Rassegna stampa

«Eurosud? Al Mezzogiorno non servono chiacchiere»

Intervista a Umberto Ranieri tratta da “Il Mattino” (Corrado Castiglione)

«Basta chiacchiere, ora per il Sud il governo deve mettere in campo un piano d'attacco»: chiede Umberto Ranieri, responsabile del Forum progetto Mezzogiorno del Pd, di fronte all'Eurosud lanciato da Tremonti a Bruxelles.

Non si fida di Eurosud?
«L'augurio è che non si tratti dell'ennesimo annuncio: dal governo sono giunti già tanti proclami ai quali ha fatto seguito il nulla. Così come è importante che tutto quanto non si risolva in un assemblaggio confuso di vecchi assunti e mai mantenuti. Non è più tempo di chiacchiere, il Mezzogiorno sta pagando il prezzo più alto alla crisi: 6 delle 10 regioni più povere d'Europa sono nel meridione, l'industria rischia il tracollo, la disoccupazione supera la soglia del30% e quella giovanile del 40%».

Tremonti assicura la svolta attraverso una radicale revisione strategica dell'uso dei fondi strutturali.
«Sento parlare di misure per lo sviluppo a costo zero. Ma Tremonti deve sapere che per l'utilizzo delle risorse europee c'è bisogno del co-finanziamento del governo italiano. Non si fanno le nozze con i fichi secchi».

Oltre che liberare risorse cosa dovrebbe fare il governo?
«Innanzitutto dovrebbe rivedere le norme del patto di stabilità interno: sono troppo punitive per le regioni meridionali. Basterebbe sottrarre dal calcolo le spese sostenute per gli investimenti. E poi farebbe bene ad accogliere la proposta della Svimez, per la costituzione di un'agenzia per lo sviluppo che presiederebbe all'attuazione di opere di interesse sovraregionale».

C'è sempre poi la vicenda dei fondi Fas...
«Sì, perché il governo deve restituire tutte le risorse destinate al Mezzogiorno e poi dirottate in altre
direzioni. Credo si tratti di almeno venti miliardi di euro».

In questi ragionamenti torna un vecchio alibi non si puotista: il Sud non attrae investimenti.
«Proprio per questo il governo dovrebbe impegnarsi di più per superare questo deficit. Si tratta di migliorare complessivamente l'ambiente in cui i potenziali investitori possono approdare: in termini di sicurezza, di capitale umano, di infrastrutture. E a questo proposito voglio ricordare: vanno sbloccate al più presto le grandi opere ferme. Così come va difesa l'industria sana e competitiva sui
mercati: un esempio per tutti, è inammissibile pensare di trasferire in un paesino del nord i centri
decisionali di Alenia».

Si torna a parlare della necessità di ridurre i salari pubblici perché al Sud il costo della vita è più basso. Lei cosa dice?
«E un'antica questione che ritorna, ma si basa su dati non puntuali. È vero invece che un giovane assunto al primo impiego nel Sud guadagna di meno di un suo coetaneo al Nord. Addirittura, sui beni di consumo ci sono delle regioni meridionali, come per esempio la Calabria, dove i costi sono più alti di tutta Italia».
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