Articolo

Se la politica in democrazia è più intelligente di chi la fa

Daniel Innerarity torna a Cortona e affronta il trinomio politica, intelligenza collettiva, economia. Pregi e rischi di collaborazione e wiki-governance
pubblicato il 24 settembre 2011 , 230 letture
“La società è cambiata. La produzione di sapere è incrementata in modo esponenziale, anche grazie alle tecnologie.” Questo è l’assunto da cui parte Daniel Innerarity per fare il suo intervento per l’area sociale nelle sessioni parallele di approfondimento di Democrazia e crescita.

Innerarity parla di Società intelligenti e società stupide, il cui discrimine è la capacità delle società di essere capaci di sfruttare l’intelligenza diffusa nei vari gruppi che formano le società stesse. “Queste società si devono organizzare per sfruttare non la somma dei saperi individuali, ma in un modo diverso, sfruttando la conoscenza collettiva, allo stesso modo di come funzionano in modo diverso i mercati di oggi rispetto a quelli dei decenni passati.” Si parla di governance intelligente, di wiki-governance, con cui trasformare le gerarchie classiche di governo in ecosistemi collaborativi. Un sapere esperto centrale non va più bene, ma occorre un sapere diffuso.

Non è facile organizzare una società. Si è di fronte ad una ambivalenza che deriva dal fatto che la stessa società che può essere molto intelligente e può esser molto stupida perché gli errori si propagano allo stesso modo delle effetti positivi, delle scelte giuste fatte con intelligenza.

Innerarity descrive quindi le due situazioni. Da una parte c’è la società intelligente e la sua interpretazione, così sintetizzata dal relatore: “Tutte le definizioni ci dicono che siamo nella società della conoscenza, in cui le risorse sono cresciute potentemente rispetto alle risorse energetiche e materiali. La sfida non è più dominare la natura, ma far progredire insieme organizzazione e informazione. Il grande nemico non è più la paura o la povertà, quanto piuttosto l’ignoranza degli individui e dei sistemi sociali nelle loro componenti e nel loro insieme. La ricchezza delle nazioni è ora il loro sapere.” Bisogna distinguere il sapere individuale e quello collettivo. Le società di oggi generano maggiore sapere, superiore alla somma dei saperi dei singoli. Ma va ben tenuto presente che “non è una società con più esperti, ma in cui i sistemi sono esperti o più esperti. Non si tratta cioè di sommare Premi Nobel.”

La filosofa ebrea Hannah Arendt afferma che dalla politica possiamo aspettarci miracoli: i soggetti liberi insieme possono fare cose impensabili dai singoli. Quindi Innerarity arriva alle conclusioni: “Oggi la democrazia è il sistema più competente per risolvere i problemi. Tutta la complessità organizzativa risponde ad una conquista dell’umanità. Potremmo parlare effettivamente del miracolo della democrazia: uomini medi fanno cose importanti, che da singoli mai riuscirebbero a fare. Grazie alla loro diversità si crea una società migliore. Ciò equivale a dire che la politica è più intelligente di chi la fa.”

Quindi la ragione non è di pochi e non è delle elite. Innerarity si chiede dunque: “Perché esiste la democrazia anche se ci sono esperti e persone intelligenti? Risposta: perché non sappiamo come decidere chi è intelligente e chi no e soprattutto nessuno può garantirci che le decisioni prese dai migliori siano effettivamente le migliori decisioni. Esistono infatti dei tipici errori degli esperti. La democrazia non solo è il meno cattivo dei regimi ma anche il più funzionale al raggiungimento di buoni risultati. Inoltre si è osservato sperimentalmente che ha più peso un gruppo con diverse opinioni che un gruppo con uguali pensieri.” Aggiunge inoltre che la neo destra ha una specie di strabismo: le stesse persone come consumatori sono intelligenti e come elettori sono stupidi.

