la manovra correttiva di Tremonti ha tolto gli scatti stipendiali agli insegnanti; poi, per evitare la rivolta, quel 30% è stato usato non piú per la valorizzazione del merito e il sostegno all'autonomia, bensí per restituire, e per giunta con un discutibilissimo e parzialmente inefficace meccanismo, gli scatti stipendiali tolti da Tremonti con la manovra. In altre parole la cancellazione degli scatti della manovra si è mangiata anche il 30% che doveva tornare alla scuola: ci è tornato, sí, ma nel senso che quel che con una mano Tremonti aveva tolto con l'altra ha ridato. Alla fine il taglio netto annuo rispetto al 2008 è stato davvero di un po' piú di 3 miliardi e non di 2 e qualcosa. I cosiddetti tagli di Prodi-Fioroni-Padoa Schioppa erano invece reinvestiti integralmente nella scuola (al 100% e non solo al 30% trasformato poi in 0% reale per via degli scatti stipendiali), anche se il periodo sul quale l'operazione doveva avvenire è stato interrotto dalla crisi di governo e quindi quanto intrapreso è stato poi comunque stravolto dal duo Tremonti-Gelmini.

#3 Sebastiano Ursi, 9/9/2011

Salve, ho incollato un articolo trovato in internet, sapete darmi una spiegazione? come mai Voi che dite di difendere la scuola pubblica poi votate con il centro destra per finanziare la scuola privata? Attendo una Vostra spiegazione prima delle prossime elezioni. Grazie BOLOGNA, PD VOTA CON LEGA E PDL PER FINANZIARE LE SCUOLE PRIVATE. SOLO SEL E M5S VOTANO CONTRO pubblicata da PUGLIAmo l'Italia: NICHI VENDOLA candidato premier 2013 il giorno venerdì 9 settembre 2011 alle ore 17.57 Scuole private, Bologna adotta il modello ciellino Con un voto bipartisan, con una “decisione inqualificabile, inopportuna e incomprensibile” – come l’ha correttamente definita il Comitato Articolo 33, che si batte contro i finanziamenti pubblici alle scuole private – il Consiglio comunale del capoluogo emiliano ha approvato un odg che adotta il modello ideologico ciellino, la cui capofila è la Lombardia guidata da Formigoni. Comunione e Liberazione, la potentissima lobby cattolica dedita al business, è cresciuta sull’onda dell’affermarsi della sussidiarietà e della conseguente dismissione dei servizi pubblici forniti dalle Istituzioni, affidati alle mani clericali di chiese, parrocchie, cooperative bianche e rosse. Il suo modello è riassunto nei suoi bilanci, in costante e vertiginosa crescita: togliere allo Stato facendosi pagare profumatamente dallo Stato. A Bologna la sua alfiera paladina è Valentina Castaldini, consigliera comunale che – oltre a essersi battuta per far illegalmente bocciare la proposta di referendum consultivo sui finanziamenti dell’Amministrazione alle scuole federate dalla FISM (sindacato di categoria degli istituti cattolici) – firma l’ordine del giorno, approvato poi a maggioranza assoluta coi voti del Pdl, della Lega Nord e del Pd. Unici voti contrari quelli dei Sel e del M5S. A questo punto, la tanto sbandierata “istruttoria pubblica” voluta dal Pd per risolvere i mali della scuola pubblica – carenza di docenti, aule poco sicure, classi sovraffollate, risorse economiche insufficienti – si rivela una bufala, il cui risultato è già scritto: il Comune continuerà a sperperare i soldi dei contribuenti e a regalarne alle scuole private. Appena tornati da 48 lunghi giorni di vacanze estive, i consiglieri comunali sono già riusciti a portare in porto un nuovo pessimo servizio alla cittadinanza bolognese. http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/09/scuole-private-bologna-adotta-il-modello-ciellino/156353/

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