Rassegna stampa
Marino: "Riforma elettorale e poi si vada al voto"
Intervista a Ignazio Marino di Maria Zegarelli - L'Unità
La manifestazione è stata un momento importante per il popolo democratico ma anche per il segretario. Per Bersani è stata l'occasione per essere chiaro sulla sua visione politica». E non tutto di questa visione convince il senatore Ignazio Marino, sfidante di Bersani alle primarie, convinto sostenitore della necessità di andare al voto subito, ma consapevole che alla fine possa anche andare diversamente.
Senatore, partiamo dai passaggi del discorso del segretario che l'hanno convinta di più, se ce ne sono.
«Ho condiviso molto il fatto che sia più volte tornato sulla fiducia che il Pd vuole trasmettere agli italiani. È lo stesso atteggiamento che colgo durante i miei viaggi all'estero, dove di fronte alla gravità della crisi globale c'è la volontà di dare segnali di speranza ai cittadini, di indicare una via d'uscita e la certezza che è possibile farcela».
Si fermano qui le condivisioni?
«No, ma credo sia importante anche dire cosa non mi ha convinto. Ed è il senso del partito che ha, ma evidentemente è una scelta del segretario e in quanto tale va rispettata. Nel momento in cui Bersani si rivolge al suo popolo e vuole entrarci in comunione, dicendo di sapere bene quale sia lo stato d'animo davanti alla crisi economica e politica, decide di far salire sul palco i rappresentati di altri partiti eu- ropei. Mi chiedo: perché non un'insegnante o una madre alle prese con la mancanza di lavoro e senza una rete di servizi intorno a lei? A me sarebbe piaciuto far salire il nostro popolo sul palco».
Prodi ha detto che Bersani è bravo ma non riesce a "uscire". Condivide?
«Prodi ha ragione. Forse coinvolgere di più il suo popolo lo aiuterebbe. Dovrebbe uscire da una visione novecentesca del partito».
Il governo potrebbe avere le ore contate. Bersani ha indicato il governo di transizione come possibile svolta, ma non esclude il voto anticipato. Vendola ha aperto. Lei, che ha sempre invocato le urne, apre uno spiraglio?
«Intanto non credo a questo movimento di transfughi che dalla maggioranza passano all'opposizione. Se anche Scilipoti non dovesse votare la fiducia, perché nel frattempo sono cambiati i suoi interessi, l'Idv che fa? Se lo riprende?».
Lei non crede che alla fine qualcuno staccherà la spina?
«Credo spetti all'opposizione essere sempre in Parlamento, soprattutto ora che la maggioranza è confusa e sfilacciata, perché in una serie di votazioni possiamo mandarla sotto. La crisi si può aprire anche senza cercare di attrarre transfughi».
E se cade? Casini ha chiuso all'ipotesi di un governo Letta e ritiene da irresponsabili farne uno senza di voi.
«La decisione spetta al Capo dello Stato, che ha il diritto-dovere di verificare se c'è una nuova maggioranza prima di sciogliere le Camere. Ho grande stima di Napolitano e mi sembra evidente che c'è l'intenzione di creare un governo di transizione. L'ideale sarebbe cambiare la legge elettorale e poi andare al voto con un programma chiaro. In caso di esecutivo di emergenza mi piacerebbe però che anziché far prevalere le logiche partitiche si desse spazio alle competenze e intelligenze che ci sono nel Paese. Così si darebbe un messaggio di fiducia e di ricostruzione, come dice Bersani. Il Pd però, prima dovrebbe chiarire come la pensa su due o tre questioni».
Tipo?
«Penso alla riforma sul mercato del lavoro. Capisco la proiezione della segreteria del Pd, ma mi chiedo se un giovane preferisce passare di contratto a scadenza in contratto a scadenza oppure averne uno a tempo indeterminato con flessibilità variabile».
Le piace la riforma Ichino dunque?
«Ho firmato il suo ddl».
Seconda questione.
«Vorrei fare una raccomandazione a Bersani sulle pensioni di anzianità: il partito deve dire con chiarezza e quanto prima come la pensa. Non può solo prendere atto che l'attuale sistema non regge più».
C'è chi rimprovera al segretario di non aver preso le distanze dai fischi a Matteo Renzi.
«Sarebbe stato fuori luogo farne cenno dal palco, ma certamente il segretario non deve essere indulgente con chi gli va a parlare male di Matteo, perché il segretario deve dare a tutti la libertà di pensiero e discussione all'interno di un partito che si chiama democratico».