Intervento
Contributo alla Conferenza sul Partito
Contributo di Marco Pinna
pubblicato il
2 novembre 2011
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Appartengo al Pd dalla sua fondazione ed ho creduto in questo nuovo partito fin dai primi attimi partecipando attivamente alla stesura dello statuto e del codice etico.
Sono orgoglioso che il partito in cui milito si interroghi sulla sua salute e sulle proprie regole interne proprio perché partito democratico e non partito di questo o quello. Per cui sono grato a chi ha proposto questo momento di check-up ma il percorso aperto di discussione deve essere racchiuso in tempi brevi. In questa situazione politica tante sono le priorità senza nulla togliere a questo importante aspetto.
Una parte di popolazione, di partiti, molte emittenti televisive e quasi tutti i giornali sono intenti a trovare il nuovo salvatore della patria. L’uomo che da solo può risollevare le sorti del paese. Si cerca una sostituzione di persona, fuori uno dentro l’altro. Noi dobbiamo invece proporre un cambio di modello. Il liberismo, il mercato che si autoregola, gli istituti di rating che giudicano e determinano unilateralmente le sorti di interi popoli, la finanza che comanda su economia e politica non tengono conto che la persona è al centro della nostra vita democratica. Non riuscire a rimettere la persona al centro della politica, a trasmettere le differenze politiche tra i vari partiti, il valore di un processo democratico per un paese significherebbe andare verso una sconfitta elettorale che si prospetterebbe nel momento in cui il centro destra individuasse un nuovo leader credibile.
Dobbiamo rilegittimare la politica e per fare questo serve una struttura organizzativa solida e capillare capace di ascoltare. Da questo punto di vista sono i circoli il fulcro della credibilità e della vita politica del nostro paese. Le struttura verticali del partito devono però essere in grado di recepire il lavoro svolto, le indicazioni raccolte dal territorio. Devono saper ascoltare le istanze che vengono dalla base e confrontarsi in modo sistematico con loro. I vertici del partito non devono sprecare la credibilità conquistata con tanto lavoro dalla base.
Servono regole certe ma soprattutto esempi concreti, persone che nei vari ambiti in cui operano siano individuati come modelli di comportamento. Bisogna valorizzare il servizio del volontariato politico, nobilitarlo con cerimonie, momenti di visibilità pubblica. Sono la parte più sana del partito e del paese.
L’autonomia dei circoli è fondamentale e va rispettata. Gli organi del partito devono e possono intervenire solo in casi di eclatante deriva di un circolo che percorra strade contrarie alla politica del Pd. Parlo di rare e limpide eccezioni.
In tutti gli altri casi si deve rispettare il lavoro del circolo ponendosi in discussione e partecipando al dibattito in maniera costruttiva.
Tale autonomia deve essere sia politica che economica. A tal proposito propongo che i circoli inviino al partito le quote stabilite per la tessera annuale trattenendo nel territorio eventuali offerte volontarie raccolte in fase di tesseramento.
Credo fortemente alle primarie del PD sempre e comunque, a tutti i livelli. Il partito deve favorire intervenendo anche se necessario affinché vi siano più candidature per avere diversi punti di vista, programmi e un vero dibattito che deve essere incentrato su programmi, temi specifici, diverse priorità politiche tra cui scegliere. Il candidato unico è sintomo di povertà di idee e di progettazione tipica dei nostri tempi.
Se è scontato scegliere con il sistema delle primarie il segretario del nostro partito, non vedo per quale motivo i circoli che sono radicati nel territorio non debbano scegliere il segretario di circolo o il presidente di municipio con lo stesso strumento. Anzi la prossimità tra elettori ed eletto è quotidiana per cui auspico che tale strumento sia usato sempre anche in questi casi per il bene nostro come partito e dell’eletto in termini di legittimazione. Stesso ragionamento per il segretario regionale.
Le primarie di coalizione sono un passaggio successivo alle primarie di partito, importante per costruire un programma condiviso con altri partiti che condividano con noi un percorso, che dia la possibilità di essere credibili in un programma di governo del territorio o nazionale. Il programma va scritto e sottoscritto da tutti i partiti e reso pubblico in maniera che sia chiaro fin da prima del voto con impegni e responsabilità.
Il modello di partito federale potrebbe prevedere 3/4 di eletti e da 1/4 di nominati dal partito su basi di scelta di merito resi pubblici. Vanno superate infatti le nomine basate sulle mozioni.
In caso di primarie di coalizione vedo la presenza di un solo candidato pd, colui che ha vinto le primarie di partito.
Ho firmato per il referendum contro il Porcellum ed auspico si riesca a superare questa prassi per cui un eletto non deve rispondere ai propri elettori. Se si dovesse andare al voto con il Porcellum in vigore ritengo sarebbe necessario ed indispensabile ricorrere alle primarie per scegliere i nostri candidati. Per evitare un proliferare di nominativi si può alzare il numero di firme a sostegno della candidatura.
