Forse anche il clamoroso flop di ascolti di Vittorio Sgarbi, con il suo egocentrismo da urlatore di professione e l’ennesimo monologo anti-giudici, è una manifestazione di una certa stanchezza degli italiani, l’epifenomeno di un cambiamento di clima, dell’insofferenza diffusa per pifferai, affabulatori e falchi.
Si tratta di certo, dell’ultima fallimento di Masi, che prima di andarsene ha fortemente voluto questa trasmissione, confermandosi il peggior direttore generale della storia della Rai.
Masi ha lasciato alla Lei una azienda che danza sull’orlo del baratro. Viale Mazzini sta vivendo una doppia crisi. Economica, poiché fatica terribilmente a far quadrare i conti ed è alle prese con un drammatico buco nel bilancio, e di reputazione, mai così in basso nella percezione degli italiani. Basti pensare alla tradizionale autorevolezza del tg1, affondata da Minzolini che ne ha fatto una parodia del tg quattro.
L’attuale legge di sistema – detta “Gasparri” ma che in realtà più propriamente dovremmo chiamare “legge Berlusconi” - mette il servizio pubblico di fatto sotto il controllo del governo, principio poco condivisibile in generale, figuriamoci in presenza del conflitto di interessi del Cavaliere, che può dunque influenzare non solo la più grande azienda radiotelevisiva privata ma anche gran parte di quella pubblica . Del resto sono più di otto anni che la maggioranza del consiglio di amministrazione della Rai fa riferimento a Berlusconi.
Durante questa competizione elettorale tutti partiti dell’opposizione hanno deciso di realizzare insieme un osservatorio per monitorare quantitativamente e qualitativamente i Tg, considerando giorno per giorno la presenza dei leader politici. Non si è trattata di una sperimentazione della Santa Alleanza ma della consapevolezza comune – a prescindere da eventuali accordi futuri, per alcuni auspicabili per altri improbabili- che la correttezza e l’indipendenza del sistema informativo è una questione che riguarda la qualità stessa della nostra democrazia e rappresenta dunque un valore da condividere e da difendere insieme.
I dati raccolti sono tutt'altro che soprendenti e hanno prodotto numerosi ricorsi all'Agcom : Berlusconi straripa in televisione.
Ma passati i ballottaggi e e riposto il cronometro per il minutaggio nel taschino le opposizioni dovranno responsabilmente confrontarsi e dialogare per restituire un futuro alla Rai, aprendo un dibattito nel Paese su quella che deve essere la mission del servizio pubblico. Partendo da una premessa: mai più un cda scelto con i criteri della Gasparri.
Una decisione politicamente significativa che creerebbe le condizioni per cambiare la Governarce e salvare la Rai da se stessa e dai partiti.