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D’Alema: "Sull'immigrazione l'Italia sta perdendo una grande opportunità" (video)

Il Presidente del Copasir conclude la Conferenza Nazionale sull'Immigrazione del PD: "Emergenza Lampedusa: usata come propaganda dal governo. L'Italia dovrebbe concedere lo status di rifugiati agli immigrati che arrivano sull'isola e poi occuparsi di eventuali rimpatri"

pubblicato il 26 marzo 2011 , 5687 letture
Massimo D'Alema
Massimo D’Alema, Presidente del Copasir ed esponente democratico, ha esordito alla prima Assemblea nazionale del Pd sull’Immigrazione, in qualità di “immigrato di trentesima generazione, perché questa è la storia degli italiani –ha chiarito –e nessun popolo può permettersi l’aberrazione del razzismo meno del popolo italiano, che è una mescolanza di razze e civiltà”.

“Non dobbiamo cadere nella trappola di apparire come quelli dei buoni sentimenti - ha detto D’Alema – perché noi abbiamo bisogno degli immigrati, e questo è un dato di partenza assoluto. Secondo statistiche europee in Europa nei prossimi 15 anni ci sarebbe bisogno di circa 30 milioni di immigrati. E la presenza di 5 milioni di cittadini stranieri nel nostro Paese, sono una risorsa giovane che porta una energia positiva”.



Il Presidente del Copasir ha evidenziato come al giorno d’oggi concetti che sembravano un tabù siano diventati leciti: come parlare di razzismo, simbolo di degrado civile e culturale del nostro Paese. “Per il nostro Partito, democratico e progressista il contrastare la politica della paura deve diventare una battaglia seppur difficile ma identitaria. Negli ultimi anni, il contesto nel quale i fenomeni migratori si sono sviluppati è quello della globalizzazione, che accentua la paura ed il timore di smarrire le proprie radici, di essere omologati, paura che ha generato sentimenti identitari che non corrispondono poi alla realtà”.

D’Alema ha chiarito la questione, portando ad esempio i cinesi che stanno popolando le nostre città e che “sono percepiti come l’avanguardia di una grande potenza che minaccia i nostri privilegi, e conseguentemente come il declino della potenza del nostro Paese. E questo è un sentimento di paura che abbraccia tutto il mondo occidentale e che ha influito anche sugli orientamenti politici in Europa, fomentando il fenomeno del populismo”.

“In questo scenario –ha rilevato nella sua attentissima analisi - il tema dell’immigrazione è diventato l’emblema visibile delle minacce che sentiamo gravare sulla nostra civiltà, economiche, sociali e culturali e sul nostro primato politico. Ma un occidente che guarda con questo spirito ai fenomeni migratori è portato a perdere. Perché se non pratichiamo una politica dell’accoglienza e valorizzazione delle qualità umane, in futuro sarà difficilissimo attrarre talenti e persone che possono rivitalizzare il nostro Paese. Il rischio paradossalmente è che diventiamo il Paese di persone che costringiamo ad essere clandestini, a discapito della nostra sicurezza. La Lega vuole dichiarare clandestini i profughi che stanno arrivando con i barconi e poi che dobbiamo fare, processarli tutti? E’ una legge lesiva della legge stessa”.

Massimo d’Alema ha poi valutato questo difficile momento storico, di sconvolgimento politico del Mediterraneo. “Noi potremmo essere l’interlocutore naturale di questi giovani che diventano protagonisti del cambiamento, e che di fatto si muovono secondo i nostri principi costituzionali, cercando la democrazia. È spiacevole vedere invece che i ragazzi Bengalesi non percepiscono il nostro tricolore come il loro. Il mondo sta cambiando e il nostro Paese è dominato dalla paura che arrivano 15000 persone sul nostro territorio –ha denunciato l’esponente democratico -. È come il crollo del muro di Berlino, si dovrebbe festeggiare in Europa attorno ai principi di civiltà, piuttosto che essere dominati dall’ossessione della paura. E in questo si evidenzia la pochezza nel dibattito pubblico ridotto all’analisi se considerarli clandestini o meno”.

