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Prodi: "Il Governo guidato da Monti va bene"

Intervista a Romano Prodi di Mariangela Pira - ItaliaOggi

di Romano Prodi,  pubblicato il 18 novembre 2011 , 204 letture
Romano Prodi ha ancora fiducia nell'euro. Prima che si rompa, dice, si troverà una soluzione comune perché nessuno ha interesse a romperlo. La Francia, aggiunge, non si è resa conto che per riequilibrare l'Europa deve coinvolgere gli altri paesi. Da sola non ce la fa. E il bimotore franco tedesco ormai è molto squilibrato a favore della Germania. Prodi promuove anche il governo Monti. E il meglio che si potesse fare. Quest'intervista esclusiva con Prodi è andata in onda ieri sera sulla tv satellitare Class Cnbc.

L'Italia è nelle mani del governo Monti. Che cosa cambia?

«Abbiamo un bel governo. Prenda tutti i ministri, li scomponga uno a uno e li metta assieme: una bella squadra di bravi individui. Poi naturalmente occorre che possano fare al più presto anche per far capire che questo governo può fare scelte che prima non era possibile fare e far capire all'estero che l'Italia è diversa da quella emersa nei mesi scorsi».

Perchè Monti ha voluto assumere, in prima persona l'incarico dell'Economia?

«Perché occorre ridare unità al governo, un'unità che prima non esisteva».

L'assenza di politici nel governo non espone Monti alle trappole del Parlamento?

«Di fronte al parlamento, il governo deve andare per forza. Il problema è: lo espone di più l'assenza o la presenza dei politici? Osi ha una presenza dei politici accettata da tutti, e allora lo rafforza, o invece questa presenza non è ritenuta bilanciata. Allora l'assenza dei politici da' tregua al governo. Questo governo raffredda la situazione politica».

Lei recentemente ha parlato di sconfitta della politica...

«No. È stata una frase strumentalizzata. Ho detto «sconfitta» nel senso che c'è un momento in cui la politica deve formalmente fare un passo indietro. Non che la politica sia stata sconfitta. La politica è il paese. Senza politica non viviamo. Ma quando si creano impasse, la politica reagisce in diversi modi a seconda delle circostanze. La grande coalizione è un esempio, se non ci sono fattori che la impediscano. Oppure un governo di tecnici, in cui la politica lascia uno spazio, proprio perché è impossibile fare un governo di coalizione. Uno la può chiamare sconfitta, questa. Per me è solo una fase di passaggio indispensabile e che dobbiamo sfruttare per prendere quelle decisioni che il precedente governo non è stato in grado di prendere».

E la fase politica quando tornera?

«Prima dobbiamo risolvere alcuni problemi drammatici. Solo allora automaticamente riprenderà la dialettica normale. Se si vuole riprendere questa dialettica prima della soluzione dei problemi allora ritorniamo nei pasticci».

E lo spread sembra incagliato, perché?

«Nessuno ha mai pensato che lo spread fosse solo un effetto di atteggiamenti specifici del governo. Però certamente certe dichiarazioni del governo, rinvii e divisioni hanno innescato una miccia. Per spegnere l'incendio ci vuole tempo. Il nostro problema è serio perché siamo diversi dagli altri paesi nella visione dei mercati finanziari. In questo momento anche Francia e Austria sono nel mirino, ma noi molto di più e soprattutto siamo nel mirino più della Spagna. E onestamente non ci sono ragioni oggettive. È in questo sovrappiù che il governo precedente ha avuto enorme responsabilità, ma io credo che con alcune decisioni e dando un messaggio forte verremo rimessi nel gioco dell'euro».

A proposito dell'Euro, i vertici «Merkozy» come li ha visti?

«Questi vertici bilaterali sono sbagliati per una doppia ragione. Fanno il pre-vertice loro due e gli altri 25 Ue o 15+2 della zona euro giustamente si arrabbiano. E poi questi vertici, finora, non hanno risolto niente: sono sempre arrivati tardi e con misure insufficienti. Quando in politica si arriva con decisioni tardive e insufficienti è sbagliato comunque, anche se si cammina nella direzione giusta».

C'è equilibrio tra Francia e Germania?

«Questi vertici sono una finzione proprio perché non c'è più equilibrio. La Germania è più forte e non ha più bisogno della certificazione politica della Francia perché parla più la Merkel con gli americani che non Sarkozy. La Germania ha questa grandissima apertura verso l'Estremo Oriente, la Cina. E diventata un punto di riferimento molto forte».

In tutto questo quale ruolo giocano gli altri paesi?

«L'errore francese è stato di non aver capito che si può riequilibrare l'Europa se la Francia si prende cura e coinvolge anche gli altri paesi. Invece, una Francia solitaria che pensa che le cose stiano come un tempo, che ci sia il motore con due pistoni uguali mentre la realtà è che uno è grande e uno più piccolo, crea tutte le disfunzioni che abbiamo adesso e non risolve i problemi».

Quindi si va verso una rottura dell'Europa?

«Io undici anni fa ho detto: l'euro dovrebbe essere accompagnato da misure finanziare e fiscali. Ricordo che Kohl disse: abbiamo fatto un grande sforzo, il resto verrà dopo. Io replicai: il resto verrà con la prima crisi. Tutti ridevano, poi la prima crisi è arrivata. Io ritorno a quanto dicevo allora e sono fiducioso che, prima che l'euro si rompa, si troverà la soluzione comune perché nessuno ha interesse a rompere l'euro. Ci aiuta tutti nella nuova globalizzazione. Quindi andiamo vicino all'orlo del burrone ma non cadiamo giù».
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commenti

#1 alessandro risin, 19/11/2011

CARO BERSANI E CARI DIRIGENTI PD, RICORDATEVI CHE IL VOSTRO ELETTORATO, SU PENSIONI E LICENZIAMENTI FACILI ALLA ICHINO, STA CON FASSINA E DAMIANO, AL QUALE VA IL NOSTRO APPOGGIO E LA NOSTRA STIMA O VOLETE PERDERE CONSENSI?. PROVATE A VOTARE CERTE PORCHERIE... La carica dei "No Monti" A sinistra cresce la fronda su pensioni e licenziamenti Da Fassina a Damiano, tra i democratici serpeggia il malcontento

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