Solo fumo e niente arrosto sul capitolo delle liberalizzazioni nella lettera di intenti che ieri il Governo ha trasmesso all'Unione Europea. Senza alcuno scrupolo, si fanno passare per nuovi interventi norme parziali e inefficaci già archiviate oltre che provvedimenti nei quali la stessa maggioranza non ha mai creduto.
Il Governo Berlusconi, da tre anni al servizio di lobby e corporazioni per smontare alcune liberalizzazioni del passato, da qualche mese ha cambiato direzione per le pressioni europee ma ha già sprecato il decreto legge sullo sviluppo di maggio e le due manovre estive sui conti pubblici per fare seriamente interventi di liberalizzazione. Finora ha fatto solo melina creando qualche effetto-annuncio da fare pubblicare sui giornali. Per questo non si può credere a questa poco dignitosa finzione.
COSA NON VA NEGLI INTERVENTI IPOTIZZATI
Disegno di legge sulla concorrenza: doveva essere varato due anni fa. Il Governo dice ora di impegnarsi sui contenuti di una bozza anziché su un ddl già formalizzato. Cosa ha impedito finora al Consiglio dei Ministri di esaminare il ddl, nonostante siamo in presenza da parecchi mesi dell'emergenza di varare provvedimenti per la crescita? La pressione delle corporazioni e degli interessi che verrebbero sfiorati?
Orari dei negozi: la fascia oraria di apertura è già liberalizzata e resa flessibile secondo le scelte dei singoli imprenditori sin dal 1998. Le aperture domenicali, nei luoghi dove è conveniente per esercenti e consumatori, sono ormai una prassi consolidata. Non aggiunge nulla di nuovo la norma, peraltro sperimentale, contenuta nella manovra di luglio sulle aperture domenicali e festive nelle città turistiche, se non confusione e contenzioso perché adottata in disaccordo con le regioni. Il problema per il commercio oggi è che i consumatori non entrano più nei negozi. La ripresa dei consumi delle famiglie, specie di quelle che hanno redditi medio bassi, non dipenderà certo dai giorni in cui andranno a fare acquisti ma da una maggiore disponibilità di reddito spendibile.
Carburanti: si spacciano per liberalizzazione alcune norme contenute nel decreto 98 di luglio che sono palliativi sul versante del contenimento del prezzo alla pompa tanto è vero che è cresciuto nei mesi estivi il divario sul prezzo industriale con la UE, nonostante il miglioramento delle quotazioni del petrolio. Non basta imporre l'obbligo del self-service e dare la possibilità ai distributori di carburanti di vendere le caramelle (perché questo prevedono le norme varate) quando le limitazioni alla concorrenza riguardano l'assetto oligopolistico dell'intera filiera petrolifera, compresa la rete di vendita al dettaglio, che è in mano a sette società. Servirebbero le proposte del PD, analoghe a quelle contenute in una legge di iniziativa popolare promossa da alcune sigle di rappresentanza dei gestori, che riguardano l'acquirente unico all'ingrosso e l'indipendenza dei distributori finali dai produttori che sono quelli che di fatto determinano il prezzo alla pompa dei carburanti.
Perché il Governo, che inizialmente aveva fatto proprie tali misure, le ha tolte nell'ultima versione del nuovo decreto sullo sviluppo (era l'art. 48) e non le ha neppure citate nella lettera?
Assicurazioni: qui siamo alla burla: si scrive che non precisate misure sono nella bozza fantasma del ddl sulla concorrenza e contestualmente sono anche state definite in una proposta di iniziativa parlamentare già approvata da un ramo del Parlamento. L'unica proposta rintracciata che riguarda l'rc-auto è quella che prevede l'istituzione dell'agenzia antifrode. Potrà mai questa singola misura aprire il mercato assicurativo in chiave concorrenziale, come riportato nel apposito capitolo della lettera firmata dal Premier?
Ordini professionali: viene spacciata per incisiva la misura sulle tariffe contenuta nel decreto 138 di agosto quando in realtà l'introduzione delle tariffe di riferimento costituisce un mezzo passo indietro rispetto alla norma Bersani che nel 2006 eliminò l'obbligatorietà delle tariffe minime. Nella bozza del decreto sviluppo che è circolata nei giorni scorsi il Governo si rimangerebbe questa norma estiva, per tornare alla liberalizzazione tariffaria di Bersani. Stop and go ma niente di nuovo. Sugli ordini professionali, nella lettera ci si impegna su quello che è stato già fatto nella manovra di agosto, vale a dire una mezza riforma che non innova profondamente né l'accesso alla professione né il ruolo preponderante degli ordini, ma la cosa più eclatante è che rinvia la sua attuazione alla revisione degli ordinamenti professionali da parte degli stessi ordini che avranno un anno di tempo. Insomma si tratta di una finzione.
COSA MANCA NELLA LETTERA ALL’UE
La lettera del Governo non fa alcun cenno agli altri settori bisognosi di interventi pro-concorrenziale nella direzione indicata più volte anche dal Presidente dell'Antitrust:
* l'autorità di regolazione indipendente sui trasporti e sui servizi postali;
* la liberalizzazione della vendita di tutti i medicinali a carico dei cittadini;
* la separazione della rete di trasporto del gas;
* le norme su mutui e conti correnti bancari;
* la disciplina dei conflitti di interessi nei cda di banche e assicurazioni.