Il Presidente ha poi rilevato “la profonda confusione di messaggi” tra Berlusconi e La Russa, nella gestione del ruolo dell’Italia in Libia e la “sensazione è che l’Italia sia andata a rimorchio” piuttosto che essere protagonista. “Hanno scoperto dopo parecchi giorni che ci voleva la Nato – ha detto ironicamente durante il suo intervento –e la mia sensazione è che l’Italia stia perdendo una grandissima opportunità perché dovremmo essere a fianco questo mondo che auspica il cambiamento. Invece l’unico problema appare la garanzia del contenimento del pericolo islamico, e secondo la visione rozza del governo chi poteva garantirci meglio da questo pericolo, se non la dittatura? Ha avvertito D’Alema -sarà inoltre necessario rendersi conto che il processo democratico non avverrà nelle forme universali ma ci saranno delle forme proprie che non potremmo demonizzare”.

Ha ribadito sulla “necessità di gestire questi processi di migrazione e di collaborare con i Paesi interessati” e per questo i 20000 profughi, dovrebbero essere considerati dei rifugiati e bisognerebbe accoglierli anche solo temporaneamente per poter poi negoziare un ritiro assistito. D’Alema ha quindi portato ad esempio la situazione del Kosovo e dell’Albania, da lui gestita quando era al governo, quando i profughi erano ben 400000 e in Italia 25000. “Tutti ottennero la solidarietà dell’Europa ed alcuni kosovari furono accolti addirittura dall’Australia, come valore simbolico di solidarietà internazionale e ce li abbiamo mandati anche se è stato dispendioso. Il problema non si risolve mandando tendopoli”.

A margine dell’intervento, d’Alema ha evidenziato come la Conferenza del Pd sull’immigrazione sia stata molto proficua, indicando con chiarezza diversi punti importanti da sostenere come Partito democratico. “Una profonda riqualificazione delle selezione di chi viene in Italia è fondamentale –ha detto -. Se il giovane tunisino qualificato non ottiene il visto perché gli pongono questioni burocratiche è ovvio che da noi vengono solo i barconi. Noi abbiamo bisogno di una politica dell’accoglienza che punti ad una collaborazione tra politici e mondo imprenditoriale per attrarre immigrazione. Invece in Italia abbiamo una politica che genera clandestinità e produce insicurezza, e di conseguenza criminalità”.

“Anche il tema dell’affermazione dell’interculturalismo, inteso come arricchimento, deve essere una grande battaglia del Pd. Abbiamo bisogno di nuovi italiani che aiutano anche noi a sentirci più italiani e il patriottismo costituzionale, deve essere il terreno vero sul quale ricostruire l’unità del Paese. I nuovi italiani, vanno indirizzati ai valori condivisi della Costituzione, sperando che aiutino anche gli italiani che se ne sono dimenticati, nel rispetto delle loro radici”.

Parlando di religioni D’Alema ha sottolineato come l’Italia sia un Paese che non “garantisce” la libertà religiosa. “Quando stavo al governo volevo firmare le intese bilaterali tra stati e singole comunità religiose. Ho rischiato la crisi di governo per la comunità dei Testimoni di Geova, composta da quasi 300000 italiani, che sono stati perseguitati insieme agli ebrei. Ma il Parlamento dal 1999 non ha mai ratificato questo accordo, né altri. Io auspico che si formi con l’islam una intesa e questo sarebbe un fatto molto importante, perché è una realtà molto significativa”.

D’Alema ha concluso il suo appassionato intervento insistendo sul fatto che “quello che è fondamentale è far crescere sul campo le forme positive della convivenza, perché rimuovendo le paure verrà avanti una mescolanza tra cittadini italiani e stranieri ed i confini diverranno meno netti, come è accaduto tra i meridionali che si sono trasferiti al nord Italia; ed allora il Partito, i sindacati e l’associazionismo svolsero un ruolo di guida molto importante. Il Partito democratico ha fatto tanti passi in questa direzione e continueremo a farne, fornendo un punto di riferimento positivo per la vera integrazione dei popoli”.

Anto.Pro.

