Intervista

Cesare Damiano: intervista ad Affari Italiani

Affari Italiani

di Cesare Damiano,  pubblicato il 7 dicembre 2011 , 632 letture
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"Mi auguro che nell'incontro tra i sindacati lo sciopero diventi unitario. L'adesione a uno sciopero è sempre collegata ai contenuti della mobilitazione. Se questi sono di critica alla manovra perché si ritiene che sia insufficiente sotto il profilo dell'equità, anche io penso che questo problema esista”. Cesare Damiano, capogruppo del Pd in Commissione Lavoro a Montecitorio, con un'intervista ad Affaritaliani.it, sposa i motivi della protesta dei sindacati contro la manovra varata dal governo. E sulla riforma del mercato del lavoro, l’ex ministro del governo Prodi, boccia la riforma Ichino: "Sono assolutamente contrario a percorrere quella strada.

" Lei aderirà allo sciopero generale contro la manovra indetto dalla Cgil per lunedì 12 dicembre? 
"Mi auguro che nell'incontro tra i sindacati lo sciopero diventi unitario. L'adesione ad uno sciopero è sempre collegata ai contenuti della mobilitazione" 

Passiamo ai contenuti allora..
"Se i contenuti sono di critica alla manovra perché si ritiene che sia insufficiente sotto il profilo dell'equità , anche io penso che questo problema esista. Quindi mi sforzerò affinché la manovra trovi delle correzioni soprattutto per quanto riguarda il tema delle pensioni".

Dunque il Pd non dovrà accettare a scatola chiusa le proposte del governo? 
"Non ho mai pensato che il Pd, pur sostenendo questo governo in modo leale e trasparente, debba accettare a scatola chiusa le proposte del governo. Abbiamo le nostre opinioni e le dobbiamo far valere".

In che modo? 
"Penso che si potrebbe agire su alcune leve come l'innalzamento della percentuale dell’1,5% della tassazione sui capitali scudati rientrati dall'estero: in questo modo si potrebbero ricavare risorse da destinare alla migliore tutela delle pensioni. Penso che dovremmo batterci per andare in questa direzione e individuare le modifiche che convincano tutti i partiti che sostengono il governo e l’esecutivo stesso".

Una altro punto da modificare? 
"Quello delle indicizzazioni: fermarci a 960 euro è troppo poco, perché in realtà si tratta di 700 euro netti mensili. In questo modo taglieremmo fuori gli operai e gli impiegati di qualifica medio bassa, quelli per intenderci che dopo 40 anni di lavoro avranno una pensione da 1200 euro mensili. Inoltre trovo incongrua un'altra cosa" 

Quale? 
"Che gli uomini, che dovranno rimanere al lavoro 42 anni, pur inglobando la finestra di un anno, debbano subire penalizzazioni nel caso in cui abbiano meno di 62 anni di età. Questo è inconcepibile perché si tratta di persone che hanno iniziato a lavorare a quindici anni magari facendo lavori manuali per tutta la vita. In terzo luogo non possiamo non vedere il rischio che eliminando le quote, quelle che da ministro del Lavoro avevo inserito nel protocollo del Welfare nel 2007, avremo persone che andranno in pensione anche sei anni dopo. Bisogna trovare una gradazione. Al tempo stesso apprezzo il fatto che nella manovra si sia intervenuti positivamente sulla totalizzazione di tutti i contributi, in modo che anche un giorno di lavoro verrà conteggiato per la pensione: in questo aiuteremo i giovani. Sono contento poi che il tetto dei 10mila in mobilità sia stato portato a 50mila salvando tutti quelli che correvano il rischio di rimanere intrappolati. Preferirei che saltasse del tutto il tetto dei 50mila in modo tale da mettere una pietra sopra al rischio di non avere né pensione né indennità di mobilità. Sono passi avanti, ma non sufficienti e ritengo sia necessario fare un altro sforzo".

Capitolo riforma del mercato del lavoro. La strada da seguire è quella di Ichino del contratto unico? 
"No. Sono assolutamente contrario a quella strada. Ritengo sia contraddittorio predicare l'unificazione del mercato del lavoro tra vecchie e nuove generazioni per poi proporre di salvare l'articolo 18 per chi è al lavoro e non dare quella protezione a chi entrerà nel mercato dopo l'approvazione di questa eventuale legge" Che cosa bisognerebbe fare secondo lei? "Preferisco agire su altri tasti. Velocizzare il processo per lavoro anche quando si tratta di una vertenza per licenziamento, allungare il periodo di prova e diminuire il costo del lavoro quando è a tempo indeterminato. Il governo ha già dichiarato positivamente che ci sarà lo sconto Irap alle aziende che assumono giovani e donne. Io aggiungerei due paroline..."

