Berlusconi esce finalmente di scena dopo i guasti provocati dal suo "ventennio". Il Cavaliere cercherà di mantenere i suoi spazi di protagonismo politico, ma senza lo scettro del comando è inevitabile lo sfaldamento del suo partito.
Del resto, la difficoltà con la quale il Pdl approda al sostegno condizionato al governo Monti, è la tragica testimonianza delle difficoltà del centrodestra e la sua incapacità a comprendere la profondità del cambio di fase.
Nel momento in cui scriviamo Mario Monti ha appena ricevuto l`incarico di costituire un nuovo governo.
La rapidità di questa scelta è legata all`esigenza di mettere l`Italia al riparo nel momento della riapertura dei mercati finanziari. Il Partito Democratico ha sostenuto da tempo l`esigenza di formare un governo di salvezza nazionale ed ha costruito la condizione politica e parlamentare per l`allontanamento di Berlusconi. La nascita di questo nuovo esecutivo richiede un`ampia base parlamentare, e non sarebbe né auspicabile né sufficiente un governo del 51 %.
Occorre, quindi, una convergenza dei maggiori partiti a sostegno di un governo tecnico che presenti un programma di risanamento dei conti pubblici.
Il Pd ha dimostrato anche in questa circostanza grande senso di responsabilità, anteponendo gli interessi del Paese a quelli del partito.
Naturalmente è fondamentale poter valutare i contenuti del programma con cui si presenterà il nuovo esecutivo. Il Pdl ha indicato come base esclusiva i contenuti della lettera di Berlusconi alla Ue: questo è inaccettabile, anche perché abbiamo chiesto una discontinuità politica. Sulle questioni sociali è prevedibile una discussione anche aspra, perché i punti di vista esistenti sono visibilmente contrastanti, ma non c`è alternativa ad un confronto di merito ed alla ricerca di un indispensabile compromesso.
Cesare Damiano - Gli Altri
In particolare due saranno i temi fondamentali: le pensioni ed il mercato del lavoro. Sul primo punto mi auguro che vengano resi noti i risparmi che derivano dai pesanti tagli operati dal governo sulla previdenza.
Basta consultare i grafici della Ragioneria dello Stato per comprendere che la famosa "gobba" della spesa pensionistica, da qui al 2050, è stata notevolmente ridimensionata. Prima di accanirsi nuovamente sui tagli, sarebbe giusto evidenziare i risparmi che si sono realizzati sulle pensioni di anzianità e di vecchiaia e produrne di analoghi attingendo risorse da grandi patrimoni, speculazione finanziaria, rendite e tracciabilità dei pagamenti.
Chi ci spiega che si salvano i conti tagliando le pensioni di anzianità non sa che, anche con le riforme che ho realizzato quando ero ministro del Lavoro, dal 1 gennaio 2013 un lavoratore con 35 anni di contributi per poter andare in pensione ha bisogno di avere come minimo 62 anni di età. Da questa situazione rimangono esclusi coloro che possono andare in pensione dopo aver versato 41 anni di contributi.
Si tratta di persone che sono entrate al lavoro da operai all`età di 15 anni, e che hanno svolto o che svolgono per 41 anni lavori manuali e faticosi. Dobbiamo pretendere da queste persone che vadano in pensione anche loro a 62 anni con 47 anni di contributi? Non penso che le sorti del Paese possano poggiare sulle, spalle di questi lavoratori, lasciando da parte gli evasori fiscali.
Vorrei anche ricordare che i giovani che entrano oggi al lavoro incontrano un`attività stabile e degna di questo nome mediamente verso i 30 anni: 30 + 40 = pensione a 70 anni! La posizione del Partito democratico non è soltanto un ragionevole no di fronte a proposte sbagliate che sparano nel mucchio.
Abbiamo avanzato la nostra alternativa: un`uscita flessibile dal lavoro verso la pensione con un`età di base pari a 62 anni e con la possibilità di lavorare fino a 70, a scelta del lavoratore. Nel sistema contributivo tutto questo sarà possibile ed automatico. Per le generazioni più vecchie, che hanno ancora il sistema retributivo o misto, si può consentire di accedere a questa flessibilità. Nel caso in cui ciò permetta al lavoratore di anticipare il momento di andare in pensione (ad esempio da 65 anni a 62 anni), questo dovrà essere compensato da una decurtazione dell`assegno pensionistico che porti ad una sostanziale invarianza dei costi. Sia il lavoratore a scegliere. Naturalmente vanno fatte salve le attuali normative per i 40 anni di contributi e per i lavori usuranti. Per quanto riguarda, infine, il mercato del lavoro, siamo contrari ad una modifica dell`articolo 18, una misura ideologica che non ha niente a che vedere con la quadratura dei conti.
Utilizzare la formula, scritta da Berlusconi all`Unione europea, dei "licenziamenti per motivi economici", significa creare un inutile allarme sociale in un momento drammatico per l`occupazione. L`Istat ci dice che tra disoccupati e persone che non cercano il lavoro perché scoraggiate, arriviamo quasi a 5 milioni di cittadini.
Pensiamo piuttosto a favorire l`ingresso dei giovani nel mercato del lavoro. Si adotti come riferimento per le assunzioni il nuovo contratto di apprendistato. Si può ipotizzare un "periodo di prova" di durata triennale che può essere, alla sua scadenza, convertito in un contratto di lavoro a tempo indeterminato accompagnato da un credito di imposta a vantaggio dell`impresa che scommette sul lavoro stabile. Questi argomenti devono necessariamente essere oggetto di un confronto preventivo con le parti sociali.
Siamo convinti che queste siano alternative credibili e socialmente eque e sicuri che con il nuovo governo si potranno trovare, nonostante la difficoltà della situazione ed i possibili contrasti, i compromessi necessari per il bene del Paese.