Foto di Andrea Vismara
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commenti

#1 Andrea Donà, 27/3/2011

Ottimo discorso. Ma ho capito bene? Per un buono sviluppo economico dell'Italia, necessiterebbero altri 30 (trenta) milioni di immigrati? Il numero è assai rilevante, e se così stanno le cose, bisogna davvero interrogarsi sul nostro futuro, o meglio, su come questo nostro Paese debba attrezzarsi per affrontarlo, considerata l'entità delle macerie culturali e politiche che il berlusconismo e il leghismo ci lasceranno in eredità.

#2 Franco Ricciardulli, 28/3/2011

Gent. mo Presidente, Complimenti per il discorso che esprime i sentimenti di fratellanza verso il prossimo che tutti noi dovremmo nutrire. Desidero ringraziarla, a nome personale, di essersi interessato della congregazione Cristiana dei Testimoni di Geova. Siamo circa 300.000, + migliaia di simpatizzanti. Con l’opera di predicazione siamo presenti tutti i giorni su tutto il territorio Italiano. La gente ci dice che siamo brave persone eppure alcuni politici preferiscono considerarci come dei clandestini facendo di tutto per ignorarci.

#3 andrea schubert, 28/3/2011

Una cosa che non ho ancora sentito e che mi piacerebbe ch qualcuno affrontasse, anche progettualmente: L'immigrazione e l'abbandono del territorio (e dell'economia) montana. Gran parte del nostro territorio è stato abbandonato, facendoci perdere quelle risorse di nicchia derivanti dallo sfruttamento dei pascoli in quota (pratica che preserva le nostre montagne dal deterioramento conseguente al soliflusso e il conseguente dissesto idrogeologico a valle). Convincere i giovani (come ho spesso sentito) a tornare sui monti e itraprender delle attività connesse all'economia è un controsenso, convincere un nuovo arrivato che in certe aree n on urbane ci sono opportunità di lavoro e qualità di vita dignitosa è certamente più facile. Il neo ragioniere, il neo geometra, l'aspirante cassiere di supermercato o negozio, difficilmente lascerebbero affetti e abitudini urbane per la vita agreste.

#4 andrea schubert, 28/3/2011

p.s. Attenzione a parlare di 30.000.000 La gente poi si spaventa.

#5 Mario L., 29/3/2011

Immagino che quando il presidente D'Alema propose l'intesa con i testimoni di Geova abbia avuto tutte le migliori intenzioni di questo mondo, volevo però sapere come mai una volta che è stato informato dei problemi che circondano questo culto da migliaia di documenti e lettere ed esperienze, dove venivano esposti i drammi che vivono i fuoriusciti dai testimoni, derivanti dall'ostracismo e dalla morte sociale di cui sono oggetto una volta usciti, espletato dai loro ex fratelli, imposto dal corpo direttivo di questa religione, dove ci sono famiglie distrutte, con genitori che non vogliono avere a che fare con i loro figli scomunicati e viceversa, nonni impossibilitati a vedere i loro nipoti perchè scomunicati, mi chiedo presidente cosa non la convince di queste esperienze? Crede che siano false? Potrei portarle centinaia di queste dove si enfatizza l'ostracismo che i tdg riservano ai loro ex, ostracismo più che documentato dalle loro stesse pubblicazioni, a Pescara sabato scorso abbiamo avuto una conferenza sull'abuso della libertà religiosa ed hanno partecipato i giornalisti Del Vecchio e Pitrelli che ho conosciuto personalmente, autori del libro "occulto Italia" oltre alla dottoressa Lorita Tinelli che si occupa delle sètte e culti abusanti, chieda a loro cosa è venuto alla luce riguardo i testimoni di Geova, rimango disponibile per ogni chiarimento. Mario

#6 andrea schubert, 29/3/2011

Riprendo il discorso sull'abbandono dei piccoli ncentri montani dando alcuni link di riferimento. http://geograficamente.wordpress.com/2009/11/23/i-territori-pedemontani-e-montani-ora-abbandonati-%E2%80%93-il-caso-valstagna-provincia-di-vicenza-la-possibilita-di-un-recupero-ambiental-economico-non-dimenticando-i-segni-di-guerra/ http://www.consiglio.regione.umbria.it/informazione-e-partecipazione/2011/02/23/edilizia-e-agricoltura-evitare-labbandono-dei-piccoli-appez http://archiviostorico.corriere.it/1998/marzo/28/Quei_paesi_dimenticati_co_5_980328330.shtml http://www.cervim.org/salvaguardia-della-viticoltura-di-montagna-dall-abbandono-esperienze-e-politiche-a-confronto.aspx http://www.ilmegliodisorrento.com/2011/01/sorrento-e-il-piano-territoriale-regionale-della-campania/ http://www.eugeniobaronti.it/?p=71 Spero che l'argomento venga affrontato inquadrandolo anche nelle politiche d'accoglienza per i profughi o immigrati in cerca di una vita migliore.

