Leggi le proposte del PD sulle Liberalizzazioni e il Progetto alternativo per la crescita (documento completo)
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“In questo momento il governo sta discutendo del piano nazionale riforme che deve presentare a breve a Bruxelles. A parte che il tempo dedicato la dice lunga sulla profondità del dibattito in sede di governo ma delle anticipazioni mi sembra che le indicazioni di Tremonti assomiglino ad acqua fresca, ad un elenco di titoli”. Così il segretario del PD,
Pier Luigi Bersani, ha criticato il documento del ministero del Tesoro, presentando in una conferenza stampa le controproposte del Pd per rilanciare la crescita.
“Mi sembra - ha affermato Bersani - che siano proposte che non arrivano ad un obiettivo per altro per noi sottodimensionato di un incremento dello 0,4 della crescita mentre i dati preludono ad una manovra 2011 che si potrebbe discutere in Parlamento invece di passare il tempo sul processo breve”.
“Sono stufo di parlare di Berlusconi, non se ne può più. La colpa più grave di questo governo è impedire che l'Italia non dico risolva i suoi problemi ma non riesce nemmeno a discuterne. Questo dovrebbe essere evidente a tutti non solo alle opposizioni”, ha continuato il leader democratico lanciando un appello alle classi dirigenti “perché dicano chiaro quello che vedono chiaro”.
"Da noi lavora un giovane su 5. Da qui parte l'esigenza di un pacchetto di riforme da attuare subito per lanciare un segnale all'Europa e ai mercati" ha dichiarato Bersani illustrando la controproposta del PD per le riforme e la crescita.
Sarà necessaria una nuova manovra correttiva per il 2011, ha dichiarato
Stefano Fassina, responsabile economico del PD. “Quando ad ottobre si discuteva della finanziaria - ha continuato - dicemmo che gli obiettivi di indebitamento erano irraggiungibili e non bisognava essere scienziati per capirlo. Per il Fondo monetario internazionale il deficit tendenziale dell'Italia per il 2011 è del 4,3% anziché il 3,9% che aveva stabilito il governo. O si va a Bruxelles e si ottiene un cambio di obiettivo o si rende necessaria una manovra significativa, dell'ordine di mezzo punto di Pil e cioè di 7-8 miliardi”.
La ricetta del PD punta alla crescita come leva di controllo della finanza pubblica: “Se non si assumono misure per la crescita, passeremo di manovra in manovra senza risolvere il problema. Questa è la tredicesima, e se non ci sono misure che danno uno choc all'economia tra sei mesi siamo qui a riparlarne” ha concluso Fassina.
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Le proposte del Pd per dare all’Italia un’alternativa e la possibilità di una riscossa.
Programma Nazionale di Riforma (National Reform Program, NRP).
Il Partito Democratico ha elaborato un Programma Nazionale di Riforma alternativo a quello messo a punto dal governo, tenendo conto delle proposte discusse e votate nelle tre assemblee nazionali del Pd riunitesi nei mesi scorsi e del contributo di diversi centri di ricerca e di numerosi economisti.
Il progetto del Pd propone, innanzitutto, una politica economica europea alternativa al mercantilismo e alla cieca austerity scelta dai governi di centro destra. Il Pd in sintonia con le altre forze progressiste europee insiste sulla domanda “interna” europea come motore autonomo di crescita.
Per l’Italia, il Pd rimette al centro dell’attenzione la crescita ed il lavoro , in particolare quella femminile e giovanile, l’efficienza e l’equità fiscale, indicando punto per punto dove e come si possono trovare le risorse per dare al paese una possibilità di riscatto e di uscita dal tunnel. Più in particolare, tra le proposte che il Pd mette in campo sui temi economici nazionali (il Pnr del Pd non riguarda solo l’economia, ma tutti gli aspetti della vita sociale) vi sono:
Le iniziative per combattere la precarietà:- Far convergere il costo degli oneri sociali complessivi sul lavoro dipendente intorno ad un livello intermedio tra quanto oggi viene versato per i lavoratori dipendenti a tempo indeterminato e quanto invece viene versato per i lavoratori impigliati in contratti low cost (primo tassello di una complessiva riforma del sistema fiscale).
- Introduzione di un salario o compenso minimo, determinato in riferimento agli accordi tra le parti sociali, per i lavoratori e le lavoratrici escluse dai contratti collettivi nazionali di lavoro.
- Riforma degli ammortizzatori sociali. Devono riguardare tutti, non solo i lavoratori dipendenti. Adeguamento delle aliquote di finanziamento degli oneri sociali pagati dai datori di lavoro in relazione al numero dei dipendenti assunti con contratti a termine. Fissazione di un’indennità di conclusione dei contratti a carico dei datori di lavoro.
