IL PARTITO
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Intervento

Contributi alla Conferenza sul Partito

Contributo del Circolo Pd di Monteluce "Lello Rosssi"

pubblicato il 9 novembre 2011 , 141 letture
Il circolo Pd Monteluce “Lello Rossi” accoglie con entusiasmo l’idea della Conferenza sul Partito, annunciata in occasione della Direzione Nazionale di giugno dal Segretario Bersani, intesa come momento di confronto e di dibattito interno, per capire ricchezze e limiti del nostro partito, i punti di forza su cui far leva e i punti di debolezza su cui lavorare. Dal dibattito interno al circolo, trasversale e appassionato, sono emerse alcune riflessioni che qui vogliamo condividere, sottolineando che questo è un documento interlocutorio, orientato più a sollevare le domande giuste, che a dare le risposte giuste.

Militiamo in un partito che si chiama Partito Democratico, e se la parole hanno ancora un senso, in questa scelta c’è un programma sì per il paese, ma in primis per il partito stesso: da un Partito Democratico ci si aspettano esempi virtuosi di democrazia. In questa direzione va l’idea delle Primarie, strumento di cui a volte si è stravolto il senso, permettendo a conflittualità interne di imporre le loro logiche, ma che, se usato con senso di responsabilità, resta pur sempre la nostra peculiarità, la nostra ricchezza, una lezione di democrazia senza pari: è il fattore “Primarie” che permette di creare senso di appartenenza tra elettori (non iscritti) e partito, è il fattore “Primarie”che spinge il partito stesso ad essere più attento alle istanze della gente che intende rappresentare (è giusto allora che sia limitato alla sola scelta di chi deve ricoprire posizioni istituzionali?). Tuttavia, l’utilizzo delle primarie per fini di parte, a volte verificatosi, è la punta di un iceberg che cela uno scontro interno che non solo danneggia i rapporti interni al partito, ma danneggia soprattutto l’immagine che del partito ha chi lo guarda da fuori. Dobbiamo avere il coraggio di chiederci come mai, a fronte di una crisi del Governo di centrodestra evidente a tutti (anche allo stesso Governo), il Partito Democratico non cresce nei consensi; e serve ancora più coraggio per ammettere che la scarsa credibilità di cui godiamo all’esterno è data in larga parte dal fatto che veniamo percepiti come un partito diviso, debole, che non ha saputo fare della sua pluralità il suo punto di forza, ma al contrario il suo tallone d’Achille. Serve un partito plurale e unitario: un partito aperto, che non abbia timore di ascoltare tutti, ma che riesca poi a fare sintesi in modo chiaro e inequivocabile; un partito che favorisca la partecipazione, a cominciare da quella territoriale, e che smantelli la verticalizzazione, che non può essere l’architettura sociale del futuro. Anche in questo senso va l’idea dell’univocità della presenza del Pd nelle Primarie di coalizione: appuntamenti elettorali che non sempre ci hanno dato ragione (Milano e Napoli sono solo gli esempi più eclatanti), ma che di certo ci hanno offerto un banco di prova, un’opportunità per testare la nostra credibilità sul territorio.

Dobbiamo consegnare alle nuove generazioni un paese migliore di come l’abbiamo trovato: pensiamo soprattutto al mondo dei saperi e a quello del lavoro. E’ in atto uno smantellamento della Scuola pubblica e dell’Università pubblica, su cui il Partito Democratico può e deve dire la sua, ricordando che il sapere è di tutti, e non solo di chi può permetterselo. Quanto al mercato del lavoro, è forse l’esempio che meglio dimostra l’esigenza di riforme in Italia: negli ultimi 10 anni, il 70% dei nuovi assunti sono precari… Il Pd non può permettersi di non discutere di disoccupazione, precarietà, flessibilità, part-time; deve avere la forza di parlare di ingresso nel mondo del lavoro, e non solo di età pensionabile; deve avere la volontà di interfacciarsi con il mondo sindacale, che deve essere necessariamente rilanciato, ma con l’impegno di tutti.