Lavoro da trent’anni nel settore delle tecnologie informatiche e sono favorevole ad intensificare una democrazia telematica fatta di sondaggi, pareri, spazi di dibattito e che sfruttino appieno la forza del web. Sono però convinto che tali strumenti siano solo di supporto e che non sostituiscano i rapporti umani, i momenti fondanti del nostro partito ovvero le primarie con il voto in un’urna. Tale urna può essere però telematica per snellire le code e rendere più veloce il voto.
Il rapporto elettori - iscritti è molto stretto con un passaggio da uno stato all’altro in base a momenti politici particolari, dichiarazioni o prese di posizione. Il proliferare di associazioni e comitati testimonia però come le persone siano in cerca di spazi di dibattito libero, in grado di raccogliere le istanze e soprattutto in grado di fare sintesi. I circoli devono essere capaci di accogliere queste persone, di aprire il dialogo diventando anello di dialogo tra la base ed i vertici del partito e laddove vi sia coerenza di governo. Per fare questo si possono creare forum tematici, manifestazioni congiunte, feste e quant’altro.
Gli iscritti devono agire molto nei circoli e sul territorio con una presenza fisica e distintiva con un programmazione e visione d’insieme della politica locale mentre gli elettori possono essere più attivi sul web e partecipare a momenti pubblici. Per questo è fondamentale il ruolo del responsabile della comunicazione in ogni circolo e nel partito ad ogni livello. Il sito del pd nazionale è un cantiere da molto tempo, avrebbe bisogno di maggiore stabilità diventando un punto di riferimento per la discussione pubblica che invece è scarsa in numero e qualità. I centri studi e le aree potrebbero animare questi spazi tematici offrendo contributi di merito per stimolare un dibattito coinvolgente che ormai nel nostro paese è in mano a diversi programmi televisivi di tipo politico che parlano di politica ma che non fanno politica, non danno spazio al singolo. Bisogna partecipare in prima persona per riappropriarsi della libertà.
La nostra tv, youdem è anch’essa in beta versione da troppo tempo. E’ ancora oggi poco identificabile con il partito. La nostra tv deve diventare visibile sul digitale terrestre per poter far conoscere le nostre ragioni. Servono redazioni di quartiere e regionali in grado di dare contributi per creare un palinsesto specchio del nostro paese e dei suoi territori. L’avvento del digitale è una opportunità da sfruttare. E’ ormai evidente che i telegiornali non dicono le notizie del nostro paese ma non possiamo puntare solo sul sito o sui blog. In questo modo ci perdiamo per strada almeno due generazioni di elettori.
Il codice etico lo abbiamo già scritto e deve essere applicato a tutti i livelli. Dobbiamo vigilare meglio ed utilizzare ciò che già abbiamo, se è il caso migliorare qualcosa.
Le aree ed i centri studi di elaborazione politica sono una ricchezza per il partito e questi devono dare il proprio contributo nel dibattito interno. Ciò nell’ottica non di demolire ma costruire. Da questo punto di vista noto che è molto migliorata la comunicazione verso l’esterno del nostro partito aumentando in efficacia e concretezza dei nostri messaggi ed individuando con chiarezza i messaggeri.
Per completare il discorso delle primarie sono decisamente convinto che non si debbano superare i due mandati consecutivi per garantire un ricambio generazionale e di leadership come pure sono dell’idea che raggiunta l’età del pensionamento gli eletti debbano fare spazio.
Gli eletti devono avere un compenso che deve essere trasparente ed potrebbe essere allineato ad un quadro del contratto dei metalmeccanici.
Gli eletti, percependo il giusto, non dovrebbero finanziare obbligatoriamente il partito.
Dobbiamo rivedere il tema del finanziamento ai partiti sia perché le persone si sono già espresse con un referendum.
Il nostro partito vede tra i suoi iscritti una buona parte di persone anziane. E’ necessario concentrare gli sforzi su due target su cui siamo carenti: i quarantenni ed i giovani. Se è vero che i giovani sono rari, sottolineo la carenza di quarantenni. Le azioni formative intraprese sono idonee ma è necessario prevedere sbocchi affinché le persone emergenti possano mettere in pratica quanto appreso.
Chiudo con l’argomento che mi sta più a cuore. L’Italia ha creato la comunità europea, penso a Spinelli ed a intuizioni politiche che hanno fatto crescere il vecchio continente per molti anni. Da dopo Delors abbiamo chiuso la luce. Serve una presenza più attiva italiana in Europa e per l’Europa. Dobbiamo tornare a disegnare il futuro dell’Europa, a mettere a servizio la nostra capacità di progettazione politica per le future generazioni.
Dobbiamo cambiare il modo con cui affrontiamo il tema dei fondi europei, evitando erogazioni a pioggia o dispersione di capitali senza ritorni concreti per il paese. E’ tardi, ne sono consapevole ma siamo ancora in tempo a fare sistema per razionalizzare ciò che resta. Occorre un management per i finanziamenti che il nostro paese quando va bene utilizza male ma che spesso non usa proprio.