Se il Trattato dovesse rimanere così com'è, l'Europa rischia pesantemente». A parlare è Roberto Gualtieri, uno dei tre eurodeputati (insieme al tedesco della Cdu Elmar Brok e al liberale belga Van Verhofstadt) incaricati dal Parlamento europeo di partecipare al negoziato dell'accordo intergovernativo fortemente voluto dall'asse Merkel-Sarkozy.
Domani, a Bruxelles, entra nel vivo la trattativa sulla bozza lanciata al vertice del 9 dicembre. La discussione partirà proprio dagli emendamenti presentati unitariamente dall'Assemblea di Strasburgo. E l'esponente del gruppo dei Socialisti e Democratici auspica che anche il governo italiano faccia parte del «fronte europeista che dovrà correggere la linea di questo Trattato».
Onorevole Gualtieri, quali sono i punti critici del Trattato? «Il problema è l'impianto stesso della bozza di accordo. Se rimanesse così com'è sarebbe non solo inadeguato rispetto all'obiettivo di far compiere un passo in avanti alla costruzione di una vera governane economica necessaria per affrontare la crisi, ma ci farebbe fare addirittura dei passi indietro producendo un allentamento e non un rafforzamento dell'unione di bilancio».
Per quale motivo? «Introdurre un nuovo parametro sullo sforamento strutturale massimo rispetto al Pil - che nel Trattato intergovernativo è fissato allo 0,5% mentre in un accordo appena approvato dall'Ue è fissato all'1% - rischia di spostare a livello nazionale dei meccanismi di controllo che oggi sono a livello comunitario. Dietro una disciplina formalmente più rigida si nasconderebbe cioè la possibilità di una maggiore discrezionalità per cui ogni governo potrebbe poi procedere come meglio crede».
Scusi ma l'obiettivo del Trattato non è tutto l'opposto? «Guardi, questo accordo nasce dalla volontà della Germania di riformare il Trattato di Lisbona, che dopo il veto posto dal primo ministro del Regno Unito Cameron ha ripiegato sul patto intergovernativo. A Merkel serviva un feticcio ideologico per rilanciare la sua coalizione di governo, che non aveva più la maggioranza sull'Europa dopo che nel partito liberale tedesco si è affacciata una componente euroscettica molto forte. E la dimostrazione che dietro l'operazione ci sono ragioni di politica interna è che tutto quanto richiesto dalla Germania per il rafforzamento dell'integrazione nell'Eurozona in realtà potrebbe essere attuato attraverso procedure comunitarie».
Chi sostiene le ragioni della Merkel potrebbe però obiettare che si vuole evitare una maggiore disciplina. «Non c'è maggiore disciplina se si inseriscono nuovi parametri, estrinseci al diritto europeo. Una vera cessione di sovranità si ha attraverso il rispetto di procedure, di istituzioni e di regole comunitarie. Sovrapporre meccanismi intergovernativi, introdurre rigidi vincoli nazionali è cosa assai diversa dal cedere sovranità all'Unione per una politica economica comune.Rischia anzi di provocare l'effetto opposto».
La Commissione europea, con Barroso, ha proposto che il Trattato sia a termine e dopo cinque anni venga incorporato nel diritto comunitario: può essere una soluzione? «Anche il Parlamento europeo ha presentato un analogo emendamento, ma il problema va oltre la creazione di un diritto parallelo a quello dell'Ue. Il Trattato presenta anche una parte troppo povera rispetto alla necessità che ci siano crescita e solidarietà. E noi, unitariamente, abbiamo proposto un salto di qualità pianificando una road map che porti agli eurobond, l'istituzione immediata di un "fondo per la redenzione del debito" sulla base di garanzie congiunte. Puntare solo sull'austerità non porta alla crescita né alla stabilità e anzi rischia di far entrare in un circolo vizioso tra recessione e peggioramento del debito».
Avrà avuto modo di leggere gli emendamenti presentati dall'Italia: a suo giudizio il nostro governo poteva essere più coraggioso nella richiesta di modifiche? «È chiaro che il governo è vincolato dalle conclusioni del vertice del 9 dicembre, mentre il Parlamento europeo ha potuto esprimersi con maggiore libertà. È però importante ricordare come si sia giunti a quelle conclusioni, in modo affrettato, nella notte, dopo il veto britannico. Ora l'auspicio è che si possa meditare in modo più approfondito sui rischi che corre l'Europa se non si danno risposte all'altezza della sfida che ha di fronte. Se si crea contusione normativa, se si apre alla discrezionalità intergovernativa, se non si mettono in campo adeguati strumenti per la crescita e la solidarietà, l'Europa rischia pesantemente. Adesso è importante che si manifesti la convergenza dei Paesi che condividono l'impostazione del Parlamento europeo, che si realizzi un fronte europeista molto ampio per correggere la linea sbagliata di questo Trattato. Ne va del futuro dell'Europa».