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Il welfare al tempo della crisi

Giuseppe Fioroni, Presidente del forum Welfare PD a Cortona: "Tornare a investire su previdenza e formazione, tagliare gli sprechi e aggiungere risorse, specie per i giovani"
pubblicato il 24 settembre 2011 , 456 letture
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Giuseppe Fioroni, presidente del forum welfare del Partito democratico, ha condiviso alla scuola di Cortona, le sue riflessioni sul welfare al tempo della crisi e le ripercussioni conseguenti sui giovani. Il nodo cruciale da sciogliere, per lui consiste nel comprendere il cambiamento della percezione del welfare nel nostro Paese. Fino a pochi anni fa era un settore su cui investire in termini di previdenza, sanità, sociale, formazione, mentre oggi il welfare è interpretato dal governo nazionale, quasi come un peso per la società e non più come una possibilità.

D’altronde, ha considerato Fioroni, i cambiamenti strutturali sono stati tantissimi nell’ultimo decennio. Eravamo un Paese abituato a credere che il Pil aumentasse sempre e non stavamo attenti alla spesa. Il welfare consentiva di garantire una protezione in più a tutti anche forse a chi non ne aveva bisogno. Era come una sorta di redistributore sociale, un di più che senza grossa fatica e sacrificio poteva elargire aiuti. L’Italia era sì un Paese con gli stipendi più bassi di Europa, ma con una grande rete di protezione, pagata quasi prevalentemente dal pubblico. Oggi invece la situazione è cambiata, siamo in presenza di un Paese che non cresce, se va bene raggiunge lo 0,7% di crescita l’anno ed in più detiene il primato in Europa del rapporto più alto tra tra PIL e ricchezza. Questo necessariamente ha trasformato anche le riflessioni sul welfare: non si taglia il di più, ma quello che non ci possiamo più permettere, ovvero il welfare. Mentre bisognerebbe in contemporanea tagliare ma aggiungere risorse, perchè se non si riducono le disuguaglianze il Paese non cresce.

È molto complicato sanare questa situazione anche perché dobbiamo pagare un debito pubblico spaventoso, che incresce di 4 punti ogni anno. Le ragione per le quali noi non siamo sprofondati come la Grecia, ha spiegato Fioroni, è perché il debito pubblico è stato compensato dalla stretta di cinghia delle famiglie italiane, che avevano lavorato e accumulato per anni ed ora attingono dai loro risparmi, con la conseguenza di un impoverimento progressivo. La differenza tra l’Italia e le altre democrazie occidentali è che se le Agenzie di Rating declassano gli Stati Uniti, i titoli tengono perché hanno una classe dirigente più credibile, mentre da noi non è più così. Gli osservatori esterni vedono la riduzione del debito in Italia come un miraggio, per questo è necessario fare acquisire credibilità al governo nazionale, in quanto la situazione precaria ha ripercussioni anche in Europa. Gli altri Paesi europei di fatto iniziano a percepirci come una minaccia, mentre la crisi che stiamo vivendo  dovrebbe favorire la coesione per ritrovare l'unità interna e con l’Europa.

Tornare al welfare come motore di sviluppo, per uscire da questo empasse secondo Fioroni, è necessario per rigenerare la capacità di coesione con le forze sociali. Servono degli interventi, ha spiegato, perché in questa partita di giro chi ci rimette sono i giovani. I nuovi nati hanno delle palle di cemento armato ai piedi. Visco, quando era Ministro, diceva che se non si riduce il debito si fa un danno ai nostri figli ed aveva ragione, anche se si trattava di elaborare scelte poco popolari. La soluzione dovrebbe concernere contemporaneamente una riduzione del debito e un rilancio dell’economia di tipo strutturale, come avevamo iniziato a fare con il Governo Prodi.

Un Paese che sfratta i giovani dal futuro, ha proseguito l’esponente democratico, e si affida a chi ha 50 anni in su è un Paese destinato a retrocedere. Noi siamo a crescita zero, ma chi nasce oggi ha una vita media di 90 anni. Ci dobbiamo chiedere: può vivere in un sistema dove lavori per 40 anni e per 50 ti mantengono gli altri? Questa piramide che sta insieme fuori dalle leggi della fisica ha bisogno di essere sistemata. Il problema, ha proseguito, è che nel nostro Paese il mondo del lavoro è un sistema chiuso pieno di monopoli e privilegi dove si entra o per cooptazione oppure per conoscenze private, come il nostro premier ci ha dimostrato. Fioroni ha poi portato ad esempio l’accesso alla professione di medico in Italia, che richiede anni e anni, a differenza di altri Paesi, dove la formazione è comunque ottima. Ma questo sistema non regge più, perché la fiducia fa rima con fedeltà in Italia, mentre la sanità in particolare con qualità. Il problema quindi è anche di mentalità degli italiani: gli adulti hanno trasmesso ai giovani la convinzione che quello hanno ottenuto non ce l’hanno perché valgono ma perché gli è stato concesso, tramite raccomandazioni, o soldi della famiglia, è questo a lungo termine si rileva deleterio.

A conclusione del suo intervento, il presidente del forum welfare ha voluto elencare alcuni tra i settori che ritiene si debbano necessariamente cambiare, per diminuire le spese, in quanto manteniamo uno stato che non ci possiamo più permettere: centinaia di enti che non ci servono più; in tema di sicurezza, sei corpi di polizia e cinque corpi speciali rappresentano una spesa troppo elevata; il finanziamento della politica deve servire per fare iniziativa politica, non a mantenere dirigenti di partito a tempo indeterminato. Inoltre Fioroni si è dichiarato favorevole alla privatizzazione dell’acqua, sempre secondo la sua visione, per migliorare il servizio e diminuirne il costo. Nel Paese spira un forte vento di cambiamento e innovazione, ha concluso Giuseppe Fioroni, e dobbiamo essere capaci di ergere mulini a vento per dare energia ad una Italia diversa.

Anto.Pro.
Foto di Francesca Minonne
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