IL PARTITO
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Intervento

Rosy Bindi: "Le donne sono un motore determinante del cambiamento"

Intervento della Presidente dell'Assemblea nazionale del Pd alla seconda Conferenza delle Donne democratiche

pubblicato il 25 giugno 2011 , 825 letture
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"Le donne sono state un motore determinante del cambiamento, che ha preso il via con le manifestazioni del 13 febbraio e ha portato allo straordinario risultato delle amministrative e del referendum. Quel risultato ci dice che il Paese è vivo, che sa reagire e sa indignarsi. Si sono affermate nuove istanze e nuovi movimenti della società che noi dobbiamo ascoltare e interpretare. Noi siamo state presenti nelle piazze e il Pd ha dimostrato di essere una parte importante di questo movimento di riscossa della società civile, capace di stare in questo percorso senza prevaricare ma con la funzione propria della politica che e' quella di interpretare e guidare il cambiamento".

"Siamo in una fase politica delicata e complicata - ha aggiunto la presidente del Pd- e ci preocccupa il forte scollamento e la distanza tra un governo, che poggia su una maggioranza solo tecnica e numerica, e l'orientamento maggioritario del paese. L'Italia vive un momento molto difficile di crisi economica e sociale, che investe il mondo del lavoro e le famiglie, in cui le donne pagano più' di altri. Si prepara il confronto politico sul progetto per il futuro dell'Italia e il Pd è pronto con le sue proposte, frutto del grande lavoro di ebaborazione svolto dalla nostra Asseblea nazionale. Le donne democratiche saranno protagoniste di questa fase con la propria iniziativa politica sui temi del welfare e del lavoro. Ma dobbiamo anche affrontare in modo netto il problema della rappresentanza e del rapporto con il potere. E' su questo terreno dobbiamo alzare la testa, diventare creative, esigenti e forti" La Bindi sul manifesto della Festa Pd di Roma ha quindi detto: "Nell'anno in cui le donne sono state protagoniste di una ribellione sull'uso strumentale del corpo e dell'immagine della donna, e hanno soffiato con la testa e il cuore il vento del cambiamento, si poteva evitare di fare una manipolazione un po' maldestra di un manifesto più famoso. Non ci scandalizzano due belle gambe, e se siamo contente di aver regalato lo slogan lo siamo un po' meno perche' non e' stata rispettata l'integrità della nostra persona".

La presidente ha comunque invitato "a non efatizzare oltre e a non dare importanza a questa vicenda. Riflettiamo piuttosto, più in generale sulla nostra comunicazione che richiederà una presenza un pò più forte delle donne, perchè chi fa questo mestiere faccia meno fatica ad uscire da certi stereotipi". La Bindi ha quindi ringraziato Concita De Gregorio per il lavoro fatto alla guida de l'Unita': "la ringraziamo perchè l'Unità in questi anni ha dato un contributo importante, soprattutto nel dare voce alla indignazione e alla creativita' delle donne. E' stata presente, anche con iniziative significative, nel movimento che si e' sviluppato prima e dopo il 13 febbraio. A Concita auguriamo di continuare a dare il suo prezioso contributo. Auguri anche a l'Unità- ha concluso - il futuro del giornale è importante per tutti noi".
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commenti

#1 Bianca Clemente, 26/6/2011

Diciamocela tutta. Nel nostro bel paese accanto ad una questione morale e ad una questione mezzogiorno – strettamente correlate ed interconnesse storicamente – esiste una questione femminile, anch’essa interconnessa storicamente. Le donne da sempre decidono, lavorano, risolvono addirittura più e meglio degli uomini ma nelle retrovie. Un lavoro nascosto, oscuro, sarei tentata di dire lobbistico e massonico (nel senso positivo del termine)… tante carbonare senza riconoscimento sociale se non quello del ruolo di madre o figlia, o magari – non volendo essere scandalosa ma solo molto schietta – anche amante. Ma nulla di più. Prendendo spunto dalle ultime cronache di “gossip istituzionale” si potrebbe dire che a livello generale la donna costituisce da sempre “quell’oscuro oggetto del desiderio” e basta. Fattrice ma non Fattore. Dopo la rivoluzione femminista siamo tornate molto indietro: ai ruoli di Santa o Martire quando si tratta di madre o sorella ma al ruolo di preda/predatrice quando si tratta di qualunque altra figura che va addirittura dalla moglie e via dicendo: collega, studentessa ecc…. Un’anomalia evidentemente culturale. Cosa ne è stato di quell’altra metà del cielo tanto auspicata. Pochi casi, molte defezioni. Signore, Signori guardiamo le cronache degli ultimi mesi e anni … Il 90% degli assassini commessi vedono le donne vittime privilegiate. E’ un dato storico. La battaglia è cruenta, dura. Un vecchio – si badi bene non antico – ma vecchio moralismo che non ha una nuova e più attuale, corrispondente morale che gli si contrappone. Il riassetto sociale sui ruoli e sulle competenze non è mai avvenuto. C’è la voglia di fare ma non c’è la cultura di supporto. I passaggi storici ci hanno insegnato che con il femminismo abbiamo caricato le donne di tanto lavoro in più a dispetto dei tanti vantaggi persi: minore capacità decisionale, aumentate colpe nell’ambito familiare, tanta insostenibile competizione in ambito lavorativo . Quanti drammi si sono consumati perché è mancato il convincimento femminista, il convincimento di genere, secondo una più moderna e giusta terminologia. E’ come se accanto al nuovo, al rinnovamento che storicamente ed inevitabilmente avviene, accanto al vento fresco delle idee giovani e/o progressiste, ormai lontane dal conservatorismo un po’ stantio e molto stagnante, esistessero idee vecchie perché obsolete, retrive, scandalose di per sé ma con una forza titanica tale capace di fermare ed arginare il vento del progresso. Purtroppo oggi questi argomenti sono tornati di moda e quindi è bene eviscerali meglio, forse. O magari è solo più in. Spinte in avanti e regressioni forzate costituiscono l’ossatura di un sistema che vede la punta dell’iceberg nella legge elettorale. L’evidenza della regressione nel nostro paese di evince platealmente dalla legge elettorale. Le donne perdono sostegno e appoggio alle candidature. Rispetto ad un uomo sono meno autorevoli, sono meno referenti eppure nella scuola, nel lavoro, in casa sono più abili, più organizzative, hanno più cura …. L’ossimoro sociale è evidente. La contraddizione è in termini: le donne sono di più e contano di meno, godono di minore autonomia economica e sono meno libere. E allora ancora molto resta da fare. Bisogna proseguire in questa battaglia, lo abbiamo dimostrato, siamo anche capaci di organizzarci e fare forza, essere forza. Non ci fermeremo. Nessuno ci fermerà.

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