#7 Francesco Franco Coladarci, 29/3/2011

Ho apprezzato molto queste parole del Presidente D’Alema” quello che è fondamentale è far crescere sul campo le forme positive della convivenza”. Queste parole senza dubbio condivisibili dovrebbero essere estese in tutti gli aspetti sociali, sia politici che religiosi, ma purtroppo non sempre è così. Desidero riferirmi Presidente, in particolar modo ad un gruppo religioso noto come Testimoni di Geova, fermo restante che ogni organizzazione sia politica che religiosa ha delle regole che i suoi associati devono rispettare ed è anche un loro diritto espellere chi non condivide più gli ideali. Questo succede nella politica, come nelle nuove organizzazioni religiose, ma è proprio sul diritto di dissentire che i Testimoni di Geova usano un mezzo alquanto riprovevole, giacché chi esce oppure viene espulso viene loro applicato “Ostracismo”, in quanto si impone alla comunità il divieto di associarsi a queste persone, anche se, fossero i propri figli, mariti, mogli ecc. Lei Presidente comprenderà come le unioni famigliari vengono messe in crisi da questo modo d’agire che nulla ha ne di cristiano ne di civile. Lei fu a suo tempo un promotore per il riconoscimento (Intesa) con varie organizzazioni religiose tra qui anche i Testimoni di Geova, i quali desiderarono e desiderano avere l’Intesa (con conseguenti benefici in modo particolare economici), questo è giusto, se non che i diritti che essi vogliono sono gli stessi diritti che non concedono a chi abbandona il loro culto, le informazioni su questa prassi e relative conseguenze sono abbondanti. Essendo Lei Presidente un uomo colto e sensibile ai bisogni dei suoi concittadini la prego di approfondire l’aspetto dell’Ostracismo praticato dai Testimoni di Geova, affinché nel richiedere i loro diritti non calpestino i diritti altrui. Le porgo distinti saluti Francesco F. Coladarci Francesco Franco Coladarci

#8 antonio damiano, 29/3/2011

Sulla questione immigrazione di massa , una ipotesi rivoluzionaria potrebbe essere questa : una struttura pubblica dedicata propone ad ogni famiglia di ospitare uno (o più) immigrati per un anno per favorire l'integrazione , l'apprendimento della lingua ,la formazione scolastica, usi e abitudini e per la ricerca di una occupazione . Tutto questo , con un adeguato contributo economico alla famiglia ospitante ed una copertura assicurativa pubblica per l'immigrato. Invece delle tendopoli , ghetti o abbandono in capannoni o caverne vergognose , mettiamoci alla prova e facciamo tutti , stato compreso, la nostra parte. Che ne pensate ?

#9 Andrea Donà, 30/3/2011

Grazie. La correzione sul numero di immigrati necessari (30 milioni nei prossimi 15 anni in Europa, e quota parte naturalmente anche in Italia) mi è sembrata davvero opportuna per non ingenerare confusione e incomprensione. Il resto è davvero chiaro e condivisibile.

#10 loredana biemme, 4/4/2011

Buongiorno. In questi giorni stiamo festeggiando i 150 anni dell'ITALIA UNITA ma qualcuno non festeggia con noi. Non sono gli immigrati o i clandestini che AMANO IL NOSTRO PAESE, ma sono i Testimoni di Geova che però al nostro Paese hanno richiesto il riconoscimento o intesa con i conseguenti benefici riservati, soprattutto economici. Eppure essi stessi non sono parte dell'Italia. Costoro non hanno intenzionalmente esposto la bandiera tricolore e si guardano bene da cantare (o sussurrare) l'Inno di Mameli. Ostracizzano chi decide di non essere più Testimone di Geova uccidendoli socialmente. Chi ha IL CORAGGIO di uscire dalla Congregazione dei Testimoni di Geova non esiste più. Quelli che erano i tuoi amici non ti saluteranno, non mangeranno con te, tu per loro non esisterai più. Però a quest'Italia della quale non si sentono parte chiedono il riconoscimento, un'Italia che è sempre stata attenta al diritto dell'Essere Umano.