Riteniamo opportuno soffermarci anche sulle donne e sui giovani, elementi cardine per un partito che ha la voglia di crescere ma senza la paura di mettersi in discussione. Ribadiamo, al di là degli organi interni al partito che le rappresentano, la centralità delle donne, e il fatto, a volte dimenticato, che esse dimostrano il loro valore ogni giorno, quotidianamente, nella molteplicità di cose che fanno e che sanno conciliare, vero motore per costruirsi un’emancipazione vera, certamente dovuta, ma che non ha bisogno di essere urlata. Diverso è il discorso per i giovani. Il partito ha il dovere di instradarli: instradarli non alla carriera politica, ma alla Politica con la P maiuscola, alla buona politica, a quegli esempi virtuosi sempre meno rilevabili; il partito ha il dovere di dare loro una possibilità, un’opportunità che non sia una concessione, ma un’occasione vera fatta di sogni, impegno e responsabilità; ma, più che mai, il partito ha il dovere di insegnare ai giovani la differenza tra lealtà e fedeltà, tra correttezza e affiliazione, tra onestà e vassallaggio.

Posto tutto ciò, che ribadiamo con forza, non ci sfugge tuttavia la fase che come Paese stiamo attraversando in questo periodo e in questi giorni, diversa da quella di consolidamento a medio termine su cui siamo abituati a riflettere. La crisi sposta l'impegno dalle questioni di assetto a quelle di programma, dove pure ci sono, lo ripetiamo, divisioni interne profonde che spiegano sia una certa genericità della proposta alternativa del Pd, sia, di conseguenza, il suo scarso appeal nei confronti di un’opinione pubblica sempre più allarmata ed inquieta. E’ importante che il confronto sia nel merito delle scelte nodali -per esempio come incrementare la produttività il cui basso livello è il limite allo sviluppo italiano (e umbro)... Ci saranno conseguenze anche sulla nostra organizzazione e sul nostro modo di fare politica? Riusciremo ad assurgere finalmente al ruolo di punto di riferimento, soggetto di un ricambio necessario ed urgente agli occhi di una società civile vasta, eterogenea, profondamente delusa dal centrodestra? Perchè e per chi dovremmo fare sacrifici oggi e vivere, possibilmente, più sereni domani? La semplicità e l’efficacia delle parole di Paolo Mieli, a proposito dei costi della politica, ci appaiono chiarificatrici: la riduzione degli stipendi dei Parlamentari non è la soluzione finale ad un problema ben più grande; ma, di certo, è la chiave per far capire ed accettare la necessità di un sacrificio, che deve essere compiuto da tutti, nessuno escluso, ma a partire da chi questo Paese lo rappresenta e lo governa.

Circolo Pd Monteluce “Lello Rossi” Il circolo Pd Monteluce “Lello Rossi” accoglie con entusiasmo l’idea della Conferenza sul Partito, annunciata in occasione della Direzione Nazionale di giugno dal Segretario Bersani, intesa come momento di confronto e di dibattito interno, per capire ricchezze e limiti del nostro partito, i punti di forza su cui far leva e i punti di debolezza su cui lavorare. Dal dibattito interno al circolo, trasversale e appassionato, sono emerse alcune riflessioni che qui vogliamo condividere, sottolineando che questo è un documento interlocutorio, orientato più a sollevare le domande giuste, che a dare le risposte giuste.

Militiamo in un partito che si chiama Partito Democratico, e se la parole hanno ancora un senso, in questa scelta c’è un programma sì per il paese, ma in primis per il partito stesso: da un Partito Democratico ci si aspettano esempi virtuosi di democrazia. In questa direzione va l’idea delle Primarie, strumento di cui a volte si è stravolto il senso, permettendo a conflittualità interne di imporre le loro logiche, ma che, se usato con senso di responsabilità, resta pur sempre la nostra peculiarità, la nostra ricchezza, una lezione di democrazia senza pari: è il fattore “Primarie” che permette di creare senso di appartenenza tra elettori (non iscritti) e partito, è il fattore “Primarie”che spinge il partito stesso ad essere più attento alle istanze della gente che intende rappresentare (è giusto allora che sia limitato alla sola scelta di chi deve ricoprire posizioni istituzionali?). Tuttavia, l’utilizzo delle primarie per fini di parte, a volte verificatosi, è la punta di un iceberg che cela uno scontro interno che non solo danneggia i rapporti interni al partito, ma danneggia soprattutto l’immagine che del partito ha chi lo guarda da fuori. Dobbiamo avere il coraggio di chiederci come mai, a fronte di una crisi del Governo di centrodestra evidente a tutti (anche allo stesso Governo), il Partito Democratico non cresce nei consensi; e serve ancora più coraggio per ammettere che la scarsa credibilità di cui godiamo all’esterno è data in larga parte dal fatto che veniamo percepiti come un partito diviso, debole, che non ha saputo fare della sua pluralità il suo punto di forza, ma al contrario il suo tallone d’Achille. Serve un partito plurale e unitario: un partito aperto, che non abbia timore di ascoltare tutti, ma che riesca poi a fare sintesi in modo chiaro e inequivocabile; un partito che favorisca la partecipazione, a cominciare da quella territoriale, e che smantelli la verticalizzazione, che non può essere l’architettura sociale del futuro. Anche in questo senso va l’idea dell’univocità della presenza del Pd nelle Primarie di coalizione: appuntamenti elettorali che non sempre ci hanno dato ragione (Milano e Napoli sono solo gli esempi più eclatanti), ma che di certo ci hanno offerto un banco di prova, un’opportunità per testare la nostra credibilità sul territorio.

