Articolo

L'educazione è una scoperta, un'avventura, un progresso

Una nota del grande pedagogista Francesco De Bartolomeis sul sistema integrato di servizi educativi per l’infanzia in relazione ai lavori della prima conferenza nazionale del PD sulle politiche educative

pubblicato il 24 novembre 2011 , 1090 letture
Scuola bambini

Siamo orgogliosi di ospitare un intervento di Francesco De Bartolomeis in merito all'educazione dell'infanzia, di cui si è discusso a Torino, la scorsa domenica, in occasione della prima Conferenza nazionale del PD per le politiche educative 0-6 anni.
De Bartolomeis, classe 1918, è unanimamente riconosciuto come il più grande pedagogista italiano della seconda metà del Novecento: sui suoi testi hanno studiato generazioni di studenti e fu lui che nei primissimi anni Sessanta, professore all'Università di Torino, aprì la strada con le sue riflessioni ai fondamentali “Orientamenti per la scuola materna statale” del 1969. De Bartolomeis, il cui nome è presente nell'Enciclopedia Treccani, continua a essere ancora oggi un punto di riferimento per le politiche per l'infanzia.

******


Francesco_De_Bartolomeis.jpg


di Francesco De Bartolomeis, professore emerito di pedagogia dell’Università di Torino e critico d’arte


