Michele Aimis ha trovato parole efficaci, martedì sul Corriere, per descrivere la morta gora in cui è finito il federalismo, svuotato e tradito dal governo. Incoerenza tra i decreti, meno risorse ed investimenti, più tasse e centralismo. Questo è il punto cui siamo giunti.
L`articolo ha il merito di tornare su un tema che rischia di essere messo in soffitta dalla drammatica attualità del declassamento dell` Italia e dell`inerzia rovinosa del governo. Proprio in questi frangenti meriterebbe però parlare di quel che le autonomie possono dare al Paese, in termini di semplificazione, investimenti, raccordo con i cittadini. Tra le riforme urgenti per arginare il declino e ripartire c`è anche quella di un serio e intelligente federalismo. Assume perciò valore l`iniziativa assunta dai gruppi di opposizione nella Bicamerale sul federalismo con una lettera a firma congiunta inviata al presidente della Commissione, Enrico La Loggia. Si chiede «con la massima urgenza una riunione della Commissione alla presenza del governo e del ministro dell`Economia, unitamente al Comitato di rappresentanti delle autonomie territoriali». Di questa iniziativa i media parlano poco, eppure essa è l`unico tentativo politico in corso di riaprire la partita.
I firmatari della lettera denunciano la realtà negativa che è sotto gli occhi di tutti. I decreti «rinnegano il federalismo fiscale per intraprendere la via del peggiore centralismo». Aumenta «la dipendenza di Regioni ed enti locali dalle decisioni centrali». Manca la «individuazione dei livelli essenziali delle prestazioni per assistenza, istruzione e trasporto pubblico locale». Mancano i «costi standard per la sanità».L`effetto dei duri tagli e dell` inasprimento del Patto di stabilità interno sarà «più tasse per tutti e a tutti i livelli». E «un ulteriore caduta degli investimenti, della spesa sociale e della possibilità di pagare le imprese creditrici».
Inoltre: «non è stata insediata la Conferenza permanente per i coordinamento della finanza pubblica», i sei mesi di verifica stanno passando senza nulla di fatto, la delega fiscale «va avanti in modo del tutto separato dal federalismo» prevedendo addirittura un` altra Commissione bicamerale, il ddl costituzionale sulle Province procede «in modo confuso e contraddittorio, senza un quadro d`insieme, mentre è ferma la Carta delle autonomie». Insomma, un disastro.
«Quanto sta accadendo, dicono i firmatari, non è federalismo fiscale». C`è da augurarsi che le forze sociali, produttive, culturali seguano da vicino questa vicenda e sollecitino il governo a rispondere puntualmente alla lettera.