IL PARTITO
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Intervento

Toniolo: “Oggi l’Europa è l’unica dimensione che consente di partecipare con successo alla seconda globalizzazione in atto"

Sintesi dell'intervento del professore Gianni Toniolo durante "150. Con l'Italia. Tutta intera"

pubblicato il 16 aprile 2011 , 1225 letture
Gianni Toniolo
“L’Italia nel 1861 era un Paese povero. La distribuzione del reddito era iniqua, del 30% inferiore alla media del reddito dell’Europa occidentale. La mortalità infantile molto alta. La speranza di vita superava appena i 30 anni. La ripartizione del reddito presentava differenze scandalose. Oggi la storia ci consegna un Paese ricco, tra i principali del mondo con una speranza di vita tra le più alte. Non tutti i Paesi poveri di allora hanno avuto il nostro stesso successo. Quali sono stati dunque i fattori di questo successo? L’Italia è stata capace di inserirsi nell’onda lunga dello sviluppo mondiale, nella cosiddetta prima fase della globalizzazione. Ha adottato allora misure economiche e sociali nuove e innovative. Di questo successo ne ha beneficiato tutto il paese, ma soprattutto le classi povere”.

“Con lo Stato unitario abbiamo beneficiato di vantaggi evidenti –ha quindi spiegato il professore – usufruendo del mercato unico e di una unica moneta. Nella fase degli anni venti, con il prevalere dei protezionismi, questo processo si è fermato. E le classi dirigenti non sono state all’altezza della situazione. Nel secondo Dopoguerra, è ripreso il cammino dello sviluppo. L’Italia ha importato le nuove tecnologie e il ruolo del sindacato è stato fondamentale per risollevare la classe medio bassa del Paese”.

“Gli ultimi 20 anni della storia di Italia sono caratterizzati invece da grande discontinuità nell’approccio con la seconda globalizzazione iniziata dagli anni ’90 e che prosegue fino ad oggi. Questa è una epoca straordinaria con enormi opportunità che però il nostro Paese non ha saputo sempre cogliere, soprattutto negli ultimi 15 anni. Si è seduto esausto, come fosse arrivato al traguardo, quando invece si trovava alla partenza. Perché l’enfasi sulla crescita economica è finita?”, ha domandato retoricamente Toniolo. “Uno dei problemi – ha detto – è che l’economia del Paese è radicata in vecchie posizioni di rendita. Perché il capitalismo privato genera bassa crescita, perché si è avvitato in un pericoloso circolo vizioso. Un altro fallimento in Italia è l’istruzione pubblica. Lo stato è riuscito nella diffusione della scuola dell’obbligo, ma non nella qualità e nella diffusione della scuola secondaria e universitaria. Altro grande fallimento del nostro processo di sviluppo: il divario tra Nord e Sud del Paese, che nonostante grandi passi avanti persiste anche ai nostri giorni. Ed è compito di tutti, soprattutto della politica come della società civile, dare una scossa a questi fattori”.

Ha concluso il professore: “Oggi l’Europa è l’unica dimensione che consente di partecipare con successo alla seconda globalizzazione in atto. Il futuro dell’Italia non può quindi che essere in questa dimensione. Perché nessun Paese può costruire la propria dignità se non guarda al proprio passato con fierezza. Dobbiamo andare avanti, nonostante la una classe dirigente mediocre che non abbia la forza di unirsi per reagire con successo alla crisi, come ha fatto in altri momenti della nostra storia anche più difficili”.
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