Il tema dell`articolo 18
pare finalmente archiviato. Il ministro Fornero
ha dichiarato nei giorni
scorsi: «non ho in mente
nulla di particolare sull`art.
18....Sono stata ingenua. I giornalisti sono bravissimi a
tendere trappole e io ci sono
caduta». Apprezziamo l`onestà
intellettuale e andiamo
oltre. I dati di Confindustria
debbono rappresentare
un ammonimento per tutti: si
parla di circa 800 mila lavoratori
che potrebbero perdere
l`impiego nel corso del 2012.
Anche se il primo tempo del
governo Monti può considerarsi
concluso, alcuni problemi
sono ancora rimasti aperti,
come quello relativo al sistema
pensionistico.
Il primo riguarda
le penalizzazioni dell`importo
della pensione per i
lavoratori che usufruiranno
della anzianità conseguita con
i 42 anni di contributi. Su questo
tema il governo ha accolto
un ordine del giorno, di cui
sono primo firmatario, sottoscritto
da tutti i partiti che
sostengono l`esecutivo, che
chiede la cancellazione di questa incomprensibile penalità a
carico dei lavoratori cosiddetti
"precoci". Questo impegno
deve essere onorato dal governo
perché altrimenti si può
generare il sospetto che anche
in questo caso ci troviamo di
fronte ad atteggiamenti
opportunistici, quelli che di
solito vengono imputati_ alla
classe politica e che non ci
aspettiamo da un "governo di
professori": vale a dire accettare
in modo strumentale gli
ordini del giorno per non
avere problemi in Parlamento,
per poi metterli nel dimenticatoio.
Noi ci batteremo affinché
alle parole seguano i fatti e, se
come ha dichiarato Monti,
non ci sarà spazio nel "milleproroghe"
per trovare aggiustamenti
alla manovra, dovremo
individuare tempestivamente
altre soluzioni legislative.
Così come va risolto il problema
dei lavoratori rimasti
intrappolati a causa della cancellazione
delle cosiddette
"quote Damiano" (96 nel 2012
e 97 nel 2013), i quali rischiano
di dover aspettare il
momento della pensione per
altri 5 o 6 anni. Si tratta di persone
che si sono licenziate o
che sono state convinte a licenziarsi
perché prossime al pensionamento
e che adesso si trovano
senza stipendio, senza
mobilità e senza pensione.
Inoltre, abbiamo più volte
denunciato al governo la
disparità che si è creata tra
dipendenti pubblici e privati a
proposito della possibilità, che
vale solo per questi ultimi, di
andare in pensione a 64 anni
avendo maturato entro il 31
dicembre 2012 almeno 35
anni di contributi e 60 anni di
età.
Si renderà inoltre necessario
effettuare un monitoraggio
per quanto riguarda gli
effetti che si produrranno con
l`eliminazione delle quote di
anzianità su alcune classi di
età, per intenderci i nati negli
anni `50, al fine di apportare
dei correttivi alle situazioni più
esposte, come abbiamo fin qui
inutilmente richiesto.
Adesso il governo intende
affrontare il tema del mercato
del lavoro, ma quello delle
pensioni non può essere archiviato
sbrigativamente. Sul
tema dell`occupazione difficilmente
potremo affrontare la
questione della precarietà se
non daremo impulso alla crescita
del paese. Come abbiamo
più volte affermato si può
riformare il mercato del lavoro
senza toccare l`articolo 18 e
fornendo maggiori tutele ai
giovani.
Proviamo a formulare i punti
essenziali di un programma di
riforma: disboscare il numero
dei contratti di lavoro precari;
reintrodurre la protezione
contro la pratica aberrante
delle dimissioni in bianco,
tutela che il governo precedente
ha eliminato; adottare il
Contratto Unico di Inserimento
Formativo, che è una proposta depositata nel 2009 alla
Camera da 80 parlamentari
del Partito democratico, che
prevede un periodo di "abilitazione"
che va da un minimo di
6 mesi ad un massimo di 3
anni terminato il quale, il
datore dì lavoro comunica se il
contratto viene interrotto o se
viene convertito a tempo indeterminato:
in questo caso valgono
tutte le tutele, compreso
l`articolo 18; attuare uno sconto
sull`Irap a quelle imprese
che scelgono la strada della
stabilizzazione del lavoro per
le posizioni considerate oggi
più deboli: giovani, donne e
over 50; riformare il processo
del lavoro rendendo píù rapide
le cause per licenziamento:
una corsia preferenziale che
concluda il contenzioso in
pochi mesi; applicare la delega
del governo Prodi sugli
ammortizzatori sociali, contenuta
nel Protocollo del 2007,
che prevede di unificare la
cassa integrazione ordinaria e
straordinaria e le indennità di
mobilità e disoccupazione;
infine, risolvere come fatto
prioritario il problema dei
lavoratori che si sono licenziati
nella certezza di riscuotere la
pensione nei prossimi anni.
Va
ricordato che il Protocollo del
2007, oltre alla delega, ha previsto
interventi immediati
sugli ammortizzatori sociali
con lo stanziamento di una
quota dell`extragettito pari a
700 milioni di euro. Questo ha
consentito di migliorare la
durata e l`importo della
indennità di disoccupazione
con requisiti pieni e ridotti, di
migliorare la contribuzione
figurativa al fine di garantire
una piena copertura previdenziale
e di aumentare la perequazione
relativa ai tetti delle
indennità, portata dall`80% al
100% dell`inflazione.
Una strada già esiste e va continuata
dirottando una parte
delle ingenti risorse risparmiate
dal sistema pensionistico
verso gli ammortizzatori sociali:
si tratterebbe di un`azione
di stile europeo e di riequili-
brio tra le generazioni che
dovrebbe rientrare nell`ispirazione
fondamentale dì questo
governo.