Dica pure...
"Giovani, donne e over 50, che devono avere una dote per il reimpiego. L'altra parolina è Irap scontata all'imprese che assumono queste tre fattispecie di lavoratori ma a tempo indeterminato se vogliamo favorire una ripresa della stabilità nel lavoro"


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commenti

#2  Antonio Pace, 8/12/2011

Antonio Pace, 8/12/2011 On. DAMIANO, sono un dipendente pubblico ,nato nel 1951 ,che ha votato sempre PD. Ho già subito gli effetti pesanti delle precedenti riforme delle pensioni (la Dini,gli scalini,le quote,le finestre mobili,e chi più ne ha più ne metta), che mi hanno costretto sempre a rinviare la data della pensione di Anzianità. Ora, se ne aggiunge quest'altra DEVASTANTE RIFORMA DELLE PENSIONI MONTI-FORNERO,che mi impone di andare in pensione di ANZIANITA' a 66/70 ANNI. Ma perchè si deve essere OBBLIGATI a continuare a lavorare sino a questa tarda età? A 66/70 anni non tutti sono nelle condizioni di salute per continuare a lavorare. La nostra generazione,classe 1950 in sù,non penso, statisticamente, che continuerà a vivere fino a 80/90 anni,-lo auguro a tutti-,(altro che allungamento dell'età media futura della vita!);questo allungamento valeva senz'altro per la precedente generazione dei nostri genitori,e non certamente per la nostra,la cui età media di vita si aggira già adesso, intorno a max 75/80 anni,se và tutto bene. Penso,perciò,che allungando l'età di pensione di anzianità o di vecchiaia a 66/70 anni,una persona NASCE,VIVE SOLO PER LAVORARE TUTTA LA VITA fino a 70 anni,e poi è già PRONTO PER LA DIPARTITA. NON SI POSSONO OBBLIGARE LE PERSONE AI "LAVORI FORZATI" per un'intera vita. Quando si lavora per max 40 anni,si deve essere poi liberi di lasciare volontariamente il lavoro e godersi un po' di vecchiaia;NON SI PUO ESSERE OBBLIGATI DA ALCUN GOVERNO A LAVORARE FINO ALLA VECCHIAIA. QUESTA E' SOLO UNA FORMA DI SCHIAVISMO MODERNO,ALTRO CHE DEMOCRAZIA, LIBERTA',EQUITA’ BLOCCATE O CORREGGETE, perciò,questa devastante RIFORMA DELLE PENSIONI DI MONTI,e LIBERATE I LAVORATORI di andare in pensione, dopo 35/40 ANNI DI LAVORO,che sono già tanti per TUTTI,lavoratori pubblici e privati!. State mettendo anche a rischio la vittoria elettorale prossima,appoggiando contro i lavoratori, questi ingiusti aspetti della manovra;si stanno già perdendo tanti consensi. CHI VUOLE CONTINUARE A LAVORARE PER PIU' DI 35/40 ANNI FINO ALLA PROPRIA VECCHIAIA ,LO DEVE FARE SOLO VOLONTARIAMENTE, E NON PERCHE'OBBLIGATO, DALLO STATO O DALLA CONFINDUSTRIA, A MORIRE LAVORANDO. Con stima,un caro saluto.

#1  alessandro risin, 7/12/2011

CARO DAMIANO LE CORREZIONI CHE AVETE PROPOSTO IN COMMISSIONE LAVORO SULLE PENSIONI (AMMESSO CHE MONTI LE RECEPISCA) NON SONO SUFFICIENTI. RIPETO, NON C'ERA BISOGNO DI UNA MACELLERIA SOCIALE SULLE PENSIONI, LA RIFORMA C'ERA GIA' E IN CONTI INPS ERANO E SAREBBERO STATI IN EQUILIBRIO.LE RISORSE VANNO PRESE DA ALTRE FONTI (CAPITALI SCUDATI, EVASIONE, SPESE MILITARI, FREQUENZE TV ECC), SENZA FARE UNA MANOVRA CRIMINALE COME QUESTA. ALTRIMENTI SI VOTA CONTRO!!

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