Critica alla manovra economica. Per
Italo Bocchino le diverse manovre che si sono susseguite in questi giorni e quest'ultima in particolare sono “ininfluenti rispetto alle problematiche economiche e sociali del Paese. Non è una manovra equa. Ha sbagliato il governo a non dialogare con le opposizioni in questa situazione drammatica data dal grande indebitamento pubblico, dalla mancanza di sviluppo, dal fatto che una donna su due e un giovane su tre sono disoccupati. In realtà le risorse per affrontare la crisi ci sono ma vengono usate male. Solo bloccando la spesa pubblica intermedia si risparmierebbero 20 miliardi di euro che si potrebbero investire in politiche per la famiglia. Il governo ha fatto un errore di metodo per il non ascolto e di merito nelle scelte sulle pensioni e la spesa pubblica. Si rischia di non uscirne fuori”.
“Visti gli ultimi dati sulla crescita economica – ha ribadito
Massimo D'Alema nel ultimo trimestre l'Italia ha registrato -0,1% è chiaro che se non si genera lavoro e si ridà fiducia agli imprenditori, nessuna manovra potrà salvare l'Italia.
Di salasso in salasso, il malato muore. Oggi le decisioni si prendono nel parlamentino di Arcore. Hanno fatto 4 manovre a trattativa privata con nessun interesse per l'Italia ma solo per la sopravvivenza del governo. Ma i mercati guardano la stabilità e l'affidabilità del nostro Paese e la reazione media dell'interlocutore straniero è di diffidenza. C'è una priorità che arriva prima dei contenuti della manovra: se vogliamo ripartire è necessario un passo indietro di Berlusconi e un'assunzione collettiva delle difficoltà. Ogni giorno in più che Berlusconi resta al governo è un prezzo maggiore da pagare per il Paese. Lui è il problema”.
Il ruolo delle opposizioni. Per Bocchino le 3 opposizioni ora in Parlamento sono disomogenee ma “è naturale per il corso degli eventi che le hanno composte. L'errore più grande commesso da Berlusconi è stato quello di sconvolgere la maggioranza non passando per il voto. I governi possono esistere solo se espressione del voto popolare. Ma nonostante la loro disomogeneità, le opposizioni hanno mostrato una chiaro senso di responsabilità nei confronti del Paese: quella di essere pronti ad adottare una base politica più ampia per salvare l'Italia nei prossimi 18 mesi. Dall'altra parte, invece, c'è solo la voglia di stare al governo a prescindere dal destino della nazione. Noi opposizioni siamo disponibili a mettere da parte le cose che ci dividono e a fare 4 cose insieme per il bene dell'Italia. Noi non siamo come la Spagna e la Grecia, per noi il problema ora è la credibilità politica di Berlusconi e questo lo dice uno che per molto tempo ha creduto al progetto politico che era nato con Berlusconi. Serve un atto di responsabilità di Berlusconi, un passo indietro che, purtroppo, non farà mai!”
“Noi non abbiamo nulla contro le urne” ha dichiarato D'Alema. “L'esempio spagnolo è stato un segnale estremamente positivo al riguardo. Per il fatto di aver ammesso la fine di ciclo e indetto le elezioni, Zapatero ha fatto un atto di grande responsabilità. Una lezione di senso dello Stato e amore per il proprio paese, tutte cose estranee a
Berlusconi che del destino dell'Italia non gliene frega niente. Ripeto che non temiamo le urne. Siamo disponibili per un governo di responsabilità nazionale che vari misure per la crescita economica, il debito pubblico e la giustizia sociale (il lavoro dipendente percepisce meno del 40% della ricchezza prodotta e paga l'80% delle tasse). È possibile che, con con l'aumento dell'Iva, a pagare debbano essere tutti i consumatori e non i più ricchi?”
“Respingo le critiche che il centrosinistra dovrebbe dimostrare di saper governare – ha continuato l'ex Presidente del Consiglio -; nel bilancio di Stato del 2000 la spesa pubblica corrente delle PA era pari al 46,2% del Pil. Dopo un decennio di governi che si auto definivano
liberali e anti-statalisti ora è al 53% del Pil, una cosa enorme. In un paese dove si sono tagliate risorse per scuola, sapere, beni culturali, c'è da domandarsi dove siano finiti tutti quei soldi! Tremonti è uno dei massimi responsabili di questo disastro. Quando si è disseminato il Paese di
cricche e di anemoni è difficile risparmiare”.