“Invece la società stupida come si costruisce? Quali ragioni la determinano? Il problema deriva dal fatto che si gestisce informazione di altri, di seconda mano. Se sapessimo solo quello che vediamo direttamente sapremmo ben poco. Facciamo riferimento quindi agli altri, basandoci sulla fiducia sull’altro. Il tema è quindi fiducia eccessiva o insufficiente (come ora nei mercati).”

Molti errori collettivi derivano da chi ha “troppa ragione”. Innerarity sottolinea che una sorta di frammentazione nelle società e nei gruppi odierni impedisce di uscire dal circolo quotidiano e quindi si ha a che fare sempre con la stessa idea, la stessa visione del mondo. Il relatore ammonisce che le nuove tecnologie danno la possibilità di avere l’informazione su misura, ma ciò può diventare un elemento di povertà perché rafforza i pregiudizi, divenendo quindi preambolo del fanatismo. “Ci si priva cioè del beneficio di esporsi a punti di vista diversi e a problemi che non si erano osservati. I gruppi terroristici sono caratterizzati proprio dall’essere gruppi chiusi e collegati tecnologicamente. I radicalismi derivano da ciò. Inoltre la pigrizia collettiva deriva anche dall’invisibilità delle cose comune, delle cose che ci accomunano.”

Un altro tipo di errore, di stupidità collettiva deriva dal fatto che si sommano referenze senza visione coerente e d’insieme. Le società sono concentrate sul presente e non sul lungo termine. Si è sottoposto ad una specie di tirannide delle piccole decisioni, che portano, per “approssimazioni successive” a situazioni che all’inizio non si desideravano.

Prima di rispondere alle domande dei ragazzi, Innerarity conclude dicendo che non esiste intelligenza collettiva se le società non riescono a governare il loro futuro. “A questo serve la buona politica. Questo è quello che deve definirsi buona politica. Il politico deve anticipare coerentemente il futuro, impedendo concatenamenti catastrofici di breve termine.”

Dalle domande fanno emergere alcuni spunti di riflessione importanti. C’è un comportamento strano degli elettori rispetto alla diversità nei partiti: gli elettori puniscono i partiti non uniti. Innerarity ribadisce che la chiave è sfruttare le intelligenze collettive e che quindi “non dobbiamo aspettare leader carismatici che risolvono i problemi, ma impegnarsi per organizzare bene il partito. Dovendo scegliere meglio un leader debole in un partito plurale che un leader troppo carismatico e senza pluralità di visioni. Per me, i politici oggi non sono troppo lontani dalla società, ma sono troppo vicini ad essa e quindi non sono capaci di dire la verità, perché non riescono neanche a vedere le diversità.”

Da quindi la cartina di tornasole per verificare l’intelligenza di una persona. “Una persona intelligente si vede dal cestino della carta e da come lo usa. Una persona intelligente infatti sa prescindere da informazioni che non gli servono e quindi sa cestinarle.”

Chiude con questa osservazione: “Oggi le persone più intelligenti non sono nei partiti, sono nell’economia. I politici sono bravi ma non sono i più intelligenti. E siamo in un paradosso. All’interno di un sistema in cui l’economia e la finanza la fanno da padroni, i politici devono regolare chi è più intelligente di loro. L’unico modo per uscirne è la collaborazione. Questo è il compito della politica. Essa deve avvertire delle conseguenze autodistruttive i vari attori e i vari settori se i loro comportamenti non sono compatibili con la società.”
servizi
 
Non ci sono commenti, vuoi essere il primo?

invia un commento

Per lasciare un commento è necessario effettuare l'accesso.
Effettua ora il login oppure registrati.

Mi piace

dillo ai tuoi amici

Inserisci le email separate da una virgola  
il tuo nome  
la tua email  
un breve messaggio  
 
L'utente, nel premere il pulsante "invia", dichiara di aver letto e approvato l'informativa sul trattamento dei dati.