Rassegna stampa
Franceschini: "Agli elettori dobbiamo dire la verità!"
Intervista a Dario Franceschini di Goffredo De Marchis - La Repubblica
pubblicato il
8 luglio 2011
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Onorevole Franceschini, il Pd poteva dimostrare di avere a cuore il taglio dei costi della politica abolendo le province. Invece, nel voto di martedì mercoledì le ha salvate.
«Tutte sciocchezze. Il ruolo e la soppressione delle province fanno parte di un tema che si chiama riorganizzazione dello stato non del tema costi della politica».
I commentatori e soprattutto i militanti la pensano in modo diverso. Il sito delPd straripa di critiche per la vostra astensione.
«Allora spieghiamo bene cosa è successo. Ai nostri militanti, prima ancora che ai commentatori. In aula abbiamo applicato, com`è d`obbligo, il programma con cui ci siamo presentati agli elettori nel 2008. Candidato premier Veltroni e io suo vice perciò ricordo bene cosa c`è scritto in quella piattaforma. Al punto 4 si parla di attribuire più competenze alle province. Ma laddove si costituiscono città metropolitane l`ente locale va abolito. Sull`onda di quel punto, è stata presentata una proposta di legge a prima firma Bersani e prima de lvoto dell`altro ieri abbiamo fatto una lunga nell`assemblea del gruppo. Le nostre proposte sono di sopprimere o accorparle su scelta delle regioni. La proposta dell`Idv era una proposta puramente di bandiera».
Ma non dovrebbe essere anche la vostra bandiera?
«Eliminare dalla Costituzione la parola province? Eppoi chi si occupa di strade, scuole, discariche, acqua, urbanistica».
Poteva essere un segnale.
«Io mi indigno di fronte a questo ragionamento. Un legislatore non segue gli umori, deve guardare ai costi, all`efficienza. Tanto è vero che in tutti i decreti attuativi del federalismo, un tema del quale tutti si riempiono la bocca, vengono date più risorse alle province. Il Pd propone un percorso organico di riforma della struttura dello Stato. Non vuole fare due urla e sventolare una bandiera».
Lo dovete dire ai vostri elettori che protestano in massa.
«Chi ha funzioni politiche deve fare le cose giuste, quelle possibili. Non dare un segnale. Vorrei che qualche commentatore dedicasse un po` di tempo a leggere il provvedimento dell`Idv. Che mi dicesse se era giusta o sbagliata la proposta di Di Pietro. Sono stanco di ipocrisie. Se si vuole essere credibili per un`azione di governo bisogna assumersi delle responsabilità. Non si vota una cosa sbagliata e demagogica per mandare un segnale».
Ma era quello che i cittadini si aspettavano da voi.
«Se la gente pensa che la riduzione dei costi della politica sia la soppressione delle province noi abbiamo il dovere di spiegare che non è così. Devono essere le regioni che stabiliscono quali vanno soppresse quali vanno accorpate. Bisogna dire chi si occupa dei 60 mila dipendenti delle province italiane? Dove vanno, al cinema? E nei confronti dei nostri militanti il dovere è spiegare i fatti senno non c`è cultura di governo ed è l`abdicazione della politica. Il Partito democratico ha un programma elettorale, una proposta di legge firmata dal segretario, una delibera dell`assemblea programmatica, un`assemblea del gruppo che indicano una direzione precisa. Se il partito non vuole riaccendere il virus che ha colpito l`Ulivo, l`Unione. Anche sulla legge elettorale».
Si riferisce allo scontro tra i referendum?
«La direzione è chiamata a discutere e varare una proposta di legge sensata. Vedere che il Pd rischia di dividersi tra i sostenitori del referendum A e del referendum B è un problema. Ha fatto benissimo Bersani a richiamarsi allo spirito di squadra».
Vuole impedire ai dirigenti di appoggiare un quesito?
«Alla legge elettorale è legata la natura stessa del partito. Allora sui quesiti è giusto confrontarsi nel partito, dire la propria. Ma alla fine è altrettanto giusto sostenere la posizione comune. Altrimenti replichiamo il male che ha colpito il centrosinistra negli ultimi decenni. Si sceglie tutti insieme e il minuto dopo si va in ordine sparso».