“Noi – ha dichiarato D'Alema - con le nuove leve sapremo governare e ridare credibilità al Paese. Ma, lasciatemelo dire, i
giovanotti dovrebbero essere orgogliosi del fatto noi abbiamo dimostrato di saper governare bene il Paese. E avremmo potuto governare meglio senza quei
spiritosi che giravano nei cortei contro il governo. Se fossi Matteo Renzi avrei innanzi tutto gratitudine verso il PD che gli ha consentito la possibilità di diventare sindaco di Firenze!. Ci sono uomini e donne di grande valore nel PD, giovani che dirigono il nostro partito e che appaiono meno sui giornali. Non vorrei che si continuasse a confondere l'esposizione pubblica con le funzioni reali di guida del partito che è nelle mani della generazione più giovane. Io ho assunto la carica di responsabile dell'Organizzazione del Pci quando avevo 38 anni ma quando si dirigeva il partito, tutti noi delle nuove leve ascoltavamo con rispetto Ingrao e Napolitano. Un grande partito vive anche nel rapporto tra generazioni in un clima di rispetto reciproco. La guerra tra generazioni non costruisce nessun rinnovamento”.
Caso Penati. Per D'Alema il caso Penati è motivo di grandissimo turbamento per il PD: “non siamo un partito che può guardare con sufficienza ad un'accusa di questa portata. Accuse che colpiscono la nostra gente. Ma c'è da dire che solo un partito in buona saluta avrebbe potuto reagire come abbiamo reagito noi. Penati è stato sospeso dal partito, si è dimesso da tutte le cariche istituzionali e non ricorrerà alla prescrizione in caso di condanna. Abbiamo fatto tutto quello che dovevamo fare e siamo fiduciosi nel lavoro della magistratura. Dobbiamo aspettare perché la verità giudiziaria è fatta da processi e sentenze non da indiscrezioni e giornali”.
Legge elettorale e referendum. Un ultima battuta sulla necessità della riforma della legge elettorale e sul ruolo dell'iniziativa referendaria. Bocchino ha dichiarato di essere molto favorevole al referendum qualora questo abbia “funzione di grimaldello per superare il porcellum. In tal senso l'impegno di Fli è di raccogliere le firme. Ma ho dei dubbi sul ritorno alla legge mattarellum che non è una buona legge. Il nostro orientamento è quello del tatarellum che in vigore per le elezioni regionali”.
Per DAlema “i referendum sono espressione della società civile. Lo stimolo e la pressione che danno sul Parlamento per cambiare la legge elettorale sono un bene. Ma il ritorno al mattarellum è sbagliato perché ha dimostrato di creare delle coalizioni non stabili. Io sono per un sistema maggioritario di collegio. Sono l'unico politico che si è candidato sempre nello stesso collegio per rispondere del mio operato nei confronti degli elettori. Non ho visto mai nessuno fare questo e non accetto lezioni o accuse di casta. Sostengo la proposta del PD di legge elettorale maggioritaria a doppio turno”.
“La situazione attuale che fa della vita pubblica un continuo conflitto senza regole, tra gossip e uso di vicende giudiziarie è legato alla decadenza di Berlusconi e alla mancanza di un guida politica. C'è molta disaffezione dei cittadini nei confronti della politica. Con le scorse elezioni è partita la campagna contro la casta, una campagna che Berlusconi ha afferrato al volo perché ha capito che questo sarebbe stata una forte giustificazione per rimanere dove sta. Un po' come dire
se il problema della casta è generale perché cambiare il governo?. Ma questa è una logica suicida per il Paese perché si prepara il terreno per l'arrivo di un nuovo cavaliere bianco. Ma ci si dimentica che i paesi governati meglio sono quelli dove ci sono i partiti. I partiti sono tuttora la forma più moderna di governo di un paese democratico perché rappresentano una sintesi degli interessi sociali. Reagiamo all'anti-politica che finisce per far svanire l'alternativa che limpidamente si è affacciata con le ultime elezioni che hanno rappresentato un successo delle opposizioni. Gli elettori di Casini e di Vendola si sono messi insieme a dispetto di tutti i politologi del mondo. Il ricco buono a salvare il Paese c'è già stato e le conseguenze si sono viste. È la politica che deve tornare, la politica al servizio dei cittadini”.
Andrea Draghetti
Foto di Luca Toni