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Crisi: bisogna agire sull'immediato. Un nuovo patto sociale con le forze migliori di questo Paese

Stefano Fassina alla Scuola Politica del PD ha illustrato ai giovani le dinamiche economiche e politiche che hanno condotto alla stagnazione
pubblicato il 25 settembre 2011 , 497 letture
Fassina
Stefano Fassina, responsabile economico della Segreteria nazionale del PD, ha introdotto la sua lezione di politica alla Scuola di Cortona, spiegando ai giovani studenti le cause della crisi economica che attanaglia il nostro Paese e gli sviluppi critici delle ultime settimane. Nonostante il titolo del suo intervento fosse “Europa 2020”, ha voluto ribadire che "in questo momento, non si può avere il lusso di concentrarsi su progetti a lungo periodo, ma bisogna agire sull’immediato, perché è necessario capire come rispondere alle politiche pubbliche europee, proprio per arrivare preparati al 2020.

Ormai è evidente a tutti che siamo in una fase a rischio per l’Europa e l’Euro - ha ragguagliato il responsabile economico - c’è stato un drammatico G20 a Washington concentrato a discutere proprio sull’Europa e sull’Italia. Siamo su una traiettoria insostenibile e se continuiamo così, sarà difficile andare avanti, tanto che se le prossime settimane non si faranno le scelte adeguate, il rischio è che si rimetteranno in discussione scelte storiche come l’Europa e l’Euro".

Secondo Fassina, "il dibattito pubblico sulle politiche di austerità in risposta alla crisi non è assolutamente efficace e non sta funzionando, in quanto non è stata messa a fuoco la causa di fondo. La causa individuata sembra essere solo il debito pubblico, ma se andiamo a guardare bene, ad esempio la Spagna l’Irlanda e gli Stati Uniti, hanno alle spalle debiti privati che sono implosi e che hanno portato all’esplosione del debito pubblico.

Le risposte che dobbiamo dare quindi, presuppongono un’analisi più realistica e meno ideologica - ha detto Fassina - perché la definizione di crisi altrimenti risulta troppo stretta". Il Presidente Napolitano invece ha meglio definito la situazione che stiamo vivendo, chiamandola ”tornante storico”, nel quale si intrecciano cambiamenti profondi. C’è da considerare anche: una mutata dislocazione dell’asse geopolitica del mondo da ovest a est; una transizione demografica che vede crescere in occidente la generazione degli ultra settantenni; e una crescente precarizzazione del lavoro. Di tutto questo non si parla - ha commentato l’esponente democratico - e si risponde con delle ricette inutili.

Fassina ha proseguito l’approfondimento delle dinamiche economico politiche del nostro tempo, davanti ad una platea attentissima e interessata a comprendere a fondo quale sia la situazione reale dell’Italia nel contesto europeo ed extraeuropeo. Perché solo facendo un’analisi corretta, si possono trovare delle soluzioni efficaci.

Focalizzandosi proprio sull’Europa, Fassina ha parlato dei “sinners”, i peccatori dell’Europa, definiti così perché hanno speso troppo: l’Italia, la Grecia, il Portogallo, la Spagna. "Ma se si osserva bene, la realtà è molto diversa. Il problema fondamentale è lo squilibrio della bilancia dei pagamenti di cui nessuno parla, e cioè il rapporto tra ciò che si importa e ciò che si esporta, perché c’è una relazione stretta tra i deficit dei Paesi deboli e i surplus di quelli forti. Ma non abbiamo considerato in Europa le differenze di capacità produttiva dei singoli Paesi, limitandoci ad operare attraverso trasferimenti di capitali in cui i Paesi forti hanno finanziato la spesa di quelli deboli.

Le ripercussioni di questa cattiva interpretazione - ha avvertito Fassina - sono anche di carattere politico e sociale, oltre che economico. Il punto è come si affronta il debito pubblico. Come PD, dentro la famiglia dei progressisti europei - ha chiarito - stiamo cercando di orientare la politica economica verso le strategie di sviluppo sostenibile, all’interno della quale attuare politiche di crescita dell'economia reale, fino ai percorsi che portano alla riduzione del debito. Anche gli ambienti liberali non ideologici la pensano in questo senso. Mentre la ricetta neoliberista che ci viene riproposta ed è stata imposta alla Grecia sta portando a risultati scarsi".

