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Rassegna stampa

Il Pd post Leopolda non solo beghe interne

Giorgio Merlo - Il Riformista

di Giorgio Merlo,  pubblicato il 3 novembre 2011 , 196 letture
Ora, dopo le svariate convention generazionali e non, forse è arrivato il momento di fissare alcuni paletti. E questo non per ingessare - o, peggio ancora - bloccare il legittimo dibattito interno al Pd ma per il semplice motivo che la corda, quando la si tira eccessivamente, si spezza. Del resto, è francamente impossibile che un partito come il Pd, motore dell'alternativa al centrodestra, possa reggere a lungo in un clima di feroce contrapposizione interna, di delegittimazione costante ma violenta della segreteria e, in ultimo, con proposte e iniziative che hanno il chiaro obiettivo di presentare un partito slabbrato, indeciso e disorientato.

Il nodo, infatti, non sono solo le legittime ambizioni personali sempre più forti e sguaiate, tra l'altro - dei rispettivi capicorrente delle ormai innumerevoli aree generazionali. In discussione, semmai, c'è l'immagine di un partito che non può apparire fisicamente come una sommatoria di progetti, di prospettive e di ambizioni che configgono radicalmente tra di loro al punto di indebolire la credibilità dell'alternativa di governo al centrodestra e, al contempo, di offrire un profilo politico del partito alquanto balbettante ed incerto. Adesso, quindi, si tratta di serrare le fila e di anteporre gli interessi generali alle legittime visibilità ed ambizioni personali e di gruppo, o di corrente che dir si voglia. Del resto, le drammatiche notizie che arrivano quotidianamente dai mercati e dalle borse, non possono tollerare che il maggior partito di opposizione trascorra le sue giornate a discutere di primarie, di leadership, di organizzazione di primarie e di come eliminare definitivamente la "vecchia guardia" del partito. Se la discussione interna al Pd, e sui mezzi di informazione, si limita alle beghe di corrente e alla contrapposizione correntizia tra i finti nuovisti e l'apparato di partito ad uscirne sconfitto sarà soltanto il Pd e la sua cultura di governo.

Ecco perché, soprattutto dopo la Leopolda di Firenze è giunto il momento di uscire dagli equivoci. Se qualcuno coltiva l'obiettivo di dar vita ad un nuovo partito, con una nuova organizzazione interna, con nuove alleanze e una nuova classe dirigente, lo deve dire con franchezza e senza tentennamenti. Tutti hanno compreso, anche gli osservatori più disinteressati, che la strategia rottamatrice del sindaco di Firenze è solo un'escamotage per ricoprire incarichi istituzionali di primissimo piano con una pianificazione - anche di format scenografico - accattivante e quasi scientifica. Un'ambizione, ovviamente del tutto legittima, che però deve sciogliere alcuni nodi squisitamente politici. La litania delle primarie, della rottamazione, del "cacciare" tutti a casa e via discorrendo regge per il richiamo propagandistico ma, prima o poi, i nodi politici vengono a galla e vanno affrontati a viso scoperto senza format scenografici e parole d'ordine.

E questo per un semplice motivo, quasi endemico per il centrosinistra. Da ormai quasi 20 anni, la sinistra è accusata di profonde divisioni politiche e programmatiche al suo interno. Può vincere alcune elezioni ma poi si divide su come applicare le ricette per governare il paese. Insomma, si tratta sempre di vittorie "mutilate". E l'ultima esperienza di Prodi con l'infausta Unione passerà alla storia non per la breve durata del suo governo ma per l'inconsistenza programmatica riconducibile alla profonda eterogeneità al suo interno. E cioè, una coalizione che contemplava al suo interno anche l'opposizione.

Ora, sarebbe un atteggiamento irresponsabile se questo avventurismo ramificasse prima che nella coalizione addirittura nel Pd. Possiamo permetterci il lusso di convivere con questa situazione a lungo per un problema di concorrenza nella leadership e di pura visibilità personale?

Il Pd adesso è chiamato ad assumere una forte responsabilità politica.

Delle due l'una: o riscopre una forte unità politica e programmatica - seppur nella sua pluralità di orientamenti - oppure è destinato nell'arco di poco tempo a implodere vanificando un progetto, e una scommessa, che all'inizio era fortemente promettente ed innovativa.
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