“Mentre chi dovrebbe governare chiacchiera a reti unificate di Stalingrado e amenità varie, Standard and Poor’s annuncia le sue nuove decisioni. Non c’è bisogno delle agenzie di rating per sapere che il paese deve liberarsi urgentemente dalle divagazioni e dalle cialtronesche vanaglorie personali di cui è vittima e deve assolutamente concentrarsi su una diversa politica economica e su
un programma stringente di riforme. Lo diciamo da tempo: con meno di questo si annunciano problemi serissimi” così il segretario del PD,
Pier Luigi Bersani, commenta gli annunci di Standard and Poor's.
Già perché mentre la maggioranza è preoccupata da ballottaggi, i zingari, le moschee, Pisapia e prima ancora dalla giustizia, le intercettazioni, i lodi Alfano, dall’agenzia di rating arriva la doccia gelata per il nostro paese.
L'agenzia infatti ha tagliato l'outlook dell'Italia “da stabile a negativo”, confermando il rating A+ al debito a lungo termine. “Ma le attuali prospettive di crescita sono deboli e l'impegno politico per riforme che aumentino la produttività sembra incerto e il potenziale ingorgo politico potrebbe contribuire ad un rilassamento nella gestione del debito pubblico. Come risultato crediamo che le prospettive dell'Italia per ridurre il debito pubblico siano diminuite".
“Per questo motivo, il debito dell'Italia potrebbe ristagnare agli attuali alti livelli. Se il governo riesce ad ottenere sostegno politico per l'attuazione di riforme strutturali a favore della competitività, ponendo le basi per una crescita economica più elevata ed una più veloce riduzione del debito, i rating potrebbero rimanere al livello attuale".
Insufficienti le riforme - Standard & Poor's ritiene che "le misure strutturali attuate nel 2010 e quelle contenute nel Piano Nazionale di Riforma recentemente aggiornato non siano sufficienti a stimolare la crescita economica nel medio termine. Inoltre la crescente fragilità dell'attuale coalizione di governo renda più impegnativa la tempestiva attuazione delle riforme strutturali più significative che favoriscono la crescita. Se la debole crescita economica dovesse persistere il risultato di bilancio probabilmente non raggiungerà in modo significativo gli obiettivi del governo e quindi farà deragliare il piano di riduzione del debito contenuto nel Programma di Crescita e Stabilità".
Per Enrico Letta vice segretario del Pd, “L’Italia è un grande paese e ha tutte le risorse economiche e umane per rilanciarsi e stare al passo con gli altri paesi europei sulla via della ripresa. Il downgrading, annunciato oggi, da S&P è una sferzata che dimostra come l’attuale politica, del galleggiamento e della disperata sopravvivenza, peggiora la situazione del paese. Ma questo segnale è la dimostrazione che c’è bisogno di governi forti, non litigiosi, con maggioranze non risicate e con la voglia di fare riforme per la crescita, di ridurre la spesa pubblica e tenere i conti pubblici in ordine. E’ la linea che con determinazione intendiamo portare avanti”.