Dobbiamo consegnare alle nuove generazioni un paese migliore di come l’abbiamo trovato: pensiamo soprattutto al mondo dei saperi e a quello del lavoro. E’ in atto uno smantellamento della Scuola pubblica e dell’Università pubblica, su cui il Partito Democratico può e deve dire la sua, ricordando che il sapere è di tutti, e non solo di chi può permetterselo. Quanto al mercato del lavoro, è forse l’esempio che meglio dimostra l’esigenza di riforme in Italia: negli ultimi 10 anni, il 70% dei nuovi assunti sono precari… Il Pd non può permettersi di non discutere di disoccupazione, precarietà, flessibilità, part-time; deve avere la forza di parlare di ingresso nel mondo del lavoro, e non solo di età pensionabile; deve avere la volontà di interfacciarsi con il mondo sindacale, che deve essere necessariamente rilanciato, ma con l’impegno di tutti.

Riteniamo opportuno soffermarci anche sulle donne e sui giovani, elementi cardine per un partito che ha la voglia di crescere ma senza la paura di mettersi in discussione. Ribadiamo, al di là degli organi interni al partito che le rappresentano, la centralità delle donne, e il fatto, a volte dimenticato, che esse dimostrano il loro valore ogni giorno, quotidianamente, nella molteplicità di cose che fanno e che sanno conciliare, vero motore per costruirsi un’emancipazione vera, certamente dovuta, ma che non ha bisogno di essere urlata. Diverso è il discorso per i giovani. Il partito ha il dovere di instradarli: instradarli non alla carriera politica, ma alla Politica con la P maiuscola, alla buona politica, a quegli esempi virtuosi sempre meno rilevabili; il partito ha il dovere di dare loro una possibilità, un’opportunità che non sia una concessione, ma un’occasione vera fatta di sogni, impegno e responsabilità; ma, più che mai, il partito ha il dovere di insegnare ai giovani la differenza tra lealtà e fedeltà, tra correttezza e affiliazione, tra onestà e vassallaggio.

Posto tutto ciò, che ribadiamo con forza, non ci sfugge tuttavia la fase che come Paese stiamo attraversando in questo periodo e in questi giorni, diversa da quella di consolidamento a medio termine su cui siamo abituati a riflettere. La crisi sposta l'impegno dalle questioni di assetto a quelle di programma, dove pure ci sono, lo ripetiamo, divisioni interne profonde che spiegano sia una certa genericità della proposta alternativa del Pd, sia, di conseguenza, il suo scarso appeal nei confronti di un’opinione pubblica sempre più allarmata ed inquieta. E’ importante che il confronto sia nel merito delle scelte nodali -per esempio come incrementare la produttività il cui basso livello è il limite allo sviluppo italiano (e umbro)... Ci saranno conseguenze anche sulla nostra organizzazione e sul nostro modo di fare politica? Riusciremo ad assurgere finalmente al ruolo di punto di riferimento, soggetto di un ricambio necessario ed urgente agli occhi di una società civile vasta, eterogenea, profondamente delusa dal centrodestra? Perchè e per chi dovremmo fare sacrifici oggi e vivere, possibilmente, più sereni domani? La semplicità e l’efficacia delle parole di Paolo Mieli, a proposito dei costi della politica, ci appaiono chiarificatrici: la riduzione degli stipendi dei Parlamentari non è la soluzione finale ad un problema ben più grande; ma, di certo, è la chiave per far capire ed accettare la necessità di un sacrificio, che deve essere compiuto da tutti, nessuno escluso, ma a partire da chi questo Paese lo rappresenta e lo governa.

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