Al direttore - Ritengo opportuno precisare il mio punto di vista. Mi collego all`articolo di Michele Tiraboschi sul Foglio di due giorni fa e cito la newsletter di Pietro Ichino del 19 dicembre in cui si dice: "...compare un`importante intervista di Cesare Damiano sul Fatto quotidiano nella quale, a sorpresa, compare una improvvisa, imprevista apertura. Dice Damiano: Si può pensare di allungare il periodo di prova a tre anni".
La nota di Ichino prosegue citando la trasmissione "In Onda". "Sergio Cofferati, come Damiano, ribadisce la posizione contraria al mio progetto, ma dichiara testualmente: mi sembra molto interessante il progetto Boeri-Garibaldi, che prevede per tutti un contratto a tempo indeterminato a protezione crescente, con applicazione dell`articolo 18 soltanto dopo il terzo anno". Continua Ichino: "Così, dunque, senza clamore, il muro incomincia a sgretolarsi davvero. Toccare l`articolo 18 si può". La mia dichiarazione al Fatto quotidiano non contiene nessuna particolare novità: come Ichino dovrebbe sapere, il 22 luglio del 2009 è stata presentata alla Camera una proposta di legge firmata da 80 deputati, tra i quali il sottoscritto, che ha come prima firmataria l`onorevole Marianna Madia. La proposta si intitola: "Disposizioni per l`istituzione di un contratto unico di inserimento formativo (Cuif)".
I punti fondamentali del progetto sono questi: il Cuif può essere utilizzato dai datori di lavoro una sola volta con lo stesso lavoratoré. Esso consiste in un percorso incentivato di accesso o reinserimento al lavoro suddiviso in un primo periodo di "abilitazione" a tempo determinato a cui segue l`assunzione a tempo indeterminato. All`atto dell`assunzione a tempo indeterminato inizia il periodo, denominato di "consolidamento professionale", di durata pari alla "abilitazione": periodo, che può avere un minimo di sei mesi e un massimo di tre anni. Sessanta giorni prima della scadenza della "abilitazione" il datore di lavoro comunica al lavoratore e all`Inps se il contratto viene interrotto o se prosegue con la conversione a tempo indeterminato.
In quest`ultimo caso non ci sarà un ulteriore periodo di prova. Questo è il cuore della proposta che prevede anche l`abolizione di alcuni rapporti di lavoro flessibili, la fissazione di retribuzione, contribuzione, ineentivi e sgravi attraverso la contrattazione collettiva. Si prevede, altresì di istituire il salario minimo nazionale per i lavoratori ai quali non è possibile applicare un contratto di lavoro. Naturalmente le persone assunte a tempo indeterminato, per lo più giovani, avranno tutte le tutele previste dall`articolo 18.
Su questo punto si registra la differenza con la proposta di Ichino che propone di mantenere detta tutela soltanto per gli attuali occupati. In questo vedo una contraddizione: come si può parlare di contratto unico se si sancisce una differenza strutturale nei livelli di tutela tra le vecchie e le nuove generazioni?
Cesare Damiano deputato Pd, ex ministro del Lavoro