La sanità deve restare pubblica
Il Servizio Sanitario Nazionale è una delle ricchezze che caratterizza la nostra democrazia. E’ la risposta che da concretezza al diritto alla salute, sancito dalla Costituzione. E’ fondamentale salvaguardare il carattere universalistico del servizio, finanziato per tutti i servizi essenziali dalla fiscalità generale. La sanità italiana costa meno che negli altri paesi europei, non ha bisogno di tagli; ha bisogno di essere ben governata e ben gestita. In questo contesto può svilupparsi una opportuna collaborazione con il privato e con il terzo settore.
Sanità e Mezzogiorno: la necessità di una svolta
La spesa annua per la migrazione sanitaria è pari a 1 miliardo di euro mentre sono 280 mila i ricoveri di cittadini del sud in strutture del centro-nord, pari al 10 per cento del totale dei ricoveri meridionali. I Piani di rientro del deficit messi in atto negli ultimi anni in alcune regioni non stanno dimostrando i risultati attesi, i commissariamenti sono falliti. Bisogna cambiare rotta e di inserire forme più efficaci di controllo esterno e di affiancamento che si basino sull’esempio delle regioni più virtuose e sulle esperienze positive, che esistono.
Federalismo responsabile e valutazione
Il Federalismo sanitario attuato dal Governo Bossi-Berlusconi ha avuto come risultato quello di congelare la spaccatura già esistente tra il Nord e il Sud. Per dare vita ad un federalismo equo e
responsabile proponiamo: costi standard basati su criteri che non penalizzino le realtà più disagiate; approvazione dei nuovi Livelli Essenziali di Assistenza per rispondere ai nuovi bisogni sanitari; riorganizzazione della medicina di famiglia per rendere più appropriate e rapide le risposte ai pazienti e rendere più efficienti gli ospedali. Per rendere effettivo il Federalismo, è necessario anche un sistema adeguato di valutazione della qualità delle cure e dell’uniformità dell’assistenza, affidato a un organismo indipendente dalla politica.
I partiti politici fuori dalle nomine della sanità
Trasparenza, controlli e verifiche negli appalti, nei contratti, nelle convenzioni con i privati, nelle nomine e nei concorsi. Gli affaristi devono essere tenuti fuori dalla sanità. I partiti devono stare fuori dalle nomine. Servono regole più stringenti per la scelta dei direttori generali delle Asl, curricula verificabili, obiettivi misurabili e sistemi di valutazione durante e al termine dell’incarico.
La sanità è fattore di sviluppo
A fronte di una spesa che corrisponde al 7,2per cento del PIL, la sanità rappresenta il 12,8 per cento dello stesso PIL in termini di ricchezza prodotta. Nella filiera della salute lavorano 1,5 milione di italiani. Per ogni mille euro di produzione, l’industria della salute spende in ricerca più di 30 euro, contro i 6 euro della media dell’industria manifatturiera. Sono indispensabili ingenti investimenti per l’ammodernamento strutturale e tecnologico e per la messa in sicurezza della nostra rete ospedaliera. La sanità può essere uno degli assi portanti per il rilancio degli investimenti ma anche per le nuove professioni legate alla cura della persona