Il patto di stabilità e di sviluppo, nato come strumento di controllo dell’economia dei vari paesi della comunità europea, ha avuto nel nostro paese una interpretazione attuativa che aggiunge difficoltà a difficoltà. Certo la crisi, certo i tagli ma non con dissennata iniquità e in settori che richiedono sviluppi e investimenti, non sacrifici. La prima conferenza nazionale del PD sulle politiche educative a Torino ha riunito persone che a vari livelli sono impegnate a favore dell’infanzia con idee e realizzazioni. Alle spalle il disegno di legge Diritto delle bambine e dei bambini all’istruzione dalla nascita fino a sei anni: è stato comunicato alla Presidenza il 23 giugno 2008 e ha come prima firmataria la senatrice Anna Maria Serafini. Si spera che il nuovo governo lo metta nella sua agenda come una priorità. A mio avviso bisogna riportare il Disegno nel dibattito, tenendo conto dei mutamenti degli ultimi tre anni, in direzione di crescenti difficoltà ma anche di approfondimenti di problemi. È come dire che occorre continuare nel lavoro, affinare idee e strategie di realizzazione, e anche compiere ogni sforzo per imporsi all’attenzione dei media che in generale non dimostrano per i problemi educativi l’interesse che meritano.
Pur nei tempi ristretti le relazioni hanno presentato una grande varietà di soluzioni come prova che lo stesso obiettivo può essere raggiunto con metodologie e tipologie diverse.
L’educazione, a cominciare da 0-6 anni, come essenziale servizio sociale, deve avere mezzi e competenze per combattere le diseguaglianze, per accogliere i mutamenti (tra l’altro affrontare i problemi che nascono dal costituirsi di una società multiculturale), per fare delle istituzioni dell’infanzia luoghi di nuova cultura, che significa anche socializzazione, soddisfazione emotiva in relazione ad attività di crescita. Dare la precedenza ai tagli invece di intervenire su sprechi e privilegi scandalosi è prova di disumana incompetenza e di disprezzo della Convenzione ONU sui diritti del bambino (1989), ratificata dall’Italia nel 1991.
La  diversità su aspetti particolari e generali emersa negli interventi non si è configurata come una chiusura nelle proprie scelte. Da questa buona disposizione bisogna passare a un più argomentato confronto di idee e di realizzazioni proprio perché ci sia scambio con avanzamenti a profitto di tutti. Non c’è soluzione buona che non debba essere migliorata. Con caparbietà ho sempre insistito su una regola da praticare con senso critico: rinnovare l’innovazione per non trovarsi in situazioni svigorite dalla routine. Le cose cambiano intorno a noi e dentro di noi, nelle dimensioni istituzionali e nelle nostre personali vicende culturali e professionali.
Un sistema integrato per l’infanzia da una parte corrisponde ai diritti soggettivi delle bambine e dei bambini e dall’altra dà un avvio efficace a una formazione capace di contribuire allo sviluppo dell’identità culturale sociale e economica del nostro paese in un quadro comunitario.
I tagli riguardino gli sprechi e non gli investimenti. Di qui la forte richiesta di una ridefinizione degli effetti pratici del patto di stabilità che scorpori appunto le spese per i servizi educativi per l’infanzia. Si richiedono investimenti massicci se si considera che più del 70% delle bambine e dei bambini non può avvalersi dei nidi. Investimenti urgenti, da non rimandare. La situazione è di grave emergenza.
C’è ampio margine di recupero delle spese se ci si concentra, ripeto, sugli sprechi e sulle risorse sottoutilizzate o addirittura non utilizzate. Molte le proposte di politici, amministratori, esperti di servizi per l’infanzia. Il tema, di enorme portata generale, è da circostanziare e da approfondire ulteriormente ma bisogna tenere conto del fatto che solo in minima parte è nel potere di chi si occupa di educazione. Deve diventare uno dei temi centrali di una nuova politica.
In tutti gli interventi sono state messe in primo piano la qualità dell’offerta e la adeguata formazione degli operatori, quale sia il loro ruolo in quanto è in questione un livello educativo in cui hanno un peso particolarmente decisivo le relazioni.
L’accento è stato posto sulle necessità di istituzioni, di strumenti, di personale, di competenze, di gestione riguardante i 0-6 perché è l’area di intervento dei Comuni. Ma a conferma della natura di investimenti delle spese per la formazione lo scorporo dovrebbe riguardare tutta la scuola dell’obbligo e progressivamente l’intero sistema formativo. Con preoccupazione è stato rilevato che molta della vitalità educativa delle scuole dell’infanzia si attenua nei gradi ulteriori che perdono sempre più il carattere di comunità educante.
Il passato governo, per rispettare i parametri del patto di stabilità e di sviluppo, invece di scegliere tagli che riguardassero soprattutto sprechi e incivili privilegi ha colpito settori vitali che hanno bisogno di risorse se si prende sul serio il principio su cui non si insiste mai abbastanza: l’educazione è una necessità primaria per l’identità anche economica e produttiva di un paese. Fare pesare il patto sui servizi educativi e sulle scuole dell’infanzia è espressione di disumanità e di incompetenza.
Nell’incontro si è insistito sulla qualità e sulla necessità di fissare degli standard. Certo specie in situazioni difficili è bene determinare standard minimi, essenziali (mai bassi) che nelle realizzazioni ricevono interpretazioni diverse ma egualmente valide. Ma bisogna impegnarsi a elevarli. D’altra parte, come risulta dall’esperienza, non si può prevedere fin dove bambine e bambini si possono spingere in istituzioni che, con una varietà di apprestamenti e di procedimenti, siano luoghi di esperienze culturali in senso largo in quanto riguardano lo sviluppo non solo di conoscenze ma di relazioni socio-affettive, di capacità produttive, di attività corporee e senso motorie finalizzate a abilità e a benefici che vanno ben oltre gli aspetti fisici. La soddisfazione che si ricava dal proprio lavoro non dà il senso di un compimento adeguato; è solo un passo più o meno avanzato, e ci inquieta l’incertezza che spinge verso ulteriori conseguimenti innovativi.
Le mie numerose e varie esperienze dalle scuole dell’infanzia all’università e anche con adulti mi hanno fatto formulare una sorta di principio: “Un metodo è tanto migliore quanto più per chi lo applica sono imprevedibili i risultati positivi che si ottengono”. Ed è questo che fa vivere l’educazione come scoperta, avventura, progresso nelle novità.
Aspetti che ho visto circolare anche nella conferenza del Lingotto. Ringrazio il PD per avermi invitato alla Conferenza e in particolare Francesca Puglisi, responsabile Scuola Segreteria Nazionale Partito Democratico.

servizi
 
Non ci sono commenti, vuoi essere il primo?

invia un commento

dillo ai tuoi amici

Inserisci le email separate da una virgola  
il tuo nome  
la tua email  
un breve messaggio  
 
L'utente, nel premere il pulsante "invia", dichiara di aver letto e approvato l'informativa sul trattamento dei dati.