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Matteo, devi convincerci

Vittoria Franco - Europa

di Vittoria Franco,  pubblicato il 3 novembre 2011 , 142 letture
Una convention dietro l'altra nelle ultime settimane: l'Aquila, Bologna, Firenze. Protagoniste le giovani generazioni del Pd, che si autodefiniscono per differenza di posizioni fra di loro oppure per età. Chi si proclama rottamatore e chi ricostruttore. Non si può ancora dire quanto questi diversi posizionamenti, accompagnati spesso da polemiche che non risparmiano parole grosse, facciano bene o male al partito, ma sicuramente hanno aperto una fase nuova, più dinamica, che nessuno può sottovalutare. Sono "contraddizioni" nella struttura del partito che non possiamo fare a meno di considerare. Soprattutto dopo la Leopolda di Matteo Renzi, niente può essere più come prima. Lì c'era un pezzo di centrosinistra che chiede innovazione, chiarezza, visibilità, capacità di comunicare: i 100 punti si possono condividere o meno, ma tutti sanno quali sono. Non la si può ignorare o liquidare con battute, ma bisogna prenderla sul serio.

Proprio perché sono convinta di questo, voglio provare a fare qualche commento nel merito, con una domanda più generale come premessa.

A che cosa è dovuto questo sommovimento di iniziativa delle giovani generazioni? E perché sta prendendo forza la spinta che qualcuno definisce "liberista" anche fra noi? Diciamo che alcuni movimenti hanno preso forma quando Renzi ha lanciato l'idea della rottamazione, magari per dargli torto. Ma se i più giovani si organizzano per assumersi responsabilità sulla base di idee e proposte, questo non può che essere positivo in una società che invecchia e con un panorama politico che non riesce a elaborare una nuova cultura politica, né a destra né a sinistra.

La cultura politica esige che si parli non solo di cose da fare, ma anche di principi, di valori, che fanno il tessuto connettivo delle proposte. Da almeno un decennio, la sinistra europea non è in grado di elaborare una nuova cultura condivisa e, dopo Blair, di avviare una ricerca seria per una via diversa dal liberismo e dallo statalismo. Stiamo vivendo la crisi impreparati. Anche il Pd rimane più legato alla tradizione, non è riuscito ancora a produrre il nuovo che è necessario. Siamo rimasti in mezzo al guado, e ciò ci rende poco individuabili nella nostra fisionomia di partito progressista. Allora, non dobbiamo sorprenderci se chi sente di avere forza e capacità prende l'iniziativa e dice la sua anche in forme eclatanti.

Nel merito, è evidente che i 100 punti della Leopolda non sono un programma di governo; sarebbe un programma minimale, che non tiene conto della complessità della situazione che stiamo vivendo e della necessità di guardare anche alla ricostruzione oltre la crisi. Il più delle volte si tratta di cenni da approfondire. Alcune di quelle proposte sono già nei programmi del Pd, altre sono oggetto di discussione, altre le considero arretrate rispetto al livello di elaborazione raggiunto, altre sbagliate. È sbagliato, ad esempio, il punto che riguarda la ricerca o quello che propone l'abolizione del valore legale del titolo di studio. A che pro? È inoltre sbagliato proporre l'amnistia per i corrotti o continuare a riproporre come maggiore strumento a sostegno delle famiglie il quoziente familiare, che avvantaggia i più abbienti. Sul ruolo delle donne nella società, invece, le nostre proposte sono molto più dettagliate e avanzate, perché tengono conto dei molteplici desideri delle giovani donne: formazione, lavoro, carriera, maternità, partecipazione sociale e politica.

In chiusura, una domanda più generale, e non polemica, a Matteo Renzi. Con chi vuole realizzare questi 100 punti? Il Pd col suo pluralismo è incluso o escluso dal suo orizzonte strategico? E se sì, come penso e spero, come intende convincerlo del fatto che le sue proposte sono migliori? E come si comporta di fronte al fatto che su alcune questioni cruciali la maggioranza del partito sostiene posizioni diverse? Credo che un chiarimento reciproco da fare nelle sedi deputate sia urgente anche per evitare che il tutto appaia come la mera organizzazione di tifoserie.
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