A conclusione della sua relazione, Fassina ha fatto una panoramica sulla “qualità dell’ambiente in cui viviamo”.
"Oggi ci dibattiamo in una situazione di stagnazione, con poca flessibilità nell’economia e nel mercato del lavoro, a fronte di una domanda aggregata carente, e in questo ci aiuta più Keynes che tanti economisti "nuovisti". Abbiamo bisogno di intervenire sulla equità per rimettere in moto la macchina economica: investimenti produttivi, attraverso finanziamenti emettendo Eurobond e una tassa sulle transazioni finanziare speculative. Il tema della redistribuzione è fondamentale. Così come il Fondo salva stati, istituito e potenziato a luglio scorso, per diventare una agenzia europea del debito pubblico, con delle garanzie collettive per finanziare i debiti pubblici dei Paesi sovrani, deve essere guidato da una alleanza forte, e la signora Merkel rischia di non avere i numeri. E questo, perché se la Germania vuole rimanere protettrice della moneta unica, la remunerazione deve andare di pari passo con la crescita della produttività". Fassina ha considerato che "abbiamo bisogno della politica che capisce che il riformismo all'interno della dimensione nazionale è finito, non ha futuro, altrimenti la politica diventa prigioniera dell’economia e della finanza".

Parlando dell’Italia, Fassina ha evidenziato 'la grande superficialità del governo nazionale". Se noi abbiamo un presidente del consiglio che dice che è arrivata una lettera dalla BCE e bisogna adeguarsi, passa l’idea che la politica non serve. Rimuoviamo la posizione ancillare della politica rispetto all’economia.

La posta in gioco è veramente alta: la civiltà del lavoro, caratteristica distintiva della società nel ‘900. Se non troviamo delle soluzioni politiche a questa situazione, si mette in gioco la qualità della democrazia e l’economia di mercato che ha contraddistinto l’Europa.

Il punto di critica nei confronti del nostro Paese è anche l’informazione: oggi, dopo tre anni, pare che Confindustria si accorge che il governo non ha fatto le riforme. Noi come PD continueremo a battere su questo punto: le riforme. Le priorità sono ribaltate in Italia, siamo stati inchiodati in Parlamento sul caso Milanese, ma non abbiamo considerato i dati allarmanti che provenivano dall'economia.

La democrazia senza partiti è da archiviare - ha concluso Stefano Fassina tra gli applausi dei giovani - dobbiamo proporci come coloro che vogliono ristabilire un nuovo patto sociale per mettere insieme le forze migliori di questo Paese. Di scorciatoie tecnocratiche o liberiste, con qualche imprenditore buono che prende il posto di quello cattivo, non ne abbiamo bisogno, abbiamo bisogno di appuntamenti veri e di dibattiti come questo.

Anto.Pro.
Foto di Francesca Minonne
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commenti

#1 paolo todescan, 26/9/2011

A Fassina ( o al redattore ) vorrei obiettare che, anche questa volta, l'articolo finisce dove in realtà dovrebbe cominciare. Mi succede spesso di provare col PD questa specie di coitus interruptus. Bersani che dice '..l'elenco sarebbe lungo..., ci sono i nostri documenti..,non sto qua a fare l'elenco..'. Basta con questa supponenza ( o, peggio, inconcludenza ) : la stiamo pagando cara sul ' territorio ' dove non arriva uno straccio di volantino, concreto e incisivo, da distribuire ai gazebo nei quali si fanno le nozze coi fichi secchi. Non parliamo poi di manifesti: l' ultimo visto a VICENZA è quello di Bersani in maniche di camicia. Venendo a Fassina, OK sulle blande premesse macroeconomiche - la divisione del lavoro su scala europea, la minaccia del debito privato vs debito pubblico -. Diagnosi blanda, da minimo sindacale: come si riproducono le diseguaglianze? sono ancora possibili investimenti produttivi sostenibili a fronte di un capitale drammaticamente sovrabbondante e disoccupato ( o occupato in finanza )? come proteggersi dalla distruzione del lavoro? - in USA malgrado il pullulare di imprese innovative che noi ce le sogniamo la disoccupazione è crescente . Dopo la diagnosi, la terapia : LE RIFORME ( tutto maiuscolo, mi raccomando). Bene, quali? Fatte come? Contro chi ( non creiamo illusioni )? La riforma tal dei tali a quale problema dà risposta? Faccio un esempio : ' Chi ha di più, paghi di più' si dice. Ed è vero, ma se ci fosse qualche dettaglio si capirebbe meglio ANCHE in che direzione si vuole andare. Ecco : i patrimoni privati in Italia ( immobiliari e finanziari, non le aziende) ammontano, dati 2010, a 9.255 Miliardi di € ( 6 volte il PIL ). Le tasse corrispondenti 3 Miliardi ( 0,2% del PIL). Lavoratori e imprese nel 2010 hanno pagato tasse per 442 Miliardi (28,6% del PIL). Detto con i numeri, lo slogan identifica e QUANTIFICA meglio obiettivi e contributi esigibili. Detto questo, resta da dire dove lo mettiamo questo capitale 'reperito' affinché dia il massimo frutto. Riduzione di aliquote : quanto? Riduzione del debito pubblico: quanto? Investimenti pubblici: quali e quanto? E così via. E' più complicato rispondere così , ma dire RIFORME non serve a nulla.

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