Per lui un nuovo incarico a New York. Al timone del Tgl , ad interim e fino al 31 gennaio, votato da una maggioranza del cda diversa, Alberto Maccari, già direttore del Tgr e pensionando, proposta caldeggiata dal dg Lorenza Lei.
La situazione della Rai è talmente grave che persino quando accade qualcosa di positivo, come la sostituzione di Minzolini, è difficile festeggiare. Tempi e modi della vicenda lasciano infatti molti dubbi. L`ex direttore andava rimosso mesi fa per la sua palese inadeguatezza e per il danno che ha arrecato al Tg sul quale «gli italiani regolavano l`orologio», come ha scritto nel suo bel libro Maria Luisa Busi.
Così non è stato, e grazie alla direzione di Minzolini quegli italiani sono oggi molti di meno e l`autorevolezza del marchio Tgl è ai minimi termini. L`azienda non ha saputo né voluto intervenire fino a quando non ha potuto farne a meno, per sopraggiunti vincoli legali. Di più, nel momento della decisione ha messo in scena ancora una volta un patetico teatrino fatto di veti e voti incrociati su deliberati strampalati. Il tutto per nominare un direttore natalizio, che mangiato il panettone dovrà essere rimpiazzato.
È questo che serve al Tg l? Così si pensa di riconquistare il pubblico che la professionalità di Mentana ha sottratto alla Rai? È così che si rilancia l`azienda? Purtroppo, a quanto pare, queste domande nel cda della Rai non se le pone nessuno, e a guidare le scelte sono logiche diverse: i condizionamenti politici che hanno imbrigliato l`informazione sopravvivono alla chiusura del ciclo berlusconiano. Niente di nuovo, verrebbe da dire.
Ma purtroppo non è così e la situazione del servizio pubblico è sempre più drammatica. A cominciare dai conti dell`azienda: si annunciano sacrifici e tagli che ovviamente non riguardano i top manager che guadagnano centinaia di migliaia di euro, ma i lavoratori e i precari che vivono con poche centinaia di euro. Continui scandali scuotono la credibilità della Rai, come accaduto in questi giorni con l' "affaire Agrodolce" sul quale prosegue un`imbarazzante mancanza di risposte dai vertici. Di fronte a questo sfascio fa sorridere la continua invocazione, da parte di chi è al timone dell`azienda, del pur sacrosanto recupero dell`evasione del canone.
Perché una cosa almeno è certa, così non si può andare avanti persino a prescindere dal tema risorse: a tirare fuori dalla crisi la Rai non può essere chi questa crisi ha contribuito a produrla. Occorre una forte e immediata discontinuità nella gestione, che restituisca al servizio pubblico dignità e prestigio e ai cittadini un`azienda di cui essere orgogliosi. La via maestra è una riforma della govemance che liberi la Rai dai condizionamenti politici e che sia accompagnata da misure che garantiscano risorse: si può fare rapidamente in Parlamento, a partire dalla proposta che il Pd ha presentato grazie al lavoro prezioso di Carlo Rognoni.
È un banco di prova importante per le forze politiche che devono dimostrare attaccamento al servizio pubblico e senso di responsabilità. Ma se questa via fosse invece preclusa dai veti di chi ha interesse a destrutturare l`azienda, sarebbe doveroso per il governo intervenire prima di ritrovarsi a dover gestire un nuovo caso Alitalia. Se così fosse, anche soluzioni di emergenza come il commissariamento non potrebbero essere escluse. Certo, si tratterebbe di scelte dolorose e di un`assunzione forte di responsabilità da parte del governo. Ma, in queste condizioni, assistere all`agonia di uno dei gioiel- li del paese senza agire sarebbe una vera e propria omissione di ip soccorso.
Matteo Orfini Responsabile cultura e informazione del Pd