Stefano Fassina, al presidio con i sindacati ha detto che non c`è contraddizione fra quella piazza e Pd. Ma quella piazza ha detto no alla manovra. Il Pd dice sì.
La piazza non diceva no, diceva che la manovra è necessaria e chiedeva di cambiarla perché è iniqua. Una posizione più che compatibile con l`iniziativa che sta portando avanti il Pd in commissione bilancio.
Fin qui, i passi in avanti fatti dal testo sono significativi?
È positivo il ripristino - confermato - delle indicizzazioni sulle pensioni comprese fra due e tre volte il minimo. Resta ancora la brutalità dell`intervento sulle pensioni di anzianità. Va corretto. Va eliminata la penalizzazione per i lavoratori che hanno maturato 42 annii di anzianità contributiva, e 41 se donne. La detrazione Ici va modificata a seconda del reddito e del nucleo familiare, se no diventa un peso ulteriore su famiglie già provate da altri aumenti di imposte.
Perché Monti dovrebbe farlo, se voterete la manovra a prescindere?
Perché il rapporto fra il governo e il parlamento non è fatto di ricatti ma di collaborazione. Monti sa dall`inizio che noi, responsabilmente, ci siamo assunti l`onere di un passaggio complicato. E che facciamo proposte che vanno nell`interesse del paese. Noi siamo responsabili, ci aspettiamo la stessa responsabilità dal governo.
Il Pdl invece i veti li mette: penso all`asta per le frequenze, alla patrimoniale. Il Pdl pesa di più?
I veti sono inaccettabili. Fra l`altro non parliamo di misure di sinistra, ma di misure normali che avvengono nei paesi normali. In Francia, in Germania, nel Regno Unito i governi di destra condonano i capitali evasi all`estero con tassi fino al 30%. Lei critica le politiche di austerità perché - la taglio grossa - recessive e autolesioniste.
Lo è anche questa manovra?
È recessiva, e più equità serve a renderla meno recessiva di quello che è. Se si fanno pagare di più i patrimoni, che oggi contribuiscono in misura marginale, e non si aumenta l`Iva, l`effetto recessivo sarebbe minore.
Allora perché una manovra di questo genere dovrebbe `salvare l`Italia`, come sostiene Monti?
Questa manovra non ha ragioni economiche, ma squisitamente politiche. Consente e consentirà a Monti, quindi all`Italia, di recuperare un qualche potere di riorientare la linea economica definita dalla Germania per l`area euro. Il paese leader dell`area euro, la Germania, continua a portare avanti una linea suicida, come confermano i mercati di oggi. Noi dobbiamo riuscire a cambiarla. Ma la condizione per essere credibili intorno al tavolo in cui si prendono queste decisioni è dimostrare che l`Italia ha i conti in ordine. Quindi i se insiste sulla crescita, sugli eurobond e sulla tassa sulle transazioni lo fa per rilanciare le prospettive dell`euro e non per aggiustarsi i suoi conti.
Lei ha scritto sull`Unità: i neoliberisti ci portano alla catastrofe. Quelli come Monti?
No, quelli come alcuni editorialisti del Corriere della sera, alla Alesina e Giavazzi, che ripropongono ricette fallite portando alla rottura dell`euro, della Ue. E allo svuotamento populistico delle democrazie.
Monti segue questa linea?
No, Monti cerca di interpretare nel miglior modo possibile il ruolo di presidente del consiglio di un governo di impegno nazionale.
Dopo la manovra toccherà alla riforma del lavoro. La ministra Fornero già annuncia un allargamento dell`utilizzo del licenziamento. Su questo il Pd ha una linea del Piave?
Intanto bisogna coinvolgere le parti sociali. Lo richiede il corretto funzionamento della democrazia, è stato un errore non averlo fatto per la manovra, e i risultati si vedono. Dopodiché per noi va affrontato il capitolo degli ammortizzatori sociali, e in generale quello del welfare per contrastare la precarietà. La nostra posizione è che per crescere e generare lavoro una maggiore possibilità di licenziare non solo non serve ma è sbagliata. Segnalo che nel Manifesto per l`Italia sottoscritto da tutte le associazioni delle imprese a fine settembre, fra le priorità non c`è l`intervento sull`articolo 18. Che meno un problema per chi dovrebbe usarlo che è per chi è rimasto ancorato a un`ideologia fallita.
Fra cui il suo compagno di partito Ichino? L`art.18 sarà occasione di nuove fibrillazioni nel Pd?
Alla conferenza per il lavoro di Genova 500 delegati Pd, in rappresentanza di 13mila iscritti che hanno partecipato alle conferenze territoriali, hanno detto - e votato - che per la crescita non servono ulteriori facilitazioni dei licenziamenti.
Il governo Monti non è il vostro governo, lei dice spesso. Ieri anche Bersani ha fatto un`osservazione simile. Ma nel Pd c`è chi è entusiasta della linea Monti.
Non so. Mi limito ad osservare che il governo Monti, voluto anche dal Pd, ha come sostenitrice principale una forza alternativa al Pd per valori, programmi e interessi rappresentati.
A proposito di confronto con le parti sociali, Monti ha spiegato di mettere in conto la protesta. Che non vuol dire che ci vuole fare i conti.
Una manovra dura genera proteste. Ma ci sono proteste inevitabili e non. Per prima cosa, serve la partecipazione dei soggetti toccati dagli interventi, che è condizione per rendere meno difficile da accettare qualsiasi scelta. E poi ci vuole equità. Perché è giusto, perché con il governo Berlusconi hanno già pagato gli stessi, lavoratori dipendenti e precari. L`equità ci vuole persino per farle funzionare, le riforme.