“Fisco 20, 20, 20” - per un fisco equo ed efficiente:
- Riduzione al 20 per cento dell’aliquota sullo scaglione di reddito più basso, oggi al 23 per cento e riforma delle detrazioni fiscali: oltre che per livello di reddito, si devono differenziare secondo le età (a vantaggio dei giovani e degli ultra-settantacinquenni, in particolare non-autosufficienti) e secondo le diverse responsabilità familiari.
- Cosiddetta imposta negativa (nella realtà è un trasferimento di risorse) per affrontare il problema dell’incapienza, cioè di coloro che hanno redditi così bassi che non arrivano nemmeno a pagare le tasse e quindi nemmeno a godere degli sgravi fiscali (per carichi di famiglia, per produzione del reddito e così via).
- Bonus per i figli per lavoratori dipendenti, parasubordinati, indipendenti (autonomi, professionisti, imprenditori). Il bonus per i figli è di 3000 euro all’anno per ogni figlio. Viene introdotto gradualmente a cominciare dalla fascia 0-3 anni.
- Detrazione ad hoc per il reddito da lavoro delle donne in nuclei familiari con figli minori.
- Riduzione al 20 per cento della tassazione del reddito ordinario d’impresa.
- Innalzamento al 20 per cento dell’imposta sostitutiva sulle rendite finanziarie ed i redditi da capitale, ad esclusione dei titoli di Stato.
Iniziative per la riqualificazione e la riduzione della spesa pubblica:- Va abbandonata la strada iniqua ed inefficiente dei tagli ciechi e riavviata e potenziata un’analisi approfondita di tutte le poste del bilancio pubblico attraverso processi di spending review. Cioè bisogna intervenire sugli sprechi non anche sulle spese necessarie e produttive come si fa oggi.
- Va realizzato, per ciascuna amministrazione centrale, un “piano industriale” di riorganizzazione che definisca obiettivi, risorse, tempi, modalità di verifica rendendo ordinario il benchmarking (l’indicazione del livello da raggiungere) dei servizi offerti ed efficace la valutazione dei risultati.
- Vanno rafforzati gli indicatori dell’efficienza delle diverse strutture pubbliche (uffici, scuole, ospedali, tribunali).
- Vanno sviluppati meccanismi che consentano di valutare l’adeguatezza dell’entità complessiva di ciascuna voce di spesa, indipendentemente dalle tendenze fino ad oggi (zero-based budgeting).
Iniziative per la politica industriale:- Rilancio e rifinanziamento di “Industria 2015”, il programma di indicazioni, investimenti e ricerca sui settori di punta del paese avviato durante il governo Prodi e praticamente arenatosi per l’incapacità e la volontà del governo Berlusconi.
- Rimozione del click day per investimenti in innovazione e ricerca e nel Mezzogiorno;
- Riscrittura del decreto per gli incentivi fiscali alle fonti rinnovabili di energia
- Riavvio della strategia di liberalizzazione dei servizi, con priorità alla liberalizzazione della distribuzione di carburanti (Il Pd ha presentato oltre 20 proposte di possibili liberalizzazioni capaci di dare una spinta alla crescita del paese).
Sul piano europeo il Pd propone tra l’altro:1. La costituzione di un’agenzia europea per il debito che acquisti i titoli di Stato dei paesi aderenti ed emetta titoli di debito europei (eurobonds) garantiti in modo collettivo;
2. Un piano europeo di investimenti per l’occupazione, l’ambiente e l’innovazione, alimentato dalle risorse raccolte attraverso l’emissione di eurobonds, l’introduzione di specifici strumenti fiscali a livello europeo, tra i quali la Financial Transaction Tax ed il rafforzamento della tassazione ambientale, oltre agli interventi della Banca Europea degli Investimenti e del fondo infrastrutturale “Marguerite”;
3. Uno “standard retributivo” europeo per coinvolgere i paesi in surplus nel processo di aggiustamento delle bilance commerciali. Lo standard retributivo implica una crescita delle retribuzioni reali in linea con la dinamica della produttività. In altri termini, i paesi caratterizzati da surplus commerciale sistematico e da dinamiche retributive al di sotto dello “standard” dovrebbero accelerare la crescita delle retribuzioni oltre la variazione della produttività per contribuire all’assorbimento degli avanzi con l’estero. Viceversa, i paesi in deficit con l'estero dovrebbero allineare l'aumento delle retribuzioni alla produttività e, soprattutto, attuare politiche per accrescerla;
4. Una più equilibrata distribuzione del reddito da lavoro, sia primaria (conseguita sul mercato del lavoro) che secondaria (sostenuta da interventi di welfare e fiscali) capace di restituire potere d’acquisto e sicurezza alle famiglie.
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