#11 Giorgio Buroni, 6/4/2011

Mi rivolgo ai dirigenti del partito, ai quali vorrei fare una domanda. Premesso che sono un pensionato di 72 anni e che ho lavorato duro per quarantacinque, e sono sempre stato di sinistra e credo di aver contribuito nel mio piccolo a far crescere il nostro paese, e anche con tutta la buona volontà non capisco come mai i nostri dirigenti non abbiano capito, il che è strano in quanto sono delle persone intelligenti che le ultime elezioni le abbiamo perse anche per la politica buonista verso gli extracomunitari che la maggior parte della gente non vuole sia di destra che di sinistra, è stata portata avanti e che continua ancora in modo esponenziale, il bello è che continueremo a perdere, se abbiamo bisogno di questa gente, io direi fino ad un certo punto in quanto i nostri giovani non trovano lavoro, si possono far entrare secondo le necessità reali e della richiesta delle aziende, e comunque in modo controllato altrimenti il sistema salta in aria e fra qualche anno ci troviamo in guerra fra di noi. Signori politici della sinistra cercate di cambiare la politica del ( venite fratelli entrate pure che ci siamo noi a difendervi noi siamo quelli buoni aiutiamo tutti belli e brutti ) e così finisce che gli anziani come mè stanchi di trovarsi a dover aspettare mesi per una analisi perche la sanità sta saltando e dobbiamo giustamente curare anche loro che non hanno mai pagato un soldo di contributi e così via, non vanno neppure più a votare. In ultimo mi spiegate per favore cosa ci guadagnano le sinistre da tutto questo, forse sperano di prendere il voto da loro quando gli daranno il diritto, sinceramente non so, ripeto io sono ormai vecchio e sono profondamente deluso

#12 sergio cabassi, 15/4/2011

Siamo alle solite. Sono immigrati, pardon "migranti" per essere politically correct, e quindi sono meritevoli di essere tutelati, indipendentemente da qualsiasi altra considerazione. E il rispetto della legalità non conta più nulla. Chissà per quale motivo chiunque, lo stesso D'Alema immagino, troverebbe legittimo respingere un cinese che per avventura sbarcasse alla Malpensa senza visto sul passaporto (mi risulta che anche la legge Turco-Napolitano prevedesse, ovviamente, un meccanismo simile) mentre sia inaccettabile cercare di rimpatriare migliaia di tunisini senza documenti approdati sulle coste di Lampedusa. Mi lascia stupefatto la facilità con la quale D'Alema - come moltri altri dirigenti pd, del resto - usa a sproposito il termine di profughi. Colore che abbandonano il proprio paese alla ricerca di condizioni di vita migliori si trovano in una condizione incomparabilmente diversa da chi fugge da un paese in guerra o da una persecuzione. Se considererassimo profughi tutti coloro che vivono in paesi sottosviluppati o in via di sviluppo, la conseguenza logica è che dovremmo riconoscere il diritto ad entrare e permanere nel terriorio italiano a milioni di persone provenienti da realtà molto più difficili di quella tunisina. La superficialità e la becera retorica della Lega in materia di immigrazione sono insopportabili. Ma non è forse il caso di cominciare a pensare che queste sparate avrebbero una presa molto minore sull'elettorato se il centro-sinistra scegliesse finalmente di abbandonare le tradizionali posizioni ideologiche di accoglienza inidiscriminata e iniziasse a valutare la questione con un po' di pragmatismo? Piegarsi di fronte alle ondate di immigrati illegali, riconoscendo loro il diritto di permanere per il solo fatto di essere sbarcati sulle nostre coste, significa abdicare a qualsiasi tentativo di gestire un fenomeno epocale qual è quello dell'immigrazione. di gestire

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